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    La mia attività di Pathologist of Political Aberrations

    avviso “Il testo e le riflessioni contenuti in queste pagine sono parte esclusiva dell’archivio di pierovillani.com. La riproduzione non autorizzata ne altera l’integrità concettuale ed è vietata.”

  • Banane. Un sacco di benefici per la salute

    Sono davvero un frutto fantastico con un sacco di benefici per la salute.

    Ecco alcuni aspetti salutari che le rendono così speciali :

    Ricche di potassio

    Le banane sono famose per il loro alto contenuto di potassio, un minerale essenziale per la regolazione della pressione sanguigna, la funzione muscolare e nervosa. Un adeguato apporto di potassio può aiutare a prevenire l’ipertensione e ridurre il rischio di ictus.

    Fonte di energia naturale

    Grazie al loro contenuto di zuccheri naturali come fruttosio, glucosio e saccarosio, le banane forniscono un rapido e duraturo apporto di energia. Sono uno spuntino ideale prima o dopo l’esercizio fisico.

    Benefiche per la digestione

    Le banane contengono fibre, sia solubili che insolubili, che favoriscono la regolarità intestinale e aiutano a prevenire la stitichezza. Le banane verdi, in particolare, contengono amido resistente, un tipo di fibra che funge da prebiotico, nutrendo i batteri benefici nell’intestino.

    Ricche di vitamine

    Oltre al potassio, le banane sono una buona fonte di diverse vitamine, tra cui la vitamina B6 (piridossina), importante per la funzione cerebrale e il metabolismo delle proteine, e la vitamina C, un potente antiossidante che supporta il sistema immunitario.

    Contengono antiossidanti

    Le banane contengono diversi composti antiossidanti, come la dopamina e le catechine, che aiutano a proteggere le cellule dai danni causati dai radicali liberi.

    Possono migliorare l’umore

    Le banane contengono triptofano, un amminoacido che il corpo converte in serotonina, un neurotrasmettitore associato a sensazioni di benessere e felicità.

    Aiutano a sentirsi sazi

    Grazie al loro contenuto di fibre, le banane possono contribuire a farti sentire pieno più a lungo, il che può essere utile per la gestione del peso.

    Insomma, includere le banane nella tua dieta può apportare diversi benefici per la tua salute generale. Sono uno spuntino comodo, gustoso e nutriente.

  • Milly D’Abbraccio

    Vero nome Emilia Cucciniello. Nata ad Avellino il 3 novembre 1964, Milly ha un background artistico niente male! Pensa che suo nonno suonava il violino nientemeno che nell’orchestra del Teatro San Carlo, la nonna era una pittrice, la madre faceva la regista e sua sorella è l’attrice teatrale Mariangela D’Abbraccio. Insomma, l’arte ce l’aveva proprio nel sangue!
    Prima di diventare famosa nel mondo del cinema a luci rosse, Milly ha iniziato con la musica. Sotto lo pseudonimo di Milli Mou, ha inciso un 45 giri intitolato “Superman Supergalattico”. Con lo stesso nome ha anche partecipato a due programmi televisivi di Gianni Boncompagni: “Galassia 2” e “Vedette”.
    Poi, nel 1989, la sua carriera ha preso una svolta inaspettata quando è diventata attrice pornografica tramite l’agenzia Diva Futura di Riccardo Schicchi. Lei stessa ha raccontato che Schicchi le offrì una cifra importante, 500 milioni di lire, per un contratto di 15 mesi. Ricorda anche i suoi timori iniziali: “La settimana prima del debutto sul set – ha spiegato – di notte avevo solo incubi…”. E ha aggiunto una riflessione sulle sue esperienze: “Sui set normali mi divertivo. In quelli hard non sempre”.
    In realtà, la sua prima esperienza cinematografica è arrivata qualche anno prima, nel 1983, nel film “Tu mi turbi” di Roberto Benigni. A proposito del regista toscano, in un’intervista ha rivelato un aneddoto divertente: “Una volta ci siamo incontrati nello studio e appena mi ha vista è impazzito. Ci ha provato immediatamente. Una storiella; lui geniale: per strapparmi una risata e sedurmi si è pure messo a quattro zampe”.
    Nella sua carriera nel cinema per adulti, Milly D’Abbraccio ha girato più di venti film. Ad un certo punto, però, ha deciso di cambiare rotta e ora si dedica a Onlyfans. Riflettendo sul suo percorso, ha detto: “E mi sento come una che ha vissuto in maniera spericolata, che si è divertita. Però sono un po’ stanca…”.

  • Leone XIV

    Papa agostiniano proveniente dal mondo delle missioni, un ambito hubp della Chiesa spesso percepito come decentrato, il primo Papa agostiniano ha costruito quasi interamente la sua carriera ecclesiastica in Perù, nella periferia di un paese esso stesso periferico. Questi luoghi di frontiera, tanto cari a Papa Francesco, hanno plasmato il suo percorso. Condivide con il suo predecessore Leone XIV un forte legame con la Dottrina Sociale della Chiesa, progressista nella sua visione della società ma conservatrice in materia dottrinale. Il neocardinale Prevost ha continuato a dedicarsi all’America Latina e all’evangelizzazione per il Vaticano. La sua concezione di Chiesa è affine a quella di Francesco, radicandosi nel lavoro con gli emarginati e unendo fede e diritti civili. È anche il primo Papa statunitense, una nazione segnata da divisioni interne al cattolicesimo e dove le frange più estreme del conservatorismo trovano un sostenitore nel Vice Presidente J.D. Vance.
    I pilastri del suo pontificato saranno presumibilmente gli stessi che hanno caratterizzato quello di Bergoglio: la lotta alle disuguaglianze, il dialogo interreligioso e la pace. Per coloro che nutrivano dubbi sull’eredità di Francesco, l’elezione di questo nuovo Pontefice conferma una continuità su questi temi, indicando una direzione che la Chiesa, si auspica, non intende abbandonare.

  • Bologna,Galleria de’ Foscherari,Di Traverso

    Luca Bertolo, Giuseppe De Mattia, Enej Gala, Eva Marisaldi, Liliana Moro

    A cura di Enrico Camprini

     venerdì 9 maggio, ore 18 

    Galleria de’ Foscherari è felice di presentare, da venerdì 9 maggio, la mostra collettiva Di traverso a cura di Enrico Camprini, con opere di Luca Bertolo (Milano, 1968), Giuseppe De Mattia (Bari, 1980) Enej Gala (Ljubljana, Slovenia, 1990), Eva Marisaldi (Bologna, 1966) e Liliana Moro (Milano, 1961).

    Il progetto espositivo si propone di mettere in relazione lavori di artiste e artisti di generazioni diverse non tanto con l’obiettivo di rintracciare linee di ricerca condivise, o di abbozzare con esse un orizzonte tematico entro i cui limiti collocare lo sguardo dello spettatore, quanto con l’esigenza di evidenziare una condizione comune. Qualcosa di simile a un atteggiamento, una postura nei confronti della pratica artistica, che si riflette in opere capaci di esserne a loro volta testimoni – pur in modo autonomo, imprevisto, mutevole – generando non discorsi e narrazioni ma, al contrario, un campo aperto di ipotesi discorsive e suggestioni narrative. Tale attitudine è evocata dal titolo della mostra, una semplice formula della lingua italiana il cui utilizzo è quotidiano e curiosamente polisemico. Può indicare forme di dichiarata opposizione (“mettersi di traverso”) e di ostilità (“guardare di traverso”), ma anche imprevisti e risvolti fallimentari (“andare di traverso”), così come può connotare l’andamento di chi, per indole o necessità, sceglie una strada altra – con la sicura leggerezza di un passo claudicante.

    Comune denominatore del progetto è dunque il sottofondo ambivalente e interrogativo che anima i lavori esposti. Di carattere principalmente oggettuale, le opere si presentano al pubblico interpellandolo come possibile complice, ma anche nemico; come attivatore e promotore di dinamiche inconsuete e testimone di apparenti paradossi, mettendolo metaforicamente al centro di uno scenario in cui pare dichiarato uno stato di ambiguità permanente. Di traverso è il frutto di uno sguardo diagonale e obliquo sulle cose, che rifiuta la descrizione del reale e una sua interpretazione monolitica. Uno sguardo che caratterizza la pratica eterodossa e multidisciplinare di una generazione di cui Marisaldi e Moro sono tra le più significative rappresentanti; sguardo che, nel caso di Gala e Bertolo, prova a rinegoziare il ruolo di scultura e pittura all’insegna di una funzionalità presunta ma mai davvero risolta. Il medesimo sguardo, per De Mattia, si esprime invece nel furto a fin di bene di storie e spunti narrativi da rivivificare.

    Galleria de’ Foscherari is pleased to present, starting Friday, May 9th, the group exhibition Di traverso, curated by Enrico Camprini, featuring works by Luca Bertolo (Milan, 1968), Giuseppe De Mattia (Bari, 1980), Enej Gala (Ljubljana, Slovenia, 1990), Eva Marisaldi (Bologna, 1966) and Liliana Moro (Milan, 1961).

    The exhibition aims to connect the works of artists from different generations, not necessarily with the goal of identifying shared research lines or outlining a thematic horizon within which to situate the viewer’s perspective, but rather with the intention of highlighting a common condition. Something akin to an attitude, a posture toward artistic practice, reflected in works that, in turn, bear witness to it—albeit in an autonomous, unpredictable, and changeable manner—generating not discourses and narratives, but, on the contrary, an open field of discursive hypotheses and narrative suggestions. This attitude is evoked by the title of the exhibition, a simple phrase in the Italian language whose usage is both everyday and curiously polysemic. It can indicate forms of declared opposition (“mettersi di traverso”) and hostility (“guardare di traverso”), but also unexpected and failed outcomes (“andare di traverso”), as well as describing the path of someone who, by nature or necessity, chooses another road—with the assured lightness of a faltering step.

    The common denominator of the project is, therefore, the ambivalent and questioning undertone that animates the exhibited works.

