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  • CARRETTO SICILIANO

    Il carretto siciliano è uno dei simboli più iconici della tradizione artigianale e dell’identità visiva della Sicilia.

    Nato nei primi decenni dell’Ottocento come mezzo di trasporto merci su strade impervie, si è trasformato nel tempo in un’opera d’arte viaggiante.

    Nato dall’esigenza pratica di trasportare grano, legno, vino e prodotti agricoli, il carretto si distingue per la complessità della sua realizzazione, che coinvolge diverse maestranze artigiane.

    La struttura in legno di noce, faggio o rovere viene intagliata dai carradori, mentre le parti in ferro battuto sono modellate dai fabbri.

    La decorazione pittorica, affidata ai pittori di carretti, riveste una funzione fondamentale: proteggere il legno dagli agenti atmosferici e manifestare lo status sociale del proprietario.

    I temi figurativi dipinti sulle sponde (masciddari) attingono a un vasto repertorio narrativo, tra cui le gesta dei Paladini di Francia e dell’Opra dei Pupi, episodi storici, scene di vita quotidiana e soggetti religiosi devozionali.

    L’uso vivace dei colori primari, con prevalenza di giallo, rosso, blu e verde, conferisce una forte carica espressiva all’intera struttura.

    Si distinguono diverse tipologie territoriali :

    il modello palermitano

    presenta sponde trapezoidali e dominante di fondo giallo,

    il modello catanese

    si caratterizza per sponde rettangolari su fondo rosso, mentre la variante trapanese conserva uno stile peculiare legato alle maestranze locali.

    Con l’avvento della motorizzazione nella metà del Novecento il carretto ha perso la sua funzione logistica, affermandosi come patrimonio etno-antropologico e oggetto d’arte popolare.

  • PIAZZE PIU’ BELLE DEL MONDO

    Le piazze sono spesso l’anima intima di una città, scenografie a cielo aperto dove l’architettura dialoga con le luci della sera e i passi dei viaggiatori.

    Se si cerca un’atmosfera suggestiva e senza tempo, alcune piazze nel mondo sanno regalare scorci d’incanto indimenticabili.

    Piazza San Marco a Venezia

    rimane uno degli spazi urbani più affascinanti in assoluto, specialmente quando la marea e le luci serali riflettono le arcate dei portici.

    •La presenza maestosa della Basilica di San Marco e del Campanile crea uno sfondo scenografico unico.

    •I caffè storici ai margini della piazza offrono musica dal vivo all’aperto.

    •L’atmosfera all’alba o nelle prime ore della sera regala un silenzio quasi magico.

    Place des Vosges a Parigi

    rappresenta una delle piazze più eleganti e simmetriche di tutta la Francia, situata nel cuore del quartiere Le Marais.

    •Il perimetro continuo di facciate in mattoni rossi e pietra crea una simmetria perfetta.

    •Il giardino centrale recintato, con alberi curati e fontane, offre un’oasi di quiete romantica.

    •Le gallerie coperte lungo i portici ospitano gallerie d’arte e piccoli bistro tradizionali.

    Plaza de España a Siviglia

    è un trionfo di architettura neomudéjar inserito all’interno del Parco di María Luisa.

    •Un canale semicircolare attraversa la piazza, dove è possibile noleggiare piccole barche a remi.

    •I ponti decorati con maioliche dipinte collegano l’imponente palazzo centrale alla spianata.

    •I dettagli in ceramica colorata dedicati a tutte le province spagnole creano scorci fotografici suggestivi.

    Piazza della Città Vecchia a Praga

    trasporta direttamente nelle atmosfere fiabesche dell’Europa centrale.

    •Dominata dall’Orologio Astronomico e dalle guglie della Chiesa di Santa Maria di Týn.

    •I palazzi storici dai toni pastello e gli stili barocco e gotico si fondono armoniosamente.

    •Le stradine di ciottoli che si diramano dalla piazza offrono angoli intimi e caratteristici.

    Plaza Mayor a Salamanca

    E’ considerata una delle piazze monumentali più belle della Spagna barocca.

    •Realizzata in pietra dorata di Villamayor, assume sfumature calde al calare del sole.

    •Gli 88 archi porticati e i medaglioni scolpiti creano una cornice maestosa e accogliente.

    •L’illuminazione serale la trasforma in uno spazio scenografico di grande fascino.

