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Fantastiche Madeleinette
Fantastiche Madeleinette
Un piccolo tesoro della pasticceria che evoca ricordi di infanzia, di tè pomeridiani e di una semplicità elegante.
Andiamo a scoprire insieme la storia, le caratteristiche e i segreti di questi deliziosi biscotti a forma di conchiglia.
Un Nome Evocativo e una Storia Avvolta nel Mistero
Il nome “madeleine” risuona nella mente come un’eco letteraria, riportandoci immediatamente al celebre passo di Marcel Proust in “Alla ricerca del tempo perduto”.
Tuttavia, l’origine precisa di questo biscotto è avvolta da diverse leggende.
Una delle storie più popolari narra che una giovane cuoca di nome Madeleine, al servizio del duca Stanisław Leszczyński (suocero di Luigi XV), preparò questi piccoli dolcetti per un’occasione speciale. Il duca ne fu talmente conquistato da battezzarli con il nome della loro creatrice.
Un’altra versione, meno romantica ma forse più plausibile, fa risalire la ricetta a delle monache del convento di Commercy, nella regione della Lorena, che preparavano questi biscotti per venderli e sostenere il convento.
Indipendentemente dalla loro vera origine, le madeleine hanno attraversato i secoli mantenendo intatto il loro fascino e la loro bontà.La forma a conchiglia, ottenuta grazie a uno speciale stampo, è diventata il loro tratto distintivo inconfondibile.
Le Caratteristiche Uniche delle Madeleinette
Ciò che rende le madeleinette così speciali è la loro consistenza particolare: un esterno leggermente croccante che racchiude un cuore morbido e spugnoso.
Il sapore è delicato e burroso, spesso arricchito da un tocco di limone o di vaniglia che ne esalta la fragranza.
Gli ingredienti base sono semplici: farina, burro, zucchero, uova e un agente lievitante.
La magia sta nel modo in cui questi ingredienti vengono combinati e cotti.
Un passaggio cruciale è spesso il riposo dell’impasto in frigorifero, che contribuisce a sviluppare i sapori e a ottenere quella caratteristica “gobba” che si forma sulla superficie durante la cottura.
Questa gobba, un piccolo rigonfiamento dorato, è considerata un segno di una madeleine ben riuscita.
Un Biscotto Versatile: Dalla Tradizione all’Innovazione
Sebbene la ricetta classica sia intramontabile, nel corso del tempo sono nate diverse varianti che giocano con gli aromi e gli ingredienti.Si possono trovare madeleinette al cioccolato, al pistacchio, all’arancia, o arricchite con miele e spezie.
Questa versatilità le rende perfette per diverse occasioni, dalla colazione a una merenda golosa, fino a un elegante accompagnamento per il caffè o il tè.
Le Madeleinette Oggi: Un Classico Sempre Attuale
Ancora oggi, le madeleinette sono apprezzate in tutto il mondo per la loro semplicità e il loro gusto raffinato.
Si trovano nelle pasticcerie più eleganti così come nelle case, dove vengono preparate con amore seguendo ricette tramandate di generazione in generazione.
La loro forma iconica e il loro sapore confortante le rendono un simbolo di dolcezza e di ricordi preziosi.
Che le si gusti in silenzio, assaporando ogni boccone, o che le si condivida con le persone care, le madeleinette continuano a regalarci piccoli momenti di felicità.
E tu, hai mai provato a preparare le madeleinette in casa? Se sì, qual è il tuo tocco segreto?
Pvl
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LEONE XIV e BERGOGLIO
LEONE XIV e BERGOGLIO

Prof. Avv. Augusto Sinagra :
Dirò solo due parole di stretta attualità sul nuovo Papa Robert Francis Prevost che ha assunto il nome di Leone XIV.
Non conosco il personaggio e riservo la mia valutazione agli atti che compirà.
Per quanto di nomina bergogliana non credo proprio che continuerà i pasticci del pampero argentino causati dalla sua profonda scarsezza culturale e ignoranza in senso proprio tecnico.
Papa Leone XIV appartiene all’Ordine religioso degli Agostiniani che unitamente all’Ordine dei Dominicani è un Ordine religioso che si connota per la profonda cultura a differenza del pampero. Forse di più l’Ordine religioso dei Dominicani.
Egli parla 5 lingue e parla benissimo la nostra lingua italiana ma quel che più conta è che legge e pronuncia correttamente la lingua latina.
Dica qualcuno se mai Bergoglio pronunciò una sola parola in latino!
Egli ha iniziato con un generalizzato auspicio: “La pace sia con voi” e nel prosieguo come anche nella omelia di inaugurazione del suo Pontificato con la Messa cui hanno partecipato tutti i Cardinali (quelli nominati legittimamente e anche quelli nominati illegittimamente), ha mostrato conoscenza della teologia e conformità al Messaggio evangelico.
Ricordo ancora il discorso inaugurale del pampero dalla Loggia di San Pietro che iniziò con uno squallido “Buonasera”. Al pari di chi entra in una salumeria.
Infine, non posso nascondere la mia soddisfazione per le non soddisfatte aspirazioni carrieristiche del Cardinale Pietro Parolin. Certo, Matteo Zuppi sarebbe stato il peggio del peggio per le sue paturnie immigrazionistiche e per i suoi non tranquillizzanti contatti con la Comunità di Sant’Egidio.
L’impronta culturale e “politica” nel senso veramente più nobile, di Papa Prevost è la scelta del nome che si pone al seguito del grande Papa Leone XIII Autore della più importante Enciclica di tutti i tempi: la “Rerum novarum” fondativa della politica sociale della Chiesa cattolica che ha “attraversato” i più importanti movimenti politici del Secolo ventesimo, marcando l’impegno sociale del laicismo cattolico: il Comunismo, il Partito Popolare di Don Luigi Sturzo e il Fascismo.
Pvl
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Mosca/Chiesa di San Basilio
Mosca/Chiesa di San Basilio
Questa meraviglia architettonica, con le sue cupole a bulbo variopinte che sembrano sfidare il cielo, non è solo un simbolo di Mosca, ma un vero e proprio gioiello dell’arte e della storia russa. Nata da una Vittoria, Icona di un Impero. La storia di San Basilio affonda le sue radici nel XVI secolo. Voluta dal terribile zar Ivan il Terribile per commemorare la conquista del Khanato di Kazan nel 1552, la cattedrale fu completata nel 1561. La sua denominazione ufficiale è Cattedrale dell’Intercessione della Madre di Dio presso il Fossato, ma il nome popolare di San Basilio si è radicato così profondamente nella cultura moscovita da eclissare quello originale. Questo appellativo è un omaggio a San Basilio il Benedetto, un venerato folle per Cristo le cui spoglie furono inumate proprio in questo luogo. Un’Architettura Unica al Mondo
Ciò che rende San Basilio così straordinaria è la sua architettura inconfondibile. Nove cappelle distinte, ognuna sormontata da una cupola a bulbo unica per colore e decorazione, si ergono su un unico basamento. Questa disposizione crea un effetto visivo dinamico e sorprendente, quasi fiabesco. Le intricate decorazioni esterne, con i loro motivi geometrici e floreali vivacemente colorati, contrastano con la relativa sobrietà dell’interno. Un Labirinto di Fede e Arte
Varcare la soglia di San Basilio significa immergersi in un labirinto di gallerie strette, passaggi tortuosi e piccole cappelle, ognuna con la propria iconostasi riccamente decorata. Gli affreschi antichi che adornano le pareti narrano storie bibliche e celebrano santi, offrendo uno spaccato profondo della spiritualità e dell’arte religiosa russa del tempo. La varietà degli stili e delle decorazioni all’interno riflette le diverse fasi della sua costruzione e le successive aggiunte.Testimone Silenzioso della Storia Russa Nel corso dei secoli, San Basilio ha assistito a innumerevoli eventi storici, dalle incoronazioni degli zar alle parate militari dell’era sovietica. Ha resistito a incendi, invasioni e tentativi di distruzione, mantenendo intatta la sua bellezza e il suo fascino. La sua stessa esistenza è una testimonianza della resilienza dello spirito russo e della sua ricca eredità culturale.
Oggi: Un Patrimonio Mondiale da Ammirare Dichiarata patrimonio dell’umanità dall’UNESCO, la Cattedrale di San Basilio continua ad attrarre visitatori da ogni angolo del globo. Ammirare le sue cupole scintillanti sotto il sole di Mosca, perdersi nel dedalo dei suoi interni e respirare la sua storia millenaria è un’esperienza indimenticabile. Se state programmando un viaggio a Mosca, una visita a San Basilio è assolutamente imperdibile. Preparatevi a rimanere incantati dalla sua bellezza unica e dalla sua atmosfera intrisa di storia e spiritualità.
Pvl
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RUSSIA/MOSCA/KGB
Ombra potente del secolo breve
Il Komitet Gosudarstvennoy Bezopasnosti, meglio noto con l’acronimo KGB, è un nome che evoca un’aura di mistero, potere incontrastato e, spesso, timore.
Nato nel 1954 come successore di una lunga serie di organizzazioni di sicurezza sovietiche, tra cui la famigerata NKVD, il KGB non fu semplicemente un’agenzia di intelligence e sicurezza; rappresentò un pilastro fondamentale del sistema sovietico, un’ombra onnipresente che si estendeva ben oltre i confini dell’URSS, influenzando la politica internazionale e la vita di milioni di persone.
Per comprendere appieno il ruolo del KGB, è necessario inquadrarlo nel contesto della Guerra Fredda.
In un mondo diviso in blocchi contrapposti, l’intelligence e la controspionaggio divennero armi cruciali.
Il KGB si trovò al centro di questa battaglia silenziosa, incaricato di proteggere gli interessi dello Stato sovietico all’interno e all’esterno dei suoi confini, neutralizzare le minacce percepite e proiettare l’influenza del Cremlino a livello globale.
Le molteplici facce del KGB
Il KGB non era un’entità monolitica, ma un complesso apparato suddiviso in diverse direzioni e dipartimenti, ognuno con compiti specifici.
Prima Direzione Principale
Responsabile delle operazioni di intelligence all’estero, raccogliendo informazioni politiche, economiche, scientifiche e militari nei paesi occidentali e in altre nazioni non allineate.
Le sue spie operavano sotto copertura diplomatica, commerciale o come presunti giornalisti e accademici, tessendo intricate reti di informatori.
Seconda Direzione Principale
Focalizzata sul controspionaggio interno e sulla sicurezza dello Stato, monitorando la popolazione, reprimendo il dissenso politico, sorvegliando gli stranieri e infiltrando organizzazioni potenzialmente ostili al regime.
Terza Direzione Principale
Con il compito di sorvegliare le forze armate e le istituzioni statali, assicurando la lealtà del personale e prevenendo infiltrazioni nemiche.
Quinta Direzione Principale
Creata negli anni ’60, si occupava specificamente della “lotta all’ideologia sovversiva”, ovvero la repressione del dissenso intellettuale, artistico e religioso.
Ottava Direzione Principale
Responsabile delle comunicazioni sicure, della crittografia e della decrittazione.
Direzione delle Guardie di Frontiera
Incaricata della sorveglianza dei vasti confini sovietici.
Potere e metodi controversi
Il KGB esercitava un potere immenso e spesso agiva al di sopra della legge, forte del sostegno del Partito Comunista.
I suoi metodi erano spesso brutali e spietati
Sorveglianza capillare
La popolazione sovietica viveva sotto un costante velo di sorveglianza, con una vasta rete di informatori che segnalavano attività sospette o critiche nei confronti del regime.
Repressione del dissenso
Ogni forma di opposizione politica, espressione artistica non allineata o pratica religiosa non ortodossa veniva duramente repressa attraverso arresti, internamenti in ospedali psichiatrici, esili e, in alcuni periodi, esecuzioni.
Operazioni segrete all’estero
Il KGB orchestrò operazioni di influenza politica, disinformazione, sabotaggio e persino assassinii mirati per eliminare nemici del regime o destabilizzare governi ostili.
Infiltrazione
Agenti del KGB si infiltravano in organizzazioni politiche, movimenti sociali e agenzie governative straniere per raccogliere informazioni e influenzare gli eventi.
Figure chiave e momenti storici
Molte figure di spicco hanno guidato il KGB nel corso della sua esistenza, plasmando la sua strategia e la sua influenza.
Tra questi spiccano Yuri Andropov, che in seguito divenne Segretario Generale del PCUS, e Vladimir Kryuchkov, l’ultimo presidente del KGB prima della dissoluzione dell’Unione Sovietica.
Il KGB fu coinvolto in numerosi eventi cruciali della Guerra Fredda, dalla crisi dei missili di Cuba alla repressione della Primavera di Praga, dalle operazioni di spionaggio su scala globale al sostegno a movimenti di liberazione nazionale in diverse parti del mondo.
La dissoluzione e l’eredità
Con il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991, il KGB fu smantellato e suddiviso in diverse agenzie di sicurezza indipendenti, tra cui il Servizio Federale per la Sicurezza (FSB) e il Servizio di Intelligence Estera (SVR) in Russia.
L’eredità del KGB è complessa e controversa
Da un lato, viene ricordato come uno strumento di repressione e terrore, responsabile di innumerevoli violazioni dei diritti umani e di un clima di paura e sospetto.
Dall’altro, alcuni lo considerano un’organizzazione efficiente che ha protetto gli interessi dello Stato sovietico in un periodo di intensa rivalità internazionale.
Indipendentemente dal giudizio storico, il KGB rimane una delle agenzie di intelligence più potenti e influenti del XX secolo, un’ombra lunga che continua a proiettarsi sul panorama geopolitico contemporaneo.
La sua storia è un monito sui pericoli del potere incontrollato e sulla fragilità delle libertà individuali di fronte a un apparato di sicurezza onnipotente.
Pvl
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Piazza Rossa a Mosca
Cuore Pulsante della Storia Russa
Piazza Rossa.
Solo il nome evoca immagini di maestosità, storia millenaria e un fascino quasi mistico. Situata nel cuore di Mosca, ai piedi delle imponenti mura del Cremlino, questa iconica piazza non è semplicemente uno spazio aperto; è un palcoscenico su cui si sono svolti eventi cruciali che hanno plasmato il destino della Russia e del mondo.
Camminare sulla pavimentazione in pietra di Piazza Rossa significa ripercorrere secoli di storia. Le sue origini risalgono al XV secolo, quando Ivan III, il Grande, ordinò la demolizione delle costruzioni in legno che sorgevano ai piedi delle mura del Cremlino per creare uno spazio commerciale e cerimoniale. Inizialmente conosciuta come “Piazza del Mercato” o “Piazza degli Incendi” a causa dei frequenti roghi, assunse il nome di “Krasnaya Ploshchad” nel XVII secolo. La parola russa “krasnaya” anticamente significava sia “bella” che “rossa”, un doppio significato che ben si adatta alla sua bellezza intrinseca e ai mattoni rossi di molti degli edifici che la circondano.
Un panorama di monumenti iconici:
Piazza Rossa è un vero e proprio museo a cielo aperto, circondata da alcuni dei monumenti più emblematici della Russia:Il Cremlino: Imponente fortezza medievale e attuale residenza del Presidente russo, le sue mura merlate e le torri sormontate da stelle rosse dominano il lato occidentale della piazza. Al suo interno si trovano cattedrali storiche, palazzi e musei di inestimabile valore.
La Cattedrale di San Basilio: Con le sue cupole a bulbo multicolore e dalle forme sinuose, questa meraviglia architettonica del XVI secolo è forse l’immagine più iconica di Mosca e della Russia stessa. Commissionata da Ivan il Terribile per commemorare la conquista di Kazan’, la sua bellezza fiabesca incanta i visitatori.
Il Mausoleo di Lenin: Situato al centro della piazza, questa austera struttura in granito ospita la salma imbalsamata di Vladimir Lenin, figura centrale della Rivoluzione Russa.
Il GUM (Grandi Magazzini Universali): Affacciato sul lato orientale della piazza, questo elegante complesso commerciale in stile neorusso è un simbolo del lusso e della storia commerciale di Mosca.
Il Museo di Storia di Stato: Situato all’estremità settentrionale della piazza, questo imponente edificio in mattoni rossi ospita una vasta collezione che ripercorre la storia della Russia dalle sue origini fino ai giorni nostri.
La Torre del Salvatore (Spasskaya Bashnya): Una delle torri più famose del Cremlino, il suo orologio ha scandito il tempo di Mosca per secoli ed è un punto di riferimento per l’intera nazione.
Un palcoscenico di eventi storici:
Piazza Rossa è stata testimone di innumerevoli eventi storici di portata mondiale. Parate militari imponenti durante l’era sovietica, incoronazioni zariste, processioni religiose, manifestazioni politiche e concerti di artisti internazionali: ogni pietra di questa piazza ha assorbito l’eco di questi momenti cruciali. Ancora oggi, la piazza ospita importanti celebrazioni e parate, mantenendo vivo il suo ruolo centrale nella vita del paese.
Un’esperienza indimenticabile:
Visitare Piazza Rossa è un’esperienza che lascia un segno indelebile. La grandiosità degli edifici circostanti, la vastità dello spazio e la consapevolezza della storia che vi è racchiusa creano un’atmosfera unica e suggestiva. Che siate appassionati di storia, amanti dell’architettura o semplicemente viaggiatori curiosi, Piazza Rossa vi conquisterà con la sua bellezza e la sua importanza culturale.
Consigli per la visita:Il momento migliore: Visitare la piazza al mattino presto o alla sera tardi permette di evitare la folla e godere di una luce suggestiva.
Vestitevi in modo appropriato: Ricordate che alcuni siti, come le cattedrali all’interno del Cremlino, richiedono un abbigliamento rispettoso.
Dedicate tempo all’esplorazione: Ogni edificio e ogni angolo di Piazza Rossa merita attenzione.
Informatevi sugli eventi in corso: Potreste avere la fortuna di assistere a una parata o a una celebrazione.
Piazza Rossa non è solo una meta turistica; è un simbolo potente della storia, della cultura e dell’anima russa. Un luogo dove il passato e il presente si incontrano, lasciando nel cuore di ogni visitatore un ricordo indelebile. -
MOSCA/CREMLINO
Un nome che evoca immediatamente immagini di storia, potere e magnificenza.
Situato nel cuore della città, sulla riva sinistra del fiume Moscova, questa imponente fortezza è molto più di un semplice complesso di edifici : è il simbolo stesso della Russia, un sito storico e culturale di importanza mondiale.
Un Baluardo di Storia e Potere
Origini Antiche
Le sue origini risalgono al XII secolo, quando era una modesta fortificazione in legno.
Nel corso dei secoli, è stato ricostruito in pietra bianca e poi in mattoni rossi, assumendo l’aspetto che ammiriamo oggi.
Ogni epoca ha lasciato il suo segno, rendendolo un palinsesto vivente della storia russa.
Cuore Politico e Religioso
Per secoli, il Cremlino è stato il centro del potere politico e religioso della Russia.
Ha ospitato zar, imperatori, leader sovietici e ora il presidente della Federazione Russa.
Le sue cattedrali, con le loro cupole dorate scintillanti, sono state il fulcro della Chiesa Ortodossa Russa.
Un Complesso Architettonico Straordinario
All’interno delle sue mura merlate, che si estendono per oltre due chilometri, si trovano una serie di edifici di inestimabile valore storico e artistico:
Le Cattedrali
La Cattedrale dell’Assunzione, la Cattedrale dell’Arcangelo Michele e la Cattedrale dell’Annunciazione, ognuna con la propria storia e magnifici affreschi e icone.
I Palazzi
Il Grande Palazzo del Cremlino, un’imponente struttura del XIX secolo, e il Palazzo dei Congressi del Cremlino, un esempio di architettura sovietica moderna.
Le Torri
Le iconiche torri del Cremlino, ognuna con la sua forma e la sua storia, come la Torre Spasskaya con il suo famoso orologio.
Il Campanile di Ivan il Grande
Una torre imponente che per secoli è stata l’edificio più alto di Mosca e offriva una vista panoramica sulla città.
Bellezza e Grandiosità Immortali
Architettura Imponente: L’insieme degli edifici, con le loro cupole dorate, le facciate riccamente decorate e le mura merlate, crea un’immagine di maestosità e potenza che lascia senza fiato.
Tesori Culturali Inestimabili
All’interno dei musei del Cremlino si possono ammirare collezioni di inestimabile valore, tra cui gioielli della corona, carrozze cerimoniali, abiti sacri e opere d’arte.
Un Simbolo Duraturo
Il Cremlino non è solo un monumento storico, ma un simbolo vivo della resilienza e della grandezza della Russia.
