BRUNO SAETTI

Bologna, 1902 – Bologna, 1984 occupa un posto peculiare nel panorama figurativo italiano del Novecento.

La sua pittura non si lascia inquadrare facilmente nelle correnti dominanti dell’epoca, muovendosi in uno spazio autonomo tra il rigore della forma e una continua sperimentazione sulla materia.

Formatosi all’Accademia di Belle Arti della sua città natale, Saetti matura fin dagli anni Trenta una cifra stilistica riconoscibile.

Mentre il dibattito artistico oscilla tra i ritorni all’ordine e le rotture delle avanguardie, l’artista bolognese sceglie la via di un’intimità monumentale.

Nei suoi dipinti la figura umana, i volti femminili, le maternità e i paesaggi appaiono immersi in un’atmosfera sospesa, quasi arcaica.

Elemento centrale della sua poetica è il rapporto con la pittura murale e in particolare con la tecnica dell’affresco.

Saetti trasferisce la ruvidezza e la densità dell’affresco anche sulle opere da cavalletto, lavorando su supporti preparati per accogliere un impasto cromatico denso e vibrante.

Questa scelta tecnica gli consente di conferire alle superfici un valore quasi scultoreo, dove la luce non si limita a illuminare la scena, ma penetra nella materia stessa del colore.

I soggetti ricorrenti della sua produzione rivelano un’attenzione costante alla dimensione interiore e sacra del quotidiano.

Le madonne con bambino, i fanciulli, i soli incandescenti che dominano orizzonti essenziali diventano cifre simboliche di un racconto poetico essenziale.

La forma viene sintetizzata in campiture ampie e campiture di colore calde, dove la geometria sottostante sostiene la drammaticità del gesto pittorico.

Accanto all’attività nello studio, Saetti svolge un ruolo di rilievo nel panorama culturale e didattico dell’epoca.

Docente e poi direttore dell’Accademia di Belle Arti di Venezia per un lungo periodo, esercita una notevole influenza sull’ambiente artistico veneto e nazionale.

La sua presenza costante alle principali rassegne dell’epoca, come la Biennale di Venezia e la Quadriennale di Roma, ne consolida il profilo di maestro isolato ma riconosciuto, capace di coniugare la grande tradizione italiana con una spinta lirica rigorosamente personale.

Pvl

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