Quando la cromia canta a squarciagola non si tratta più soltanto di colore o di accostamento visivo.
È l’istante in cui la materia pittorica rompe ogni indugio e si fa suono puro, un urlo necessario che squarcia il silenzio della superficie.
Le tonalità non si accontentano di stare al loro posto o di decorare uno spazio, ma avanzano con violenza espressiva e con una forza acustica visibile.
È la vibrazione di una tinta che rifiuta la misura e la prudenza, imponendosi come presenza viva e innegabile.
In quel canto teso e scoperto la forma passa in secondo piano, cedendo il passo al ritmo e alla pulsione interiore di chi ha steso il colore.
Rimane soltanto una risonanza spinta all’estremo, un’esplosione cromatica che chiede di essere ascoltata prima ancora di essere guardata.
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