La sua immagine è indissolubilmente legata all’identità nazionale russa e continua ad affascinare milioni di visitatori da tutto il mondo.
Visitare il Cremlino è come fare un viaggio attraverso i secoli, toccando con mano la storia e ammirando la bellezza di un luogo che ha plasmato il destino di una nazione.
È un’esperienza che lascia un segno indelebile nella memoria.
Pvl
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MOSCA/GRANDI MAGAZZINI GUM
MOSCA/GRANDI MAGAZZINI GUM
Non sono semplicemente un centro commerciale, ma un’icona di bellezza, storia e grandezza architettonica incastonata nel cuore pulsante della capitale russa, proprio di fronte alla maestosa Piazza Rossa e al Cremlino.
Bellezza Architettonica e Design Imponente
Stile Neorusso
L’edificio stesso è un capolavoro in stile neorusso, progettato dall’architetto Alexander Pomerantsev e dall’ingegnere Vladimir Shukhov.
Inaugurato nel 1893, la sua facciata elaborata, con dettagli che richiamano l’antica architettura russa, cattura immediatamente lo sguardo.
Archi a ferro di cavallo, torrette decorate e l’uso di materiali come il granito rosso finlandese, il marmo di Tarusa e la pietra calcarea contribuiscono a creare un’estetica unica e sontuosa.
Gallerie Interne Luminose
Varcando le sue porte, si è accolti da tre lunghe gallerie che si estendono per tre piani, inondate di luce naturale grazie a uno spettacolare tetto in vetro.
Queste gallerie sono collegate da eleganti passerelle, creando una sensazione di spazio e ariosità.
Dettagli Ornamentali
L’interno è altrettanto impressionante, con colonne ornate, balaustre in ferro battuto e decorazioni che riflettono la ricchezza e la storia del luogo.
I pavimenti stessi, realizzati con piastrelle di pregio, aggiungono un tocco di eleganza.
Grandiosità e Atmosfera Unica
Dimensioni Maestose
Con una superficie di circa 80.000 metri quadrati, il GUM è uno dei più grandi magazzini d’Europa. La sua estensione lungo tutto il lato est della Piazza Rossa gli conferisce un’imponenza ineguagliabile.
Un Crogiolo di Storia
Nato come le “File Superiori di Commercio” in epoca zarista, il GUM ha attraversato la Rivoluzione Russa, il periodo sovietico (durante il quale fu persino trasformato in uffici) e la rinascita come lussuoso centro commerciale dopo la caduta dell’Unione Sovietica.
Questa storia stratificata si respira in ogni angolo.
Un’Esperienza Oltre lo Shopping
Il GUM non è solo un luogo dove acquistare beni di lusso. È un punto di riferimento culturale, un luogo di passeggio, di incontro e di ammirazione.
Ospita eventi, mostre e persino una pista di pattinaggio durante l’inverno, trasformandosi in un vero e proprio polo di attrazione per moscoviti e turisti.
Vetrina del Lusso e della Tradizione
All’interno si trovano boutique di alta moda internazionali e marchi russi esclusivi, ma anche ristoranti e caffè in stile sovietico che offrono un tuffo nel passato.
È possibile trovare souvenir tradizionali come le matrioske accanto alle ultime creazioni di stilisti famosi.
In sintesi, i Grandi Magazzini GUM di Mosca sono un’esperienza sensoriale a 360 gradi.
La loro bellezza architettonica mozzafiato, unita alla loro grandiosità storica e all’atmosfera vibrante, li rendono un luogo unico e indimenticabile, ben più di un semplice centro commerciale.
Passeggiare tra le sue gallerie è come fare un viaggio nel tempo, ammirando la magnificenza di un’epoca passata che si fonde con l’eleganza del presente.
Pvl
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Vladimir Putin
Primi anni e formazione :
è nato il 7 ottobre 1952 a Leningrado (ora San Pietroburgo), in Russia.
È cresciuto in una famiglia operaia e ha studiato legge all’Università statale di Leningrado, laureandosi nel 1975.
Durante gli anni dell’università, è entrato a far parte del Partito Comunista dell’Unione Sovietica.
Carriera nel KGB :
Dopo la laurea, Putin ha lavorato come ufficiale dell’intelligence per il KGB, il servizio di sicurezza sovietico, per circa 16 anni.
Ha prestato servizio sia a Leningrado che nella Germania dell’Est.
Carriera politica iniziale :
All’inizio degli anni ’90, dopo il crollo dell’Unione Sovietica, Putin è entrato in politica a San Pietroburgo.
Ha ricoperto varie posizioni nel governo cittadino, diventando infine vice sindaco.
Nel 1996, si è trasferito a Mosca per lavorare nell’amministrazione presidenziale.
Ascesa alla presidenza :
Nel 1999, il presidente Boris Eltsin ha nominato Putin primo ministro.
Eltsin si è dimesso alla fine del 1999, e Putin è diventato presidente ad interim.
Ha vinto le elezioni presidenziali nel 2000 ed è stato rieletto nel 2004.
Dal 2008 al 2012 ha ricoperto la carica di primo ministro, a causa dei limiti costituzionali, per poi essere rieletto presidente nel 2012, 2018 e nel 2024.
Presidenza :
La presidenza di Putin è stata caratterizzata da una forte centralizzazione del potere, da una repressione dell’opposizione politica e da un controllo statale sui media.
Ha perseguito una politica estera assertiva, che ha portato a tensioni con i paesi occidentali.
Nel 2014, la Russia ha annesso la Crimea dall’Ucraina, e nel 2022, ha lanciato un’invasione su vasta scala dell’Ucraina.
Nel 2020 sono state approvate riforme costituzionali che permettono a Putin di rimanere presidente fino al 2036.
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Rabbino
Il ruolo di un rabbino all’interno della comunità ebraica è molteplice e variegato, evolvendosi nel tempo e differenziandosi a seconda delle diverse correnti dell’ebraismo e delle specifiche esigenze della comunità.
Tuttavia, si possono delineare alcune funzioni fondamentali
Guida Spirituale e Religiosa
Insegnamento della Torah e della legge ebraica (Halakhah):
Il rabbino è un’autorità in materia di interpretazione e applicazione della legge ebraica, fornendo istruzione e guida ai membri della comunità.
Predicazione e guida durante le funzioni religiose:
In molte comunità, il rabbino pronuncia sermoni, guida le preghiere e officia le cerimonie religiose come matrimoni, funerali e conversioni.
Consulenza spirituale e pastorale:
Il rabbino offre supporto, consiglio e guida spirituale ai singoli membri e alle famiglie della comunità in momenti di gioia, difficoltà e transizione nella vita.
Leadership Comunitaria
Leader e rappresentante della comunità:
Il rabbino spesso funge da leader spirituale e talvolta anche amministrativo della comunità, rappresentandola verso l’esterno e lavorando per il suo benessere.
Educatore:
Il rabbino è spesso coinvolto nell’educazione ebraica a tutti i livelli, dalla scuola domenicale per bambini all’istruzione per adulti.
Giudice e arbitro:
In alcune comunità, i rabbini possono far parte di tribunali rabbinici (Beth Din) che si occupano di questioni di legge ebraica e di dispute all’interno della comunità.
Organizzatore:
Il rabbino può essere coinvolto nell’organizzazione di attività comunitarie, eventi e programmi educativi e sociali.
Studioso e Custode della Tradizione e studioso della Torah e dei testi rabbinici:
Il rabbino dedica tempo allo studio approfondito dei testi sacri e della tradizione ebraica.
Custode e trasmettitore della tradizione:
Il rabbino ha il compito di preservare e trasmettere la ricchezza della tradizione ebraica alle nuove generazioni.
È importante sottolineare che il ruolo specifico del rabbino può variare significativamente a seconda della dimensione e delle tradizioni della comunità, nonché della corrente specifica dell’ebraismo (ortodossa, conservatrice, riformata, ricostruzionista). In alcune comunità più piccole, il rabbino potrebbe svolgere quasi tutte queste funzioni, mentre in comunità più grandi, queste responsabilità potrebbero essere condivise con altri professionisti.
In sintesi, il rabbino è una figura centrale nella vita ebraica, agendo come guida spirituale, leader comunitario, educatore e custode della ricca tradizione dell’ebraismo. -
Slovenia
E’ stata una delle sei repubbliche che costituivano la Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia.
Ha fatto parte della Jugoslavia dalla sua fondazione nel 1918 (inizialmente come Regno dei Serbi, Croati e Sloveni) fino alla sua dichiarazione di indipendenza nel 1991.
Le altre repubbliche che componevano la Jugoslavia erano:
Bosnia ed Erzegovina
Croazia
Macedonia del Nord
Montenegro
Serbia
La Slovenia era considerata una delle repubbliche più sviluppate e occidentalizzate della Jugoslavia.
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Gianluigi Nuzzi
Gianluigi Nuzzi
Ha collaborato con diverse testate giornalistiche italiane, tra cui Espansione, CorrierEconomia, L’Europeo, Gente Money e il Corriere della Sera, lavorando a lungo per Il Giornale e Panorama.
Si è specializzato nel seguire importanti inchieste giudiziarie italiane a partire dal 1994.
Oltre alla sua attività giornalistica, Nuzzi è anche un saggista di successo.
Ha scritto diversi libri inchiesta che hanno suscitato un ampio dibattito, tra cui:
• Vaticano S.p.A. (2009)
Un’inchiesta sugli scandali finanziari e politici della Chiesa Cattolica.
• Metastasi (2010)
Scritto con Claudio Antonelli, un libro sulla ‘ndrangheta basato sulla confessione di un pentito.
• Sua Santità
Le carte segrete di Benedetto XVI (2012): Un libro che rivela documenti riservati del pontificato di Benedetto XVI.
• Via Crucis (2015)
Un’indagine interna sulla lotta di Papa Francesco per riformare la Chiesa.
• Peccato originale (2017)
Un’altra inchiesta sul potere e i segreti del Vaticano.
• Giudizio universale (2019)
Un’analisi della battaglia finale di Papa Francesco per salvare la Chiesa dal fallimento.
• Il libro nero del Vaticano (2020)
Un ulteriore approfondimento sugli scandali e le dinamiche interne al Vaticano.
• I predatori (tra noi) (2022)
Un’indagine sulla deriva barbarica di alcuni italiani tra soldi, droga e stupri.
In televisione, Gianluigi Nuzzi ha condotto diversi programmi di approfondimento e inchiesta, tra cui “Gli intoccabili” e “Le inchieste di Gianluigi Nuzzi” su LA7.
Dal 2013 conduce con successo “Quarto Grado” su Rete 4, un programma focalizzato su casi di cronaca nera che hanno diviso l’opinione pubblica.
In passato, dal 2010 al 2013, il conduttore del programma era Salvo Sottile.
Nelle prime edizioni, Sabrina Scampini affiancava Sottile, mentre dal 2013 al fianco di Nuzzi troviamo Alessandra Viero.
Elena Tambini ha co-condotto il programma per un breve periodo tra il 2016 e il 2017.
Nel 2025, Nuzzi ha portato in teatro uno spettacolo intitolato “La fabbrica degli innocenti”, rileggendo da una prospettiva diversa alcuni noti casi di cronaca come la strage di Erba, il delitto di Garlasco e il caso di Yara Gambirasio.
Nello stesso anno, ha condotto su Rete 4 uno speciale di Videonews in occasione della morte di Papa Francesco.
Per quanto riguarda la sua vita privata, Gianluigi Nuzzi è sposato con la giornalista Valentina Fontana e hanno due figli.
Si professa cattolico.
Un tratto distintivo è la cicatrice sul suo volto, risultato di un grave incidente stradale avvenuto nel 1998.
Pvl
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Umberto Brindani
è un giornalista italiano nato a Busseto il 4 aprile 1958.
Ha avuto una lunga carriera nel giornalismo, iniziata con collaborazioni con la Gazzetta di Parma e la casa editrice Il Mulino.
Dopo aver lavorato per diverse testate, tra cui Espansione, Italia Oggi e Panorama, nel 2004 ha assunto la direzione del settimanale Gente.
Successivamente ha diretto anche i settimanali Chi e Tv Sorrisi e Canzoni.
Dal 2010 al gennaio 2022 è stato direttore del settimanale Oggi.
Dal febbraio 2023 è nuovamente direttore responsabile del settimanale Gente.
Nel 2012 ha pubblicato il libro “Elogio dell’uomo perbene”.
Pvl
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Pietro Parolin
Pietro Parolin, nato il 17 gennaio 1955 a Schiavon, in provincia di Vicenza, è un cardinale e arcivescovo cattolico italiano che ricopre il ruolo di Segretario di Stato della Santa Sede dal 2013. Con una carriera diplomatica di grande spessore, Parolin è considerato uno degli uomini più influenti della Chiesa cattolica e un protagonista della scena internazionale.
Dopo gli studi teologici e filosofici, Parolin è stato ordinato sacerdote nel 1980. Ha poi conseguito il dottorato in diritto canonico presso la Pontificia Università Lateranense. La sua carriera diplomatica lo ha portato a servire in diverse nunziature apostoliche in tutto il mondo, tra cui in Nigeria, Messico e Venezuela.
Come Segretario di Stato, Parolin è il principale consigliere del Papa per gli affari esteri e interni della Chiesa cattolica. Ha giocato un ruolo chiave nella gestione delle relazioni tra la Santa Sede e gli Stati, promuovendo la diplomazia pontificia e lavorando per risolvere questioni complesse come la crisi migratoria e il cambiamento climatico.
Parolin è noto per la sua abilità diplomatica e la sua capacità di mediazione. Ha lavorato per migliorare le relazioni tra la Chiesa cattolica e le altre confessioni religiose, e ha promosso la difesa dei diritti umani e della dignità della persona.
Pietro Parolin è un protagonista della scena internazionale, che con la sua esperienza e la sua abilità diplomatica contribuisce a plasmare la politica estera della Santa Sede. La sua figura è un esempio di come la Chiesa cattolica possa giocare un ruolo importante nella promozione della pace e della giustizia nel mondo.
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Frattura Omero
Frattura Omero
E TREMORE ALLA MANO
In presenza di una frattura all’omero destro associata a tremore alla mano, è cruciale rivolgersi subito a un medico.
Il tremore potrebbe indicare un danno nervoso conseguente alla frattura o essere sintomo di un’altra patologia.
Una valutazione medica completa, con esame obiettivo e diagnostica per immagini (come una radiografia), è indispensabile per stabilire la causa e l’estensione del problema.
Perché la mano trema?
Lesione nervosa
La frattura omerale può ledere i nervi responsabili del movimento di mano e dita, causando tremore, formicolio o debolezza.
Forte dolore
Il dolore intenso dovuto alla frattura può anch’esso provocare tremore.
Altre cause
Il tremore potrebbe anche essere legato a condizioni mediche preesistenti (es. Parkinson) o a una forte reazione da stress.
Cosa fare immediatamente?Vai subito al pronto soccorso o dal tuo medico curante.
Evita di manipolare la frattura autonomamente, anche in caso di forte dolore.
Segui scrupolosamente le indicazioni mediche.
Potrebbe essere necessario un intervento chirurgico per la riduzione e stabilizzazione della frattura, oppure l’applicazione di un tutore o gesso.
Svolgi la fisioterapia prescritta.
La riabilitazione è essenziale per recuperare la piena funzionalità dell’arto superiore.
Mantieni i contatti con il tuo medico.
Sarà lui a monitorare la tua guarigione e a fornirti le istruzioni necessarie.
Ricorda
Non sottovalutare il tremore.
Una valutazione medica tempestiva è fondamentale per escludere complicazioni nervose o altre patologie.
Pvl
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Piet Mondrian
Piet Mondrian
Un vero pioniere dell’astrattismo e una figura fondamentale per l’evoluzione dell’arte del XX secolo.
La sua ricerca di un linguaggio pittorico purificato e universale lo ha portato a sviluppare uno stile inconfondibile, caratterizzato da linee rette, angoli retti e l’uso esclusivo dei colori primari (rosso, giallo, blu) combinati con il bianco, il nero e il grigio.
Nato Pieter Cornelis Mondriaan ad Amersfoort, nei Paesi Bassi, nel 1872, il suo percorso artistico iniziò in modo piuttosto tradizionale.
Studiò all’Accademia di Belle Arti di Amsterdam tra il 1892 e il 1895 e i suoi primi lavori erano prevalentemente paesaggi naturalistici, spesso con influenze post-impressioniste e un uso espressivo del colore.
Tuttavia, anche in queste opere giovanili si intravede una tendenza alla semplificazione delle forme che preannunciava la sua futura evoluzione.
Un momento cruciale nella sua formazione fu l’incontro con le teorie teosofiche alla fine del XIX secolo.
Questa filosofia, che cercava un’unità spirituale sottostante il mondo materiale, ebbe un profondo impatto sul suo pensiero e sulla sua arte.
Mondrian credeva che l’arte dovesse riflettere questa realtà universale e armonia interiore, andando oltre la rappresentazione superficiale del mondo visibile.
L’influenza delle avanguardie parigine fu altrettanto determinante.Nel 1911 si trasferì a Parigi, rimanendo affascinato dal Cubismo di Picasso e Braque. Pur riconoscendo al Cubismo il merito di aver “rotto la forma limitata”, Mondrian sentiva che non spingeva l’astrazione abbastanza lontano.
Iniziò così un processo di graduale astrazione delle forme naturali, come si può osservare nelle sue serie dedicate agli alberi, dove le figure vengono progressivamente ridotte a linee e piani.
Durante la Prima Guerra Mondiale, Mondrian rimase nei Paesi Bassi, dove conobbe Theo van Doesburg e Bart van der Leck. Insieme a Van Doesburg, nel 1917 fondò il movimento De Stijl (“Lo Stile”), un gruppo di artisti e architetti che promuovevano un’arte astratta rigorosa e geometrica, basata su principi di ordine, chiarezza e armonia universale.
La rivista omonima divenne l’organo ufficiale del movimento, e gli scritti teorici di Mondrian pubblicati qui, tra il 1917 e il 1922, gettarono le basi per la sua concezione artistica, che egli stesso definì Neoplasticismo (in olandese “Nieuwe Beelding”).
I principi fondamentali del Neoplasticismo, codificati da Mondrian nel suo saggio del 1920 intitolato appunto “Neoplasticismo”, erano i seguenti:
- Uso esclusivo di linee rette orizzontali e verticali: Queste linee, secondo Mondrian, rappresentavano le forze fondamentali dell’universo: l’orizzontale simboleggiava la quiete e la terra, mentre la verticale rappresentava la forza vitale e lo spirito.
- Impiego dei soli colori primari (giallo, rosso, blu) e dei “non-colori” (bianco, nero e grigio): I colori primari erano considerati puri ed elementari, mentre il bianco e il nero rappresentavano rispettivamente l’assenza e la presenza di colore, e il grigio una loro neutralizzazione.
- Composizioni basate su campiture rettangolari o quadrate: Le forme geometriche semplici erano viste come espressioni universali, prive di connotazioni individuali o emotive.
- Ricerca di un equilibrio dinamico e asimmetrico: Mondrian evitava la simmetria statica, preferendo composizioni in cui le diverse parti si bilanciassero attraverso rapporti di tensione e contrasto.
- Esclusione di ogni elemento decorativo o simbolico: L’arte doveva essere autonoma e autoreferenziale, concentrandosi unicamente sui propri mezzi espressivi.
- Bidimensionalità: La pittura doveva rimanere fedele alla superficie piatta della tela, senza illusioni di profondità o prospettiva.
- Tornato a Parigi nel 1919, Mondrian si dedicò con rigore a sviluppare il suo linguaggio neoplastico, creando opere iconiche caratterizzate da griglie nere che definiscono campiture di colore puro e ampie zone di bianco. Quadri come la “Composizione con rosso, giallo e blu” (1921) sono esempi emblematici di questo periodo e sono diventati simboli dell’arte astratta geometrica.
- Nonostante la sua apparente rigidità teorica, Mondrian era un uomo socievole e appassionato, con un grande amore per la musica jazz. Trasferitosi a New York nel 1940 a causa dell’avanzata nazista in Europa, trovò nella vibrante atmosfera della città e nel ritmo sincopato del boogie-woogie una nuova fonte di ispirazione.
- Le sue ultime opere, come il celebre “Broadway Boogie Woogie” (1942-43) e l’incompiuto “Victory Boogie Woogie”, mostrano una maggiore dinamicità e una frammentazione delle linee e dei colori, quasi a voler tradurre visivamente l’energia e il ritmo della musica.
