Levriero

La presenza del levriero attraversa la storia e l’immaginario collettivo come un archetipo di assoluta purezza formale.

La sua figura non è semplicemente quella di un animale, ma si configura come una vera e propria idea estetica, un compendio di linee tese ed essenziali che eliminano ogni concessione al superfluo per celebrare la precisione del movimento.

Le sue origini si perdono nelle prime civiltà, dove la sua sagoma inconfondibile veniva già stilizzata sui monumenti egizi, elevata a simbolo di divinità e di una nobiltà che trascendeva il quotidiano.

Nel corso dei secoli questa razza ha mantenuto intatta una regalità innata, diventando il fulcro iconografico di una lunga tradizione artistica che va dal Rinascimento fino alle geometrie rigorose dell’Art Déco.

La sua anatomia dinamica sembra quasi anticipare le ricerche delle avanguardie storiche sul concetto di velocità.

La curva della colonna vertebrale, la profondità del torace e la leggerezza degli arti creano una struttura flessuosa che esprime una potenza trattenuta, capace di tradursi in uno scatto fulmineo o di adagiarsi in una postura domestica di assoluta compostezza.

Al di là della straordinaria attitudine atletica, è proprio questo silenzio elegante a definire la natura profonda del levriero.

Una presenza discreta e fiera, capace di abitare lo spazio con una grazia aristocratica e distaccata, traducendo la necessità funzionale della corsa in una forma d’arte pura e senza tempo.

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