TARANTA
La Notte della Taranta e il fenomeno del tarantismo rappresentano una delle manifestazioni culturali ed etnografiche più profonde, affascinanti e complesse dell’intera tradizione mediterranea.
Le radici di questo rito affondano in un passato ancestrale in cui la musica, la danza e la transe si fondevano per curare i mali dell’anima e del corpo provocate dal morso simbolico della taranta.
In origine il tarantismo era un dispositivo terapeutico e sociale che permetteva alle classi contadine più emarginate del Salento di esorcizzare frustrazioni, oppressioni ed emarginazioni attraverso un ritmo frenetico e catartico.
Il ritmo ossessivo del tamburello, unito alle melodie della fisarmonica e del violino, guidava la persona morsa in un viaggio simbolico di guarigione che culminava nella devozione verso San Paolo.
Con il passare del tempo e con il fondamentale contributo degli studi etno-antropologici condotti da Ernesto De Martino, il fenomeno ha superato la dimensione puramente terapeutica per trasformarsi in un patrimonio d’identità culturale condiviso.
Oggi questo antico patrimonio rivive su scala globale grazie al festival itinerante e al celebre concertone finale di Melpignano che richiama ogni estate centinaia di migliaia di spettatori e musicisti da ogni angolo del mondo.
La rielaborazione contemporanea della pizzica ha saputo coniugare la memoria dei canti tradizionali con le sonorità della world music, trasformando un antico rito di liberazione in una grande festa collettiva d’inclusione e contaminazione artistica.
Rimanendo fedele alla sua carica emotiva originale, la taranta continua così a raccontare la forza espressiva di una terra capace di trasformare il dolore e la sofferenza in pura energia vitale e bellezza poetica.
Pvl
Lascia un commento