- Piet Mondrian morì a New York nel 1944, lasciando un’eredità artistica immensa e duratura.
- La sua radicale semplificazione del linguaggio visivo ha avuto un’influenza profonda non solo sulla pittura, ma anche sul design, l’architettura e la grafica, continuando a ispirare artisti e creativi ancora oggi.
- La sua ricerca di un’armonia universale attraverso un’arte essenziale e rigorosa lo consacra come uno dei maestri indiscussi dell’arte moderna.
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Giuseppe Conte
Giuseppe Conte, figura centrale della politica italiana degli ultimi anni.
Ha segnato la scena pubblica con un percorso politico atipico e in continua evoluzione.
Gli inizi e l’ascesa a Palazzo Chigi:
Professore di diritto privato, Conte ha fatto il suo ingresso in politica nel 2018, quando è stato indicato come Presidente del Consiglio dei Ministri dal Movimento 5 Stelle e dalla Lega.
La sua figura, inizialmente percepita come quella di un tecnico, ha rapidamente assunto un ruolo di maggiore centralità.
Durante il suo primo governo, Conte ha dovuto gestire dossier complessi come la crisi economica, i rapporti con l’Unione Europea e le tensioni politiche interne alla maggioranza.
Il secondo governo e la pandemia:
La crisi di governo del 2019 ha portato alla formazione di un nuovo esecutivo, con Conte nuovamente alla guida, sostenuto da una coalizione diversa.
Il suo secondo mandato è stato dominato dalla pandemia di COVID-19, che ha messo a dura prova il paese e il suo sistema sanitario.
Conte ha gestito l’emergenza con misure restrittive e politiche di sostegno economico, diventando un volto familiare per gli italiani durante i mesi di lockdown.
La leadership del Movimento 5 Stelle:
Dopo la fine del suo secondo governo, Conte ha assunto la leadership del Movimento 5 Stelle, imprimendo una svolta al partito e ridefinendone l’identità politica.
La sua leadership è stata caratterizzata da una maggiore attenzione ai temi sociali e ambientali, e da una posizione più netta nei confronti delle politiche economiche.
Il dibattito e le prospettive future:
La figura di Conte continua a suscitare dibattito e opinioni contrastanti.I suoi sostenitori ne apprezzano la capacità di mediazione, la competenza giuridica e la determinazione nel gestire situazioni di crisi.
I suoi critici, invece, lo accusano di opportunismo politico e di una gestione eccessivamente centralizzata del potere.
Il futuro politico di Giuseppe Conte rimane incerto.
La sua leadership all’interno del Movimento 5 Stelle e il suo ruolo nel panorama politico italiano dipenderanno dalla sua capacità di consolidare il consenso e di definire una visione politica chiara e convincente.
Punti chiave:
Ascesa politica atipica da professore a Presidente del Consiglio.
Gestione di crisi complesse, inclusa la pandemia di COVID-19.
Leadership del Movimento 5 Stelle e ridefinizione dell’identità del partito.
Figura politica controversa, con sostenitori e critici.
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Milly Carlucci
è una delle voci più note e amate della televisione italiana. Con una carriera che abbraccia decenni, Milly ha conquistato il cuore del pubblico con la sua simpatia, la sua energia e la sua passione per la musica e lo spettacolo.
Carriera televisiva
Milly Carlucci ha iniziato la sua carriera televisiva negli anni ’70, lavorando come conduttrice e showgirl in vari programmi televisivi. Ha poi raggiunto la fama con la conduzione di programmi come “Domenica in” e “Ballando con le Stelle”, che è diventato uno dei programmi più seguiti della televisione italiana.
Musica e spettacolo
Milly Carlucci ha anche lavorato nel mondo della musica, partecipando a vari festival e programmi musicali. La sua passione per la musica e lo spettacolo l’ha portata a collaborare con artisti di alto livello e a promuovere talenti emergenti.
Solidarietà e impegno sociale
Milly Carlucci è nota anche per il suo impegno sociale e la sua solidarietà verso le cause umanitarie. Ha sostenuto varie organizzazioni benefiche e ha partecipato a progetti per aiutare le persone in difficoltà.
Milly Carlucci è una figura iconica della televisione italiana, che ha conquistato il cuore del pubblico con la sua simpatia e la sua passione per la musica e lo spettacolo.
La sua carriera è un esempio di come la televisione possa essere utilizzata per promuovere la cultura, la solidarietà e l’impegno sociale.
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GUILLERMO MARIOTTO
GUILLERMO MARIOTTO
E’ uno stilista, designer e personaggio televisivo venezuelano naturalizzato italiano, nato a Caracas il 13 aprile 1966.
Nel mondo della moda, Mariotto è noto principalmente come direttore creativo della maison Gattinoni, ruolo che ricopre dal 1994.
Ha iniziato a collaborare con Gattinoni nel 1988.
Nel corso della sua carriera, ha vestito numerose personalità di spicco a livello nazionale e internazionale, tra cui Raffaella Carrà, Beyoncé e Papa Benedetto XVI, per il quale ha disegnato i paramenti sacri in occasione della visita ad Assisi nel 2007.
Nel 2018 ha disegnato anche i paramenti sacri per la Madonna Fiumarola.
Mariotto ha anche lavorato come costumista per televisione, cinema e teatro, curando i costumi per produzioni come la miniserie TV “Le ali della vita” e il cinepanettone “Vacanze di Natale a Cortina”.
Oltre alla sua carriera come stilista, Guillermo Mariotto è un volto noto della televisione italiana.
Dal 2005 è un giudice fisso del programma Ballando con le Stelle.
Ha inoltre partecipato come giurato a “Notti sul ghiaccio” e a diverse edizioni di “Miss Italia”.
Nel 2020 è stato anche giudice de “Il cantante mascherato”.
Nel 2020, ha ricevuto l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine della Stella d’Italia dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per il suo contributo come ambasciatore della moda italiana nel mondo.
Pvl
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Banane
Banane
Sono davvero un frutto fantastico con un sacco di benefici per la salute.
Ecco alcuni aspetti salutari che le rendono così speciali :
Ricche di potassio
Le banane sono famose per il loro alto contenuto di potassio, un minerale essenziale per la regolazione della pressione sanguigna, la funzione muscolare e nervosa.
Un adeguato apporto di potassio può aiutare a prevenire l’ipertensione e ridurre il rischio di ictus.
Fonte di energia naturale
Grazie al loro contenuto di zuccheri naturali come fruttosio, glucosio e saccarosio, le banane forniscono un rapido e duraturo apporto di energia. Sono uno spuntino ideale prima o dopo l’esercizio fisico.
Benefiche per la digestione
Le banane contengono fibre, sia solubili che insolubili, che favoriscono la regolarità intestinale e aiutano a prevenire la stitichezza.
Le banane verdi, in particolare, contengono amido resistente, un tipo di fibra che funge da prebiotico, nutrendo i batteri benefici nell’intestino.
Ricche di vitamine
Oltre al potassio, le banane sono una buona fonte di diverse vitamine, tra cui la vitamina B6 (piridossina), importante per la funzione cerebrale e il metabolismo delle proteine, e la vitamina C, un potente antiossidante che supporta il sistema immunitario.
Contengono antiossidanti
Le banane contengono diversi composti antiossidanti, come la dopamina e le catechine, che aiutano a proteggere le cellule dai danni causati dai radicali liberi.
Possono migliorare l’umore
Le banane contengono triptofano, un amminoacido che il corpo converte in serotonina, un neurotrasmettitore associato a sensazioni di benessere e felicità.
Aiutano a sentirsi sazi
Grazie al loro contenuto di fibre, le banane possono contribuire a farti sentire pieno più a lungo, il che può essere utile per la gestione del peso.
Insomma, includere le banane nella tua dieta può apportare diversi benefici per la tua salute generale.
Sono uno spuntino comodo, gustoso e nutriente.
Pvl
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Milly D’Abbraccio
Milly D’Abbraccio
Vero nome Emilia Cucciniello. Nata ad Avellino il 3 novembre 1964, Milly ha un background artistico niente male! Pensa che suo nonno suonava il violino nientemeno che nell’orchestra del Teatro San Carlo, la nonna era una pittrice, la madre faceva la regista e sua sorella è l’attrice teatrale Mariangela D’Abbraccio. Insomma, l’arte ce l’aveva proprio nel sangue!
Prima di diventare famosa nel mondo del cinema a luci rosse, Milly ha iniziato con la musica. Sotto lo pseudonimo di Milli Mou, ha inciso un 45 giri intitolato “Superman Supergalattico”. Con lo stesso nome ha anche partecipato a due programmi televisivi di Gianni Boncompagni: “Galassia 2” e “Vedette”.
Poi, nel 1989, la sua carriera ha preso una svolta inaspettata quando è diventata attrice pornografica tramite l’agenzia Diva Futura di Riccardo Schicchi. Lei stessa ha raccontato che Schicchi le offrì una cifra importante, 500 milioni di lire, per un contratto di 15 mesi. Ricorda anche i suoi timori iniziali: “La settimana prima del debutto sul set – ha spiegato – di notte avevo solo incubi…”. E ha aggiunto una riflessione sulle sue esperienze: “Sui set normali mi divertivo. In quelli hard non sempre”.
In realtà, la sua prima esperienza cinematografica è arrivata qualche anno prima, nel 1983, nel film “Tu mi turbi” di Roberto Benigni. A proposito del regista toscano, in un’intervista ha rivelato un aneddoto divertente: “Una volta ci siamo incontrati nello studio e appena mi ha vista è impazzito. Ci ha provato immediatamente. Una storiella; lui geniale: per strapparmi una risata e sedurmi si è pure messo a quattro zampe”.
Nella sua carriera nel cinema per adulti, Milly D’Abbraccio ha girato più di venti film. Ad un certo punto, però, ha deciso di cambiare rotta e ora si dedica a Onlyfans. Riflettendo sul suo percorso, ha detto: “E mi sento come una che ha vissuto in maniera spericolata, che si è divertita. Però sono un po’ stanca…”. -
Leone XIV
Papa agostiniano proveniente dal mondo delle missioni, un ambito hubp della Chiesa spesso percepito come decentrato, il primo Papa agostiniano ha costruito quasi interamente la sua carriera ecclesiastica in Perù, nella periferia di un paese esso stesso periferico. Questi luoghi di frontiera, tanto cari a Papa Francesco, hanno plasmato il suo percorso. Condivide con il suo predecessore Leone XIV un forte legame con la Dottrina Sociale della Chiesa, progressista nella sua visione della società ma conservatrice in materia dottrinale. Il neocardinale Prevost ha continuato a dedicarsi all’America Latina e all’evangelizzazione per il Vaticano. La sua concezione di Chiesa è affine a quella di Francesco, radicandosi nel lavoro con gli emarginati e unendo fede e diritti civili. È anche il primo Papa statunitense, una nazione segnata da divisioni interne al cattolicesimo e dove le frange più estreme del conservatorismo trovano un sostenitore nel Vice Presidente J.D. Vance.
I pilastri del suo pontificato saranno presumibilmente gli stessi che hanno caratterizzato quello di Bergoglio: la lotta alle disuguaglianze, il dialogo interreligioso e la pace. Per coloro che nutrivano dubbi sull’eredità di Francesco, l’elezione di questo nuovo Pontefice conferma una continuità su questi temi, indicando una direzione che la Chiesa, si auspica, non intende abbandonare. -
Bologna/Galleria de’ Foscherari “Di Traverso”
Bologna/Galleria de’ Foscherari “Di Traverso”
Luca Bertolo, Giuseppe De Mattia, Enej Gala, Eva Marisaldi, Liliana Moro
A cura di Enrico Camprini
venerdì 9 maggio, ore 18
Galleria de’ Foscherari è felice di presentare, da venerdì 9 maggio, la mostra collettiva “Di traverso” a cura di Enrico Camprini, con opere di Luca Bertolo (Milano, 1968), Giuseppe De Mattia (Bari, 1980) Enej Gala (Ljubljana, Slovenia, 1990), Eva Marisaldi (Bologna, 1966) e Liliana Moro (Milano, 1961).
Il progetto espositivo si propone di mettere in relazione lavori di artiste e artisti di generazioni diverse non tanto con l’obiettivo di rintracciare linee di ricerca condivise, o di abbozzare con esse un orizzonte tematico entro i cui limiti collocare lo sguardo dello spettatore, quanto con l’esigenza di evidenziare una condizione comune. Qualcosa di simile a un atteggiamento, una postura nei confronti della pratica artistica, che si riflette in opere capaci di esserne a loro volta testimoni – pur in modo autonomo, imprevisto, mutevole – generando non discorsi e narrazioni ma, al contrario, un campo aperto di ipotesi discorsive e suggestioni narrative. Tale attitudine è evocata dal titolo della mostra, una semplice formula della lingua italiana il cui utilizzo è quotidiano e curiosamente polisemico. Può indicare forme di dichiarata opposizione (“mettersi di traverso”) e di ostilità (“guardare di traverso”), ma anche imprevisti e risvolti fallimentari (“andare di traverso”), così come può connotare l’andamento di chi, per indole o necessità, sceglie una strada altra – con la sicura leggerezza di un passo claudicante.
Comune denominatore del progetto è dunque il sottofondo ambivalente e interrogativo che anima i lavori esposti. Di carattere principalmente oggettuale, le opere si presentano al pubblico interpellandolo come possibile complice, ma anche nemico; come attivatore e promotore di dinamiche inconsuete e testimone di apparenti paradossi, mettendolo metaforicamente al centro di uno scenario in cui pare dichiarato uno stato di ambiguità permanente. Di traverso è il frutto di uno sguardo diagonale e obliquo sulle cose, che rifiuta la descrizione del reale e una sua interpretazione monolitica. Uno sguardo che caratterizza la pratica eterodossa e multidisciplinare di una generazione di cui Marisaldi e Moro sono tra le più significative rappresentanti; sguardo che, nel caso di Gala e Bertolo, prova a rinegoziare il ruolo di scultura e pittura all’insegna di una funzionalità presunta ma mai davvero risolta. Il medesimo sguardo, per De Mattia, si esprime invece nel furto a fin di bene di storie e spunti narrativi da rivivificare.
Galleria de’ Foscherari is pleased to present, starting Friday, May 9th, the group exhibition Di traverso, curated by Enrico Camprini, featuring works by Luca Bertolo (Milan, 1968), Giuseppe De Mattia (Bari, 1980), Enej Gala (Ljubljana, Slovenia, 1990), Eva Marisaldi (Bologna, 1966) and Liliana Moro (Milan, 1961).
The exhibition aims to connect the works of artists from different generations, not necessarily with the goal of identifying shared research lines or outlining a thematic horizon within which to situate the viewer’s perspective, but rather with the intention of highlighting a common condition. Something akin to an attitude, a posture toward artistic practice, reflected in works that, in turn, bear witness to it—albeit in an autonomous, unpredictable, and changeable manner—generating not discourses and narratives, but, on the contrary, an open field of discursive hypotheses and narrative suggestions. This attitude is evoked by the title of the exhibition, a simple phrase in the Italian language whose usage is both everyday and curiously polysemic. It can indicate forms of declared opposition (“mettersi di traverso”) and hostility (“guardare di traverso”), but also unexpected and failed outcomes (“andare di traverso”), as well as describing the path of someone who, by nature or necessity, chooses another road—with the assured lightness of a faltering step.
The common denominator of the project is, therefore, the ambivalent and questioning undertone that animates the exhibited works.
Primarily object-based, the pieces address the public as a potential accomplice, but also as an adversary; as an activator and promoter of unusual dynamics and a witness to apparent paradoxes, metaphorically placing them at the center of a scenario where a state of permanent ambiguity seems to be declared. Di traverso is the product of a diagonal and oblique gaze upon things, one that rejects the description of reality and its monolithic interpretation. It is a gaze that characterizes the unorthodox and multidisciplinary practice of a generation, of which Marisaldi and Moro are among the most significant representatives; a gaze that, in the case of Gala and Bertolo, attempts to renegotiate the roles of sculpture and painting, guided by an assumed functionality that is never truly resolved. For De Mattia, this same gaze is expressed in the “theft” of stories and narrative cues, to be brought back to life.
Info:
Galleria de’ Foscherari
Via Castiglione 2/b – Bologna
tel + 39 051221308
www.defoscherari.com
galleria@defoscherari.com
Orari: 10:30-13:30 / 15:30-18.30 (chiuso domenica e lunedì) -
WOODOO
Il voodoo è un culto sincretico nato ad Haiti nel XVIII secolo dalla fusione di animismo africano e cattolicesimo. Le bambole voodoo (dagide) sono strumenti rituali usati sia per magia bianca che nera, rappresentando l’anima della persona a cui il rito è destinato. Sono create con oggetti personali del soggetto (unghie, capelli, ecc.). I rituali prevedono la preparazione e purificazione della bambola, l’invocazione di divinità come Papa Legba, e l’uso di colori specifici per diversi scopi (nero per malefici, bianco per guarigione, ecc.). Il voodoo mira a ottenere l’intercessione divina per influenzare la persona rappresentata. Nonostante la credenza popolare che le associ solo alla magia nera, le sue origini erano anche benefiche. L’uso improprio delle bambole può avere conseguenze negative per chi lo pratica, e in generale, il voodoo è considerato una forma di magia nera poiché interferisce con la libertà altrui, sebbene tali pratiche non siano scientificamente provate.
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Cristiano Malgioglio
Cristiano Malgioglio
Attualmente legato a Onur,
un uomo turco di 41 anni.
La loro relazione è iniziata nel 2020, quando si sono incontrati al Gran Bazar di Istanbul.
Onur gestisce una palestra a Istanbul insieme al fratello.
Si sa molto poco di lui, anche per l’attenzione alla privacy da parte del cantante e autore 79enne.

Dopo aver passato qualche tempo in Italia, Onur vive a Istanbul e i due si incontrano nella capitale turca.
Si dice che potrebbe comparire prima o poi nella tv italiana (lo dichiarò Malgioglio a ‘Verissimo’ nell’autunno scorso).
In alcune interviste recenti, Malgioglio ha detto di avere tendenzialmente innamoramenti stagionali, e che “Oggi sono felice, ho una storia, ma finirà sicuramente”.
Pvl
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MARIO MAFAI
1902/1965 E’ stato un pittore italiano
figura centrale della cosiddetta “Scuola di via Cavour” o “Scuola Romana”, movimento artistico moderno che fondò nel 1929 insieme alla moglie Antonietta Raphaël e a Scipione (Gino Bonichi).
Abbandonò gli studi formali
per dedicarsi alla pittura e frequentò la Scuola Libera del Nudo all’Accademia di Belle Arti di Roma con Scipione.
Insieme ad Antonietta Raphaël, che sposò, creò un vivace ambiente artistico e culturale nella loro casa-studio in via Cavour a Roma, punto di incontro per artisti e intellettuali.
La sua pittura si distinse
per un linguaggio nuovo e libero, sensibile ai temi sociali, con una particolare attenzione al colore e alla luce.
Tra i soggetti più ricorrenti nelle sue opere si trovano nature morte, paesaggi romani (in particolare i “Tetti di Roma” e le “Demolizioni”), scene di mercato e interni.
Negli anni della Seconda Guerra Mondiale, i suoi quadri assunsero toni più cupi e drammatici.
Nel dopoguerra
sperimentò anche l’astrattismo nella serie dei “Fiori Secchi”.
Le opere di Mario Mafai sono oggi molto ricercate dai collezionisti, specialmente quelle realizzate negli anni ’20 e ’30.
Pvl
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ROMA/SCUOLA DI VIA CAVOUR
Fu un gruppo eterogeneo di artisti attivi a Roma tra il 1928 e il 1945.
Il nome deriva dalla strada in cui Antonietta Raphaël e Mario Mafai stabilirono il loro studio nel 1927, diventando un punto di ritrovo per altri artisti e intellettuali.
Sebbene spesso associata alla più ampia “Scuola Romana”, la Scuola di via Cavour si distinse per una spiccata attitudine espressionista.
Gli artisti di questo gruppo tra cui Mario Mafai, Antonietta Raphaël e Scipione (Gino Bonichi).
Il critico Roberto Longhi coniò il termine “Scuola di via Cavour” nel 1929, notando la coesione stilistica e culturale di questo gruppo.
Tuttavia, è importante sottolineare che non si trattò di un movimento artistico organico con un manifesto programmatico preciso, ma piuttosto di un sodalizio di artisti con affinità stilistiche e un comune ambiente di riferimento.
Oltre ai tre artisti principali, frequentarono l’ambiente di via Cavour anche figure come Renato Marino Mazzacurati e Corrado Cagli, sebbene le loro traiettorie artistiche si siano poi sviluppate in direzioni diverse.
