Giuseppe Conte

Il ciuffo progressista di Giuseppe Conte

Non è un ciuffo. È un manifesto programmatico.

Non è un’acconciatura: è una linea politica aerea, un movimento di pensiero radicato nella cute ma proteso verso il futuro.

Il ciuffo di Giuseppe Conte, ex avvocato del popolo, ora stilista del consenso progressista, non sta mai fermo.

Oscilla come l’opinione pubblica.

Scivola da sinistra a centro con la grazia di un emendamento ben congegnato.

È voluminoso ma non arrogante, plastico ma non siliconato, libero ma sotto controllo: il Renzo Piano delle pettinature istituzionali.

C’è chi dice che abbia un parrucchiere personale che lavora solo con pettini in legno d’ulivo e phon alimentati da energia etica.

C’è chi sospetta un impianto fotonico guidato da un algoritmo populista.

Ma la verità è più semplice:

quel ciuffo è il frutto di un equilibrio instabile tra marketing e idealismo, tra la seduzione grillina e la sobrietà da professore universitario fuori sede.

Attenzione: non è il ciuffo di Renzi, spavaldo e pubblicitario,

né quello di Di Maio, che oscillava come la sintassi nelle sue dichiarazioni.

Il ciuffo di Conte riflette, attende, prende tempo.

E poi, improvvisamente, scende sulla fronte come un decreto-legge notturno.

È un ciuffo che sussurra:

“Non sono né di destra né di sinistra, ma guardate che piega ho preso.”

E nei giorni di crisi, quando il governo scricchiola, lui compare in conferenza stampa…

…ciuffo intatto, come a dire che se il paese va a rotoli, almeno il suo styling regge.

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