Le Superfici Lunari sono il ciclo più famoso di Giulio Turcato (Mantova 1912 – Roma 1995) e nascono tra il 1964 e il 1971.
È il momento in cui Turcato, dopo gli anni caldi dell’Informale, va “raffreddando” la pittura.
Cosa sono, molto semplicemente:
Non sono quadri dipinti come se fossero la luna. Sono quadri fatti con la luna.
Affascinato dalla corsa allo spazio americana e dall’allunaggio, Turcato cercava un materiale che fosse già lunare di suo.
Lo trova in una fabbrica di materassi a Roma :
la gommapiuma, schiuma di poliuretano
Prendeva proprio lo scarto di produzione, la “crosta” superficiale della schiuma, piena di crateri lasciati dal gas iniettato per farla espandere.
Lui stesso diceva che “la sua crosta grossolana è piena di avvisi nuovi e meravigliosi”.
Quella pelle bucherellata è già una superficie lunare. Lui interviene pochissimo:
Supporto
gommapiuma su telaio in legno, a volte enorme (160×300 cm), a volte tonda, a volte sagomata.
Tecnica
olio e tecnica mista direttamente sulla gommapiuma
Colore
quasi sempre monocromo – argento, bianco, nero, e il suo famosissimo blu di Prussia, con dentro pagliuzze di alluminio per dare l’effetto scintillante, e crateri dipinti di bianco (litopone) o arancio/rosso.
Il risultato sono, come dice la critica, “gelide e affascinanti Superfici lunari” – campi monocromi punteggiati da crateri e rilievi che sembrano mappe astronomiche.
Le presenta per la prima volta nel 1964 e nel 1966 le porta alla Biennale di Venezia, dove diventano il suo marchio.
Pvl
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