    Primarily object-based, the pieces address the public as a potential accomplice, but also as an adversary; as an activator and promoter of unusual dynamics and a witness to apparent paradoxes, metaphorically placing them at the center of a scenario where a state of permanent ambiguity seems to be declared. Di traverso is the product of a diagonal and oblique gaze upon things, one that rejects the description of reality and its monolithic interpretation. It is a gaze that characterizes the unorthodox and multidisciplinary practice of a generation, of which Marisaldi and Moro are among the most significant representatives; a gaze that, in the case of Gala and Bertolo, attempts to renegotiate the roles of sculpture and painting, guided by an assumed functionality that is never truly resolved. For De Mattia, this same gaze is expressed in the “theft” of stories and narrative cues, to be brought back to life.

    Info:
    Galleria de’ Foscherari 
    Via Castiglione 2/b – Bologna 
    tel + 39  051221308  
    www.defoscherari.com
    galleria@defoscherari.com
    Orari: 10:30-13:30 / 15:30-18.30 (chiuso domenica e lunedì)

  • WOODOO

    Il voodoo è un culto sincretico nato ad Haiti nel XVIII secolo dalla fusione di animismo africano e cattolicesimo. Le bambole voodoo (dagide) sono strumenti rituali usati sia per magia bianca che nera, rappresentando l’anima della persona a cui il rito è destinato. Sono create con oggetti personali del soggetto (unghie, capelli, ecc.). I rituali prevedono la preparazione e purificazione della bambola, l’invocazione di divinità come Papa Legba, e l’uso di colori specifici per diversi scopi (nero per malefici, bianco per guarigione, ecc.). Il voodoo mira a ottenere l’intercessione divina per influenzare la persona rappresentata. Nonostante la credenza popolare che le associ solo alla magia nera, le sue origini erano anche benefiche. L’uso improprio delle bambole può avere conseguenze negative per chi lo pratica, e in generale, il voodoo è considerato una forma di magia nera poiché interferisce con la libertà altrui, sebbene tali pratiche non siano scientificamente provate.

  • Cristiano Malgioglio

    Attualmente legato a Onur,

    un uomo turco di 41 anni.

    La loro relazione è iniziata nel 2020, quando si sono incontrati al Gran Bazar di Istanbul.

    Onur gestisce una palestra a Istanbul insieme al fratello.

    Si sa molto poco di lui, anche per l’attenzione alla privacy da parte del cantante e autore 79enne.

    Dopo aver passato qualche tempo in Italia, Onur vive a Istanbul e i due si incontrano nella capitale turca.

    Si dice che potrebbe comparire prima o poi nella tv italiana (lo dichiarò Malgioglio a ‘Verissimo’ nell’autunno scorso).

    In alcune interviste recenti, Malgioglio ha detto di avere tendenzialmente innamoramenti stagionali, e che “Oggi sono felice, ho una storia, ma finirà sicuramente”.

  • Mario Mafai. 1902/1965

    E’ stato un pittore italiano, figura centrale della cosiddetta “Scuola di via Cavour” o “Scuola Romana”, movimento artistico moderno che fondò nel 1929 insieme alla moglie Antonietta Raphaël e a Scipione (Gino Bonichi).
    Abbandonò gli studi formali per dedicarsi alla pittura e frequentò la Scuola Libera del Nudo all’Accademia di Belle Arti di Roma con Scipione. Insieme ad Antonietta Raphaël, che sposò, creò un vivace ambiente artistico e culturale nella loro casa-studio in via Cavour a Roma, punto di incontro per artisti e intellettuali.
    La sua pittura si distinse per un linguaggio nuovo e libero, sensibile ai temi sociali, con una particolare attenzione al colore e alla luce. Tra i soggetti più ricorrenti nelle sue opere si trovano nature morte, paesaggi romani (in particolare i “Tetti di Roma” e le “Demolizioni”), scene di mercato e interni. Negli anni della Seconda Guerra Mondiale, i suoi quadri assunsero toni più cupi e drammatici. Nel dopoguerra, sperimentò anche l’astrattismo nella serie dei “Fiori Secchi”.
    Le opere di Mario Mafai sono oggi molto ricercate dai collezionisti, specialmente quelle realizzate negli anni ’20 e ’30.

  • La scuola di Via Cavour

    Fu un gruppo eterogeneo di artisti attivi a Roma tra il 1928 e il 1945. Il nome deriva dalla strada in cui Antonietta Raphaël e Mario Mafai stabilirono il loro studio nel 1927, diventando un punto di ritrovo per altri artisti e intellettuali.
    Sebbene spesso associata alla più ampia “Scuola Romana”, la Scuola di via Cavour si distinse per una spiccata attitudine espressionista. Gli artisti di questo gruppo tra cui Mario Mafai, Antonietta Raphaël e Scipione (Gino Bonichi).

    Il critico Roberto Longhi coniò il termine “Scuola di via Cavour” nel 1929, notando la coesione stilistica e culturale di questo gruppo. Tuttavia, è importante sottolineare che non si trattò di un movimento artistico organico con un manifesto programmatico preciso, ma piuttosto di un sodalizio di artisti con affinità stilistiche e un comune ambiente di riferimento.
    Oltre ai tre artisti principali, frequentarono l’ambiente di via Cavour anche figure come Renato Marino Mazzacurati e Corrado Cagli, sebbene le loro traiettorie artistiche si siano poi sviluppate in direzioni diverse.
    In sintesi, la Scuola di via Cavour rappresentò una corrente artistica originale e intensa nel panorama romano tra le due guerre, caratterizzata da una pittura espressionista, materica e carica di emotività, in dialogo con la tradizione ma con uno sguardo rivolto alla modernità e, in alcuni casi, con una velata critica al contesto politico dell’epoca.

  • Antonio Vangelli

    1917/2003 . Figura di spicco nel panorama artistico italiano del secondo Novecento.

    Nato a Roma da una famiglia di artisti, Vangelli ha sviluppato uno stile pittorico unico caratterizzato da una vivacità di colori e una forza del segno che restituiscono l’energia e la leggerezza del mondo.
    La sua arte spazia da figure e maschere degli esordi a paesaggi industriali e visioni cosmiche, mostrando una continua evoluzione e una grande libertà espressiva.
    Pur essendo attivo sulla scena artistica nazionale, Vangelli ha mantenuto una volontaria autonomia, portando avanti una ricerca personale e inconfondibile.
    Le sue opere sono state esposte in numerose mostre e la critica ha riconosciuto la sua originalità e il suo contributo all’arte contemporanea italiana.

  • Musei di arte moderna e contemporanea

    Museum of Modern Art (MoMA)

    Fondato nel 1929, è considerato uno dei musei più importanti al mondo per l’arte moderna e contemporanea. La sua collezione spazia dalla pittura e scultura al design, alla fotografia e al cinema, con opere iconiche di artisti come Van Gogh, Picasso, Warhol e molti altri. L’edificio stesso è un’opera d’arte architettonica.

    Metropolitan Museum of Art (The Met)

    Uno dei musei più grandi e completi del mondo, la sua collezione enciclopedica copre oltre 5000 anni di storia dell’arte da tutto il globo. Sebbene non esclusivamente focalizzato sull’arte moderna, il Met ospita importanti opere del XX e XXI secolo e organizza mostre di arte contemporanea.

    Solomon R. Guggenheim Museum

    Famoso per la sua iconica architettura a spirale progettata da Frank Lloyd Wright, il Guggenheim ospita una collezione di arte moderna e contemporanea che si concentra in particolare sull’arte astratta e le avanguardie del XX secolo, con opere di Kandinsky, Mondrian, Chagall e Picasso.

    Questi tre musei offrono una panoramica eccezionale sull’evoluzione dell’arte moderna e contemporanea a New York e nel mondo.

  • Robert Broderson 1920/1992

    Pittore figurativo che ha lavorato principalmente con oli e sperimentando in seguito acrilici e pastelli a olio.

    La sua arte esplora la condizione umana con figure spesso enigmatiche in paesaggi spogli. Ha ricevuto importanti riconoscimenti come le borse di studio Guggenheim e Ford Foundation ed è stato membro dell’American Academy of Arts and Letters.

    Le sue opere sono state esposte in importanti musei come il Whitney Museum e il MoMA.

    http://robertbroderson.com/

  • Catherine Viviano

    Catherine Viviano attiva a New York dal 1949 al 1970 e fondata da Catherine Viviano, si specializzò in arte contemporanea, introducendo importanti artisti italiani come Afro, Mirko e Cremonini negli Stati Uniti dopo la Seconda Guerra Mondiale. Espose anche artisti americani ed europei come Broderson e Sage. La galleria chiuse nel 1970, ma Viviano continuò la sua attività come mercante d’arte fino alla sua morte. La sua galleria fu fondamentale per la diffusione dell’arte contemporanea a New York e per l’introduzione di artisti italiani negli USA. I suoi archivi sono conservati presso lo Smithsonian Institution. Non risulta avesse una sede a Chicago, anche se artisti da lei rappresentati potrebbero aver esposto lì altrove.

  • Bari vecchia. Un labirinto di vicoli

    Bari Vecchia pulsa come il cuore antico della città, un labirinto di vicoli racchiuso tra le sue mura secolari, stretto nella sua penisola tra l’abbraccio dei due porti.

    L’identificazione quasi viscerale dei baresi con il quartiere di San Nicola, il suo epicentro spirituale e storico, aggiunge un velo di fascino e profonda appartenenza a questo luogo magico.

  • Roberto Vecchioni

    E’ ASSURDO

    Educazione sessuale a scuola, Vecchioni contro Valditara: “I genitori devono starsene zitti e a casa loro, perché cos’è questo consenso? Non lo si chiede per storia o filosofia”

  • Pakistan . Schiavitu’

    Questo dato è davvero inquietante e mette in luce una grave violazione dei diritti umani in Pakistan. Il fatto che 10,6 persone su 1.000 vivano in condizioni di schiavitù è un numero elevatissimo e indica una situazione di profonda ingiustizia sociale.
    L’assenza di tutela da parte del governo rende la situazione ancora più critica, poiché lascia queste persone vulnerabili allo sfruttamento e all’abuso senza alcuna possibilità di ricorso o protezione. È fondamentale che la comunità internazionale e le organizzazioni per i diritti umani prestino attenzione a questa realtà e si impegnino per esercitare pressione sul governo pakistano affinché adotti misure concrete per contrastare la schiavitù e garantire la protezione dei diritti di tutti i suoi cittadini.
    Questo dato ci ricorda che, purtroppo, la schiavitù non è un fenomeno relegato al passato, ma una realtà ancora presente in diverse parti del mondo e che richiede un impegno costante per essere sradicata.

