Demolire l’avversario

La critica permanente come unica cifra stilistica produce una saturazione comunicativa che, alla lunga, svuota la politica del suo significato più nobile.

Quando un movimento (Movimento 5 Stelle) fa della contrapposizione frontale il proprio baricentro, ogni discorso pubblico rischia di ridursi a un esercizio di demolizione dell’avversario.

Questo approccio aggressivo e incessante toglie ossigeno al confronto democratico.

La retorica dell’indignazione continua e del risentimento programmatico non lascia spazio alla complessità dei problemi reali, appiattendo il dibattito su toni perennemente esasperati.

A lungo andare, questo modo di intendere lo scontro politico logora non solo chi lo subisce, ma anche chi lo pratica.

L’insistenza su una narrazione distruttiva finisce per allontanare i cittadini, stanchi di un’atmosfera satura di livore e priva di visioni costruttive per il futuro.

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