A Venezia non c’è una grande comunità come a Roma o Milano, ma ci sono due storie diverse.
1. I Sinti di Favaro – gli italiani
Sono il nucleo storico. Sono Sinti italiani, di cognome Harvati, cittadini italiani.
Stanno a Favaro Veneto, in via Vallenari, dal 1968. All’inizio era un terreno occupato, poi è diventato il “campo nomadi” ufficiale del Comune.
Per decenni erano circa 150 persone, 3 grandi famiglie allargate.
Lavoravano soprattutto con la raccolta del ferro e rottami per Veritas.
Vengono chiamati “nomadi” ma in realtà sono stanziali da più di 50 anni – come dice una ricerca del Comune: difficile definirli ancora nomadi.
Nel 1999 il Comune di Venezia ha presentato un progetto per superare il campo e costruire un “villaggio” / “area residenziale di comunità” con casette vere per loro, proprio in via Vallenari, usando fondi dei Contratti di Quartiere.
È stato uno dei primi tentativi in Italia di chiudere i campi.
2. I Rom arrivati dalla ex Jugoslavia
Negli anni ’90, dopo le guerre nei Balcani, sono arrivati a Mestre e Marghera molte famiglie Rom.
A un certo punto Venezia è stata la città che più di tutte ha usato le aree attrezzate per sistemare queste famiglie – si parla di circa 1.000 persone in diversi insediamenti nell’area metropolitana.
Oggi la situazione è molto più frammentata.
Non ci sono più grandi campi visibili come una volta in centro storico – la legge regionale del Veneto è stata tra le poche a riconoscere che la maggior parte non sono nomadi.
La maggior parte vive in terraferma, tra Mestre, Favaro, Marghera, in alloggi comunali, villaggi attrezzati o case private, non a Venezia isole.
Se ti interessa, c’è un libro fatto proprio sulla zona: “E per patria una lingua segreta” – è una mappa con interviste ai Rom e Sinti del veneziano e agli operatori che ci lavorano.
Pvl
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