  • FERNAND LEGER. MOSTRA MAGGIO 2025

    UN CAPOLAVORO DI LÉGER AL CENTRO DELL’ASTA DI ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA IN PROGRAMMA IL 13 E IL 14 MAGGIO DA ASTE BOLAFFI

  • Unghie . Crescita

    La velocità di crescita delle unghie è influenzata da una serie di fattori. Oltre a età, sesso, salute generale, nutrizione e attività fisica, possiamo considerare anche:

    Stagione: In generale, le unghie tendono a crescere più velocemente durante i mesi estivi rispetto all’inverno. Questo potrebbe essere legato a una migliore circolazione sanguigna e a un metabolismo più attivo.

    Dominanza della mano: Le unghie della mano dominante tendono a crescere leggermente più velocemente rispetto a quelle della mano non dominante. Questo è probabilmente dovuto a una maggiore attività e a microtraumi che stimolano la crescita.

    Specifiche dita: Le unghie delle dita più lunghe (come il medio) spesso crescono più rapidamente rispetto a quelle delle dita più corte (come il pollice).

    Traumi: Un trauma all’unghia o alla matrice ungueale (la zona da cui l’unghia cresce) può temporaneamente accelerare o rallentare la crescita. Tuttavia, in genere, dopo un trauma, l’unghia cercherà di rigenerarsi.
    Perché a te capita il contrario?
    Il fatto che tu stia sperimentando una crescita delle unghie più rapida con l’età, contrariamente alla tendenza generale, potrebbe essere dovuto a diverse ragioni specifiche per la tua situazione:

    Salute generale: Potrebbe esserci una condizione medica sottostante che sta influenzando la crescita delle tue unghie. Alcune condizioni, come l’ipertiroidismo, possono accelerare la crescita delle unghie. È sempre una buona idea consultare un medico per escludere eventuali problemi di salute.

    Nutrizione: Un cambiamento nella tua dieta con l’avanzare dell’età potrebbe aver introdotto nutrienti che favoriscono la crescita delle unghie. Ad esempio, un aumento dell’apporto di biotina, zinco o proteine potrebbe avere questo effetto.

    Attività fisica: Se hai aumentato il tuo livello di attività fisica nel tempo, ciò potrebbe aver migliorato la circolazione sanguigna anche alle estremità, potenzialmente stimolando la crescita delle unghie.

    Fattori ormonali: Sebbene la tendenza generale sia un rallentamento con l’età, variazioni ormonali individuali potrebbero avere un impatto diverso sulla crescita delle unghie.

    Fattori genetici: Potrebbe semplicemente trattarsi di una tua peculiarità genetica. La velocità di crescita delle unghie può variare significativamente da persona a persona.

    Altri fattori ambientali o abitudini: Anche cambiamenti nelle tue abitudini quotidiane o nell’esposizione a determinati fattori ambientali potrebbero giocare un ruolo.
    Cosa potresti fare?
    Se sei preoccupato per questo cambiamento, o se noti altre anomalie nelle tue unghie (cambi di colore, forma, spessore), ti consiglio vivamente di consultare un medico o un dermatologo. Un professionista sarà in grado di valutare la tua situazione specifica, escludere eventuali cause mediche e fornirti indicazioni più precise.
    In sintesi, la crescita delle unghie è un processo complesso influenzato da molti fattori, e le variazioni individuali sono comuni.

  • Sivoni

    Chi mange sckitte sevüne perde u guste de pane e cardune

    Traduzione : chi mangia solo “sivoni” perde il gusto di pane e cardoni.

    I “sivoni” Un vero tesoro della nostra Puglia.

    Li conosco bene,

    li raccoglievo da bambino con mia nonna nella Murgia. Sentire parlare di loro mi riporta indietro nel tempo.

    I “sivoni”: un dono selvatico della Puglia

    Conosciuti anche con i suggestivi nomi di cicoria selvatica o graspignolo, i “sivoni” rappresentano un autentico emblema della ricca biodiversità della Puglia. Questa vigorosa pianta spontanea, particolarmente diffusa nella zona della Murgia, si distingue per le sue foglie carnose e dal profilo frastagliato, che racchiudono un sapore inconfondibilmente amarognolo, un tratto distintivo che ne esalta il carattere selvatico.

    Un concentrato di benessere naturale

    I sivoni non sono solo un piacere per il palato, ma anche un prezioso alleato per la nostra salute, grazie al loro notevole profilo nutrizionale.

    •Ricchezza di fibre: Queste contribuiscono in modo significativo alla regolarità intestinale e promuovono un duraturo senso di sazietà, un aspetto importante per il benessere generale.

    •Fonte di vitamine essenziali: I sivoni apportano vitamine cruciali per il corretto funzionamento dell’organismo, tra cui spiccano la vitamina C, nota per le sue proprietà antiossidanti e il supporto al sistema immunitario, e la vitamina K, fondamentale per la coagulazione del sangue e la salute delle ossa.

    •Miniera di minerali preziosi: Questi umili germogli selvatici sono una fonte generosa di minerali vitali come il ferro, essenziale per il trasporto dell’ossigeno nel corpo; il calcio, cruciale per la salute di ossa e denti; e il magnesio, coinvolto in numerose reazioni metaboliche.

    •Potenziali virtù epatoprotettive e depurative: Studi preliminari suggeriscono che il consumo di sivoni potrebbe esercitare effetti benefici sul fegato, favorendo i processi di depurazione dell’organismo.

    Un viaggio di sapori nella tradizione pugliese

    La versatilità dei sivoni si esprime appieno nella cucina tradizionale pugliese, dove vengono interpretati in svariati modi, esaltandone il gusto unico.

    •Semplici e genuini: lessi: Lessati con cura, i sivoni si trasformano in un contorno leggero e saporito, esaltato da un filo d’olio extravergine d’oliva, un pizzico di sale e una spruzzata di limone. Un abbinamento classico e delizioso è quello con la purea di fave, un piatto simbolo della nostra terra.

    •Vivaci e profumati: saltati in padella: In padella, con un soffritto di aglio e un tocco di peperoncino, i sivoni sprigionano un aroma intenso e un sapore più deciso. Si sposano splendidamente con altri prodotti dell’orto, come pomodori maturi o patate rustiche, creando piatti ricchi e appaganti.

    •Un tocco di freschezza: in insalata: I più audaci apprezzano i sivoni anche crudi, aggiungendoli a insalate miste insieme ad altre erbe spontanee, per un tocco di amarognolo che vivacizza il palato.

    I sivoni non sono solo un ingrediente, ma un pezzo della nostra storia, un legame con la terra e le antiche tradizioni culinarie della Puglia.

  • PAPPAGALLO

    Mantenere la propria autonomia è fondamentale soprattutto quando la mobilità fa un po’ i capricci. Il “Pappagallo per Urinare” nasce proprio per questo. È una soluzione pratica e dignitosa per chi ha difficoltà a raggiungere il bagno.
    Vi aiuta a non dipendere dagli altri per una necessità così personale.
    Qualità dei materiali, comfort nell’uso, un design funzionale e la semplicità di pulizia sono i suoi punti di forza. Con questo “pappagallo”, riacquistare un po’ di indipendenza e vivere la quotidianità con più serenità diventa un obiettivo raggiungibile. Un aiuto concreto per sentirsi più liberi e a proprio agio.
    Non vergognarti di usare il pappagallo, più lo userai e più diventerai suo amico.

  • Riccardo Schicchi . Poliedrico talento italiano

    Spaziò con audacia tra regia, fotografia e imprenditoria.

    Nato ad Augusta, in Sicilia, il 12 marzo 1953, si trasferì ben presto a Roma, dove coltivò la sua vena artistica diplomandosi al liceo artistico con specializzazione in fotografia e proseguendo gli studi all’accademia d’arte.

    La sua carriera fu caratterizzata da un singolare dualismo : da un lato, documentò con la sua macchina fotografica le crude realtà di conflitti in Cambogia, Tibet e Vietnam; dall’altro, intraprese un percorso nel mondo dell’intrattenimento conducendo su Radio Luna il provocatorio programma “Voulez-vous coucher avec moi?” insieme a Ilona Staller, in seguito celebre come Cicciolina, con la quale portò in scena anche uno spettacolo hard itinerante.

    Il celebre attore a luci rosse Rocco Siffredi riconobbe in Riccardo Schicchi una figura paterna e professionale determinante per la sua ascesa.

    Fu proprio grazie a lui, infatti, che Siffredi divenne un’icona del cinema per adulti.

    In un’intervista rilasciata dopo la scomparsa del regista, Siffredi ricordò : “Sono nato con lui, nell’agenzia Diva Futura.

    Avevo 20 anni quando mi scelse : sono stato l’unico uomo tra tutte le sue donne Cicciolina, Moana, Malù, Ramba, accettato perché era un amante della bellezza.

    È stato lui a sdoganare tutto il mondo del porno, all’epoca di Ilona Staller, del partito dell’Amore e di Diva Futura.

    Io sono venuto dopo e grazie a lui, a me dicevano che ero un figo, lui si prendeva gli insulti dei benpensanti.

    Schicchi ha sempre fatto questo lavoro con passione, pensando a un’arte.

    Certo aveva fiutato il business, è stato un genio del porno italiano, ma lavorava con grande trasporto”.

