Michele Campione

Nato a Bari e giornalista professionista dal 1959 ha rappresentato una figura di primo piano nel panorama informativo pugliese della seconda metà del Novecento, attraversando da testimone attento le profonde trasformazioni civili e sociali del territorio dal secondo dopoguerra in poi. Sposato dal 1958 con Cettina e padre di sette figli, ha unito l’impegno privato a una carriera totale nel mondo della comunicazione, segnata sin dagli esordi da importanti tappe collettive come la fondazione del quotidiano “La Calabria” nel 1956, una tra le prime e più significative esperienze volte a dare una voce autonoma alle istanze e ai bisogni del Mezzogiorno. Il percorso all’interno della Radiotelevisione Italiana, iniziato nel 1958 presso la sede di Bari, lo ha visto ricoprire ruoli di crescente responsabilità fino alla nomina come Capo Redattore nel 1978 e successivamente come Direttore della Sede Regionale della Puglia nel 1988, assumendo contestualmente la qualifica di Vice Direttore di Testata Giornalistica Nazionale. In questo lungo mandato aziendale ha coordinato la programmazione per i Mondiali di Calcio del 1990 e ha promosso rassegne radiofoniche focalizzate sullo sviluppo meridionale, collaborando stabilmente con le facoltà di Urbino e di Bari nell’insegnamento del giornalismo radiotelevisivo e sostenendo la nascita della prima scuola professionale della regione.

Accanto alla carriera giornalistica, che lo ha visto anche come apprezzato critico d’arte e responsabile della redazione barese del Corriere del Giorno, ha sviluppato una densa produzione saggistica, narrativa e poetica incentrata sulle dinamiche storiche e identitarie del Mezzogiorno. Tra i suoi volumi di saggistica e narrativa si distinguono lo studio antropologico “I pugliesi non esistono” del 1960, la narrazione storica “Ehi Joe” del 1987 focalizzata sulla presenza alleata a Bari e la raccolta di interventi “Oltre la notizia” edita l’anno successivo. Il suo legame con la letteratura per l’infanzia e la narrativa d’invenzione ha trovato un felice compimento nei romanzi “Vita e morte di Hunk il capodoglio” del 1991, premiato a Cento e Bitritto, e “Il guardiano della sinagoga” del 1999, vincitore del Premio Nazionale Valle dei Trulli. La sua produzione si è completata con la pubblicazione postuma del romanzo “Storia di mare e di morte” e del poemetto “Ode per un brigante”, a cui si affiancano importanti incursioni nel teatro drammatico e nella scrittura di testi critici a corredo di opere d’arte sacra.

La rilevanza culturale e la profonda tensione morale del suo operato sono state attestate da numerosi riconoscimenti pubblici nel corso degli anni, tra i quali spiccano il Premio San Nicola nel 1988 e la Stella al Merito del Lavoro conferita dal Presidente della Repubblica nel 1991. La sua costante azione di riscoperta delle radici storiche pugliesi e la dedizione al servizio sociale sono state infine celebrate con il Premio Dolmen nel 1992, a coronamento di un impegno quotidiano volto a coniugare la precisione dell’informazione con l’elevazione civile e culturale della comunità.

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