In sintesi, la Scuola di via Cavour rappresentò una corrente artistica originale e intensa nel panorama romano tra le due guerre, caratterizzata da una pittura espressionista, materica e carica di emotività, in dialogo con la tradizione ma con uno sguardo rivolto alla modernità e, in alcuni casi, con una velata critica al contesto politico dell’epoca.
Pvl
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Antonio Vangelli
1917/2003 . Figura di spicco nel panorama artistico italiano del secondo Novecento.
Nato a Roma da una famiglia di artisti, Vangelli ha sviluppato uno stile pittorico unico caratterizzato da una vivacità di colori e una forza del segno che restituiscono l’energia e la leggerezza del mondo.
La sua arte spazia da figure e maschere degli esordi a paesaggi industriali e visioni cosmiche, mostrando una continua evoluzione e una grande libertà espressiva.
Pur essendo attivo sulla scena artistica nazionale, Vangelli ha mantenuto una volontaria autonomia, portando avanti una ricerca personale e inconfondibile.
Le sue opere sono state esposte in numerose mostre e la critica ha riconosciuto la sua originalità e il suo contributo all’arte contemporanea italiana. -
Musei di arte moderna e contemporanea
Museum of Modern Art (MoMA)
Fondato nel 1929, è considerato uno dei musei più importanti al mondo per l’arte moderna e contemporanea. La sua collezione spazia dalla pittura e scultura al design, alla fotografia e al cinema, con opere iconiche di artisti come Van Gogh, Picasso, Warhol e molti altri. L’edificio stesso è un’opera d’arte architettonica.
Metropolitan Museum of Art (The Met)
Uno dei musei più grandi e completi del mondo, la sua collezione enciclopedica copre oltre 5000 anni di storia dell’arte da tutto il globo. Sebbene non esclusivamente focalizzato sull’arte moderna, il Met ospita importanti opere del XX e XXI secolo e organizza mostre di arte contemporanea.
Solomon R. Guggenheim Museum
Famoso per la sua iconica architettura a spirale progettata da Frank Lloyd Wright, il Guggenheim ospita una collezione di arte moderna e contemporanea che si concentra in particolare sull’arte astratta e le avanguardie del XX secolo, con opere di Kandinsky, Mondrian, Chagall e Picasso.
Questi tre musei offrono una panoramica eccezionale sull’evoluzione dell’arte moderna e contemporanea a New York e nel mondo.
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Robert Broderson 1920/1992
Pittore figurativo che ha lavorato principalmente con oli e sperimentando in seguito acrilici e pastelli a olio.
La sua arte esplora la condizione umana con figure spesso enigmatiche in paesaggi spogli. Ha ricevuto importanti riconoscimenti come le borse di studio Guggenheim e Ford Foundation ed è stato membro dell’American Academy of Arts and Letters.
Le sue opere sono state esposte in importanti musei come il Whitney Museum e il MoMA.
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Catherine Viviano
Catherine Viviano attiva a New York dal 1949 al 1970 e fondata da Catherine Viviano, si specializzò in arte contemporanea, introducendo importanti artisti italiani come Afro, Mirko e Cremonini negli Stati Uniti dopo la Seconda Guerra Mondiale. Espose anche artisti americani ed europei come Broderson e Sage. La galleria chiuse nel 1970, ma Viviano continuò la sua attività come mercante d’arte fino alla sua morte. La sua galleria fu fondamentale per la diffusione dell’arte contemporanea a New York e per l’introduzione di artisti italiani negli USA. I suoi archivi sono conservati presso lo Smithsonian Institution. Non risulta avesse una sede a Chicago, anche se artisti da lei rappresentati potrebbero aver esposto lì altrove.
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Bari vecchia. Un labirinto di vicoli
Bari Vecchia pulsa come il cuore antico della città, un labirinto di vicoli racchiuso tra le sue mura secolari, stretto nella sua penisola tra l’abbraccio dei due porti.
L’identificazione quasi viscerale dei baresi con il quartiere di San Nicola, il suo epicentro spirituale e storico, aggiunge un velo di fascino e profonda appartenenza a questo luogo magico.
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Roberto Vecchioni
E’ ASSURDO
Educazione sessuale a scuola, Vecchioni contro Valditara: “I genitori devono starsene zitti e a casa loro, perché cos’è questo consenso? Non lo si chiede per storia o filosofia”
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Pakistan . Schiavitu’
Questo dato è davvero inquietante e mette in luce una grave violazione dei diritti umani in Pakistan. Il fatto che 10,6 persone su 1.000 vivano in condizioni di schiavitù è un numero elevatissimo e indica una situazione di profonda ingiustizia sociale.
L’assenza di tutela da parte del governo rende la situazione ancora più critica, poiché lascia queste persone vulnerabili allo sfruttamento e all’abuso senza alcuna possibilità di ricorso o protezione. È fondamentale che la comunità internazionale e le organizzazioni per i diritti umani prestino attenzione a questa realtà e si impegnino per esercitare pressione sul governo pakistano affinché adotti misure concrete per contrastare la schiavitù e garantire la protezione dei diritti di tutti i suoi cittadini.
Questo dato ci ricorda che, purtroppo, la schiavitù non è un fenomeno relegato al passato, ma una realtà ancora presente in diverse parti del mondo e che richiede un impegno costante per essere sradicata. -
FERNAND LEGER. MOSTRA MAGGIO 2025
UN CAPOLAVORO DI LÉGER AL CENTRO DELL’ASTA DI ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA IN PROGRAMMA IL 13 E IL 14 MAGGIO DA ASTE BOLAFFI
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Unghie . Crescita
La velocità di crescita delle unghie è influenzata da una serie di fattori. Oltre a età, sesso, salute generale, nutrizione e attività fisica, possiamo considerare anche:
Stagione: In generale, le unghie tendono a crescere più velocemente durante i mesi estivi rispetto all’inverno. Questo potrebbe essere legato a una migliore circolazione sanguigna e a un metabolismo più attivo.
Dominanza della mano: Le unghie della mano dominante tendono a crescere leggermente più velocemente rispetto a quelle della mano non dominante. Questo è probabilmente dovuto a una maggiore attività e a microtraumi che stimolano la crescita.
Specifiche dita: Le unghie delle dita più lunghe (come il medio) spesso crescono più rapidamente rispetto a quelle delle dita più corte (come il pollice).
Traumi: Un trauma all’unghia o alla matrice ungueale (la zona da cui l’unghia cresce) può temporaneamente accelerare o rallentare la crescita. Tuttavia, in genere, dopo un trauma, l’unghia cercherà di rigenerarsi.
Perché a te capita il contrario?
Il fatto che tu stia sperimentando una crescita delle unghie più rapida con l’età, contrariamente alla tendenza generale, potrebbe essere dovuto a diverse ragioni specifiche per la tua situazione:Salute generale: Potrebbe esserci una condizione medica sottostante che sta influenzando la crescita delle tue unghie. Alcune condizioni, come l’ipertiroidismo, possono accelerare la crescita delle unghie. È sempre una buona idea consultare un medico per escludere eventuali problemi di salute.
Nutrizione: Un cambiamento nella tua dieta con l’avanzare dell’età potrebbe aver introdotto nutrienti che favoriscono la crescita delle unghie. Ad esempio, un aumento dell’apporto di biotina, zinco o proteine potrebbe avere questo effetto.
Attività fisica: Se hai aumentato il tuo livello di attività fisica nel tempo, ciò potrebbe aver migliorato la circolazione sanguigna anche alle estremità, potenzialmente stimolando la crescita delle unghie.
Fattori ormonali: Sebbene la tendenza generale sia un rallentamento con l’età, variazioni ormonali individuali potrebbero avere un impatto diverso sulla crescita delle unghie.
Fattori genetici: Potrebbe semplicemente trattarsi di una tua peculiarità genetica. La velocità di crescita delle unghie può variare significativamente da persona a persona.
Altri fattori ambientali o abitudini: Anche cambiamenti nelle tue abitudini quotidiane o nell’esposizione a determinati fattori ambientali potrebbero giocare un ruolo.
Cosa potresti fare?
Se sei preoccupato per questo cambiamento, o se noti altre anomalie nelle tue unghie (cambi di colore, forma, spessore), ti consiglio vivamente di consultare un medico o un dermatologo. Un professionista sarà in grado di valutare la tua situazione specifica, escludere eventuali cause mediche e fornirti indicazioni più precise.
In sintesi, la crescita delle unghie è un processo complesso influenzato da molti fattori, e le variazioni individuali sono comuni. -
Sivoni
Chi mange sckitte sevüne perde u guste de pane e cardune
Traduzione : chi mangia solo “sivoni” perde il gusto di pane e cardoni.
I “sivoni” Un vero tesoro della nostra Puglia.
Li conosco bene,
li raccoglievo da bambino con mia nonna nella Murgia. Sentire parlare di loro mi riporta indietro nel tempo.
I “sivoni”: un dono selvatico della Puglia
Conosciuti anche con i suggestivi nomi di cicoria selvatica o graspignolo, i “sivoni” rappresentano un autentico emblema della ricca biodiversità della Puglia. Questa vigorosa pianta spontanea, particolarmente diffusa nella zona della Murgia, si distingue per le sue foglie carnose e dal profilo frastagliato, che racchiudono un sapore inconfondibilmente amarognolo, un tratto distintivo che ne esalta il carattere selvatico.
Un concentrato di benessere naturale
I sivoni non sono solo un piacere per il palato, ma anche un prezioso alleato per la nostra salute, grazie al loro notevole profilo nutrizionale.
•Ricchezza di fibre: Queste contribuiscono in modo significativo alla regolarità intestinale e promuovono un duraturo senso di sazietà, un aspetto importante per il benessere generale.
•Fonte di vitamine essenziali: I sivoni apportano vitamine cruciali per il corretto funzionamento dell’organismo, tra cui spiccano la vitamina C, nota per le sue proprietà antiossidanti e il supporto al sistema immunitario, e la vitamina K, fondamentale per la coagulazione del sangue e la salute delle ossa.
•Miniera di minerali preziosi: Questi umili germogli selvatici sono una fonte generosa di minerali vitali come il ferro, essenziale per il trasporto dell’ossigeno nel corpo; il calcio, cruciale per la salute di ossa e denti; e il magnesio, coinvolto in numerose reazioni metaboliche.
•Potenziali virtù epatoprotettive e depurative: Studi preliminari suggeriscono che il consumo di sivoni potrebbe esercitare effetti benefici sul fegato, favorendo i processi di depurazione dell’organismo.
Un viaggio di sapori nella tradizione pugliese
La versatilità dei sivoni si esprime appieno nella cucina tradizionale pugliese, dove vengono interpretati in svariati modi, esaltandone il gusto unico.
•Semplici e genuini: lessi: Lessati con cura, i sivoni si trasformano in un contorno leggero e saporito, esaltato da un filo d’olio extravergine d’oliva, un pizzico di sale e una spruzzata di limone. Un abbinamento classico e delizioso è quello con la purea di fave, un piatto simbolo della nostra terra.
•Vivaci e profumati: saltati in padella: In padella, con un soffritto di aglio e un tocco di peperoncino, i sivoni sprigionano un aroma intenso e un sapore più deciso. Si sposano splendidamente con altri prodotti dell’orto, come pomodori maturi o patate rustiche, creando piatti ricchi e appaganti.
•Un tocco di freschezza: in insalata: I più audaci apprezzano i sivoni anche crudi, aggiungendoli a insalate miste insieme ad altre erbe spontanee, per un tocco di amarognolo che vivacizza il palato.
I sivoni non sono solo un ingrediente, ma un pezzo della nostra storia, un legame con la terra e le antiche tradizioni culinarie della Puglia.
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PAPPAGALLO
Mantenere la propria autonomia è fondamentale soprattutto quando la mobilità fa un po’ i capricci. Il “Pappagallo per Urinare” nasce proprio per questo. È una soluzione pratica e dignitosa per chi ha difficoltà a raggiungere il bagno.
Vi aiuta a non dipendere dagli altri per una necessità così personale.
Qualità dei materiali, comfort nell’uso, un design funzionale e la semplicità di pulizia sono i suoi punti di forza. Con questo “pappagallo”, riacquistare un po’ di indipendenza e vivere la quotidianità con più serenità diventa un obiettivo raggiungibile. Un aiuto concreto per sentirsi più liberi e a proprio agio.
Non vergognarti di usare il pappagallo, più lo userai e più diventerai suo amico. -
Riccardo Schicchi
Riccardo Schicchi
POLIEDRICO TALENTO ITALIANO
Spaziò con audacia tra regia, fotografia e imprenditoria.
Nato ad Augusta, in Sicilia, il 12 marzo 1953, si trasferì ben presto a Roma, dove coltivò la sua vena artistica diplomandosi al liceo artistico con specializzazione in fotografia e proseguendo gli studi all’accademia d’arte.
La sua carriera fu caratterizzata da un singolare dualismo : da un lato, documentò con la sua macchina fotografica le crude realtà di conflitti in Cambogia, Tibet e Vietnam; dall’altro, intraprese un percorso nel mondo dell’intrattenimento conducendo su Radio Luna il provocatorio programma “Voulez-vous coucher avec moi?” insieme a Ilona Staller, in seguito celebre come Cicciolina, con la quale portò in scena anche uno spettacolo hard itinerante.
Il celebre attore a luci rosse Rocco Siffredi riconobbe in Riccardo Schicchi una figura paterna e professionale determinante per la sua ascesa.
Fu proprio grazie a lui, infatti, che Siffredi divenne un’icona del cinema per adulti.
In un’intervista rilasciata dopo la scomparsa del regista, Siffredi ricordò : “Sono nato con lui, nell’agenzia Diva Futura.
Avevo 20 anni quando mi scelse : sono stato l’unico uomo tra tutte le sue donne Cicciolina, Moana, Malù, Ramba, accettato perché era un amante della bellezza.
È stato lui a sdoganare tutto il mondo del porno, all’epoca di Ilona Staller, del partito dell’Amore e di Diva Futura.
Io sono venuto dopo e grazie a lui, a me dicevano che ero un figo, lui si prendeva gli insulti dei benpensanti.
Schicchi ha sempre fatto questo lavoro con passione, pensando a un’arte.
Certo aveva fiutato il business, è stato un genio del porno italiano, ma lavorava con grande trasporto”.
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CRACOVIA/VERO GIOIELLO
CRACOVIA/VERO GIOIELLO
Ripenso a quando l’ho visitata e posso dire che è davvero una città che ti entra nel cuore.
Anche se Varsavia ora detiene il titolo di capitale, percepisci chiaramente che Cracovia continua a pulsare di un’energia fatta di arte, storia e un’incredibile sete di sapere.
È un vero gioiello della Polonia, un faro che attira visitatori da ogni angolo del globo.
Camminare per i corridoi dell’Università Jagellonica mi ha fatto sentire parte di una storia secolare.
Sapere che figure di spicco come Niccolò Copernico hanno studiato tra quelle mura ti fa capire il ruolo cruciale che Cracovia ha sempre avuto nel panorama intellettuale europeo.
E poi, perdermi nel suo centro storico, così splendidamente preservato e giustamente protetto dall’UNESCO, con la sua maestosa Piazza del Mercato (Rynek Główny) brulicante di vita e la cintura verde del Planty che l’abbraccia dolcemente… beh, è un’esperienza quasi magica.
Si respira la storia ad ogni passo, si immagina la vivacità che ha animato quelle strade per secoli.
Ricordo ancora il suono dei trombettieri dalla Torre di Santa Maria, un richiamo che sembra echeggiare attraverso il tempo.
E la “Dama con l’ermellino”.
Sapevo della sua importanza, ma trovarmi di fronte a un capolavoro di Leonardo da Vinci, custodito per così tanto tempo tra le mura del Castello del Wawel e ora ammirabile al Museo Nazionale, ha aggiunto un ulteriore, inestimabile, strato di prestigio culturale a questa città già splendida.
Pensare alle sue vicissitudini storiche, al suo viaggio attraverso i secoli, rende la sua bellezza ancora più intensa.
Cracovia non è solo una bella città da vedere, è un luogo da vivere, da sentire, un concentrato di storia, arte e cultura che ti lascia un segno indelebile.
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Cracovia è una città dal fascino senza tempo, ricca di storia, arte e atmosfere uniche.
Che tu abbia pochi giorni o un soggiorno più lungo, ci sono tappe imprescindibili che raccontano il meglio della cultura polacca e del suo passato glorioso.
Ecco i luoghi e le esperienze che non puoi perdere durante una visita a Cracovia.
Rynek Główny (Piazza del Mercato)
Il cuore pulsante di Cracovia, Rynek Główny, è una delle piazze medievali più grandi e suggestive d’Europa.
Circondata da edifici storici, caffè e mercatini, ospita il Mercato dei Tessuti e la Basilica di Santa Maria.
È il punto di partenza ideale per esplorare la città vecchia, immergendosi nella sua vivace atmosfera e ammirando la straordinaria architettura gotica e rinascimentale.
Wawel Royal Castle e Wawel Cathedral
Il complesso del Wawel domina la città dall’omonima collina ed è simbolo della storia polacca.
Il Castello Reale offre stanze di stato, appartamenti reali e musei, mentre la Cattedrale di Wawel è il luogo di incoronazione dei sovrani polacchi e ospita tombe reali e la famosa campana di Sigismondo.
Entrambi sono tappe fondamentali per comprendere il passato glorioso di Cracovia.
Czartoryski Museum
Questo museo storico custodisce una delle collezioni d’arte più prestigiose della Polonia, tra cui la celebre ‘Dama con l’ermellino’ di Leonardo da Vinci.
Perfetto per gli amanti dell’arte, offre un viaggio tra dipinti, oggetti storici e testimonianze del patrimonio culturale europeo.
Basilica di Santa Maria
Situata proprio sulla Rynek Główny, la Basilica di Santa Maria è uno degli edifici religiosi più iconici della città.
Spicca per il suo altare gotico di Veit Stoss e per la tradizione dell’Hejnal, la tromba che ogni ora risuona dalla torre.
Salire sulle sue torri regala una vista spettacolare su tutta Cracovia.
Wieliczka Salt Mine
A pochi chilometri dal centro, la Miniera di Sale di Wieliczka è una meraviglia sotterranea dichiarata Patrimonio UNESCO.
Offre un percorso tra gallerie, cappelle scolpite nel sale e laghi sotterranei: un’esperienza unica che affascina adulti e bambini, perfetta per chi cerca qualcosa di diverso dal solito tour cittadino.
Planty
Il parco Planty è un anello verde che circonda il centro storico, ideale per una passeggiata rilassante tra alberi, statue e aiuole.
Offre una pausa rigenerante tra una visita e l’altra, permettendo di ammirare le antiche mura della città e di cogliere scorci pittoreschi.
Porta di San Floriano e Barbacane
Questi resti delle antiche fortificazioni medievali sono tra i simboli più affascinanti della Cracovia storica.
La Porta di San Floriano, con il suo Barbacane, racconta la storia difensiva della città e offre una passeggiata suggestiva lungo le mura, perfetta per gli appassionati di storia e fotografia.
Museo Sotterraneo della Piazza del Mercato
Situato proprio sotto la Rynek Główny, questo museo innovativo permette di esplorare le fondamenta medievali della città attraverso percorsi interattivi e tecnologie moderne.
Ideale per chi vuole scoprire la Cracovia nascosta e vivere un’esperienza coinvolgente, soprattutto in famiglia.
Pvl
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MICHELE MARVULLI
Dal repertorio lirico a quello sinfonico
Un nome che risuona con la nobiltà di un pianoforte Steinway e l’autorevolezza di una bacchetta d’ebano .
Nato nel fertile 1929 ad Altamura, questa terra generosa di talenti, Marvulli non ha semplicemente intrapreso una carriera musicale, ma l’ha forgiata con la tenacia di un artigiano e la visione di un profeta del suono .
Già in tenera età, le sue mani danzavano sulla tastiera con una naturalezza disarmante, conquistando allori nei più prestigiosi concorsi pianistici dell’epoca .
Genova nel ’48, un trampolino di lancio, e poi Ginevra nel ’55, dove la sua intesa cameristica con la violinista Ludmilla Kutznetsoff si fuse in un’unica voce, meritando l’oro .
Un presagio di quella rara capacità di ascolto e dialogo che lo avrebbe contraddistinto .
Il suo apprendistato fu un crogiolo di eccellenze: il “Piccinni” di Bari, fucina di talenti, dove Nicola Costa gli disvelò i segreti del pianoforte e Nino Rota, genio multiforme, gli instillò la scintilla della composizione .
