C’è un alone mistico nei capelli di Angelo Bonelli.

Non sono semplici ciocche, non sono solo filamenti: sono canne al vento di un ecologismo da salotto, capelli che non si spettinano si orientano, come le foglie di edera urbana nei terrazzi ben irrigati.

Ma cosa li tiene così stabili?

Sarà shampoo al catrame?

Una scelta ironica per il leader di Europa Verde, che si lava con l’essenza del nemico?

Una contraddizione filosofica: pulirsi col residuo fossile, per apparire lucido nel dibattito ambientale?

Oppure è una strategia?

C’è chi ipotizza che Bonelli abbia fatto un patto con il Maestrale di Montecitorio, vento che gli si insinua tra i capelli con rispetto istituzionale.

Una corrente d’aria che, per lui soltanto, si fa carezza.

I suoi capelli non ondeggiano: deliberano.

E mentre altri politici si incollano ciuffi come promesse elettorali, Bonelli si lascia pettinare dalla natura, con quello stile da docente di geografia convertito alla battaglia climatica.

Qualcuno in Transatlantico mormora che i suoi capelli abbiano un proprio gruppo parlamentare, autonomo ma alleato.

E infine, la verità più probabile:

usa niente, li lava con pioggia raccolta in una cisterna a impatto zero, li asciuga con vento fotovoltaico, li pettina con una mano di vento morale.

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