Casablanca

Non è una città che si concede facilmente.

A prima vista appare come una metropoli brulicante, un nodo di traffici e contrasti.

Eppure, se si ha l’occhio attento e lo spirito curioso, si aprono meraviglie architettoniche inaspettate: palazzi che raccontano una storia di sovrapposizioni, di ambizioni moderne e nostalgie andaluse.

Negli anni ’20 e ’30, durante il Protettorato francese, Casablanca diventa un laboratorio di urbanistica moderna.

I boulevard sono tracciati con rigore parigino, ma gli edifici riflettono un’eleganza tutta nordafricana.

Il quartiere centrale è un museo a cielo aperto di Art Déco coloniale: linee geometriche, motivi floreali stilizzati, balconi in ferro battuto e portoni monumentali.

Passeggiando per il quartiere di Gauthier, lo sguardo si perde tra dettagli dimenticati: vetri smerigliati, motivi ziggurat, e una palette di colori slavata dal sole dell’Atlantico.

Il Cinema Rialto, con la sua facciata anni Trenta, è uno dei simboli di questo stile meticcio.

Qui l’Art Déco non è mai freddo:è contaminato dalla tradizione islamica, dalle moucharabieh, dalle piastrelle zellige.

Ma per chi cerca la traccia di un Marocco più antico, c’è un palazzo che si impone su tutti: il Mahkama du Pacha, nel quartiere di Habbous.

È uno dei segreti meglio custoditi di Casablanca.

Costruito negli anni ’40 in stile moresco-andaluso, sembra più antico di quanto sia in realtà.

Le sue 60 sale sono un trionfo di stucchi intagliati, legni di cedro, archi moreschi e cortili interni silenziosi, dove la luce danza sulle maioliche.

Non è una residenza reale, ma un edificio amministrativo e cerimoniale: tribunale, sede del governatorato, luogo di accoglienza per ospiti stranieri.

Tuttavia, la sua imponenza e il dettaglio delle decorazioni ne fanno uno dei più bei palazzi del paese.

Oggi molti palazzi storici di Casablanca vivono nuove vite.

Alcuni sono diventati boutique hotel, spazi culturali o ristoranti, come succede nei palazzi nascosti tra le vie della vecchia medina.

Altri, purtroppo, cadono in abbandono, sfiorati appena dallo sguardo dei passanti.Ma c’è un movimento crescente di architetti, artisti e cittadini che si battono per la loro tutela.

Perché Casablanca non è solo la città dei grattacieli e del porto commerciale.È anche un archivio urbano, fragile e vibrante, dove i palazzi raccontano storie di passaggi, di coabitazioni, di metamorfosi.

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