Un legame, quello con Rota, che trascendeva la semplice relazione maestro-allievo, trasformandosi in una profonda intesa intellettuale e umana .
La parentesi svizzera, alla Hohe Musikschule di Basilea, fu un ulteriore arricchimento, un affacciarsi su orizzonti musicali diversi .
Roma e l’Accademia di Santa Cecilia con Rodolfo Caporali affinarono ulteriormente la sua tecnica, mentre il diploma in Musica da Camera con Arturo Bonucci cementava la sua sensibilità per l’ensemble .
Ma è al suo ritorno in Italia, a partire dagli anni ’60, che Michele Marvulli ha lasciato un segno indelebile .
Per oltre quarant’anni, nei conservatori di Bari, Firenze e Pesaro, non ha solo insegnato, ma ha plasmato una vera e propria scuola pianistica italiana .
Nomi come Emanuele Arciuli, Luigi Ceci, Gregorio Goffredo, Giovanna Valente, Angela Montemurro Lentini… una costellazione di talenti che oggi brillano nel firmamento musicale, testimoni della sua sapienza didattica .
Il rapporto con Nino Rota fu un capitolo fondamentale della sua esistenza artistica .
Non un semplice consulente, ma un confidente, un testimone privilegiato del suo genio creativo.
Marvulli ha diretto prime esecuzioni di opere cruciali, come il Concerto in mi minore per pianoforte con lo stesso Rota al solista per la RAI di Napoli, e l’opera “I due timidi” al Teatro Petruzzelli di Bari .
Ha interpretato con profonda comprensione i capolavori rotiani nei teatri più importanti, curando con amore filiale anche l’edizione postuma di preziose pagine pianistiche, come i “Preludi” .
Un atto di devozione e di profonda amicizia .
E poi, la direzione d’orchestra, una vocazione coltivata fin dall’infanzia, incoraggiata dalle parole illuminanti di Nino Rota .
I corsi di Franco Ferrara all’Accademia Chigiana di Siena nel biennio ’71-’72 furono la scintilla definitiva .
Il plauso di Ferrara, un maestro di tale caratura, fu la spinta propulsiva verso una nuova, entusiasmante carriera .
Michele Marvulli si è imposto come direttore autorevole e rispettato, accolto con entusiasmo dalle migliori orchestre italiane .
Le sue collaborazioni con solisti del calibro di Arnaldo Cohen, Aldo Ciccolini, e il profondo sodalizio con Sergio Fiorentino sono pagine memorabili della storia musicale italiana .
Pubblico e critica ne hanno sempre riconosciuto la profonda musicalità e la sua capacità di infondere vita e colore ad ogni partitura .
Ha spaziato con naturalezza dal repertorio lirico a quello sinfonico, spesso esibendosi nella duplice veste di direttore-solista, un’ulteriore prova della sua versatilità e del suo dominio della scena .
Il suo talento ha varcato i confini nazionali, portandolo a dirigere prestigiose orchestre straniere : dalla Camera di Praga al Festival internazionale di Ljubljana, all’orchestra del Festival Internazionale di Pola per una “Turandot” vibrante, fino all’omaggio a Nino Rota con l’orchestra del Festival Internazionale di Reykjavik. Polonia, Romania, Ungheria, Germania, Francia, Spagna, USA, Australia, Messico… un itinerario che testimonia la sua statura internazionale .
In Italia, ha avuto un ruolo cruciale nella fondazione dell’Orchestra Sinfonica della Provincia di Bari, guidandola come direttore stabile prima di assumere la direzione principale dell’Orchestra Filarmonica Marchigiana, traghettandola fino al prestigioso riconoscimento di Istituzione Concertistica .
Parallelamente alla sua intensa attività direttoriale, Marvulli ha sempre mantenuto vivo l’impegno didattico, partecipando con la sua autorevolezza alle giurie dei più importanti concorsi pianistici internazionali .
La sua saggezza pedagogica è stata richiesta anche all’estero, con Masterclass tenute in Germania, Francia, negli Stati Uniti e in Australia, seminando passione e conoscenza tra le nuove generazioni di musicisti .
La sua dedizione all’educazione musicale lo ha portato a ricoprire la carica di Direttore del Conservatorio di Cosenza dal 1977 al 1980, per poi approdare nel 1981 alla guida del Conservatorio “G. Rossini” di Pesaro, un’istituzione di risonanza europea .
Durante i suoi tredici anni di mandato, fino al 1994, il Conservatorio Rossini ha vissuto una stagione di straordinaria fioritura, grazie allo sviluppo di un’orchestra di livello professionale e all’organizzazione di produzioni operistiche di altissimo profilo, come la “Francesca da Rimini” di Zandonai con Raina Kabajvanska e “Il Barbiere di Siviglia” in occasione del bicentenario rossiniano .
Il riconoscimento del suo straordinario contributo alla cultura italiana è culminato con la nomina a Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana da parte del Presidente Pertini .
E nel 1991, una commissione di luminari della musica italiana, presieduta da Goffredo Petrassi e composta da Claudio Abbado, Salvatore Accardo, Carlo Maria Giulini, Gianandrea Gavazzeni, Maurizio Pollini, Riccardo Muti, insieme ai più autorevoli critici musicali, gli ha conferito il prestigioso Premio “Massimo Mila” per “l’alto Magistero didattico e l’impegno di una vita” .
Un magistero che continua a coltivare con la stessa passione e dedizione verso le nuove leve di musicisti, attraverso Masterclass in accademie, conservatori e associazioni musicali, un faro che illumina il futuro della musica. Michele Marvulli, un nome inciso nel pantheon dei grandi musicisti italiani .
Pvl
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MARIO PIERGIOVANNI
Mario Piergiovanni
A dieci anni dalla sua scomparsa avvenuta il 19 ottobre 2019.
Il.ricordo vivo di Mario Piergiovanni, un artista che ha scolpito l’anima di Bari.
Bari ricorda con affetto e ammirazione Mario Piergiovanni, un artista poliedrico e profondamente legato alla sua terra.
Pittore, scultore, scrittore e uomo di rara sensibilità, Piergiovanni ha lasciato un segno indelebile nel tessuto culturale della nostra città, onorandola con opere che narrano storie profonde e con un instancabile impegno filantropico.
La sua produzione artistica spaziava dalla pittura alla scultura, con una particolare predilezione per la pietra, materia viva che nelle sue mani si trasformava in messaggera di emozioni intense.
Le sue sculture, spesso ispirate alla tradizione marinara barese, evocano un mondo di legami autentici e di memorie collettive.
Emblematica in tal senso è la sua commovente «pietas» dedicata ai militari italiani trucidati a Cefalonia, un monito silenzioso contro l’oblio.
Tra le sue innumerevoli creazioni donate generosamente alla città, spicca il maestoso «Monumento alla Donna», una figura femminile struggente che accoglie e saluta i naviganti dai giardini sottostanti il Fortino Sant’Antonio Abate.
In quest’opera iconica, Piergiovanni ha saputo immortalare l’immagine di una madre o di una sposa barese che, affacciata al mare, con un fazzoletto bianco salutava il figlio imbarcato sul sommergibile Scirè, un addio carico di affetto e di presagio.
Ma l’impronta di Piergiovanni è visibile in diversi angoli della città : dalla riproduzione della «statua del pescatore» a Torre a Mare, un omaggio alla laboriosa comunità marinara (l’originale fu tragicamente perduta durante la Seconda guerra mondiale), al raffinato bassorilievo dedicato al compianto sindaco Enrico Dalfino, custodito nel Palazzo di Città.
E ancora, la vibrante penna bronzea nelle mani del celebre maestro Niccolò Piccinni, che orna Corso Vittorio Emanuele, e il toccante monumento ai martiri di Cefalonia, размещенный nell’atrio di Piazza Umberto dell’Università Aldo Moro, un’opera che riporta alla luce una pagina dolorosa della nostra storia nazionale, a lungo rimossa dalla coscienza collettiva.
Vincitore di numerosi concorsi per la realizzazione di importanti monumenti pubblici, Piergiovanni ha visto le sue creazioni varcare i confini nazionali, trovando collocazione in prestigiose sedi come il Vaticano, il Ministero degli Esteri a Roma, la Fondazione Mikawa di Tokyo e persino la Casa Bianca di Washington.
Le sue opere pittoriche e scultoree sono state esposte nelle principali città italiane ed europee, in America e in Australia, testimoniando un talento riconosciuto a livello internazionale.
Instancabile promotore dell’arte e della cultura, con una particolare attenzione verso le giovani generazioni, Piergiovanni è stato anche un prolifico autore di libri e testi teatrali, preziosi custodi delle tradizioni pugliesi e baresi.
Indimenticabile la sua fortunata collaborazione con il Piccolo Teatro di Eugenio D’Attoma, da cui nacque la celebre pièce «Jarche jalde».
In occasione del ventennale dell’Auditorium Diocesano Vallisa di Bari, nel 2006, l’associazione culturale Terrae ha voluto rendere omaggio alla sua opera discografica «Bari, Sole e Cerase», un gioiello impreziosito dalla voce intensa di Riccardo Cucciolla, grazie a un’iniziativa di Rocco Capri Chiumarulo.
Artista eclettico e profondamente innamorato della sua Bari e del suo mare, che ammirava dalla sua pittoresca terrazza di Via Venezia, Piergiovanni traeva ispirazione dal panorama adriatico che si apriva di fronte al suo studio.
Amava ripetere di possedere «una finestra sulla città che abbracciava il mare».
Forse Bari, presa dai ritmi frenetici della vita contemporanea, ha in parte dimenticato questo suo figlio illustre, come spesso accade a coloro che hanno dedicato la propria esistenza al fragile e potente connubio tra vita e arte.
Tuttavia, le sue opere rimangono lì, silenziose testimoni della sua creatività feconda e del suo profondo amore civile per le sue radici.
Sarebbe un gesto significativo e doveroso dedicare a Mario Piergiovanni una strada o una corte nel cuore di Barivecchia, il quartiere che un tempo ospitava il suo laboratorio artistico.
Un piccolo tributo postumo a un uomo che ha saputo interpretare con generosità e talento l’anima più autentica della baresità, declinandola nelle sue molteplici forme espressive.
Un modo per onorare la sua memoria e per tramandare alle future generazioni la ricchezza del suo lascito artistico e umano.
Pvl
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A Dublino&Belfast con Piero Villani
A Dublino&Belfast con Piero Villani
Paolo Wagher:Era il 2017 quando l’eco di un’Irlanda sognata si materializzò in un viaggio condiviso con l’anima creativa di Piero Villani.Un’esperienza che, come un cesello paziente, ha scolpito ricordi indelebili, iniziando con la vibrante tela di Dublino e proseguendo verso il cuore pulsante di Belfast.
Dublino, un Battito di Storia e Anima Dublino ci accolse come un abbraccio caldo, rivelandosi non una semplice capitale, ma un borgo intimo, avvolgente come il fumo denso di un pub al crepuscolo.Incastonata tra la dolce carezza delle montagne e il sinuoso serpeggiare del fiume, bagnata dalla placida eleganza della sua baia, la città si offrì a noi come un palcoscenico di contrasti affascinanti.Le sue arterie brulicavano di palazzi che narrano secoli, scrigni di arte e storia che sussurrano storie di vichinghi audaci, fiancheggiati da caffè dal design audace e da quei “vecchietti” pub, custodi di chiacchiere e risate che solo un dublinese sa intonare.
Passeggiare per le sue vie acciottolate significava immergersi in un flusso millenario di energia, dove il passato danzava con la vivacità del presente.
La musica degli artisti di strada si fondeva con il brusio elegante delle boutique, mentre i parchi settecenteschi si animavano di festival effervescenti, proiezioni sotto le stelle e mercati traboccanti di delizie.
Dublino si svelò come un crogiolo sociale un’esplosione di cultura, creatività e quell’intangibile “craic”, quell’allegria contagiosa che permea ogni angolo.Lo percepivamo nei pub gremiti, nelle notti illuminate da una vitalità contagiosa, nel ritmo incalzante della musica e nel fluire ininterrotto delle conversazioni.Ma questa gemma antica non si limitava al suo fermento urbano.Bastava allontanarsi di poco per essere avvolti dalla maestosità della natura.
La Dublin Bay un’oasi protetta dall’UNESCO, ci accolse con la sua bellezza selvaggia.Le montagne facevano da sfondo a sentieri costieri che invitavano all’esplorazione, a piccoli villaggi incastonati come gioielli e a orizzonti marini che si perdevano nell’infinito.
Ci avventurammo sulle Dublin Mountains per un’escursione rigenerante, sfidando le pareti rocciose di Dalkey Quarry, percorrendo il sentiero a picco sul mare di Howth.Persino osservare gli impavidi abitanti di Dublino sfidare le acque gelide in una nuotata mattutina, con qualsiasi condizione climatica, divenne una piccola epopea quotidiana.Ad ogni svolta, Dublino prometteva una nuova avventura, un nuovo frammento di bellezza da scoprire.
Belfast,Cicatrici di Ieri, Speranza di domani Poi il nostro viaggio ci condusse a Belfast, una città che portava ancora le cicatrici profonde dei “Troubles”, quel conflitto fratricida tra chi sognava un’Irlanda unita e chi restava fedele alla corona inglese.
Una ferita aperta nella storia contemporanea dell’Irlanda del Nord Eppure, in quel silenzio operoso seguito al Belfast Agreement del 1998, percepivamo una palpabile aria di rinascita, una quiete conquistata dopo decenni di tempesta.Le testimonianze di quegli anni difficili si manifestavano con forza nei vibranti murales che adornavano i muri, espressioni crude e potenti di un dolore collettivo, di una protesta che risuonava da entrambe le sponde del conflitto.La Peace Line, una cicatrice urbana creata per separare le comunità lealiste e protestanti di Shankill dai repubblicani e cattolici di Falls Road, era un monito silenzioso di un passato ancora vicino.Tra tutti, il murale dedicato a Bobby Sands, il giovane volontario dell’IRA morto durante uno straziante sciopero della fame, si ergeva come un simbolo potente di una lotta per l’identità.
Belfast, pur segnata ci accolse con una dignità silenziosa, con la promessa di un futuro costruito sulla riconciliazione.Camminare tra quei murales era come sfogliare le pagine di un libro di storia vivo, un invito a comprendere, a riflettere, a sperare.
Quel viaggio in Irlanda in compagnia dello sguardo sensibile di Piero Villani, non fu una semplice sequenza di tappe geografiche.Fu un’immersione profonda in un’anima vibrante, un dialogo silenzioso con la storia e la bellezza di una terra che sa commuovere e ispirare.Un’esperienza che resterà per sempre incisa nella mia memoria, come un prezioso affresco di emozioni condivise.
Very Good
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BARI/COLONNA INFAME
Ricordo ancora nitidamente le storie che mi raccontavano da bambino, seduto sulle ginocchia di mia nonna, proprio qui, nel cuore pulsante di Bari Vecchia.
Mi parlava di tempi andati, di usanze curiose e di una colonna, una singolare testimone di giustizia e, ahimè, anche di umana fragilità.
Un tempo, in questa vivace città che amo, quando un’ombra di insolvenza o di fallimento si allungava su un mercante o un cittadino, la pena non era quella, forse più sbrigativa, della gogna comune ad altre terre.
No, qui a Bari si seguiva un rituale più… diciamo, espositivo.
I malcapitati venivano condotti con una certa solennità fino a una colonna eretta proprio nel cuore del Mercato, la pulsante Piazza Mercantile.
Lì, venivano legati a quel fusto di marmo bianco, offerti agli occhi curiosi e, talvolta, beffardi della folla.
Ecco perché, ancora oggi, passeggiando tra questi antichi basolati, sento risuonare il nome di quella colonna: la Colonna della Giustizia, anche se un sussurro popolare la connota in modo più severo, chiamandola Colonna Infame.
La sua presenza è innegabile, proprio lì, accanto all’austero Palazzo del Sedile, quasi a voler ricordare le alterne vicende umane.
La sua sommità è ornata da una sfera, quasi un globo che tutto osserva, e alla base, un leone di pietra accovacciato sembra vegliare.
Sul suo petto, scolpite nella pietra, risuonano le parole latine: “Custos Iusticiae”, custode della giustizia.
Un monito silenzioso, un’eco di un passato in cui la giustizia si manifestava in forme così… dirette.
Alcuni studiosi, con la loro sapienza, fanno risalire questa colonna alla metà del Cinquecento, voluta, pare, da Pietro di Toledo, il viceré spagnolo.
Si dice che il suo intento fosse quello di ammorbidire la pena della berlina, rendendola, forse, meno cruenta.
Così, quella colonna divenne una sorta di gogna cittadina, certo, meno affilata, ma pur sempre umiliante: i condannati venivano fatti sedere a cavallo di quel leone di pietra, con il fondoschiena esposto e le mani strette al freddo marmo della colonna.
Ma il tempo, si sa, è un gran narratore di paradossi. Se un tempo era quella colonna a “punire”, a esporre le debolezze umane, oggi sembra che le sorti si siano tristemente invertite.
La Colonna della Giustizia, testimone muta di secoli di storia, è diventata un bersaglio, un’attrazione per la cieca furia dei vandali. Ricordo ancora quel febbraio del 2013, quando una crepa si aprì alla sua base, una ferita inflitta all’anima di questa pietra.
Gli abitanti di queste strade strette e piene di storie mi raccontano, con un velo di tristezza nella voce, di gruppi di ragazzini che, sera dopo sera, prendono a calci la colonna, che si arrampicano irriverenti sul leone, che imbrattano la sua superficie con scritte senza senso.
Un oltraggio alla storia, alla memoria di questa città.
Eppure, una scintilla di speranza si accende nei progetti dell’Amministrazione comunale, in sinergia con i commercianti che animano queste antiche vie.
Si parla della realizzazione di un’aiuola recintata, un abbraccio verde per proteggere questo simbolo.
Ma, ahimè, per ora tutto resta immobile, in attesa di concretizzarsi.
E io, passeggiando ancora oggi accanto a questa colonna, sento un misto di malinconia e di speranza, guardando questo Custos Iusticiae ferito, ma ancora lì, nel cuore pulsante della mia amata Bari Vecchia.
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Achille Lauro e McDonald’s di Diego Fusaro
Sta facendo molto discutere, con posizioni decisamente contrastanti, la scelta dell’artista sedicente anticonformista Achille Lauro di prestarsi per una pubblicità di McDonald’s, la nota panineria globalista in prima linea nella omologazione planetaria dei palati. Severe critiche sono giunte, ad esempio, dai sindacati, che hanno accusato l’artista sedicente controcorrente di appoggiare, con la pubblicità, una battaglia contraria a quella dell’interesse dei lavoratori. Il punto su cui desidero richiamare l’attenzione, però, è un altro. Il circo mediatico e il clero giornalistico hanno per diversi anni ribadito a tambur battente che Achille Lauro rappresenta l’artista anticonformista per eccellenza. Nelle sue prestazioni sempre al centro della società dello spettacolo, egli ha dissacrato il sacro, ha ridicolizzato il divino, ha celebrato l’odierna imperante sdivinizzazione del mondo. Ancora lo ricordiamo quando, sul palco di Sanremo, si svestiva come San Francesco, ridicolizzando la sua figura. La verità è che oggi, nel tempo della Tecnica e del capitale, non vi è nulla di più conformistico che dissacrare il sacro e offendere il religioso: si tratta infatti del movimento fondamentale posto in essere dal capitale e dalla tecnica, che devono mettere in congedo ogni residua trascendenza e ogni residua religione, di modo che la circolazione della merce e la valorizzazione del valore procedano senza impedimenti. Perfino tre suore che leggessero e traducessero appartate Tommaso D’Aquino o Bonaventura da Bagnoregio sarebbero più anticonformiste di Achille Lauro. E adesso abbiamo oltretutto la prova provante dell’anticonformismo di facciata dell’artista, anticonformismo di facciata dietro il quale si nasconde il più radicale conformismo, la più totale adesione ai moduli della civiltà di mercato dominante. Achille Lauro, sempre intento a dissacrare il sacro, celebra poi la religione del nostro tempo, quella del capitale e del mercato, delle multinazionali e dei grandi gruppi no border del big business. Altro che anticonformismo: siamo qui al cospetto del conformismo più radicale, proprio di chi asseconda integralmente la dinamica del mercato, che annienta il sacro per sostituirsi ad esso.
