AD OCCHI APERTI
Non è mai una semplice fuga dalla realtà, ma la sua rielaborazione più profonda e sotterranea. È uno spazio di confine in cui la mente declina il rigore del pensiero logico per concedersi a una deriva controllata, segnata da traiettorie libere e frammenti visivi che ricompongono il vissuto al di là della cronologia formale.
In questo stato di sospensione apparente, la coscienza non tace, ma allenta la presa. Si attiva così quella rete di associazioni che il controllo vigile della quotidianità tende inevitabilmente a imbrigliare o a soffocare.
Ciò che affiora da questo movimento silenzioso non è mai casuale. Vi si rintracciano la sostanza dei desideri inespressi, le geometrie nascoste di certi nodi irrisolti e, soprattutto, la matrice originaria dell’intuizione artistica, che necessita proprio della penombra per trovare la sua forma primordiale.
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