Il dinoccolato

C’è chi marcia, chi avanza, chi si impone con falcate marziali da leader alfa.

E poi c’è Nicola Fratoianni, che si dinoccola.

Non cammina : fluttua, sfiora il suolo con la leggerezza di chi ha letto Gramsci ma ha anche fatto yoga in un centro sociale di Pisa.

Ma da dove viene questa ondulazione post-ideologica?

Le scarpe. Sempre le stesse.

Un paio di Clarks democratiche, o forse vecchie polacchine da battaglia elettorale, consumate su chilometri di dibattiti e conferenze stampa dove nessuno ascolta veramente.

Scarpe che non dichiarano partito, ma dichiarano resistenza al consumismo e al cambio stagionale.

C’è chi giura che le abbia indossate anche al congresso di Sinistra Italiana del 2016.

Stesso modello, stessa suola, stessa andatura da “mi sto muovendo verso l’utopia, ma senza fare troppo rumore”.

Il dinoccolarsi, in fondo, è una posizione politica:

– non autoritaria,

– non performativa,

– un po’ indecisa,

– molto ecologica,

– vagamente malinconica.

Mentre la destra calca il suolo coi mocassini feroci del decisionismo e il PD si perde nei suoi passi carichi di dubbio moderato, Fratoianni fluttua.

Il suo passo è quello di chi sa di non arrivare mai al potere e ci tiene.

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