    Grand Place a Bruxelles

    sbalordisce per la ricchezza decorativa dei palazzi delle corporazioni che la circondano.

    •L’imponente Municipio gotico domina la piazza con la sua torre affusolata.

    •Le facciate dorate risplendono sotto la luce dei proiettori serali.

    •Durante la bella stagione la piazza ospita installazioni e serate di grande suggestione.

    Gråbrødretorv a Copenaghen

    è una piazzetta tranquilla che incarna perfettamente l’atmosfera nordica e rilassata.

    •Circondata da case colorate con facciate rosse, gialle e arancioni.

    •Un grande platano secolare al centro offre ombra e fascino durante tutte le stagioni.

    •I tavoli all’aperto dei caffè creano un’atmosfera intima e accogliente.

  • PAOLO SCHEGGI

    Paolo Scheggi. Firenze, 1940 – Roma, 1971

    Figura di spicco delle avanguardie pittoriche e spaziali degli anni Sessanta.

    Formatosi tra Firenze e Milano, la sua parabola artistica, interrottasi precocemente a soli trentun anni, ha lasciato un segno profondo nell’ambito della pittura oggettuale, dell’arte cinetica e della riflessione sullo spazio architettonico e teatrale.

    Il percorso artistico e le Intersuperfici

    Il nucleo centrale della sua ricerca è rappresentato dalle celebri Intersuperfici, opere nate all’inizio degli anni Sessanta e caratterizzate dalla sovrapposizione di più tele traforate da aperture regolari o ellittiche.

    L’opera cessa di essere una superficie bidimensionale per trasformarsi in una struttura tridimensionale, dove la luce e l’ombra generano una percezione dinamica dello spazio interno.

    Attraverso monocromie rigorose — prevalentemente bianco, nero, rosso e blu — Scheggi indaga il rapporto tra pieni e vuoti, allineandosi con le ricerche di Lucio Fontana e del movimento spazialista, pur sviluppando un linguaggio geometrico e modulare del tutto personale.

    La dimensione ambientale e performativa

    Negli ultimi anni della sua vita, l’interesse di Scheggi si è spostato progressivamente dalla pittura oggettuale all’integrazione tra arte, architettura e ambiente.

    Ha collaborato con architetti e designer, realizzando ambienti abitabili e installazioni spaziali come le Intercamera, fino ad approdare a una fase concettuale e performativa attenta ai linguaggi del teatro, della parola e dell’azione nello spazio urbano.

  • GIORGIA CARDINALETTI E FRANCESCO BECHIS

    La notizia dell’imminente matrimonio tra Giorgia Cardinaletti e Francesco Bechis svela una trama di discrezione e radicamento territoriale che merita di essere osservata da una prospettiva più ampia.

    Il prossimo 10 ottobre la Cattedrale di San Venanzio a Fabriano e la storica dimora del Marchese del Grillo accoglieranno l’unione del volto celebre del Tg1 e del cronista de “Il Messaggero”, segnando un momento d’incontro tra la traiettoria mediatica e la memoria dei luoghi.

    Nelle Marche, terra d’origine della giornalista, l’evento trascende la cronaca rosa per farsi ritratto d’ambiente, dove la riservatezza coltivata dalla coppia trova il suo compimento naturale nelle architetture settecentesche dell’Appennino.

    La celebrazione religiosa e il successivo ricevimento svelano una ricerca del privato che rifiuta la spettacolarizzazione mediatica, riportando il racconto giornalistico a una dimensione intima e formale.

    Riflettere su questo passaggio significa cogliere come, anche nell’epoca della visibilità costante, possa persistere un’idea di misura che sceglie le proprie radici come teatro ideale dei passaggi fondanti dell’esistenza.

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    Francesco Bechis

    Giorgia Cardinaletti

  • EQUATORE

    L’Equatore è il parallelo di riferimento a latitudine zero che divide la Terra nei due emisferi boreale e australe, con una lunghezza complessiva di circa 40.075 chilometri.

    Lungo questa linea immaginaria il dì e la notte hanno una durata pressoché identica durante tutto l’anno, pari a 12 ore ciascuno.

    I paesi attraversati dall’Equatore sono tredici, distribuiti tra tre continenti e due oceani : In Sud America comprende Ecuador, Colombia e Brasile.