    Red@ Schicchi@ Siffredi@

  • Cracovia

    Ripenso a quando l’ho visitata e posso dire che è davvero una città che ti entra nel cuore. Anche se Varsavia ora detiene il titolo di capitale, percepisci chiaramente che Cracovia continua a pulsare di un’energia fatta di arte, storia e un’incredibile sete di sapere. È un vero gioiello della Polonia, un faro che attira visitatori da ogni angolo del globo. Camminare per i corridoi dell’Università Jagellonica mi ha fatto sentire parte di una storia secolare. Sapere che figure di spicco come Niccolò Copernico hanno studiato tra quelle mura ti fa capire il ruolo cruciale che Cracovia ha sempre avuto nel panorama intellettuale europeo. E poi, perdermi nel suo centro storico, così splendidamente preservato e giustamente protetto dall’UNESCO, con la sua maestosa Piazza del Mercato (Rynek Główny) brulicante di vita e la cintura verde del Planty che l’abbraccia dolcemente… beh, è un’esperienza quasi magica. Si respira la storia ad ogni passo, si immagina la vivacità che ha animato quelle strade per secoli. Ricordo ancora il suono dei trombettieri dalla Torre di Santa Maria, un richiamo che sembra echeggiare attraverso il tempo. E la “Dama con l’ermellino”. Sapevo della sua importanza, ma trovarmi di fronte a un capolavoro di Leonardo da Vinci, custodito per così tanto tempo tra le mura del Castello del Wawel e ora ammirabile al Museo Nazionale, ha aggiunto un ulteriore, inestimabile, strato di prestigio culturale a questa città già splendida. Pensare alle sue vicissitudini storiche, al suo viaggio attraverso i secoli, rende la sua bellezza ancora più intensa. Cracovia non è solo una bella città da vedere, è un luogo da vivere, da sentire, un concentrato di storia, arte e cultura che ti lascia un segno indelebile.

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    Cracovia è una città dal fascino senza tempo, ricca di storia, arte e atmosfere uniche. Che tu abbia pochi giorni o un soggiorno più lungo, ci sono tappe imprescindibili che raccontano il meglio della cultura polacca e del suo passato glorioso. Ecco i luoghi e le esperienze che non puoi perdere durante una visita a Cracovia.

    Rynek Główny (Piazza del Mercato)

    Il cuore pulsante di Cracovia, Rynek Główny, è una delle piazze medievali più grandi e suggestive d’Europa. Circondata da edifici storici, caffè e mercatini, ospita il Mercato dei Tessuti e la Basilica di Santa Maria. È il punto di partenza ideale per esplorare la città vecchia, immergendosi nella sua vivace atmosfera e ammirando la straordinaria architettura gotica e rinascimentale.

    Wawel Royal Castle e Wawel Cathedral

    Il complesso del Wawel domina la città dall’omonima collina ed è simbolo della storia polacca. Il Castello Reale offre stanze di stato, appartamenti reali e musei, mentre la Cattedrale di Wawel è il luogo di incoronazione dei sovrani polacchi e ospita tombe reali e la famosa campana di Sigismondo. Entrambi sono tappe fondamentali per comprendere il passato glorioso di Cracovia.

    Czartoryski Museum

    Questo museo storico custodisce una delle collezioni d’arte più prestigiose della Polonia, tra cui la celebre ‘Dama con l’ermellino’ di Leonardo da Vinci. Perfetto per gli amanti dell’arte, offre un viaggio tra dipinti, oggetti storici e testimonianze del patrimonio culturale europeo.

    Basilica di Santa Maria

    Situata proprio sulla Rynek Główny, la Basilica di Santa Maria è uno degli edifici religiosi più iconici della città. Spicca per il suo altare gotico di Veit Stoss e per la tradizione dell’Hejnal, la tromba che ogni ora risuona dalla torre. Salire sulle sue torri regala una vista spettacolare su tutta Cracovia.

    Wieliczka Salt Mine

    A pochi chilometri dal centro, la Miniera di Sale di Wieliczka è una meraviglia sotterranea dichiarata Patrimonio UNESCO. Offre un percorso tra gallerie, cappelle scolpite nel sale e laghi sotterranei: un’esperienza unica che affascina adulti e bambini, perfetta per chi cerca qualcosa di diverso dal solito tour cittadino.

    Planty

    Il parco Planty è un anello verde che circonda il centro storico, ideale per una passeggiata rilassante tra alberi, statue e aiuole. Offre una pausa rigenerante tra una visita e l’altra, permettendo di ammirare le antiche mura della città e di cogliere scorci pittoreschi.

    Porta di San Floriano e Barbacane

    Questi resti delle antiche fortificazioni medievali sono tra i simboli più affascinanti della Cracovia storica. La Porta di San Floriano, con il suo Barbacane, racconta la storia difensiva della città e offre una passeggiata suggestiva lungo le mura, perfetta per gli appassionati di storia e fotografia.

    Museo Sotterraneo della Piazza del Mercato

    Situato proprio sotto la Rynek Główny, questo museo innovativo permette di esplorare le fondamenta medievali della città attraverso percorsi interattivi e tecnologie moderne. Ideale per chi vuole scoprire la Cracovia nascosta e vivere un’esperienza coinvolgente, soprattutto in famiglia.

  • Michele Marvulli,l’autorevolezza di una bacchetta d’ebano

    Un nome che risuona con la nobiltà di un pianoforte Steinway e l’autorevolezza di una bacchetta d’ebano .

    Nato nel fertile 1929 ad Altamura, questa terra generosa di talenti, Marvulli non ha semplicemente intrapreso una carriera musicale, ma l’ha forgiata con la tenacia di un artigiano e la visione di un profeta del suono .

    Già in tenera età, le sue mani danzavano sulla tastiera con una naturalezza disarmante, conquistando allori nei più prestigiosi concorsi pianistici dell’epoca .

    Genova nel ’48, un trampolino di lancio, e poi Ginevra nel ’55, dove la sua intesa cameristica con la violinista Ludmilla Kutznetsoff si fuse in un’unica voce, meritando l’oro .

    Un presagio di quella rara capacità di ascolto e dialogo che lo avrebbe contraddistinto .

    Il suo apprendistato fu un crogiolo di eccellenze: il “Piccinni” di Bari, fucina di talenti, dove Nicola Costa gli disvelò i segreti del pianoforte e Nino Rota, genio multiforme, gli instillò la scintilla della composizione .

    Un legame, quello con Rota, che trascendeva la semplice relazione maestro-allievo, trasformandosi in una profonda intesa intellettuale e umana .

    La parentesi svizzera, alla Hohe Musikschule di Basilea, fu un ulteriore arricchimento, un affacciarsi su orizzonti musicali diversi .

    Roma e l’Accademia di Santa Cecilia con Rodolfo Caporali affinarono ulteriormente la sua tecnica, mentre il diploma in Musica da Camera con Arturo Bonucci cementava la sua sensibilità per l’ensemble .

    Ma è al suo ritorno in Italia, a partire dagli anni ’60, che Michele Marvulli ha lasciato un segno indelebile .

    Per oltre quarant’anni, nei conservatori di Bari, Firenze e Pesaro, non ha solo insegnato, ma ha plasmato una vera e propria scuola pianistica italiana .

    Nomi come Emanuele Arciuli, Luigi Ceci, Gregorio Goffredo, Giovanna Valente, Angela Montemurro Lentini… una costellazione di talenti che oggi brillano nel firmamento musicale, testimoni della sua sapienza didattica .

    Il rapporto con Nino Rota fu un capitolo fondamentale della sua esistenza artistica .

    Non un semplice consulente, ma un confidente, un testimone privilegiato del suo genio creativo.

    Marvulli ha diretto prime esecuzioni di opere cruciali, come il Concerto in mi minore per pianoforte con lo stesso Rota al solista per la RAI di Napoli, e l’opera “I due timidi” al Teatro Petruzzelli di Bari .

    Ha interpretato con profonda comprensione i capolavori rotiani nei teatri più importanti, curando con amore filiale anche l’edizione postuma di preziose pagine pianistiche, come i “Preludi” .

    Un atto di devozione e di profonda amicizia .

    E poi, la direzione d’orchestra, una vocazione coltivata fin dall’infanzia, incoraggiata dalle parole illuminanti di Nino Rota .

    I corsi di Franco Ferrara all’Accademia Chigiana di Siena nel biennio ’71-’72 furono la scintilla definitiva .

    Il plauso di Ferrara, un maestro di tale caratura, fu la spinta propulsiva verso una nuova, entusiasmante carriera .

    Michele Marvulli si è imposto come direttore autorevole e rispettato, accolto con entusiasmo dalle migliori orchestre italiane .

    Le sue collaborazioni con solisti del calibro di Arnaldo Cohen, Aldo Ciccolini, e il profondo sodalizio con Sergio Fiorentino sono pagine memorabili della storia musicale italiana .

    Pubblico e critica ne hanno sempre riconosciuto la profonda musicalità e la sua capacità di infondere vita e colore ad ogni partitura .

    Ha spaziato con naturalezza dal repertorio lirico a quello sinfonico, spesso esibendosi nella duplice veste di direttore-solista, un’ulteriore prova della sua versatilità e del suo dominio della scena .

    Il suo talento ha varcato i confini nazionali, portandolo a dirigere prestigiose orchestre straniere : dalla Camera di Praga al Festival internazionale di Ljubljana, all’orchestra del Festival Internazionale di Pola per una “Turandot” vibrante, fino all’omaggio a Nino Rota con l’orchestra del Festival Internazionale di Reykjavik. Polonia, Romania, Ungheria, Germania, Francia, Spagna, USA, Australia, Messico… un itinerario che testimonia la sua statura internazionale .

    In Italia, ha avuto un ruolo cruciale nella fondazione dell’Orchestra Sinfonica della Provincia di Bari, guidandola come direttore stabile prima di assumere la direzione principale dell’Orchestra Filarmonica Marchigiana, traghettandola fino al prestigioso riconoscimento di Istituzione Concertistica .

    Parallelamente alla sua intensa attività direttoriale, Marvulli ha sempre mantenuto vivo l’impegno didattico, partecipando con la sua autorevolezza alle giurie dei più importanti concorsi pianistici internazionali .

    La sua saggezza pedagogica è stata richiesta anche all’estero, con Masterclass tenute in Germania, Francia, negli Stati Uniti e in Australia, seminando passione e conoscenza tra le nuove generazioni di musicisti .

