Non sono semplici sopracciglia.

Sono archi monumentali, proclami epilati, frontiere pelose tracciate con righello ideologico e matita impermeabile al dubbio.

Le sopracciglia di Daniela Santanché non seguono la curva della moda, ma quella del consenso muscolare.

Sono lì, alte, scolpite, immobili: due sentinelle della fiamma tricolore, sempre in allerta, sempre in guardia contro il relativismo morale e le rughe d’esitazione.

Cosa comunicano?

– Che non c’è spazio per la moderazione nel beauty-case della Patria,

– Che la linea è netta, come quella del confine nazionale,

– Che il tempo passa, ma la matita resiste, più dura di un decreto sicurezza.

Molti sospettano che non siano più sopracciglia, ma marchi registrati.

C’è chi sostiene che la Santanché abbia firmato un accordo con un laboratorio di cosmesi sovranista: “Il trucco è mio e me lo gestisco io”.

Le sopracciglia di Santanché non si piegano.

Non si inarcano mai davvero per stupore, compassione o ironia.

Sono ferme come una Duna nei Salotti del Potere, come una citazione di Oriana Fallaci davanti a una platea di imprenditori lombardi.

Si racconta che una volta, durante un’intervista su Rete 4, le sue sopracciglia abbiano assunto una tale densità di significato da oscurare l’intervistatore stesso.

La trasmissione si chiuse con le sopracciglia in primo piano e il logo di Fratelli d’Italia sullo sfondo.

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