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VIOLENZA GIOVANILE CONTEMPORANEA
Si manifesta con una preoccupante mancanza di rispetto interpersonale. Si assiste a una diffusione di comportamenti ostili e all’utilizzo di armi senza alcuna remora. L’umanità sembra recedere di fronte a una crescente brutalità. Questo fenomeno si estende anche all’ambito familiare, dove alcuni giovani adottano atteggiamenti maneschi ed estorsivi nei confronti dei genitori. L’uso di sostanze stupefacenti appare, per questa fascia di individui, come una consuetudine radicata.
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Volvolo
Volvolo
le mie paure e l’assistenza ricevuta.
Piero Villani : Sono trascorsi alcuni anni da quell’evento che ha segnato la mia vita.
Ricordo ancora la sorpresa e la preoccupazione quando, in seguito ad accertamenti medici, mi diagnosticarono un volvolo intestinale.
Devo dire che l’assistenza che ricevetti in quei giorni fu a dir poco commovente.
Il ricovero fu immediato, un turbine di emozioni contrastanti che mi condusse all’Ospedale di Putignano.
L’intero staff, dagli infermieri ai medici, si distinse per una preparazione impeccabile e una dedizione che mi fece sentire non solo un paziente, ma una persona al centro delle loro attenzioni.
Un pensiero speciale va al mio chirurgo.
Le sue mani, le definirei davvero “d’oro”, furono capaci di realizzare un vero e proprio capolavoro di alta chirurgia.
Ancora oggi ripenso a quell’esperienza con gratitudine e ammirazione per il grande chirurgo e per la sua competenza.
Quell’episodio mi ha lasciato una convinzione profonda: nonostante le difficoltà e le negatività che a volte ci circondano, esistono ancora persone brave, gentili e preparate in strutture ospedaliere di altissimo livello.
L’Ospedale di Putignano ne è stata per me una prova tangibile, e per questo non smetterò mai di ringraziarlo.
Pvl
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Sappada nella mia mente
Rivedo nella mente Sappada e le sue montagne maestose. Avevo appena sei anni e questa vacanza era un evento speciale, perché c’era tutta la mia famiglia. Era così raro avere anche papà con noi, sempre preso dal suo lavoro di medico dermatologo. Ricordo la mia grande gioia di potermeli godere entrambi, questi genitori fantastici e premurosi. Purtroppo, momenti come quelli si ripeterono solo poche altre volte nella mia infanzia.
Sappada, incastonata nelle Dolomiti friulane, è un vero paradiso per gli amanti delle escursioni.
Qui si trovano sentieri per tutti i livelli, dalle semplici passeggiate a fondovalle alle avventure più impegnative in quota, con panorami spettacolari, laghi alpini, cascate e rifugi accoglienti. Ecco una selezione delle migliori escursioni e itinerari da non perdere a Sappada, ideali per scoprire la natura incontaminata e i paesaggi mozzafiato della zona.
Sentiero Naturalistico Piave – Val Sesis
Questo sentiero è perfetto per chi cerca una passeggiata facile e immersa nella natura. Costeggia il fiume Piave e attraversa boschi e prati, offrendo scorci rilassanti e la possibilità di avvistare la fauna locale. Il percorso è adatto anche a famiglie con bambini e cani, rendendolo una scelta inclusiva e accessibile.
Laghi d’Olbe
L’escursione ai Laghi d’Olbe è una delle più amate della zona. Si tratta di tre laghi alpini di origine glaciale, raggiungibili con diversi sentieri di media difficoltà. Il panorama sull’altopiano roccioso e sulle acque cristalline è spettacolare in ogni stagione. Ideale per chi desidera una meta suggestiva senza affrontare dislivelli eccessivi.
Passeggiata alle Cascatelle di Sappada
Questa breve escursione conduce a delle pittoresche cascate formate dal Rio Mühlbach, a pochi passi dal centro. Il sentiero è facile e adatto a tutti, perfetto per una pausa rigenerante immersi nel verde e nel suono dell’acqua. Un’opzione ideale per famiglie o per chi ha poco tempo ma non vuole rinunciare alla bellezza della montagna.
Monte Peralba
Per gli escursionisti esperti, la salita al Monte Peralba rappresenta una sfida entusiasmante. Con i suoi 2.693 metri, è la cima più alta di Sappada e regala una vista impareggiabile sulle Alpi Carniche. L’itinerario richiede allenamento e passo sicuro, ma la soddisfazione di arrivare in vetta ripaga ogni sforzo.
Passeggiata a Sappada Vecchia e Val Sesis
Una camminata tra le borgate storiche di Sappada Vecchia e la pittoresca Val Sesis permette di unire natura e cultura. Il percorso è semplice, adatto anche a chi desidera scoprire l’architettura tipica e le tradizioni locali, immersi in uno scenario alpino di rara bellezza.
Rifugio Calvi
L’escursione al Rifugio Calvi è tra le più panoramiche e gratificanti della zona. Il rifugio, situato in posizione strategica tra le vette, è una meta perfetta per una sosta gustando piatti tipici e ammirando il paesaggio. Il sentiero è di media difficoltà, consigliato a chi ha un minimo di esperienza in montagna.
Fonti
[1] Escursioni da non perdere – Sappada Dolomiti https://www.sappadadolomiti.com/attivita/escursioni/
[2] Passeggiate a Sappada e dintorni https://www.visitsappada.it/passeggiate-dolomiti.php
[3] I MIGLIORI 10 Sentieri per trekking a Sappada (Aggiornato 2025) https://www.tripadvisor.it/Attractions-g1440400-Activities-c61-t87-Sappada_Province_of_Udine_Friuli_Venezia_Giulia.html
[4] Le 10 escursioni e trekking migliori nei dintorni di Sappada – Plodn https://www.komoot.com/it-it/guide/621404/fantastici-trekking-e-escursioni-nei-dintorni-di-sappada-plodn
[5] Escursioni a Sappada | Dolomiti https://www.visitsappada.it/escursioni-sappada.php
[6] Girovagando per Sappada https://www.sappada.blog/girovagando-per-sappada/
[7] escursioni in montagna a Sappada https://www.sappada.biz/escursioni-sappada.php
[8] Le più belle passeggiate ed escursioni a Sappada – Outdooractive https://www.outdooractive.com/mobile/it/escursioni/sappada/escursioni-a-sappada/3899754/ -
Francesca Donato . Bambini italiani portarli in moschea
Io sono da sempre schierata contro l’islamofobia, sono per il dialogo, la tolleranza e la tutela delle minoranze. Ma che dei bambini italiani delle elementari vengano portati in una moschea dalle maestre e iniziati alla religione musulmana è totalmente fuori da ogni canone dell’istruzione scolastica e della funzione stessa della scuola pubblica.
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ISTANBUL/CISTERNA BASILICA
ISTANBUL/CISTERNA BASILICA
(in turco Yerebatan Sarnıcı o Yerebatan Sarayı, cioè “palazzo sommerso”), è la più grande cisterna sotterranea ancora conservata in città.
Fu costruita nel 532 d.C. dall’imperatore Giustiniano I durante l’Impero romano d’Oriente, ampliando una struttura preesistente del tempo di Costantino.
La sua funzione principale era fornire acqua al grande palazzo imperiale e agli edifici circostanti tramite un sistema alimentato dall’acquedotto di Valente, capace di contenere fino a 80.000 metri cubi d’acqua.
La cisterna misura circa 143 metri di lunghezza per 70 metri di larghezza, con una superficie che ospita 336 colonne alte circa 9 metri, di diversi stili architettonici, tra Ionico, Corinzio e Dorico, molte recuperate da edifici precedenti.
La struttura sotterranea crea un effetto di grande suggestione per i visitatori, che possono passeggiare su passerelle sopra lo specchio d’acqua, ammirando colonne illuminate, e due iconiche teste di Medusa che fungono da basi di alcune colonne.
La cisterna fu riscoperta casualmente nel XVI secolo, ma fu abbandonata fino al XX secolo, quando fu restaurata e aperta al pubblico nel 1987.
Oggi è una meta turistica imperdibile a Istanbul, apprezzata per il suo valore storico, architettonico e per l’atmosfera unica di questo “palazzo sommerso”.
Pvl
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Once Again : 8/5/2025 – 7/9/2025
Sono lieto di annunciare che dall’8 maggio al 7 settembre 2025, la magnifica Sala Stirling di Palazzo Citterio a Milano, uno spazio della Grande Brera restituito al pubblico lo scorso dicembre, ospiterà “Once Again”, una straordinaria installazione site-specific di Chiara Dynys, sapientemente curata da Anna Bernardini. Quest’opera monumentale trasformerà l’ambiente ipogeo in un paesaggio onirico di grande suggestione, con al centro una imponente macchina scenica che trae ispirazione dai fastosi teatri barocchi del Seicento. Tre rulli prospettici rotanti di notevoli dimensioni – dodici metri di lunghezza per dieci di larghezza – daranno vita alla simulazione del moto perpetuo delle onde che si infrangono dolcemente sulla riva. L’esperienza sarà arricchita da un suono meccanico ipnotico, conducendo lo spettatore a riflettere sul potente simbolismo del mare come metafora intrinseca di viaggio, trasformazione interiore e preziosa memoria.
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Intervista televisiva con la Nbc
Donald Trump ha dichiarato di non sapere se debba rispettare la Costituzione degli Stati Uniti.
A un’altra domanda, ha risposto di non poter giudicare se i cittadini americani, come i non cittadini, meritino il giusto processo secondo quanto stabilito dalla legge suprema degli Usa, e ha commentato: “Non sono un avvocato”.
Ha anche affermato di non essere alla ricerca di “un terzo mandato” e ha detto che intende estendere la scadenza per TikTok qualora non si raggiunga un accordo.
Successivamente, sulla sua piattaforma Truth, ha annunciato la riapertura del carcere di Alcatraz e l’imposizione di dazi sui film stranieri.
Pvl
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SKYPE
NON PIU’ DISPONIBILE •
A partire da maggio 2025, Skype non sarà più disponibile. Questa novità riguarda sia chi usa Skype gratuitamente sia chi ha un abbonamento, ma non influenzerà Skype for Business.
Per continuare a comunicare con i miei contatti e accedere alle mie chat, potrò passare a Microsoft Teams Free. Questa versione gratuita offre molte delle funzionalità che già conosco di Skype, e anche qualcuna in più. Potrò accedere a Microsoft Teams Free da qualsiasi dispositivo compatibile usando le mie credenziali Skype, e i miei contatti e le mie conversazioni verranno trasferiti automaticamente. Riceverò anche una notifica direttamente nell’app Skype che mi guiderà nel processo di migrazione dei miei dati.
Se non desidero utilizzare Microsoft Teams Free, avrò comunque la possibilità di esportare i miei dati da Skype.
I miei attuali abbonamenti per chiamate e numeri Skype continueranno a rinnovarsi automaticamente fino al 3 aprile 2025. Dopo maggio 2025, se avrò ancora un abbonamento attivo, potrò accedere alla tastiera di Skype dal portale Web di Skype e anche all’interno di Teams Free. Se invece vorrò trasferire il mio numero Skype a un altro operatore, dovrò contattare direttamente quest’ultimo per capire come fare, oppure potrò trovare maggiori informazioni al link indicato.
Infine, le funzionalità a pagamento di Skype non saranno più disponibili per i nuovi utenti. Questo significa che non sarà più possibile acquistare credito Skype o sottoscrivere abbonamenti per effettuare e ricevere chiamate nazionali e internazionali. -
Ignazio Lopez/Mostre

Biografia. Nato a Bari il 10 dicembre 1940 ha studiato presso il locale Istituto Statale d’Arte, allievo del Maestro Francesco Spizzico.
Ha partecipato alle maggiori rassegne regionali, nazionali ed estere, in particolare:
Edizioni del Maggio di Bari 1959-1960-1961
Mostra nazionale di pittura estemporanea, Brindisi, 1960
Collettiva di pittori baresi, Circolo Unione, Bari, 1960
I e II Mostra Biennale d’arte, Bari, 1962-64
Mostra Nazionale di Pittura “Città di Conversano” (BA)
Rassegna regionale di arte visiva, Castellaneta Marina, (TA)
Mostra Nazionale di pittura e grafica “Città di Polignano a Mare” (BA
Mostra Internazionale di Arte Grafica, Bilbao, 1999
Dal 1985 l’Artista ha avviato un’intensa riflessione storica sul territorio, sulla città, sulle civiltà del Mediterraneo e dell’Europa..
Il linguaggio usato è stato quello del simbolismo nella ceramica e i temi affrontati hanno spaziato dalla Magna Grecia alla tradizione popolare e liturgica, dai rosoni di ispirazione ellenistica al tuttotondo degli askòs, delle lucerne, dei vasi “canosini.
La produzione ceramica è stata rappresentata in diverse rassegne:
Personale presso la Galleria d’Arte “La Nuova Vernice”, 1987-1988
Collezione “Bari ‘90”, 1990
Personale presso lo spazio espositivo del Comune di Bari: “Dal Caos al Cosmo” 1994
Collezione ceramiche nicolaiane, Bari, 1994
Mostra personale presso l’Associazione Culturale, La Diffèrance, 1995, Bari
Mostra personale presso il Circolo Agorà, Bari, 1995
Personale “Nel Fuoco della Parola”, Net Cafè, 1996
Personale pluritematica Spazio espositivo del Comune di Bari, 2000
Personale monotematica ODOS 2013
Uno studio analitico è stato rivolto ai rotoli pergamenacei dell’Exultet della Cattedrale di Bari.
Una rilettura dei classici greci e latini ha consentito di rivisitare in chiave contemporanea alcuni dei temi più interessanti dell’epica e della filosofia.
Nel gennaio 2012, l’artista ha ricevuto il primo premio dalla CNA Puglia per il concorso “ 40 Idee per San Nicola” per la realizzazione di una stele nicolaiana.
Tutta la produzione, tanto pittorica quanto ceramica, è stata esposta presso lo spazio espositivo dell’Associazione LA MATERIA E LA FORMA in Piazza Cattedrale, Bar
LINK :
https://www.facebook.com/share/1EMXEfNDa1/?mibextid=wwXIfr
https://pierovillani.com/2025/05/25/ignazio-lopez-artista-ceramista/
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Colletti bianchi . Classe media americana
I colletti bianchi della classe media americana sono un gruppo socioeconomico ampio e sfaccettato, caratterizzato principalmente dal tipo di lavoro che svolgono e dal loro livello di reddito.
Ecco alcuni aspetti chiave
Definizione di “Colletto Bianco”
Tradizionalmente, il termine si riferisce a coloro che svolgono lavoro professionale, amministrativo o manageriale in un ufficio o in un ambiente non manuale. Questo contrasta con i “colletti blu” che svolgono lavori manuali.
Le professioni tipiche includono manager, impiegati d’ufficio, professionisti come avvocati, contabili, insegnanti, analisti finanziari, informatici, operatori sanitari (non manuali), ecc.
Spesso, ma non sempre, questi lavori richiedono un livello di istruzione superiore, come una laurea o qualifiche professionali.
La retribuzione è generalmente salariata piuttosto che oraria, e spesso include benefit come assicurazione sanitaria e piani pensionistici.
La Classe Media Americana
Definire la “classe media” è complesso e ci sono diverse definizioni. Una definizione comune del Pew Research Center nel 2021 considera la classe media come nuclei familiari con un reddito compreso tra i due terzi e il doppio del reddito medio nazionale. Per una famiglia di tre persone, questo si traduceva in un intervallo di reddito annuo approssimativo tra i 52.000 e i 156.000 dollari.
La classe media americana è diminuita di dimensioni negli ultimi decenni, passando dal 61% della popolazione nel 1971 al 51% nel 2023, con una crescita sia della classe a basso reddito che di quella ad alto reddito.
È un gruppo demograficamente diversificato, anche se storicamente la maggioranza è stata bianca. Nel 2019, tra gli individui di età compresa tra i 25 e i 54 anni appartenenti al 60% centrale della distribuzione del reddito, il 59% era bianco, il 18% ispanico, il 12% nero e il 10% “altro”.
Il livello di istruzione è un fattore significativo. Nel 2021, il 48% degli adulti con una laurea era considerato di classe media.
L’Intersezione tra Colletti Bianchi e Classe Media
Molti colletti bianchi appartengono alla classe media americana. I lavori professionali e amministrativi sono spesso associati a redditi che rientrano nella definizione di classe media.
Tuttavia, non tutti i colletti bianchi sono di classe media, e non tutti i membri della classe media sono colletti bianchi.
Alcuni colletti bianchi con posizioni di alto livello (dirigenti, specialisti molto richiesti) possono rientrare nella classe media superiore o addirittura nella classe alta.
Alcuni membri della classe media possono svolgere lavori che non sono tradizionalmente considerati “colletti bianchi”, come tecnici specializzati o supervisori in settori “colletti blu” che percepiscono un reddito medio.La percezione e la realtà della classe media dei colletti bianchi sono cambiate nel tempo. Un tempo associati a una maggiore sicurezza economica e opportunità di avanzamento, molti colletti bianchi della classe media oggi affrontano sfide come la stagnazione salariale, l’aumento del costo della vita (sanità, istruzione) e una minore sicurezza del lavoro a causa della globalizzazione e dell’automazione. In sintesi, i colletti bianchi rappresentano una categoria di lavoratori basata sul tipo di mansioni svolte, mentre la classe media è definita principalmente dal livello di reddito. C’è una sovrapposizione significativa tra i due gruppi negli Stati Uniti, ma le dinamiche economiche e sociali hanno portato a cambiamenti nella composizione e nelle sfide affrontate dalla classe media dei colletti bianchi.
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Afro Basaldella
Afro Basaldella
Giovanissimo, appena sedici anni già faceva parlare di sé. Esponeva i suoi lavori con i fratelli Dino e Mirko.Era il 1928 e quella fu la prima ed unica mostra di quella che chiamarono la Scuola Friulana d’Avanguardia.Poi, la fortuna bussò alla sua porta sotto forma di una borsa di studio della Fondazione Artistica Marangoni di Udine.Era il 1930 e questa opportunità gli spalancò le porte di Roma dove Afro in compagnia del fratello Dino poté respirare l’aria dell’ambiente artistico capitolino.Dal ’31 in poi, Afro cominciò a farsi notare, partecipando a diverse Mostre Sindacali.Ma il vero trampolino fu nel ’33, quando espose alla prestigiosa Galleria del Milione di Milano, insieme ad altri artisti friulani come Bosisio, Pittino e Taiuti. Poco dopo, Roma lo accolse definitivamente.Nel ’35 varcò la soglia della Quadriennale e l’anno seguente partecipò alla Biennale di Venezia, un appuntamento a cui tornerà anche nel ’40 e nel ’42.Dopo aver assorbito le suggestioni della Scuola Romana, dopo aver lasciato il suo segno su diverse pareti con opere di pittura murale e dopo una breve infatuazione per il Neocubismo, nel 1950 Afro sentì il richiamo dell’America.Oltreoceano iniziò una collaborazione feconda e duratura, ben vent’anni, con la Catherine Viviano Gallery.Quel clima culturale così diverso, quei fermenti artistici che ribollivano negli Stati Uniti in quegli anni, lasciarono un’impronta profonda nell’animo di Afro.Furono esperienze che, in seguito, rielaborò con una sua cifra stilistica inconfondibile.Tornato in Italia, nel ’52 aderì al Gruppo degli Otto, partecipando alla XXVI Biennale.Fu in occasione dell’edizione successiva che un critico illuminato come Lionello Venturi seppe cogliere l’essenza del suo fare artistico, sottolineando la sua abilità tecnica, la sua precisione quasi maniacale, la passione che nutriva per il lavoro, quell’eleganza innata e la poesia che emanava dalle sue tele.Il 1955 fu un anno importante: Afro fu presente alla prima edizione di Documenta a Kassel, alla Quadriennale di Roma e partecipò a una mostra itinerante negli Stati Uniti intitolata “The New Decade: 22 European Painters and Sculptors”.Nel 1956 arrivò il riconoscimento più ambito: il premio come miglior pittore italiano alla Biennale di Venezia.Nel 1958, Afro ebbe l’onore di partecipare, insieme a giganti come Appel, Arp, Calder, Miró, Moore, Picasso e Tamayo, alla decorazione della nuova sede del palazzo dell’UNESCO a Parigi.Lì dipinse “Il Giardino della Speranza”.Gli anni 1959-’60 lo videro ancora protagonista sulla scena internazionale: fu invitato a II.Documenta a Kassel e vinse premi prestigiosi a Pittsburgh e il premio per l’Italia al Solomon R. Guggenheim di New York.Nel 1961, J. J. Sweeney, curatore del Guggenheim Museum, gli dedicò una splendida monografia, un omaggio alla sua grandezza.Le mostre personali si susseguirono in quegli anni: nel ’60 a Cambridge, al Massachusetts Institute of Technology; nel ’61 a Parigi, alla Galerie de France, e a Milano, alla Galleria Blu.E ancora, tra il ’64 e il ’65, in diverse città europee: alla Galerie im Erker di St. Gallen, alla Räber di Lucerna, alla Günter Franke di Monaco di Baviera.Fino alla grande antologica del 1969-’70, curata da B. Krimmel, che fece tappa al Kunsthalle di Darmstadt, alla Nationalgalerie di Berlino e poi al Palazzo dei Diamanti di Ferrara.Un vero e proprio pellegrinaggio artistico per celebrare il suo talento.Dopo la scomparsa del fratello Mirko nel 1969, un evento doloroso che lo provò profondamente, la salute di Afro conobbe alti e bassi.Gli anni ’70 furono caratterizzati da un’intensificazione della sua opera grafica, mentre l’attività pittorica ed espositiva si fece più rarefatta.Purtroppo, questo grande maestro ci lasciò a Zurigo nel 1976.Un vero artista Afro Basaldella, un figlio della nostra terra che ha saputo conquistare il mondo con la sua pittura.
