CERAMICA FAENTINA
La ceramica faentina rappresenta uno dei vertici assoluti delle arti decorative italiane, una tradizione secolare la cui rilevanza è tale da aver fornito alla lingua francese e inglese il termine stesso per indicare la maiolica, ossia faience.
L’affermazione di Faenza come centro ceramico di primaria importanza affonda le radici nel Medioevo, favorito dalla presenza di argilla di qualità lungo il corso del fiume Lamone e dalla vicinanza con i centri di commercio romagnoli.
Tra il Quattrocento e il Cinquecento la bottega faentina rinnova profondamente il linguaggio formale dell’epoca, abbandonando le rigidità severe dello stile arcaico per abbracciare la stagione del Rinascimento attraverso decori policromi complessi e la stesura dell’invetriatura stannifera.
È nel Cinquecento che si codifica lo stile dei “bianchi di Faenza”, caratterizzato da uno smalto denso, lattiginoso e lucente su cui i ceramisti tracciano figure essenziali e schizzi rapidi in una gamma cromatica controllata, a prevalenza di blu e giallo.
I motivi decorativi tradizionali di Faenza costituiscono un vero e proprio repertorio iconografico riconosciuto nel mondo:
Occhio di penna di pavone
fiorito nel primo Rinascimento, trae ispirazione dalle piume del pavone rielaborate in composizioni geometriche e ipnotiche.
Palmetta persiana
di chiara derivazione orientale, integra elementi vegetali stilizzati e intrecciati con grande eleganza compositiva.
Garofano
introdotto nel Settecento dalla manifattura Ferniani, presenta un fiore stilizzato di gusto esotico e sognante, diventato l’emblema della produzione tardo-barocca e rococò.
Berettino
distinto da uno fondo azzurrato su cui risaltano arabeschi e velature in bianco e blu cobalto.
Oggi la continuità di questa grammatica formale è custodita sia dalle botteghe artigiane del centro storico, sia dal Museo Internazionale delle Ceramiche (MIC), fondato nel 1908, che conserva una delle raccolte ceramiche più vaste e prestigiose a livello globale.
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