    In Africa attraversa São Tomé e Príncipe, Gabon, Repubblica del Congo, Repubblica Democratica del Congo, Uganda, Kenya e Somalia.

    In Asia e Oceania passa attraverso Indonesia, Kiribati e le Maldive.

    Il clima equatoriale si caratterizza per temperature costantemente elevate con ridotta escursione termica annuale, accompagnate da abbondanti precipitazioni distribuite lungo tutto l’anno che favoriscono la crescita delle grandi foreste pluviali.

  • LAMBARENE’

    Città situata nel Gabon centro-occidentale, adagiata lungo le sponde e su un’isola del fiume Ogooué, a brevissima distanza dalla linea dell’equatore.

    La città è celebre in tutto il mondo per essere la sede dell’ospedale fondato nel 1913 dal medico, teologo e premio Nobel per la pace Albert Schweitzer.

    La struttura nasce come presidio medico per contrastare la lebbra e le malattie tropicali nella foresta equatoriale, trasformandosi negli anni in un centro di cura e di ricerca scientifica d’eccellenza, fondamentale per lo studio della malaria.

    Dal punto di vista economico e geografico, Lambaréné costituisce il capoluogo della provincia del Moyen-Ogooué, immerso in un ecosistema rigoglioso fatto di laghi e foreste pluviali, dove le attività principali legate al commercio fluviale riguardano il legname, l’olio di palma e la pesca.

  • UVA SULTANINA

    Varietà di vite della specie Vitis vinifera caratterizzata dall’assenza quasi totale di semi e da acini piccoli, dolci e con buccia sottile.

    Originaria della regione medio-orientale (l’area dell’antica Persia e dell’Impero Ottomano), prende il nome dalla città di Sultaniya o dal titolo dei sultani.

    Nel mondo anglosassone è nota come Sultana o Thomson Seedless.

    Caratteristiche principali :

    Colore e forma

    gli acini freschi sono tipicamente giallo-dorati o verdastri, ovoidali e di piccole dimensioni, sebbene ne esistano selezioni cromatiche rosate.

    Apporto zuccherino

    possiede un’elevata concentrazione naturale di fruttosio e glucosio, che la rende ideale per l’essiccazione.

    Uso in cucina

    essiccata al sole o in essiccatori ventilati, diventa la classica uvetta usata nella preparazione di dolci tradizionali (come il panettone, lo strudel e i biscotti) e in piatti salati della cucina mediterranea e mediorientale (come ripieni, caponate e couscous).

    Proprietà nutrizionali

    la versione essiccata è ricca di sali minerali (soprattutto potassio e ferro), fibre e antiossidanti, pur con un apporto calorico concentrato.

  • LAGO BAIKAL

    Si trova nella Siberia meridionale ed è il lago d’acqua dolce più antico e profondo della Terra.

    La sua formazione risale a circa venticinque milioni di anni fa e la sua profondità massima raggiunge i 1642 metri.

    Ospita circa il venti per cento delle riserve mondiali d’acqua dolce non congelata, superando per volume d’acqua l’insieme dei grandi laghi nordamericani.

    Il suo ecosistema isolato e antico racchiude oltre millecinquecento specie endemiche, tra cui spicca la nerpa, l’unica foca al mondo che vive esclusivamente in acqua dolce.

    In inverno la sua superficie si trasforma in una distesa di ghiaccio cristallino attraversata da profonde crepe e bolle di gas intrappolate, mentre d’estate le sue acque raggiungono una trasparenza straordinaria.

  • PAMELA GENINI

    Il femminicidio di Pamela Genini, avvenuto il 14 ottobre 2025 a Milano, rappresenta una delle vicende di cronaca nera che hanno maggiormente scosso l’opinione pubblica recente.

    La vittima e il contesto

    Pamela Genini, 29 anni, originaria di Strozza in provincia di Bergamo, lavorava a Milano come modella e piccola imprenditrice.

    La relazione con Gianluca Soncin, uomo d’affari di 53 anni, era caratterizzata da tensioni derivanti dall’incapacità dell’uomo di accettare la fine del rapporto.

    Dopo la decisione della ragazza di interrompere definitivamente la convivenza e la storia affettiva, la situazione è precipitata.

    La dinamica dell’aggressione

    La sera del 14 ottobre 2025, Soncin si è introdotto nell’abitazione di via Iglesias a Milano利用 un duplicato delle chiavi di cui disponeva senza autorizzazione.

