Roberto Tassi è stato una delle figure più limpide e profonde della critica d’arte italiana del secondo Novecento.
Nato a Napoli nel 1921 ma parmense d’adozione, scelse inizialmente la professione di medico otorinolaringoiatra, per poi abbandonarla progressivamente e assecondare una vocazione letteraria e visiva totalizzante.
La sua è stata una critica d’arte intesa come esercizio di alta letteratura.
La sua scrittura, di rara eleganza e precisione lessicale, rifiutava il gergo accademico o intellettualistico, cercando invece una costante adesione emotiva e fenomenologica all’opera.
Esplorava la pittura descrivendone la materia, la porosità e la luce con lo scrupolo analitico del medico e la sensibilità del poeta, convinto che il compito del critico fosse rendere tangibile il mistero dell’immagine.
Il suo nome resta legato a memorabili sodalizi intellettuali e a letture fondamentali di artisti sia internazionali che italiani.
Fu tra i massimi studiosi dell’opera di Graham Sutherland, di cui curò l’opera grafica completa, ed espresse pagine memorabili su maestri come Ennio Morlotti, legando il proprio percorso a una visione della pittura densa, naturale e fortemente esistenziale.
Storico direttore della rivista Palatina e redattore per prestigiose testate come Paragone e Il Mondo, ha accompagnato i lettori del quotidiano la Repubblica dal 1977 fino alla sua scomparsa, avvenuta nel 1996.
I suoi scritti giornalistici, poi raccolti nei volumi postumi Figure nel paesaggio, rimangono una testimonianza straordinaria di come lo sguardo possa farsi parola esatta e duratura.
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