E’ una spezia in polvere
ottenuta dalla macinazione di peperoni della specie Capsicum annuum che vengono raccolti, essiccati e privati della parte bianca interna.
La sua origine è americana
dove i nativi la usavano già in cucina; fu Cristoforo Colombo a introdurla per primo in Europa.
La paprika è molto diffusa in Ungheria
e nei paesi balcanici, dove è largamente utilizzata in cucina.
Il nome deriva
dall’ungherese paprika, che significa proprio “peperone”.
Esistono diverse varietà di paprika
Paprika dolce
ottenuta rimuovendo le parti interne del frutto contenenti capsaicina, la sostanza responsabile del piccante; ha un sapore delicato e fruttato.
Paprika piccante
contiene più capsaicina, ma comunque è meno piccante rispetto al peperoncino vero e proprio.
Paprika affumicata
tipica della Spagna, conferisce un aroma particolare.
Dal punto di vista nutrizionale, la paprika è ricca di vitamina C e minerali, anche se le quantità usate in cucina non la rendono una fonte significativa di nutrienti.
La vitamina C aiuta l’assorbimento del ferro[3]. Inoltre, la capsaicina è responsabile della sensazione di piccantezza e ha effetti studiati sulla salute, come la possibile riduzione dei trigliceridi nel sangue e un ruolo nell’inibizione di geni legati all’invecchiamento.
Storicamente
la paprika ha avuto un ruolo importante: nel 1938 il chimico ungherese Albert Szent-Györgyi, premio Nobel, scoprì che il peperone da cui si ricava la paprika è una fonte importante di vitamina C, utile per combattere lo scorbuto.
In cucina la paprika
viene usata per insaporire carni, formaggi, zuppe e salse, ed è ingrediente fondamentale di piatti come il gulasch ungherese
In sintesi
la paprika è una spezia versatile, con origini americane ma radicata nella tradizione culinaria europea, soprattutto ungherese, che si distingue per il suo colore rosso vivo e il gusto che può andare dal dolce al piccante.
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