La storia della prostituzione a Marsiglia rappresenta un capitolo centrale nell’identità urbana e sociale della città, legata per secoli alla sua natura di porto emporio, luogo di transito per marinai, soldati e mercanti da tutto il Mediterraneo.
Il quartiere riservato e la geografia storica
Dall’Ottocento fino alla prima metà del Novecento, l’attività era concentrata nel cosiddetto quartier réservé, situato a ridosso del Vieux-Port e all’interno del centro storico, in particolare nelle aree del Panier e di Noailles.
Vicoli stretti, bordelli ufficiali e locali d’avviamento costituivano un tessuto urbano autonomo, fortemente tollerato e al contempo controllato dalle autorità civili e militari per gestire l’imponente afflusso portuale.
La distruzione del 1943 e la trasformazione
Il punto di svolta storico avvenne durante la Seconda guerra mondiale.
Nel gennaio 1943, le forze di occupazione tedesche, con la collaborazione del regime di Vichy, rasarono al suolo gran parte dei vecchi quartieri attorno al porto.
L’operazione mirava a sradicare la resistenza francese, ma anche a smantellare un’area considerata fucina di marginalità, contrabbando e prostituzione.
Evoluzione contemporanea e quadro legislativo
Con la chiusura delle case di tolleranza nel secondo dopoguerra (Legge Marthe Richard del 1946) e le successive riforme, il fenomeno si è progressivamente spostato dai bordelli storici alla strada e alla sfera privata.
Oggi la Francia adotta un modello abolizionista rafforzato (Legge del 2016), che depenalizza le persone che si prostituiscono e sanziona invece i clienti, il adescamento e lo sfruttamento.
Nella Marsiglia contemporanea, le forme visibili di prostituzione di strada si sono riposizionate fuori dal centro storico riqualificato, concentrandosi in aree periferiche, grandi assi stradali o zone industriali, mentre una quota consistente si è trasferita sui canali digitali.
Pvl
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