    La sua dedizione all’educazione musicale lo ha portato a ricoprire la carica di Direttore del Conservatorio di Cosenza dal 1977 al 1980, per poi approdare nel 1981 alla guida del Conservatorio “G. Rossini” di Pesaro, un’istituzione di risonanza europea .

    Durante i suoi tredici anni di mandato, fino al 1994, il Conservatorio Rossini ha vissuto una stagione di straordinaria fioritura, grazie allo sviluppo di un’orchestra di livello professionale e all’organizzazione di produzioni operistiche di altissimo profilo, come la “Francesca da Rimini” di Zandonai con Raina Kabajvanska e “Il Barbiere di Siviglia” in occasione del bicentenario rossiniano .

    Il riconoscimento del suo straordinario contributo alla cultura italiana è culminato con la nomina a Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana da parte del Presidente Pertini .

    E nel 1991, una commissione di luminari della musica italiana, presieduta da Goffredo Petrassi e composta da Claudio Abbado, Salvatore Accardo, Carlo Maria Giulini, Gianandrea Gavazzeni, Maurizio Pollini, Riccardo Muti, insieme ai più autorevoli critici musicali, gli ha conferito il prestigioso Premio “Massimo Mila” per “l’alto Magistero didattico e l’impegno di una vita” .

    Un magistero che continua a coltivare con la stessa passione e dedizione verso le nuove leve di musicisti, attraverso Masterclass in accademie, conservatori e associazioni musicali, un faro che illumina il futuro della musica. Michele Marvulli, un nome inciso nel pantheon dei grandi musicisti italiani .

    avviso “Il testo e le riflessioni contenuti in queste pagine sono parte esclusiva dell’archivio di pierovillani.com. La riproduzione non autorizzata ne altera l’integrità concettuale ed è vietata.”

  • Mario Piergiovanni

    A dieci anni dalla sua scomparsa avvenuta il 19 ottobre 2019.

    Il.ricordo vivo di Mario Piergiovanni, un artista che ha scolpito l’anima di Bari.

    Bari ricorda con affetto e ammirazione Mario Piergiovanni, un artista poliedrico e profondamente legato alla sua terra.

    Pittore, scultore, scrittore e uomo di rara sensibilità, Piergiovanni ha lasciato un segno indelebile nel tessuto culturale della nostra città, onorandola con opere che narrano storie profonde e con un instancabile impegno filantropico.

    La sua produzione artistica spaziava dalla pittura alla scultura, con una particolare predilezione per la pietra, materia viva che nelle sue mani si trasformava in messaggera di emozioni intense.

    Le sue sculture, spesso ispirate alla tradizione marinara barese, evocano un mondo di legami autentici e di memorie collettive.

    Emblematica in tal senso è la sua commovente «pietas» dedicata ai militari italiani trucidati a Cefalonia, un monito silenzioso contro l’oblio.

    Tra le sue innumerevoli creazioni donate generosamente alla città, spicca il maestoso «Monumento alla Donna», una figura femminile struggente che accoglie e saluta i naviganti dai giardini sottostanti il Fortino Sant’Antonio Abate.

    In quest’opera iconica, Piergiovanni ha saputo immortalare l’immagine di una madre o di una sposa barese che, affacciata al mare, con un fazzoletto bianco salutava il figlio imbarcato sul sommergibile Scirè, un addio carico di affetto e di presagio.

    Ma l’impronta di Piergiovanni è visibile in diversi angoli della città : dalla riproduzione della «statua del pescatore» a Torre a Mare, un omaggio alla laboriosa comunità marinara (l’originale fu tragicamente perduta durante la Seconda guerra mondiale), al raffinato bassorilievo dedicato al compianto sindaco Enrico Dalfino, custodito nel Palazzo di Città.

    E ancora, la vibrante penna bronzea nelle mani del celebre maestro Niccolò Piccinni, che orna Corso Vittorio Emanuele, e il toccante monumento ai martiri di Cefalonia, размещенный nell’atrio di Piazza Umberto dell’Università Aldo Moro, un’opera che riporta alla luce una pagina dolorosa della nostra storia nazionale, a lungo rimossa dalla coscienza collettiva.

    Vincitore di numerosi concorsi per la realizzazione di importanti monumenti pubblici, Piergiovanni ha visto le sue creazioni varcare i confini nazionali, trovando collocazione in prestigiose sedi come il Vaticano, il Ministero degli Esteri a Roma, la Fondazione Mikawa di Tokyo e persino la Casa Bianca di Washington.

    Le sue opere pittoriche e scultoree sono state esposte nelle principali città italiane ed europee, in America e in Australia, testimoniando un talento riconosciuto a livello internazionale.

    Instancabile promotore dell’arte e della cultura, con una particolare attenzione verso le giovani generazioni, Piergiovanni è stato anche un prolifico autore di libri e testi teatrali, preziosi custodi delle tradizioni pugliesi e baresi.

    Indimenticabile la sua fortunata collaborazione con il Piccolo Teatro di Eugenio D’Attoma, da cui nacque la celebre pièce «Jarche jalde».

    In occasione del ventennale dell’Auditorium Diocesano Vallisa di Bari, nel 2006, l’associazione culturale Terrae ha voluto rendere omaggio alla sua opera discografica «Bari, Sole e Cerase», un gioiello impreziosito dalla voce intensa di Riccardo Cucciolla, grazie a un’iniziativa di Rocco Capri Chiumarulo.

    Artista eclettico e profondamente innamorato della sua Bari e del suo mare, che ammirava dalla sua pittoresca terrazza di Via Venezia, Piergiovanni traeva ispirazione dal panorama adriatico che si apriva di fronte al suo studio.

    Amava ripetere di possedere «una finestra sulla città che abbracciava il mare».

    Forse Bari, presa dai ritmi frenetici della vita contemporanea, ha in parte dimenticato questo suo figlio illustre, come spesso accade a coloro che hanno dedicato la propria esistenza al fragile e potente connubio tra vita e arte.

    Tuttavia, le sue opere rimangono lì, silenziose testimoni della sua creatività feconda e del suo profondo amore civile per le sue radici.

    Sarebbe un gesto significativo e doveroso dedicare a Mario Piergiovanni una strada o una corte nel cuore di Barivecchia, il quartiere che un tempo ospitava il suo laboratorio artistico.

    Un piccolo tributo postumo a un uomo che ha saputo interpretare con generosità e talento l’anima più autentica della baresità, declinandola nelle sue molteplici forme espressive.

    Un modo per onorare la sua memoria e per tramandare alle future generazioni la ricchezza del suo lascito artistico e umano.

    avviso “Il testo e le riflessioni contenuti in queste pagine sono parte esclusiva dell’archivio di pierovillani.com. La riproduzione non autorizzata ne altera l’integrità concettuale ed è vietata.”

  • Un viaggio suggestivo a Dublino&Belfast con Piero Villani

    Era il 2017 quando l’eco di un’Irlanda sognata si materializzò in un viaggio condiviso con l’anima creativa di Piero Villani

    Un’esperienza che, come un cesello paziente, ha scolpito ricordi indelebili, iniziando con la vibrante tela di Dublino e proseguendo verso il cuore pulsante di Belfast.

    Dublino, un Battito di Storia e Anima

    Dublino ci accolse come un abbraccio caldo, rivelandosi non una semplice capitale, ma un borgo intimo, avvolgente come il fumo denso di un pub al crepuscolo.

    Incastonata tra la dolce carezza delle montagne e il sinuoso serpeggiare del fiume, bagnata dalla placida eleganza della sua baia, la città si offrì a noi come un palcoscenico di contrasti affascinanti.

    Le sue arterie brulicavano di palazzi che narrano secoli, scrigni di arte e storia che sussurrano storie di vichinghi audaci, fiancheggiati da caffè dal design audace e da quei “vecchietti” pub, custodi di chiacchiere e risate che solo un dublinese sa intonare.

    Passeggiare per le sue vie acciottolate

    significava immergersi in un flusso millenario di energia, dove il passato danzava con la vivacità del presente.

    La musica degli artisti di strada si fondeva con il brusio elegante delle boutique, mentre i parchi settecenteschi si animavano di festival effervescenti, proiezioni sotto le stelle e mercati traboccanti di delizie.

    Dublino si svelò come un crogiolo sociale

    un’esplosione di cultura, creatività e quell’intangibile “craic”, quell’allegria contagiosa che permea ogni angolo.

    Lo percepivamo nei pub gremiti, nelle notti illuminate da una vitalità contagiosa, nel ritmo incalzante della musica e nel fluire ininterrotto delle conversazioni.

    Ma questa gemma antica non si limitava al suo fermento urbano. Bastava allontanarsi di poco per essere avvolti dalla maestosità della natura.

    La Dublin Bay

    un’oasi protetta dall’UNESCO, ci accolse con la sua bellezza selvaggia.

    Le montagne facevano da sfondo a sentieri costieri che invitavano all’esplorazione, a piccoli villaggi incastonati come gioielli e a orizzonti marini che si perdevano nell’infinito.

    Ci avventurammo sulle Dublin Mountains per un’escursione rigenerante, sfidando le pareti rocciose di Dalkey Quarry, percorrendo il sentiero a picco sul mare di Howth.

    Persino osservare gli impavidi abitanti di Dublino sfidare le acque gelide in una nuotata mattutina, con qualsiasi condizione climatica, divenne una piccola epopea quotidiana.mAd ogni svolta, Dublino prometteva una nuova avventura, un nuovo frammento di bellezza da scoprire.

    Belfast, Cicatrici di Ieri, Speranza di Domani

    Poi il nostro viaggio ci condusse a Belfast, una città che portava ancora le cicatrici profonde dei “Troubles”, quel conflitto fratricida tra chi sognava un’Irlanda unita e chi restava fedele alla corona inglese.

    Una ferita aperta nella storia contemporanea dell’Irlanda del Nord.

    Eppure, in quel silenzio operoso seguito al Belfast Agreement del 1998, percepivamo una palpabile aria di rinascita, una quiete conquistata dopo decenni di tempesta.

