INFETTIVOLOGO
Prima di firmare le dimissioni di un paziente ricoverato, lo specialista infettivologo esegue una valutazione rigorosa e multifattoriale per garantire che il quadro clinico sia stabilizzato e che la prosecuzione delle cure a domicilio avvenga in totale sicurezza.
Il primo pilastro della valutazione è la stabilità clinica ed emodinamica del paziente.
L’infettivologo verifica l’assenza di febbre da almeno 24-48 ore senza l’ausilio di antipiretici e accerta che i parametri vitali, come la frequenza cardiaca, la pressione arteriosa e la saturazione dell’ossigeno, siano stabilizzati nei range di normalità.
Un altro passaggio cruciale riguarda l’evoluzione degli esami di laboratorio. Non si valuta soltanto il valore assoluto, ma il trend decrescente dei principali indici di flogosi, come la Proteina C Reattiva (PCR) e la procalcitonina, insieme alla normalizzazione o al netto miglioramento dei globuli bianchi e della funzionalità d’organo, in particolare renale ed epatica.
Il medico analizza poi la fattibilità dello switch terapeutico, ovvero il passaggio dalla terapia antibiotica o antivirale endovenosa a quella per via orale. Questo presuppone che il paziente abbia ripristinato una corretta tolleranza gastroenterica, sia in grado di deglutire e che l’infezione riscontrata possa essere trattata efficacemente con molecole disponibili in compresse o sciroppi.
Infine, l’infettivologo non trascura il contesto logistico e sociale del malato.
Viene accertata la presenza di un caregiver o di una rete familiare in grado di supervisionare l’aderenza alla terapia domiciliare, l’adeguatezza dell’ambiente domestico per eventuali isolamenti residui e la comprensione chiara del calendario dei successivi controlli ambulatoriali.
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