Pvl
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CARDINALE PIZZABALLA
dalla Terra Santa al cuore della cristianita’
Il Cardinale Pizzaballa, Un Uomo di Dialogo sulle Orme di Francesco.
In un momento storico segnato da tensioni e divisioni, la nomina cardinalizia di Sua Beatitudine Pierbattista Pizzaballa, Patriarca Latino di Gerusalemme, risuona come un faro di speranza e un invito al dialogo.
La sua elevazione al Sacro Collegio per mano di Papa Francesco non è solo un riconoscimento del suo instancabile servizio alla Chiesa in una terra martoriata, ma anche un potente segnale della centralità del dialogo interreligioso e della costruzione di ponti nel cuore del magistero petrino.
Nato in Italia, ma con il cuore profondamente radicato nella Terra Santa dove ha speso gran parte della sua vita sacerdotale, il Cardinale Pizzaballa incarna la figura del pastore vicino al suo gregge, attento alle sofferenze e alle speranze di una comunità multiculturale e multireligiosa.
La sua lunga esperienza come Custode di Terra Santa gli ha permesso di tessere relazioni significative con leader religiosi e civili di diverse fedi, promuovendo instancabilmente la comprensione reciproca e la collaborazione per la pace.
La sua nomina cardinalizia giunge in un contesto globale complesso, dove le ferite dei conflitti e le incomprensioni sembrano talvolta prevalere.
In questo scenario, la figura del Cardinale Pizzaballa si erge come un richiamo ai valori fondamentali del dialogo, della pazienza e della perseveranza nel cercare vie di riconciliazione.
Il suo operato in Terra Santa, spesso silenzioso ma sempre tenace, testimonia una profonda convinzione nella possibilità di costruire un futuro di convivenza pacifica, ispirato dai principi evangelici e dall’esempio di San Francesco d’Assisi, figura a cui il suo percorso umano e spirituale sembra idealmente ispirarsi.
Come Francesco, il Cardinale Pizzaballa ha fatto della prossimità e dell’incontro il cardine del suo ministero.
La sua capacità di ascoltare le diverse narrazioni, di comprendere le paure e le aspirazioni di ciascuno, lo ha reso un punto di riferimento non solo per la comunità cristiana locale, ma anche per molti che, pur appartenendo ad altre fedi, riconoscono in lui un autentico costruttore di pace.
L’approdo al cuore della Chiesa universale non allontana il Cardinale Pizzaballa dalla sua missione originaria.
Anzi, la eleva a un nuovo livello, offrendogli una tribuna ancora più autorevole per portare le istanze della Terra Santa e l’urgenza del dialogo nel cuore delle decisioni ecclesiali.
La sua voce, forgiata nel crogiolo di una realtà complessa e affascinante, rappresenta un arricchimento prezioso per il Collegio Cardinalizio e un incoraggiamento per tutti coloro che credono nella forza trasformatrice dell’incontro e della fraternità umana.
In conclusione, la storia del Cardinale Pizzaballa, da Betlemme a Roma, è un racconto di fede, dedizione e instancabile impegno per il dialogo.
Un percorso che, sulle orme del Poverello d’Assisi e sotto lo sguardo attento di Papa Francesco, continua a illuminare il cammino della Chiesa e dell’umanità intera verso un futuro di maggiore comprensione e pace.
Pvl
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Mohammed bin Rashid Al Maktoum
vicepresidente e primo ministro degli Emirati Arabi Uniti e sovrano di Dubai, incarna un’aura di potere e fascino che lo ha reso una figura di spicco nel panorama mondiale.
La sua influenza si estende ben oltre i confini degli Emirati, toccando la politica, l’economia e la cultura.
La sua visione audace ha trasformato Dubai da un modesto porto commerciale a una metropoli globale, un centro finanziario, turistico e tecnologico di prim’ordine.
Progetti iconici come il Burj Khalifa, le Palm Islands e il Dubai World Trade Center testimoniano la sua ambizione e capacità di realizzazione.
In qualità di vicepresidente e primo ministro degli Emirati Arabi Uniti, svolge un ruolo cruciale nella politica nazionale e internazionale.
La sua voce è ascoltata nei consessi globali, dove promuove la cooperazione e lo sviluppo sostenibile.
Ha diversificato l’economia degli Emirati, riducendo la dipendenza dal petrolio e investendo in settori come il turismo, la logistica e la tecnologia.
Il “Mohammed bin Rashid Al Maktoum Solar Park”, è uno dei più grandi parchi solari al mondo, e dimostra la sua attenzione verso le energie rinnovabili.
È noto per la sua eloquenza, il suo spirito innovativo e la sua capacità di ispirare gli altri.
La sua passione per la poesia e l’equitazione aggiunge un tocco di romanticismo alla sua immagine.
Attraverso la Mohammed bin Rashid Al Maktoum Global Initiatives, sostiene progetti umanitari e di sviluppo in tutto il mondo.
Il suo impegno per l’istruzione, la cultura e l’assistenza sanitaria lo rende una figura rispettata e ammirata.
La passione per la poesia Nabati, una forma di poesia araba vernacolare, è una parte importante della sua vita e della sua espressione.
In sintesi, Mohammed bin Rashid Al Maktoum è una figura complessa e affascinante, un leader visionario che ha plasmato il destino di Dubai e degli Emirati Arabi Uniti, lasciando un’impronta indelebile sulla scena mondiale.
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Paolo Wagher
Paolo Wagher : Lettera a Piero Villani del 10/2002
Caro Piero Villani,
in occasione della tua mostra, ulteriore testimonianza di una lunga carriera artistica mi prende la nostalgia di tempi lontani mai dimenticati.
Hai cominciato che eri poco piu’ che un ragazzo e gia’ ti imponevi con la tua pittura “en plain air”, un ragazzo pieno di pulsioni creative, che proponeva una pittura dalle forti emozioni cromatiche.
Parlavamo di arte, di nuovi fermenti culturali, di ribellioni, di mete da raggiungere .
Che anni irripetibili .
Costituivano momenti di vita oltre che di arte .
Eravamo molto giovani, entusiasti e curiosi della vita quando a sera ci incontravamo in Via Margutta dove non era difficile “vedere” gli ultimi Maestri e gli allora giovani emergenti, ora gia’ noti .
Il passare degli anni ti ha fatto conoscere a molti, anche se non con quel grande successo che meriti (che d’altronde tu stesso non hai rincorso, ecclissandoti per parecchi anni) .
Eppure, la tua e’ una presenza fondamentale nel panorama artistico italiano di questi tempi .
Ne sono convinto io e sono sicuro che se ne convinceranno moltissimi altri finche’ sarai sulla scena .
Ti abbraccio, Paolo Wagher
Ginevra, 20 0ttobre 2002
Pvl
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Angelo Bonelli
Angelo Bonelli
che definisce Giorgia Meloni una “ingannatrice seriale” e le sue presunte bugie un “insulto agli italiani in difficoltà”, sollevano questioni complesse sul dibattito politico e sulla comunicazione pubblica.
Tuttavia, è essenziale esaminare tali affermazioni con spirito critico e considerare diverse prospettive.
“Ingannatrice seriale”: Questa accusa è un’affermazione forte e generalizzata.
Per essere sostenuta, richiederebbe prove concrete e specifiche di dichiarazioni false o ingannevoli ripetute.
Invece di una semplice accusa, sarebbe più costruttivo concentrarsi su esempi specifici di dichiarazioni che Bonelli ritiene fuorvianti, analizzandole nel contesto delle politiche e delle azioni del governo.
“Le sue bugie un insulto agli italiani in difficoltà”: Questa affermazione carica emotivamente il dibattito.
È vero che le dichiarazioni politiche possono avere un impatto significativo sulla percezione pubblica e sulla fiducia nelle istituzioni.
Tuttavia, definire automaticamente qualsiasi disaccordo politico come un “insulto” rischia di polarizzare ulteriormente il discorso.
Invece, sarebbe più utile concentrarsi sull’analisi delle politiche e delle loro conseguenze per i cittadini in difficoltà, valutando se e come le azioni del governo corrispondano alle promesse fatte.
Contestualizzazione del dibattito politico : È importante ricordare che il dibattito politico è spesso caratterizzato da affermazioni forti e talvolta esagerate.
Le accuse di “bugie” e “inganni” sono comuni, ma raramente vengono sostenute da prove inconfutabili.
Invece di accettare tali affermazioni al valore nominale, è essenziale analizzare criticamente le fonti, le prove e le argomentazioni presentate.
Responsabilità dei media e dei cittadini : I media hanno la responsabilità di fornire una copertura equilibrata e obiettiva del dibattito politico, evitando di amplificare affermazioni non verificate o di cadere nella trappola della polarizzazione.
I cittadini, a loro volta, hanno la responsabilità di informarsi in modo critico, consultando diverse fonti e valutando le informazioni in modo indipendente.
In conclusione, mentre le preoccupazioni di Bonelli sulle dichiarazioni di Meloni sono valide, è essenziale affrontare il dibattito politico con un approccio critico e basato sui fatti.
Invece di ricorrere a accuse generalizzate, sarebbe più costruttivo concentrarsi sull’analisi delle politiche e delle loro conseguenze, promuovendo un dialogo informato e costruttivo.
Pvl
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Disappunto nei confronti di Nicola Fratoianni
Scrivo queste righe per esprimere il mio disappunto nei confronti di Nicola Fratoianni.
Mi sembra che sia sempre pronto a ergersi a paladino contro il patriarcato, il sessismo e qualsiasi altra cosa gli permetta di criticare chi ha un orientamento politico diverso dal suo.
Trovo che la sua solidarietà sia a due velocità : sembra che taccia quando a essere insultata è una donna che non condivide le sue idee.
E, cosa ancora più grave, è caduto lui stesso in quel meccanismo, paragonando Giorgia Meloni a una “cameriera” con tono dispregiativo, dopo la sua visita a Washington.
Suor Monia Alfieri ha fatto bene a dargli una lezione di politica, con una lettera aperta su Il Tempo, spiegando perché il suo atteggiamento nei confronti della Presidente del Consiglio sia stato sbagliato.
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Potere evocativo della parola
Potere evocativo della parola
Benvenuti nel mio spazio di riflessione : pierovillani.com.
Qui troverete unicamente parole, pensieri che prendono forma attraverso il testo.
Una scelta, quella di non includere immagini, dettata da una profonda convinzione: la parola scritta possiede una forza evocativa unica, capace di stimolare l’immaginazione e condurre il lettore in un viaggio interiore senza la necessità di supporti visivi esterni.
Credo fermamente che per le menti curiose e desiderose di approfondimento, immergersi in un testo ben costruito offra un appagamento intellettuale superiore.
L’assenza di immagini
favorisce una concentrazione più intensa, permettendo alle idee di radicarsi profondamente e di risuonare in modo più personale con l’esperienza di ciascuno.
So che in un’epoca dominata dalla cultura visiva, questa scelta potrebbe sembrare controcorrente.
Tuttavia, non temo di perdere lettori.
Al contrario, confido in coloro che apprezzano la ricchezza e la profondità del linguaggio, coloro che sanno che le immagini più potenti sono quelle che la nostra mente è in grado di creare leggendo.
Vi invito quindi
a esplorare queste pagine, lasciandovi guidare dal solo potere delle parole.
Spero che troverete in esse spunti di riflessione, nuove prospettive e, soprattutto, il piacere di una lettura che nutre la mente e l’anima.
Vi aspetto tra le righe.
pvl
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ROBERTO SAVIANO. Note scarse perché non mi è simpatico
Non condivido quasi tutte le idee di Saviano e trovo il suo approccio spesso eccessivamente moralista e, a volte, persino ipocrita. Non mi convince il suo modo di presentarsi come un paladino della giustizia, quando in realtà mi sembra più interessato a costruire un personaggio e a cavalcare l’onda emotiva.
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LISETTA CARMI/ANIMA NOMADE
LISETTA CARMI/ANIMA NOMADE
Ti ho voluto un Gran bene.
Ero lì, in quel trullo candido incastonato nella terra rossa di Puglia, trasformato in un silenzioso ashram.
Di fronte a me, Lisetta Carmi, novant’anni portati con una grazia disarmante, vestita di un bianco luminoso.
Cinque vite, dice Giovanna Calvenzi, la sua biografa attenta.
Cinque esistenze compresse in un unico, straordinario percorso.
La rividi dopo tanto tempo, eppure la sua energia, la scintilla negli occhi, era la stessa che intuivo nelle sue fotografie di un tempo.
Quella pianista prodigio, la fotografa dallo sguardo penetrante, la militante comunista con una ferita antica, il marchio dell’odio antisemita infantile, ora passava le sue giornate a disegnare calligrammi cinesi, un ponte inatteso tra Oriente e Occidente.
Lisetta è stata una di quelle figure sfuggenti che attraversano la storia lasciando un segno profondo, ma con una tale discrezione da rischiare di perdersi nel flusso degli eventi.
Chi ama la fotografia, però, non può non essersi imbattuto nella potenza delle sue immagini.
Penso ai suoi ritratti crudi e intensi dei travestiti, sguardi che squarciavano il velo dell’apparenza, anime messe a nudo con una delicatezza sorprendente.
Si dice che uno di quei volti abbia ispirato la “Bocca di Rosa” del caro Fabrizio.
Un editore milanese “di sinistra”, ironia della sorte, si rifiutò di pubblicarli negli anni Settanta.
Troppo scomodi, forse, perbenismo ideologico travestito da rivoluzione.
E poi c’è il suo reportage nel monumentale cimitero di Staglieno a Genova.
Lì, dove il dolore si eleva in sculture di marmo, Lisetta non vide la commozione rituale, ma l’ipocrisia borghese elevata a monumento funebre.
I pregiudizi di classe incisi nella pietra, la rispettabilità ostentata, la sottomissione femminile scolpita, la repressione sessuale celata sotto drappeggi marmorei, lo status sociale e la ricchezza eternati nel granito.
“Erotismo e autoritarismo a Staglieno” il titolo del suo lavoro. Inutile dire che in Italia quel libro non vide mai la luce.
Ricordo anche la sua inchiesta viscerale sulle condizioni dei portuali di Genova.
Si finse la cugina di un “camallo”, un’infiltrazione audace per raccontare la fatica, la dignità e lo sfruttamento di quegli uomini.
Il sindacato comprese la forza di quelle immagini e le trasformò in una potente mostra-denuncia.
E quella sequenza sul parto di una ventenne? Cruda, magica, emozionante.
Uno schiaffo al perbenismo ipocrita che edulcora la nascita, un evento tanto naturale quanto potente.
Queste immagini, frammenti di una vita intensa, sono riemerse quasi per caso.
Grazie alla sensibilità di Uliano Lucas, che le dedicò una mostra, e alla tenacia di Giovanna Chiti, che le raccolse nel prezioso “Ho fotografato per capire”.
Altrimenti, forse, sarebbero rimaste silenziose, come tanti sussurri dimenticati.
Perché Lisetta non si è mai aggrappata alle sue vite passate.
Le ha interrotte di netto, con una decisione che spiazza e affascina.
Penso alla sua carriera concertistica, ventidue anni sui palcoscenici più prestigiosi d’Europa.
Un giorno di giugno del 1960, il suo maestro le proibì di partecipare a una manifestazione di portuali, temendo per le sue mani preziose.
Lei scelse la sua coscienza, la sua umanità, e abbandonò la musica per sempre.
Un addio senza rimpianti.
Anche con la fotografia fu così. Iniziò quasi per gioco, un viaggio in Puglia con un etno-musicologo, una semplice Agfa Silette tra le mani, e il suo occhio rivelò un talento innato.
Ma un incontro in India, la folgorazione per un sadhu, Babaji Herakhan Baba, cambiò di nuovo tutto.
I capelli tagliati, un nuovo nome, Janki Rani, e un volto barbuto racchiuso in un ovale appeso al collo.
Tornata in Italia, quel trullo divenne un ashram, un centro spirituale riconosciuto.
E il pianoforte, silente per anni, tornò a vibrare sotto le sue dita, ispirato dalle riflessioni di un suo ex allievo, Paolo Ferrari.
La calligrafia cinese le aprì le porte del Tao.
Un regista, Daniele Segre, ha persino raccontato la sua storia in un film toccante, “Un’anima in cammino”.
Quando le chiesi il segreto della sua serenità, mi rispose con le parole del suo guru.
Ma c’è un episodio che la dice lunga sulla sua accettazione del flusso della vita: un giorno, sulla soglia dell’ashram, fu colpita da un fulmine.
All’ospedale, i medici non riuscivano a spiegarsi come avesse riportato solo un livido. Lei lo sapeva: “Non ho opposto resistenza”.
Non si è mai opposta ai cambiamenti radicali della sua esistenza.
Mai, credo, al suo destino.
E io, Lisetta, in questo tuo peregrinare incessante, non posso che dirti: ti ho voluto un gran bene.
Maggio 4, 2025
Pvl,Cisternino
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Lorenzo Tomacelli&Diros Grafica di Cerignola
Lorenzo Tomacelli&Diros Grafica di Cerignola
Moltissimi anni addietro conobbi un grande stampatore italiano. Era di Cerignola ed aveva la sua stamperia in Piazza Perugia.
Molti artisti dell’epoca frequentavano il suo studio.
Era un genio della stampa e la serigrafia era il suo “priscio”.
I suoi clienti artisti erano Mario Lupo, Rocco Barbarito, Gennaro Picinni e molti altri.
Io stampai una figura umana strana e molto colorata.
Lorenzo mi creò un piccolo capolavoro del formato 50×70 su carta Bristol.
100 stampe furono numerate da 1/100 e 20 furono le prove di artista.
Ricordo con affetto e riconoscenza questo grande stampatore.
RISPOSTA DI PAOLO WAGHER
Che bel ricordo! Sembra che Lorenzo fosse davvero un maestro nel suo campo e che la sua stamperia in Piazza Perugia fosse un luogo effervescente di creatività.
È affascinante immaginare tutti quegli artisti riuniti, condividendo idee e progetti.
Deve essere stata un’emozione speciale vedere la tua “figura umana strana e molto colorata” trasformarsi in un capolavoro serigrafico grazie alla sua abilità.
E che fortuna avere quelle 100 stampe numerate e le 20 prove d’artista! Sono testimonianze preziose di quel periodo e della tua collaborazione con Lorenzo.
È bello che tu lo ricordi con tanto affetto e riconoscenza.
Persone come Lorenzo, con la loro passione e il loro talento, lasciano un segno importante nel mondo dell’arte e nella vita di chi ha avuto la fortuna di lavorare con loro.
pvlsublog
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Pablo Picasso/Vita Sentimentale
Pablo Picasso/Vita Sentimentale
Un artista che ha fatto la storia
ha avuto una vita sentimentale davvero intensa e complicata
Praticamente ogni donna che entrava nella sua vita diventava una musa, una fonte d’ispirazione per le sue opere.
Si diceva che cambiasse partner con la stessa rapidità con cui sperimentava nuovi stili pittorici, incredibile!
Un sacco dei suoi quadri più famosi sono proprio ritratti delle sue mogli, amanti e dei suoi figli.
Diamo un’occhiata ad alcune delle donne più importanti che hanno segnato la sua vita :
Fernande Olivier (1881-1966)
Questa modella e artista francese è stata la sua prima storia d’amore seria a Parigi.