    Le testimonianze di quegli anni difficili si manifestavano con forza nei vibranti murales che adornavano i muri, espressioni crude e potenti di un dolore collettivo, di una protesta che risuonava da entrambe le sponde del conflitto.

    La Peace Line, una cicatrice urbana creata per separare le comunità lealiste e protestanti di Shankill dai repubblicani e cattolici di Falls Road, era un monito silenzioso di un passato ancora vicino.

    Tra tutti, il murale dedicato a Bobby Sands, il giovane volontario dell’IRA morto durante uno straziante sciopero della fame, si ergeva come un simbolo potente di una lotta per l’identità.

    Belfast, pur segnata

    ci accolse con una dignità silenziosa, con la promessa di un futuro costruito sulla riconciliazione.

    Camminare tra quei murales era come sfogliare le pagine di un libro di storia vivo, un invito a comprendere, a riflettere, a sperare.

    Quel viaggio in Irlanda, in compagnia dello sguardo sensibile di Piero Villani, non fu una semplice sequenza di tappe geografiche.

    Fu un’immersione profonda in un’anima vibrante, un dialogo silenzioso con la storia e la bellezza di una terra che sa commuovere e ispirare.

    Un’esperienza che resterà per sempre incisa nella mia memoria, come un prezioso affresco di emozioni condivise.

    https://pierovillani.wordpress.com/2025/05/03/paolo-wagher/?preview=true&preview_id=6&preview_nonce=03c7ac2c94

    avviso “Il testo e le riflessioni contenuti in queste pagine sono parte esclusiva dell’archivio di pierovillani.com. La riproduzione non autorizzata ne altera l’integrità concettuale ed è vietata.”

  • Bari . Colonna infame

    Ricordo ancora nitidamente le storie che mi raccontavano da bambino, seduto sulle ginocchia di mia nonna, proprio qui, nel cuore pulsante di Bari Vecchia. Mi parlava di tempi andati, di usanze curiose e di una colonna, una singolare testimone di giustizia e, ahimè, anche di umana fragilità.
    Un tempo, in questa vivace città che amo, quando un’ombra di insolvenza o di fallimento si allungava su un mercante o un cittadino, la pena non era quella, forse più sbrigativa, della gogna comune ad altre terre. No, qui a Bari si seguiva un rituale più… diciamo, espositivo. I malcapitati venivano condotti con una certa solennità fino a una colonna eretta proprio nel cuore del Mercato, la pulsante Piazza Mercantile. Lì, venivano legati a quel fusto di marmo bianco, offerti agli occhi curiosi e, talvolta, beffardi della folla. Ecco perché, ancora oggi, passeggiando tra questi antichi basolati, sento risuonare il nome di quella colonna: la Colonna della Giustizia, anche se un sussurro popolare la connota in modo più severo, chiamandola Colonna Infame.
    La sua presenza è innegabile, proprio lì, accanto all’austero Palazzo del Sedile, quasi a voler ricordare le alterne vicende umane. La sua sommità è ornata da una sfera, quasi un globo che tutto osserva, e alla base, un leone di pietra accovacciato sembra vegliare. Sul suo petto, scolpite nella pietra, risuonano le parole latine: “Custos Iusticiae”, custode della giustizia. Un monito silenzioso, un’eco di un passato in cui la giustizia si manifestava in forme così… dirette. Alcuni studiosi, con la loro sapienza, fanno risalire questa colonna alla metà del Cinquecento, voluta, pare, da Pietro di Toledo, il viceré spagnolo. Si dice che il suo intento fosse quello di ammorbidire la pena della berlina, rendendola, forse, meno cruenta. Così, quella colonna divenne una sorta di gogna cittadina, certo, meno affilata, ma pur sempre umiliante: i condannati venivano fatti sedere a cavallo di quel leone di pietra, con il fondoschiena esposto e le mani strette al freddo marmo della colonna.
    Ma il tempo, si sa, è un gran narratore di paradossi. Se un tempo era quella colonna a “punire”, a esporre le debolezze umane, oggi sembra che le sorti si siano tristemente invertite. La Colonna della Giustizia, testimone muta di secoli di storia, è diventata un bersaglio, un’attrazione per la cieca furia dei vandali. Ricordo ancora quel febbraio del 2013, quando una crepa si aprì alla sua base, una ferita inflitta all’anima di questa pietra. Gli abitanti di queste strade strette e piene di storie mi raccontano, con un velo di tristezza nella voce, di gruppi di ragazzini che, sera dopo sera, prendono a calci la colonna, che si arrampicano irriverenti sul leone, che imbrattano la sua superficie con scritte senza senso. Un oltraggio alla storia, alla memoria di questa città. Eppure, una scintilla di speranza si accende nei progetti dell’Amministrazione comunale, in sinergia con i commercianti che animano queste antiche vie. Si parla della realizzazione di un’aiuola recintata, un abbraccio verde per proteggere questo simbolo. Ma, ahimè, per ora tutto resta immobile, in attesa di concretizzarsi. E io, passeggiando ancora oggi accanto a questa colonna, sento un misto di malinconia e di speranza, guardando questo Custos Iusticiae ferito, ma ancora lì, nel cuore pulsante della mia amata Bari Vecchia.

  • Achille Lauro e McDonald’s di Diego Fusaro

    Sta facendo molto discutere, con posizioni decisamente contrastanti, la scelta dell’artista sedicente anticonformista Achille Lauro di prestarsi per una pubblicità di McDonald’s, la nota panineria globalista in prima linea nella omologazione planetaria dei palati. Severe critiche sono giunte, ad esempio, dai sindacati, che hanno accusato l’artista sedicente controcorrente di appoggiare, con la pubblicità, una battaglia contraria a quella dell’interesse dei lavoratori. Il punto su cui desidero richiamare l’attenzione, però, è un altro. Il circo mediatico e il clero giornalistico hanno per diversi anni ribadito a tambur battente che Achille Lauro rappresenta l’artista anticonformista per eccellenza. Nelle sue prestazioni sempre al centro della società dello spettacolo, egli ha dissacrato il sacro, ha ridicolizzato il divino, ha celebrato l’odierna imperante sdivinizzazione del mondo. Ancora lo ricordiamo quando, sul palco di Sanremo, si svestiva come San Francesco, ridicolizzando la sua figura. La verità è che oggi, nel tempo della Tecnica e del capitale, non vi è nulla di più conformistico che dissacrare il sacro e offendere il religioso: si tratta infatti del movimento fondamentale posto in essere dal capitale e dalla tecnica, che devono mettere in congedo ogni residua trascendenza e ogni residua religione, di modo che la circolazione della merce e la valorizzazione del valore procedano senza impedimenti. Perfino tre suore che leggessero e traducessero appartate Tommaso D’Aquino o Bonaventura da Bagnoregio sarebbero più anticonformiste di Achille Lauro. E adesso abbiamo oltretutto la prova provante dell’anticonformismo di facciata dell’artista, anticonformismo di facciata dietro il quale si nasconde il più radicale conformismo, la più totale adesione ai moduli della civiltà di mercato dominante. Achille Lauro, sempre intento a dissacrare il sacro, celebra poi la religione del nostro tempo, quella del capitale e del mercato, delle multinazionali e dei grandi gruppi no border del big business. Altro che anticonformismo: siamo qui al cospetto del conformismo più radicale, proprio di chi asseconda integralmente la dinamica del mercato, che annienta il sacro per sostituirsi ad esso.

  • VIOLENZA GIOVANILE CONTEMPORANEA

    Si manifesta con una preoccupante mancanza di rispetto interpersonale. Si assiste a una diffusione di comportamenti ostili e all’utilizzo di armi senza alcuna remora. L’umanità sembra recedere di fronte a una crescente brutalità. Questo fenomeno si estende anche all’ambito familiare, dove alcuni giovani adottano atteggiamenti maneschi ed estorsivi nei confronti dei genitori. L’uso di sostanze stupefacenti appare, per questa fascia di individui, come una consuetudine radicata.

  • Volvolo. Le mie paure e l’assistenza ricevuta

    Piero Villani : Sono trascorsi alcuni anni da quell’evento che ha segnato la mia vita.

    Ricordo ancora la sorpresa e la preoccupazione quando, in seguito ad accertamenti medici, mi diagnosticarono un volvolo intestinale.

    Devo dire che l’assistenza che ricevetti in quei giorni fu a dir poco commovente.

    Il ricovero fu immediato, un turbine di emozioni contrastanti che mi condusse all’Ospedale di Putignano.

    L’intero staff, dagli infermieri ai medici, si distinse per una preparazione impeccabile e una dedizione che mi fece sentire non solo un paziente, ma una persona al centro delle loro attenzioni.

    Un pensiero speciale va al mio chirurgo.

    Le sue mani, le definirei davvero “d’oro”, furono capaci di realizzare un vero e proprio capolavoro di alta chirurgia.

    Ancora oggi ripenso a quell’esperienza con gratitudine e ammirazione per il grande chirurgo e per la sua competenza.

    Quell’episodio mi ha lasciato una convinzione profonda: nonostante le difficoltà e le negatività che a volte ci circondano, esistono ancora persone brave, gentili e preparate in strutture ospedaliere di altissimo livello.

    L’Ospedale di Putignano ne è stata per me una prova tangibile, e per questo non smetterò mai di ringraziarlo.

    Volvolo del sigma

    PVL@

  • Sappada nella mia mente

    Rivedo nella mente Sappada e le sue montagne maestose. Avevo appena sei anni e questa vacanza era un evento speciale, perché c’era tutta la mia famiglia. Era così raro avere anche papà con noi, sempre preso dal suo lavoro di medico dermatologo. Ricordo la mia grande gioia di potermeli godere entrambi, questi genitori fantastici e premurosi. Purtroppo, momenti come quelli si ripeterono solo poche altre volte nella mia infanzia.

    Sappada, incastonata nelle Dolomiti friulane, è un vero paradiso per gli amanti delle escursioni.

    Qui si trovano sentieri per tutti i livelli, dalle semplici passeggiate a fondovalle alle avventure più impegnative in quota, con panorami spettacolari, laghi alpini, cascate e rifugi accoglienti. Ecco una selezione delle migliori escursioni e itinerari da non perdere a Sappada, ideali per scoprire la natura incontaminata e i paesaggi mozzafiato della zona.

