ἐγκράτεια
Una parola greca che non significa controllo. Significa governo.
Etimologicamente è composta da en – dentro, e kratos – potere, dominio, forza. La stessa radice di democrazia e aristocrazia. Non è quindi la negazione di una forza, è l’affermazione di un potere. Il potere su ciò che è dentro.
Nella Grecia classica, l’enkrateia veniva distinta con precisione dalla sophrosyne.
La sophrosyne è armonia. È lo stato di chi ha desideri già accordati, già in equilibrio. È grazia naturale.
L’enkrateia è lotta. È lo stato di chi sente desideri forti, disordinati, contrari alla ragione, e li vince. Non perché non li sente, ma proprio perché li sente.
Per questo Senofonte fa di Socrate l’uomo enkratic per eccellenza. Per Socrate, l’enkrateia non è una virtù tra le altre. È il fondamento. Senza di essa, nessuna libertà è possibile. Chi non governa se stesso sarà inevitabilmente governato da altro: dal corpo, dalla fame, dalla paura, dal bisogno di approvazione.
Aristotele, nell’Etica Nicomachea, chiarisce il punto: l’uomo virtuoso non è più tentato. L’uomo enkratic lo è, eccome, e resta. L’enkrateia non è il traguardo, è la palestra. È l’esercizio quotidiano che rende possibile la virtù.
Gli Stoici la trasformano in disciplina centrale. Enkrateia non significa mortificare il piacere perché il piacere è male. Significa impedire che qualsiasi cosa esterna tenga il timone. La sensazione arriva, l’impulso si presenta. Semplicemente, non gli si obbedisce.
Secoli dopo, Paolo di Tarso inserisce enkrateia come ultimo dei frutti dello Spirito, in Galati 5:23. Nelle traduzioni diventa “dominio di sé” o “temperanza”. È l’ultima parola della lista, come a dire che senza di essa le altre non reggono.
Oggi l’enkrateia può essere letta su tre livelli:
1. Come capacità di dire no. Non mangiare, non comprare, non cliccare, non rispondere subito. Interrompere l’automatismo.
2. Come capacità di restare. Restare davanti all’opera che non funziona, alla pratica noiosa, al lavoro lungo. L’enkrateia non è solo astinenza, è perseveranza.
3. Come forma politica interiore. Diventare una polis di una sola persona. Autogoverno. Darsi una legge e rispettarla.
Per chi fa arte, è una virtù materiale. Non si tratta di spegnere le passioni per diventare freddi e perfetti. Si tratta di dominarle abbastanza perché smettano di essere padrone e tornino ad essere materiale. Colore, energia, tensione.
L’enkrateia non rende impeccabili. Rende liberi di scegliere a cosa dire sì.
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