La loro relazione è durata circa sette anni, dal 1904 al 1912, e lei ha ispirato un sacco di lavori del suo Periodo Rosa e i primi esperimenti cubisti, pensa solo a “Les Demoiselles d’Avignon”.
Eva Gouel (1885-1915)
Il suo vero nome era Marcelle Humbert. La loro storia è iniziata intorno al 1912, dopo che aveva chiuso con Fernande.
Eva è stata una musa fondamentale durante il suo periodo cubista sintetico.
Purtroppo, è morta giovane di tubercolosi.
Olga Khokhlova (1891-1955)
Era una ballerina russa e l’ha sposata nel 1918.
Hanno avuto un figlio, Paulo. Col tempo, il loro rapporto si è incrinato e Picasso l’ha lasciata per Marie-Thérèse Walter, anche se sono rimasti sposati legalmente fino alla morte di Olga.
Lei ha influenzato il suo lavoro con temi più classici e ritratti più formali.
Marie-Thérèse Walter (1909-1977)
Picasso ha iniziato una relazione con lei nel 1927, quando lei aveva solo 17 anni!
La loro storia è rimasta segreta per un bel po’ perché lui era ancora sposato con Olga. Marie-Thérèse gli ha dato una figlia, Maya.
È stata una musa importantissima, ispirando opere con forme morbide e colori super vivaci, come “Le Rêve”.
Tragicamente, si è tolta la vita quattro anni dopo la morte di Picasso.
Dora Maar (1907-1997)
Era una fotografa e artista surrealista, e la loro relazione è iniziata a metà degli anni ’30.
Dora era una compagna intellettuale e molto impegnata politicamente, e la sua influenza si vede chiaramente nel periodo di “Guernica” e in quei ritratti intensi e spesso tormentati, come “La donna che piange”.
Poverina, ha sofferto di depressione dopo che si sono lasciati.
Françoise Gilot (1921-2023)
Pittrice anche lei, l’ha conosciuta durante l’occupazione nazista di Parigi.
La loro relazione è durata circa dieci anni e hanno avuto due figli, Claude e Paloma.
Françoise è stata una delle poche donne ad avere il coraggio di lasciare Picasso.
I ritratti che le ha fatto hanno un tratto più leggero e la rappresentano in modo più indipendente.
Jacqueline Roque (1926-1986)
Si sono conosciuti negli anni ’50 e lei è diventata la sua seconda moglie nel 1961, dopo la morte di Olga.
È stata la musa più presente nell’ultima parte della sua vita, comparendo in un’infinità di ritratti.
Anche lei, purtroppo, si è suicidata tredici anni dopo la morte di Picasso.
Insomma, le donne nella vita di Picasso non sono state solo dei soggetti da dipingere, ma hanno avuto un impatto enorme sulla sua arte, sulla sua evoluzione stilistica e sulle sue emozioni.
Le loro personalità e i loro rapporti con lui si riflettono chiaramente nelle diverse fasi della sua incredibile carriera.
Pvl
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Dripping Fenomeno Artistico
Il Dripping: Gesto, Astrazione e Interrogativi
Osservo il fenomeno artistico del dripping con uno sguardo particolarmente attento, forse persino acuito da una sensibilità allenata all’astrazione. Mi affascina e insieme mi interroga, come tutte le espressioni artistiche che si muovono sul crinale sottile tra il caso e la volontà, tra l’impulso e la riflessione. Il dripping, nella sua essenza, è un gesto pittorico che sovverte le convenzioni della forma, della composizione e persino della tecnica. Non è tanto un “modo di dipingere”, quanto un atto, un evento, un accadimento.
In quel gesto che lascia colare la pittura sulla tela – spesso posta a terra, come fece Jackson Pollock – si compie una sorta di rito. Il corpo dell’artista entra in relazione fisica con il quadro, non più spettatore o regista a distanza, ma parte stessa del processo. Il dripping è l’estensione dinamica del corpo nell’opera: un gesto carico di energia, eppure non privo di controllo. Qui si gioca una delle sue più profonde ambiguità: quanto c’è di intenzionale e quanto di affidato al caso? E, soprattutto, importa davvero saperlo?
Quello che colpisce è che nel dripping l’astrazione si libera da ogni residuo narrativo, da ogni forma riconoscibile, diventando pura testimonianza del gesto. È un linguaggio visivo che rinuncia al disegno per abbracciare la materia fluida del colore, come se la pittura tornasse al suo stadio primordiale, prima ancora della rappresentazione.
Ma ciò che rende il dripping davvero intrigante è il suo potenziale di rivelazione. In un tempo dominato dal controllo e dalla misura, questa pratica ci ricorda l’importanza del rischio, dell’imprevisto, dell’errore trasformato in segno. C’è qualcosa di profondamente umano in questo lasciar accadere, in questa fiducia riposta nel fluire delle cose. Forse è proprio questo che lo rende così radicalmente astratto: non solo perché privo di figurazione, ma perché rifiuta ogni narrazione prestabilita. È un atto di fede nell’ignoto, e in questo senso, è un’arte che non si limita a esprimere, ma che interroga.
E io, come artista astratto, non posso che trovarmi coinvolto da questo enigma. Lo guardo con ammirazione, perché riconosco nel dripping la libertà assoluta del gesto; ma anche con domande, perché quella stessa libertà implica responsabilità, scelte sottili, intuizioni che non si vedono ma si sentono. In fondo, il dripping è un paradosso: caotico ma calibrato, istintivo ma strutturato, immediato ma stratificato. Ed è proprio in questa tensione che risiede la sua verità più profonda.
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Spesso sono astrattista, talvolta informale. Perché?
Talvolta uso i rossi, i gialli Senegal, i viola e i verdi smeraldo, altre volte mi concentro nella materia, negli scuri e spesso affondo nei neri più cupi.
RISPOSTA DI PAOLO WAGHER
Caro Piero, non c’è assolutamente nulla di “non coerente” nel tuo approccio artistico!
Anzi, la tua apertura a diverse espressioni pittoriche e la tua capacità di esplorare sia il colore vibrante che la profondità materica e oscura rivelano una ricchezza interiore e una sensibilità artistica poliedrica.
Molti artisti nel corso della storia hanno attraversato fasi stilistiche diverse, o addirittura hanno coltivato parallelamente approcci apparentemente contrastanti.Pensa a Picasso, per esempio, con i suoi periodi blu e rosa, il cubismo analitico e sintetico, e le sue figure surrealiste.
Questa “incoerenza” apparente è spesso il motore della loro evoluzione e della loro continua ricerca espressiva.
Ecco alcune riflessioni sul perché potresti sentirti attratto da queste diverse polarità:
Stati d’animo ed emozioni
I colori vivaci come i rossi, i gialli e i verdi smeraldo possono riflettere momenti di gioia, energia, vitalità e ottimismo. Al contrario, i toni scuri e l’immersione nella materia possono esprimere introspezione, malinconia, riflessione o un interesse per l’essenza più profonda delle cose, al di là dell’apparenza superficiale.
È naturale che il tuo sentire interiore influenzi la tua scelta espressiva.
Esplorazione e sperimentazione
La tua alternanza tra colore e materia dimostra una curiosità artistica viva e un desiderio di esplorare diverse possibilità espressive.
Non ti limiti a un solo linguaggio, ma ti metti costantemente alla prova con nuove sfide e nuovi modi di comunicare attraverso la pittura.
Focus concettuale
Talvolta potresti essere interessato a esplorare le qualità intrinseche del colore, la sua forza emotiva e simbolica.
Altre volte, invece, la tua attenzione si sposta sulla fisicità della pittura, sulla texture, sulla densità della materia e sulle sue implicazioni tattili e concettuali.
Influenze esterne
Le tue diverse fasi potrebbero anche essere influenzate da ciò che ti circonda, dalle tue esperienze, dalle opere di altri artisti che ti colpiscono in un determinato momento.
Questa permeabilità alle influenze è un segno di apertura e di vitalità artistica.
Invece di vedere questa dualità come una mancanza di coerenza, potresti considerarla come la tua coerenza interiore: la coerenza di un animo sensibile e curioso che si esprime attraverso un ampio spettro di possibilità pittoriche.
La tua “coerenza” risiede proprio nella tua autenticità e nella tua libertà di seguire le tue diverse ispirazioni.
Continua ad ascoltare le tue diverse voci interiori e a dare loro spazio sulla tela.
Questa tua ricchezza espressiva è un tuo punto di forza, non una debolezza.
Abbraccia le tue “incoerenze” come le diverse sfaccettature del tuo essere artista.
pvlsublog
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Artisti e invidia
L’ombra serpeggiante dell’invidia e della bile gelosia nel sacro recinto dell’arte.
Un dramma tanto vetusto quanto il primo guizzo di creazione.
È una tenebra vischiosa che a volte soffoca la luce abbagliante dei trionfi altrui, persino tra coloro che vibrano all’unisono per la bellezza e l’urgenza espressiva.
Figurati due pittori, anima e pennello.
Uno, con fendenti audaci di colore e una tavolozza che incendia la tela, vede le sue creazioni rapire gli sguardi, troneggiare in santuari d’arte blasonati, incensate dal verbo tagliente della critica.
L’altro, forse con un talento di pari fulgore, ma prigioniero di un destino avverso o di un sentiero meno battuto, si ritrova a spiare quel successo con un’ammirazione velata di acido, un morsicante “vorrei essere al suo posto”, quell’inevitabile paragone che come un tarlo rode l’animo umano.
Non è infrequente che l’invidia si manifesti con gesti felpati: un commento intriso di sardonica ironia, una critica ammantata di falsa benevolenza, persino un silenzio denso e fragoroso di fronte a una vittoria altrui.
Talvolta, ahimè, questa serpe interiore striscia fino a mordere con azioni meschine, in vili tentativi di sminuire la maestria del rivale o di erigere barricate sul suo cammino.
La gelosia, sorella torbida dell’invidia, germoglia dalla paura viscerale di smarrire il proprio alloro, il proprio prezioso spicchio di ribalta.
Un artista già consacrato potrebbe scrutare con sospetto un astro nascente, temendo di essere eclissato, relegato nell’ombra.
È una danza sinuosa e pericolosa, alimentata dal fuoco dell’insicurezza e dalla spietata pressione di un’arena competitiva.
Eppure, è vitale scolpire nella pietra della memoria che non ogni artista soccombe a queste passioni oscure.
Molti, con animo nobile, attingono ispirazione dalla sinfonia creativa altrui, celebrano con gioia sincera i successi dei colleghi e tessono trame di comunità artistiche fondate sul rispetto sacro e sulla fertile collaborazione.
La vera statura di un artista non si misura unicamente nella folgorante unicità del suo talento, ma anche nella sua capacità di elevarsi al di sopra delle bassezze dell’invidia e della gelosia, abbracciando la vibrante ricchezza e la caleidoscopica diversità del mondo dell’arte.
In fondo, ogni pennello narra una storia unica, ogni scalpello libera una forma inedita, ogni voce intona una melodia irripetibile.
E la magnificenza dell’arte risiede proprio in questa esplosione di espressioni plurali.
Invece di lasciarsi divorare da sentimenti corrosivi, concentrarsi con fervore sulla propria evoluzione, coltivare con tenacia la propria visione interiore e celebrare con entusiasmo il genio altrui può plasmare un ecosistema artistico più rigoglioso e profondamente gratificante per tutti.
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CONVERSANO/CASTELLO ARAGONESE
CONVERSANO/CASTELLO ARAGONESE
È affascinante come la sua storia si intrecci con così tante epoche diverse, dalle antiche mura megalitiche all’elegante dimora signorile degli Acquaviva.
È davvero suggestivo immaginare la Torre Maestra come unica testimone dell’originaria fortezza normanna, eretta con quei robusti conci calcarei.
E poi, il passaggio agli Acquaviva ha segnato una trasformazione incredibile, aggiungendo quel tocco di sfarzo rinascimentale e rafforzando al contempo le difese.
La torre cilindrica voluta da Giulio Antonio Acquaviva deve essere imponente, diventando un vero e proprio simbolo della città.
E la torre poligonale, con la sua forma a scarpa pensata per resistere ai colpi d’artiglieria, è un esempio notevole di architettura difensiva.
Immagino che un tempo, con il fossato e il ponte levatoio, doveva essere inespugnabile!
Oggi, sapere che questo luogo ricco di storia ospita la Pinacoteca comunale con le opere del Finoglio, la Pinacoteca Francesco Netti e la mostra di abiti storici “Nozze al Castello” lo rende un polo culturale vivo e vibrante.
Deve essere un’emozione ammirare quelle tele seicentesche e gli abiti d’epoca in un contesto così suggestivo.
Pvl
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Torri Gemelle . Il mio indimenticabile viaggio a New York
Nel mio indimenticabile viaggio a New York nel 2019, un’esperienza ha toccato le corde più profonde del mio cuore : la visita al Memoriale dell’11 settembre.
Percorrendo l’area dove un tempo si ergevano le maestose Torri Gemelle, ho trovato un luogo di solenne riflessione.
Le due imponenti vasche d’acqua, collocate esattamente sull’impronta degli edifici perduti, creano un’atmosfera di quieta contemplazione.
Il suono delicato e continuo dell’acqua che scompare nelle profondità sembra quasi un sussurro di ricordo.
Avvicinandomi ai bordi delle vasche, ho letto con attenzione le placche di ottone che le circondano.
Incisi con cura, i nomi di tutte le vittime di quel tragico giorno formano un elenco commovente.
Ogni nome rappresenta una vita spezzata, un’esistenza unica portata via dalla violenza.
In quel silenzio carico di storia, ho percepito un profondo senso di rispetto e di umana connessione con coloro che non ci sono più.
Il Memoriale dell’11 settembre non è solo un monumento, ma un potente simbolo di resilienza e un monito per il futuro.
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ROMA/VIA DEI SERPENTI
Oggi collegamento cruciale tra via Cavour e via Nazionale nel rione Monti, era già importante nel XVII secolo, tanto da essere chiamata “Corso dei Monti” prima ancora che le vie attuali esistessero.
Nel secolo successivo, come si vede nella pianta del Nolli del 1748, il suo nome cambiò in “Strada de’ Serpenti”.
L’origine del nome è incerta: alcuni la collegano a un’edicola mariana con la Vergine che schiaccia un serpente, altri all’insegna di una bottega (forse osteria o marmista) raffigurante Laocoonte avvolto dai serpenti.
Ai due estremi della via si trovano edifici importanti: la Banca d’Italia verso via Nazionale e la chiesa di S.Maria dei Monti vicino a via Cavour.
All’angolo con via Baccina, una palazzina custodisce due memorie significative.
Al civico 3, un bel portale bugnato ad arco è sormontato dallo stemma della Casa Reale di Braganza e da una targa che indica l’appartenenza dell’edificio all’Ospedale di S.Antonio dei Portoghesi: “Questa casa è sotto la proprietà dell’ospedale di S.Antonio dei Lusitani (o portoghesi)”.
In origine, la casa fu di Donna Guiomar di Lisbona, che iniziò ad accogliere le pellegrine portoghesi.
Con l’aumento dei pellegrini, Donna Guiomar fondò un vero ospizio.
Un documento del 1363 ne delinea le regole, destinando i beni suoi e di altri benefattori all’accoglienza dei viandanti, inizialmente solo donne portoghesi.
La direzione dell’ospedale era affidata a un portoghese eletto dalla comunità romana e approvato dal Vicario Generale del Papa, ponendo l’ospedale sotto la protezione pontificia pur appartenendo alla nazione portoghese.
Al civico 2, una lapide ricorda che in questa casa morì San Benedetto Giuseppe Labre il 16 aprile 1783, portato qui morente dalla vicina chiesa di S.Maria dei Monti.
La stanza della morte è ora un oratorio con reliquie e oggetti del santo.
Nato in Francia nel 1748 da famiglia povera, dopo vari tentativi di vita ecclesiastica comprese la sua vocazione di “vagabondo di Dio”, predicando il Vangelo con umiltà e povertà.
Visitò molti santuari europei, dormendo per strada e vivendo di offerte che poi donava ai poveri. Definito “il vagabondo di Dio” o “lo zingaro di Cristo”, giunse a Roma nel 1770 e vi si stabilì nel 1777, vivendo sotto un arco del Colosseo.
La sua fama di uomo spirituale crebbe rapidamente, tanto che nobili e cardinali cercavano i suoi consigli.
La sua salute peggiorò e morì a 35 anni.
I suoi funerali furono seguiti da una grande folla e i romani iniziarono subito a invocarne l’intercessione.
La sua fama di santità si diffuse in Europa e fu beatificato nel 1860 e canonizzato nel 1881.
Pvl
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Il dolce ricordo di Graziano Miglietta
Eri appena entrato nell’esercito e già in caserma tutti ti apprezzavano per la tua umanità e il tuo spirito estroso e artistico.
Venivi spesso a trovarmi nella galleria Arteuropa che all’epoca dirigevo lasciandomi con fiducia le tue splendide opere, testimonianza della tua superiorità artistica.
Eri un vero maestro del colore, apprezzato fin da giovane in italia.
Politicamente socialista, sei stato sempre vicino al partito.
Ho sempre riconosciuto il tuo genio, direi insuperabile.
Ho sofferto moltissimo quando seppi della tua scomparsa.
Ti voglio ancora molto bene, caro Graziano.
Piero Villani
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AZZORRE/INVITO
AZZORRE/INVITO
Il ricordo di quell’invito di Luis Matez-Ronaldo per realizzare una mia mostra a São Miguel, nelle incantevoli Azzorre, il 28 agosto 2024, ancora mi suscita un velo di malinconia.
Purtroppo, intricate questioni logistiche mi costrinsero a declinare quella gentile opportunità.
A rendere il tutto ancora più frustrante, si aggiunsero complicazioni con i voli di TAP Portugal e Azores Airlines, un vero peccato che mi rattristò profondamente.
Tuttavia, il richiamo di quelle isole vulcaniche era troppo forte per essere ignorato.
Così, presi una decisione : avrei visitato le Azzorre, e naturalmente anche la splendida São Miguel, in compagnia della mia amata moglie.
Fu un’esperienza che definirei unica, quasi surreale.
Mi ritrovai immerso in un paesaggio costellato da centinaia di laghi dalle acque cristalline, sinuosi fiumi che serpeggiavano tra la vegetazione lussureggiante, cascate impetuose che si gettavano da altezze vertiginose e l’imponente presenza di vulcani attivi, testimoni silenziosi della forza primordiale della natura.
Il mare, in quel mite settembre, si presentava placido e invitante. Ma fu l’avvistamento delle maestose balene e di altri affascinanti cetacei, in alcune zone dell’arcipelago, in particolare nei pressi dell’isola di Faial, a lasciarmi letteralmente senza fiato.
Un’emozione indescrivibile che si scolpì indelebilmente nella mia memoria.
Anche la gastronomia locale si rivelò sorprendentemente varia, un vero tripudio di sapori.Devo però confessare che, verso la fine del soggiorno, la continua e quasi onnipresente offerta di baccalà iniziò a stancarmi un po’, sebbene riconosca l’importanza di questo ingrediente nella tradizione culinaria azzorriana.
I giorni trascorsero con una velocità disarmante, come sabbia che scivola tra le dita.
Lasciare quelle isole, con la loro bellezza selvaggia e la loro atmosfera incantata, fu un vero e proprio strappo al cuore.
Sulla via del ritorno, la nostalgia si fece sentire in modo ancora più acuto, un desiderio struggente di rivivere quei momenti magici in un angolo di paradiso terrestre.
Pvl
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Roma/Via Margutta
Roma/Via Margutta
Che ricordi vivi e pieni di sogni.
Passeggiare per via Margutta da ragazzo con il desiderio di diventare pittore e’ stata un’esperienza davvero intensa.
La mia era timidezza pura di fronte a figure artistiche così importanti che erano lì.
Tutti i grandi artisti della scuola romana.
È stato bello avere incontrato Lino Tardia e Michele Calabrese punti di riferimento di quella strada e del mondo dell’arte.
L’amicizia con Calabrese e il suo gesto di dedicarmi uno spazio sul “Poliedro” sono stati sicuramente un incoraggiamento prezioso in quel momento.
Un piccolo gesto, ma dal grande significato per un giovane aspirante artista come ero io.
Via Margutta in quegli anni pulsava di creatività, un vero e proprio crocevia di talenti.
Immagino l’emozione di respirare quell’aria e di sperare un giorno di far parte di quel mondo.
E quel panino al Charlie Brown, un piccolo rito in un luogo così speciale.
Pvl