    Sentiero Naturalistico Piave – Val Sesis

    Questo sentiero è perfetto per chi cerca una passeggiata facile e immersa nella natura. Costeggia il fiume Piave e attraversa boschi e prati, offrendo scorci rilassanti e la possibilità di avvistare la fauna locale. Il percorso è adatto anche a famiglie con bambini e cani, rendendolo una scelta inclusiva e accessibile.

    Laghi d’Olbe

    L’escursione ai Laghi d’Olbe è una delle più amate della zona. Si tratta di tre laghi alpini di origine glaciale, raggiungibili con diversi sentieri di media difficoltà. Il panorama sull’altopiano roccioso e sulle acque cristalline è spettacolare in ogni stagione. Ideale per chi desidera una meta suggestiva senza affrontare dislivelli eccessivi.

    Passeggiata alle Cascatelle di Sappada

    Questa breve escursione conduce a delle pittoresche cascate formate dal Rio Mühlbach, a pochi passi dal centro. Il sentiero è facile e adatto a tutti, perfetto per una pausa rigenerante immersi nel verde e nel suono dell’acqua. Un’opzione ideale per famiglie o per chi ha poco tempo ma non vuole rinunciare alla bellezza della montagna.

    Monte Peralba

    Per gli escursionisti esperti, la salita al Monte Peralba rappresenta una sfida entusiasmante. Con i suoi 2.693 metri, è la cima più alta di Sappada e regala una vista impareggiabile sulle Alpi Carniche. L’itinerario richiede allenamento e passo sicuro, ma la soddisfazione di arrivare in vetta ripaga ogni sforzo.

    Passeggiata a Sappada Vecchia e Val Sesis

    Una camminata tra le borgate storiche di Sappada Vecchia e la pittoresca Val Sesis permette di unire natura e cultura. Il percorso è semplice, adatto anche a chi desidera scoprire l’architettura tipica e le tradizioni locali, immersi in uno scenario alpino di rara bellezza.

    Rifugio Calvi

    L’escursione al Rifugio Calvi è tra le più panoramiche e gratificanti della zona. Il rifugio, situato in posizione strategica tra le vette, è una meta perfetta per una sosta gustando piatti tipici e ammirando il paesaggio. Il sentiero è di media difficoltà, consigliato a chi ha un minimo di esperienza in montagna.

    Fonti
    [1] Escursioni da non perdere – Sappada Dolomiti https://www.sappadadolomiti.com/attivita/escursioni/
    [2] Passeggiate a Sappada e dintorni https://www.visitsappada.it/passeggiate-dolomiti.php
    [3] I MIGLIORI 10 Sentieri per trekking a Sappada (Aggiornato 2025) https://www.tripadvisor.it/Attractions-g1440400-Activities-c61-t87-Sappada_Province_of_Udine_Friuli_Venezia_Giulia.html
    [4] Le 10 escursioni e trekking migliori nei dintorni di Sappada – Plodn https://www.komoot.com/it-it/guide/621404/fantastici-trekking-e-escursioni-nei-dintorni-di-sappada-plodn
    [5] Escursioni a Sappada | Dolomiti https://www.visitsappada.it/escursioni-sappada.php
    [6] Girovagando per Sappada https://www.sappada.blog/girovagando-per-sappada/
    [7] escursioni in montagna a Sappada https://www.sappada.biz/escursioni-sappada.php
    [8] Le più belle passeggiate ed escursioni a Sappada – Outdooractive https://www.outdooractive.com/mobile/it/escursioni/sappada/escursioni-a-sappada/3899754/

  • Francesca Donato . Bambini italiani portarli in moschea

    Io sono da sempre schierata contro l’islamofobia, sono per il dialogo, la tolleranza e la tutela delle minoranze. Ma che dei bambini italiani delle elementari vengano portati in una moschea dalle maestre e iniziati alla religione musulmana è totalmente fuori da ogni canone dell’istruzione scolastica e della funzione stessa della scuola pubblica.

    WIKIPEDIA

  • Cisterna Basilica di Istanbul

    Nota come Cisterna Basilica (in turco Yerebatan Sarnıcı o Yerebatan Sarayı, cioè “palazzo sommerso”), è la più grande cisterna sotterranea ancora conservata in città.

    Fu costruita nel 532 d.C. dall’imperatore Giustiniano I durante l’Impero romano d’Oriente, ampliando una struttura preesistente del tempo di Costantino.

    La sua funzione principale era fornire acqua al grande palazzo imperiale e agli edifici circostanti tramite un sistema alimentato dall’acquedotto di Valente, capace di contenere fino a 80.000 metri cubi d’acqua.

    La cisterna misura circa 143 metri di lunghezza per 70 metri di larghezza, con una superficie che ospita 336 colonne alte circa 9 metri, di diversi stili architettonici, tra Ionico, Corinzio e Dorico, molte recuperate da edifici precedenti.

    La struttura sotterranea crea un effetto di grande suggestione per i visitatori, che possono passeggiare su passerelle sopra lo specchio d’acqua, ammirando colonne illuminate, e due iconiche teste di Medusa che fungono da basi di alcune colonne.

    La cisterna fu riscoperta casualmente nel XVI secolo, ma fu abbandonata fino al XX secolo, quando fu restaurata e aperta al pubblico nel 1987.

    Oggi è una meta turistica imperdibile a Istanbul, apprezzata per il suo valore storico, architettonico e per l’atmosfera unica di questo “palazzo sommerso”.

    avviso “Il testo e le riflessioni contenuti in queste pagine sono parte esclusiva dell’archivio di pierovillani.com. La riproduzione non autorizzata ne altera l’integrità concettuale ed è vietata.”

  • Once Again : 8/5/2025 – 7/9/2025

    Sono lieto di annunciare che dall’8 maggio al 7 settembre 2025, la magnifica Sala Stirling di Palazzo Citterio a Milano, uno spazio della Grande Brera restituito al pubblico lo scorso dicembre, ospiterà “Once Again”, una straordinaria installazione site-specific di Chiara Dynys, sapientemente curata da Anna Bernardini. Quest’opera monumentale trasformerà l’ambiente ipogeo in un paesaggio onirico di grande suggestione, con al centro una imponente macchina scenica che trae ispirazione dai fastosi teatri barocchi del Seicento. Tre rulli prospettici rotanti di notevoli dimensioni – dodici metri di lunghezza per dieci di larghezza – daranno vita alla simulazione del moto perpetuo delle onde che si infrangono dolcemente sulla riva. L’esperienza sarà arricchita da un suono meccanico ipnotico, conducendo lo spettatore a riflettere sul potente simbolismo del mare come metafora intrinseca di viaggio, trasformazione interiore e preziosa memoria.

  • Donald Trump durante un’intervista televisiva con la Nbc

    Donald Trump ha dichiarato di non sapere se debba rispettare la Costituzione degli Stati Uniti. A un’altra domanda, ha risposto di non poter giudicare se i cittadini americani, come i non cittadini, meritino il giusto processo secondo quanto stabilito dalla legge suprema degli Usa, e ha commentato: “Non sono un avvocato”. Ha anche affermato di non essere alla ricerca di “un terzo mandato” e ha detto che intende estendere la scadenza per TikTok qualora non si raggiunga un accordo. Successivamente, sulla sua piattaforma Truth, ha annunciato la riapertura del carcere di Alcatraz e l’imposizione di dazi sui film stranieri.

  • SKYPE

    NON PIU’ DISPONIBILE •

    A partire da maggio 2025, Skype non sarà più disponibile. Questa novità riguarda sia chi usa Skype gratuitamente sia chi ha un abbonamento, ma non influenzerà Skype for Business.
    Per continuare a comunicare con i miei contatti e accedere alle mie chat, potrò passare a Microsoft Teams Free. Questa versione gratuita offre molte delle funzionalità che già conosco di Skype, e anche qualcuna in più. Potrò accedere a Microsoft Teams Free da qualsiasi dispositivo compatibile usando le mie credenziali Skype, e i miei contatti e le mie conversazioni verranno trasferiti automaticamente. Riceverò anche una notifica direttamente nell’app Skype che mi guiderà nel processo di migrazione dei miei dati.
    Se non desidero utilizzare Microsoft Teams Free, avrò comunque la possibilità di esportare i miei dati da Skype.
    I miei attuali abbonamenti per chiamate e numeri Skype continueranno a rinnovarsi automaticamente fino al 3 aprile 2025. Dopo maggio 2025, se avrò ancora un abbonamento attivo, potrò accedere alla tastiera di Skype dal portale Web di Skype e anche all’interno di Teams Free. Se invece vorrò trasferire il mio numero Skype a un altro operatore, dovrò contattare direttamente quest’ultimo per capire come fare, oppure potrò trovare maggiori informazioni al link indicato.
    Infine, le funzionalità a pagamento di Skype non saranno più disponibili per i nuovi utenti. Questo significa che non sarà più possibile acquistare credito Skype o sottoscrivere abbonamenti per effettuare e ricevere chiamate nazionali e internazionali.

  • Ignazio Lopez 1940 . Allievo del Maestro Francesco Spizzico

    Biografia. Nato a Bari il 10 dicembre 1940 ha studiato presso il locale Istituto Statale d’Arte, allievo del Maestro Francesco Spizzico.

