Orazio Costa Giovangigli

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Rappresenta una delle vette più alte e rigorose della regia e della pedagogia teatrale europea del Novecento.

Il suo contributo non si limita alla messinscena ma si estende alla fondazione di una vera e propria filosofia dell’attore, concepita attraverso il celebre metodo mimico.

Nato a Roma nel 1911 e formatosi sotto la guida di Silvio D’Amico, Costa sviluppa una visione in cui l’interprete non deve semplicemente replicare un comportamento, ma farsi veicolo organico della parola poetica.

Il corpo e la voce diventano strumenti di una metamorfosi profonda, capaci di aderire all’essenza intima di testi complessi, da Shakespeare ai grandi tragici, fino alla drammaturgia russa e a Pirandello.

La sua attività di docente all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica ha plasmato intere generazioni di interpreti e registi italiani, che hanno ereditato da lui una disciplina ascetica e una devozione assoluta alla parola scritta.

L’attore, nella visione costiana, è un artigiano dello spirito che purifica la propria individualità per farsi forma pura, un tramite tra la dimensione letteraria e la realtà fisica del palcoscenico.

Il legame con la Puglia si fa concreto a metà degli anni Ottanta, quando fonda a Bari la Scuola di espressione e interpretazione scenica.

Questa esperienza, seppur breve, sposta temporaneamente il baricentro della sua ricerca pedagogica nel Mezzogiorno, portando il suo rigore metodologico a contatto con una nuova generazione di interpreti e lasciando un’impronta duratura nel panorama culturale del territorio.

Costa si spegne a Firenze nel 1999, lasciando in eredità un patrimonio teorico che continua a ridefinire il concetto stesso di presenza scenica e interpretazione critica.

Kkk

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