    All’interno dell’appartamento è scoppiata un’aggressione brutale: l’uomo ha colpito la ventinovenne con 76 coltellate.

    I vicini di casa e i soccorritori hanno testimoniato di aver udito le grida disperate della giovane mentre cercava invano di difendersi e implorava l’aggressore di fermarsi.

    Gli sviluppi giudiziari

    Arrestato immediatamente dalle forze dell’ordine intervenute sul posto, Gianluca Soncin è stato rinchiuso in carcere con l’accusa di omicidio volontario pluriaggravato.

    Nel giugno 2026 è iniziato il processo dinanzi alla Corte d’Assise di Milano.

    Nel corso della terza udienza del processo, il 5 ottobre 2026, l’imputato ha reso dichiarazioni spontanee per la prima volta, chiedendo scusa ai familiari di Pamela e dichiarandosi pronto ad assumersi le proprie responsabilità.

    I legali della famiglia di Pamela Genini hanno respinto le dichiarazioni, definendole parole tardive e prive di reale pentimento, volte unicamente a ottenere sconti di pena.

  • LEVANTE

    Levante sta vivendo un momento molto intenso sul piano musicale e personale.

    Il 9 ottobre esce il suo nuovo album, Dell’amore il fallimento e altri passi di danza, un lavoro di 15 brani dedicato all’amore, alle sue contraddizioni e ai suoi fallimenti.

    Il disco si chiude con “Abissale”, canzone che l’artista considera particolarmente rappresentativa dell’intero progetto.

    Nei giorni scorsi ha parlato con grande apertura in alcune interviste.

    A Vanity Fair ha raccontato le proprie difficoltà in amore, il rapporto complicato con il padre e la scelta di dichiarare pubblicamente di assumere psicofarmaci, con l’obiettivo di contribuire a sfatare lo stigma sulla salute mentale.

    In un’altra intervista ha invece affrontato la depressione post-partum e le esperienze familiari che hanno ispirato “Abissale”.

    Sul fronte musicale, dopo “Sei tu”, il brano con cui ha partecipato al Festival di Sanremo 2026, Levante sta ora presentando il nuovo capitolo discografico. Per il pubblico milanese, è attesa in concerto il 17 e il 22 novembre.

  • MOSCHEA DI KOUTOUBIA

    MARRAKECH

    La Moschea di Koutoubia è il più grande luogo di culto islamico di Marrakech e rappresenta un capolavoro assoluto dell’architettura almohade del XII secolo.

    Situata a pochi passi dalla celebre piazza Jemaa el-Fna, la sua struttura è dominata da un maestoso minareto alto circa 77 metri, divenuto il punto di riferimento visivo dell’intera città marocchina.

    Il nome deriva dalla parola araba koutoub, che significa libri, poiché nell’area circostante si trovava originariamente un vivace mercato di librai e amanuensi.

    Profilo storico e architettonico

    •Architettura Almohade

    La struttura fu iniziata sotto la dinastia almoravide e completata nel 1158 sotto la dinastia almohade dal califfo Ya’qub al-Mansur, rispecchiando uno stile rigoroso ed elegante.

    •Il Minareto di riferimento

    Il grande minareto in pietra rosa, ornato da fasce di ceramica verde e azzurra e sormontato da tre sfere dorate, è servito da modello architettonico per la Giralda di Siviglia e la Torre Hassan di Rabat.

    •Incrocio di decorazioni geometriche

    La facciata presenta archi a ferro di cavallo, intagli in pietra ed intrecci geometrici tipici della tradizione mauritana e andalusa.

    Dettagli pratici e visita

    •Accessibilità agli interni

    Come per la maggior parte delle moschee in Marocco, l’accesso alla sala di preghiera è riservato esclusivamente ai fedeli musulmani.

    •I Giardini della Koutoubia

    La zona circostante offre ampi giardini pubblici ricchi di palme, roseta e fontane, perfetti per passeggiare e fotografare il minareto sia di giorno che con l’illuminazione serale.

    •Posizione strategica

    Si trova all’ingresso della Medina di Marrakech, raggiungibile a piedi in pochi minuti dalla piazza Jemaa el-Fna.

    •Luoghi correlati nel complesso

    Il Koutoubia Minaret costituisce il fulcro visivo dell’intero monumento, svettando sopra i tetti della Medina e visibile da molti punti della città.