    Ha partecipato alle maggiori rassegne regionali, nazionali ed estere, in particolare:

    Edizioni del Maggio di Bari 1959-1960-1961

    Mostra nazionale di pittura estemporanea, Brindisi, 1960

    Collettiva di pittori baresi, Circolo Unione, Bari, 1960

    I e II Mostra Biennale d’arte, Bari, 1962-64

    Mostra Nazionale di Pittura “Città di Conversano” (BA)

    Rassegna regionale di arte visiva, Castellaneta Marina, (TA)

    Mostra Nazionale di pittura e grafica “Città di Polignano a Mare” (BA

    Mostra Internazionale di Arte Grafica, Bilbao, 1999

    Dal 1985 l’Artista ha avviato un’intensa riflessione storica sul territorio, sulla città, sulle civiltà del Mediterraneo e dell’Europa.. Il linguaggio usato è stato quello del simbolismo nella ceramica e i temi affrontati hanno spaziato dalla Magna Grecia alla tradizione popolare e liturgica, dai rosoni di ispirazione ellenistica al tuttotondo degli askòs, delle lucerne, dei vasi “canosini. La produzione ceramica è stata rappresentata in diverse rassegne:

    Personale presso la Galleria d’Arte “La Nuova Vernice”, 1987-1988

    Collezione “Bari ‘90”, 1990

    Personale presso lo spazio espositivo del Comune di Bari: “Dal Caos al Cosmo” 1994

    Collezione ceramiche nicolaiane, Bari, 1994

    Mostra personale presso l’Associazione Culturale, La Diffèrance, 1995, Bari

    Mostra personale presso il Circolo Agorà, Bari, 1995

    Personale “Nel Fuoco della Parola”, Net Cafè, 1996

    Personale pluritematica Spazio espositivo del Comune di Bari, 2000

    Personale monotematica ODOS 2013

    Uno studio analitico è stato rivolto ai rotoli pergamenacei dell’Exultet della Cattedrale di Bari.

    Una rilettura dei classici greci e latini ha consentito di rivisitare in chiave contemporanea alcuni dei temi più interessanti dell’epica e della filosofia.

    Nel gennaio 2012, l’artista ha ricevuto il primo premio dalla CNA Puglia per il concorso “ 40 Idee per San Nicola” per la realizzazione di una stele nicolaiana.

    Tutta la produzione, tanto pittorica quanto ceramica, è stata esposta presso lo spazio espositivo dell’Associazione LA MATERIA E LA FORMA in Piazza Cattedrale, Bar

    LINK :

    https://www.facebook.com/share/1EMXEfNDa1/?mibextid=wwXIfr

    https://ignaziolopez.it/

    https://pierovillani.com/2025/05/25/ignazio-lopez-artista-ceramista/

    RED@

  • Colletti bianchi . Classe media americana

    I colletti bianchi della classe media americana sono un gruppo socioeconomico ampio e sfaccettato, caratterizzato principalmente dal tipo di lavoro che svolgono e dal loro livello di reddito.

    Ecco alcuni aspetti chiave

    Definizione di “Colletto Bianco”

    Tradizionalmente, il termine si riferisce a coloro che svolgono lavoro professionale, amministrativo o manageriale in un ufficio o in un ambiente non manuale. Questo contrasta con i “colletti blu” che svolgono lavori manuali.

    Le professioni tipiche includono manager, impiegati d’ufficio, professionisti come avvocati, contabili, insegnanti, analisti finanziari, informatici, operatori sanitari (non manuali), ecc.

    Spesso, ma non sempre, questi lavori richiedono un livello di istruzione superiore, come una laurea o qualifiche professionali.

    La retribuzione è generalmente salariata piuttosto che oraria, e spesso include benefit come assicurazione sanitaria e piani pensionistici.

    La Classe Media Americana

    Definire la “classe media” è complesso e ci sono diverse definizioni. Una definizione comune del Pew Research Center nel 2021 considera la classe media come nuclei familiari con un reddito compreso tra i due terzi e il doppio del reddito medio nazionale. Per una famiglia di tre persone, questo si traduceva in un intervallo di reddito annuo approssimativo tra i 52.000 e i 156.000 dollari.

    La classe media americana è diminuita di dimensioni negli ultimi decenni, passando dal 61% della popolazione nel 1971 al 51% nel 2023, con una crescita sia della classe a basso reddito che di quella ad alto reddito.

    È un gruppo demograficamente diversificato, anche se storicamente la maggioranza è stata bianca. Nel 2019, tra gli individui di età compresa tra i 25 e i 54 anni appartenenti al 60% centrale della distribuzione del reddito, il 59% era bianco, il 18% ispanico, il 12% nero e il 10% “altro”.

    Il livello di istruzione è un fattore significativo. Nel 2021, il 48% degli adulti con una laurea era considerato di classe media.

    L’Intersezione tra Colletti Bianchi e Classe Media

    Molti colletti bianchi appartengono alla classe media americana. I lavori professionali e amministrativi sono spesso associati a redditi che rientrano nella definizione di classe media.

    Tuttavia, non tutti i colletti bianchi sono di classe media, e non tutti i membri della classe media sono colletti bianchi.
    Alcuni colletti bianchi con posizioni di alto livello (dirigenti, specialisti molto richiesti) possono rientrare nella classe media superiore o addirittura nella classe alta.
    Alcuni membri della classe media possono svolgere lavori che non sono tradizionalmente considerati “colletti bianchi”, come tecnici specializzati o supervisori in settori “colletti blu” che percepiscono un reddito medio.

    La percezione e la realtà della classe media dei colletti bianchi sono cambiate nel tempo. Un tempo associati a una maggiore sicurezza economica e opportunità di avanzamento, molti colletti bianchi della classe media oggi affrontano sfide come la stagnazione salariale, l’aumento del costo della vita (sanità, istruzione) e una minore sicurezza del lavoro a causa della globalizzazione e dell’automazione. In sintesi, i colletti bianchi rappresentano una categoria di lavoratori basata sul tipo di mansioni svolte, mentre la classe media è definita principalmente dal livello di reddito. C’è una sovrapposizione significativa tra i due gruppi negli Stati Uniti, ma le dinamiche economiche e sociali hanno portato a cambiamenti nella composizione e nelle sfide affrontate dalla classe media dei colletti bianchi.

  • Afro Basaldella,conquistò il mondo con la sua pittura

    Giovanissimo, appena sedici anni già faceva parlare di sé.

    Esponeva i suoi lavori con i fratelli Dino e Mirko.

    Era il 1928 e quella fu la prima ed unica mostra di quella che chiamarono la Scuola Friulana d’Avanguardia.

    Poi, la fortuna bussò alla sua porta sotto forma di una borsa di studio della Fondazione Artistica Marangoni di Udine.

    Era il 1930 e questa opportunità gli spalancò le porte di Roma dove Afro in compagnia del fratello Dino poté respirare l’aria dell’ambiente artistico capitolino.

    Dal ’31 in poi, Afro cominciò a farsi notare, partecipando a diverse Mostre Sindacali.

    Ma il vero trampolino fu nel ’33, quando espose alla prestigiosa Galleria del Milione di Milano, insieme ad altri artisti friulani come Bosisio, Pittino e Taiuti. Poco dopo, Roma lo accolse definitivamente.

    Nel ’35 varcò la soglia della Quadriennale e l’anno seguente partecipò alla Biennale di Venezia, un appuntamento a cui tornerà anche nel ’40 e nel ’42.

    Dopo aver assorbito le suggestioni della Scuola Romana, dopo aver lasciato il suo segno su diverse pareti con opere di pittura murale e dopo una breve infatuazione per il Neocubismo, nel 1950 Afro sentì il richiamo dell’America.

    Oltreoceano iniziò una collaborazione feconda e duratura, ben vent’anni, con la Catherine Viviano Gallery.

    Quel clima culturale così diverso, quei fermenti artistici che ribollivano negli Stati Uniti in quegli anni, lasciarono un’impronta profonda nell’animo di Afro.

    Furono esperienze che, in seguito, rielaborò con una sua cifra stilistica inconfondibile.

    Tornato in Italia, nel ’52 aderì al Gruppo degli Otto, partecipando alla XXVI Biennale.

    Fu in occasione dell’edizione successiva che un critico illuminato come Lionello Venturi seppe cogliere l’essenza del suo fare artistico, sottolineando la sua abilità tecnica, la sua precisione quasi maniacale, la passione che nutriva per il lavoro, quell’eleganza innata e la poesia che emanava dalle sue tele.

    Il 1955 fu un anno importante: Afro fu presente alla prima edizione di Documenta a Kassel, alla Quadriennale di Roma e partecipò a una mostra itinerante negli Stati Uniti intitolata “The New Decade: 22 European Painters and Sculptors”.

    Nel 1956 arrivò il riconoscimento più ambito: il premio come miglior pittore italiano alla Biennale di Venezia.

    Nel 1958, Afro ebbe l’onore di partecipare, insieme a giganti come Appel, Arp, Calder, Miró, Moore, Picasso e Tamayo, alla decorazione della nuova sede del palazzo dell’UNESCO a Parigi.

    Lì dipinse “Il Giardino della Speranza”.

    Gli anni 1959-’60 lo videro ancora protagonista sulla scena internazionale: fu invitato a II.

    Documenta a Kassel e vinse premi prestigiosi a Pittsburgh e il premio per l’Italia al Solomon R. Guggenheim di New York.

    Nel 1961, J. J. Sweeney, curatore del Guggenheim Museum, gli dedicò una splendida monografia, un omaggio alla sua grandezza.

    Le mostre personali si susseguirono in quegli anni: nel ’60 a Cambridge, al Massachusetts Institute of Technology; nel ’61 a Parigi, alla Galerie de France, e a Milano, alla Galleria Blu.

    E ancora, tra il ’64 e il ’65, in diverse città europee: alla Galerie im Erker di St. Gallen, alla Räber di Lucerna, alla Günter Franke di Monaco di Baviera.

    Fino alla grande antologica del 1969-’70, curata da B. Krimmel, che fece tappa al Kunsthalle di Darmstadt, alla Nationalgalerie di Berlino e poi al Palazzo dei Diamanti di Ferrara.

    Un vero e proprio pellegrinaggio artistico per celebrare il suo talento.

    Dopo la scomparsa del fratello Mirko nel 1969, un evento doloroso che lo provò profondamente, la salute di Afro conobbe alti e bassi.

    Gli anni ’70 furono caratterizzati da un’intensificazione della sua opera grafica, mentre l’attività pittorica ed espositiva si fece più rarefatta.

    Purtroppo, questo grande maestro ci lasciò a Zurigo nel 1976.

    Un vero artista Afro Basaldella, un figlio della nostra terra che ha saputo conquistare il mondo con la sua pittura.

    Kkk