    Nelle immediate vicinanze si trova il Museum of La Koutoubia, uno spazio espositivo dedicato all’approfondimento della storia costruttiva del complesso e del patrimonio artistico della regione.

  • SARAGOZZA

    MONUMENTI

    Saragozza custodisce un patrimonio monumentale di straordinaria stratificazione storica, segnato dal passaggio della civiltà romana, dalla presenza islamica e dalle imponenti fioriture del gotico, del rinascimento aragonese e del barocco.

    •Basilica di Nostra Signora del Pilar rappresenta il simbolo spirituale e architettonico della città, affacciandosi sulla maestosa piazza omonima.

    Si tratta di uno dei templi barocchi più imponenti di tutta la Spagna, celebre per le sue undici cupole rivestite di azulejos policromi e per i preziosi affreschi interni realizzati da Francisco Goya.

    Architettura barocca monumentale con quattro torri angolari e impianto a tre navate.

    Affreschi della cupola del Regina Martyrum e della volta del coretto realizzati da Goya.

    Ascensore panoramico sulla torre per una vista completa sul fiume Ebro e sul centro storico.

    •Cattedrale del Salvatore, nota anche come La Seo, sorge sul luogo dell’antico foro romano e della successiva moschea maggiore.

    Questo tempio sintetizza secoli di evoluzione stilistica, fondendo elementi romanici, gotici, mudéjar, rinascimentali e barocchi.

    Muro esterno della Parroquieta dipinto in stile mudéjar aragonese, dichiarato Patrimonio dell’Umanità UNESCO.

    Retablo maggiore in alabastro policromo di scuola gotico-fiamminga.

    Museo degli Arazzi all’interno del capitolo cattedralizio, con raccolte fiamminghe e francesi dal XV al XVII secolo.

    •Castello dell’Aljafería costituisce il vertice dell’architettura islamica nell’Europa settentrionale.

    Edificato nel XI secolo come residenza estiva dei re taifa di Saraqusta, il palazzo fu poi ampliato dai sovrani d’Aragona e dai Re Cattolici, mantenendo intatto l’incanto delle sue sale e cortili.

    Cortile del Martín el Humano e patio de Santa Isabel con archi intrecciati e stucchi finemente lavorati.

    Salone del Trono dei Re Cattolici con soffitto a cassettoni in stile hispano-moresco risalente al XV secolo.

    Sede attuale delle Cortes d’Aragona, il parlamento regionale.

    •Sala de Exposiciones La Lonja è il principale esempio di architettura civile rinascimentale in Aragona.

    Costruita nel XVI secolo come loggia dei mercanti e borsa merci, si distingue per la sua sobria facciata in mattoni a vista alleggerita da fregi e stemmi imperiali.

    Unico ambiente interno a tre navate separate da colonne slanciate con capitelli rinascimentali.

    Copertura a volte a crociera stellate con rilievi decorativi.

    Sede espositiva pubblica per mostre d’arte contemporanea e retrospettive storiche.

    •Museo del Teatro de Caesaraugusta protegge i resti del grande teatro romano costruito nel I secolo d.C., capace di ospitare fino a seimila spettatori. L’area archeologica fa parte del percorso cittadino dedicato all’antica colonia di Caesaraugusta insieme al foro, alle terme e al porto fluviale.

    Struttura di protezione in vetro e metallo che permette la visione panoramica delle gradinate storiche.

    Museo allestito su tre livelli con reperti, terrecotte, fregi e ricostruzioni tridimensionali.

    Testimonianza diretta dell’impianto urbano d’epoca augustea.

    •Goya Museum trova spazio nel Palazzo Jerónimo Cósida, elegante palazzo rinascimentale del XVI secolo.

    Il museo è dedicato alla produzione grafica e pittorica del maestro aragonese Francisco de Goya.

    Collezione completa delle quattro grandi serie di incisioni di Goya.

    Raccolta di dipinti dell’artista e di pittori suoi contemporanei o antecedenti.

    Cortile interno rinascimentale con ringhiere finemente scolpite e colonne tortili.

    •Mercado Central de Zaragoza rappresenta un’opera fondamentale dell’architettura del ferro d’inizio Novecento. Progettato dall’architetto Félix Navarro ed inaugurato nel 1903, il mercato combina strutture metalliche, vetrate e decorazioni in pietra e ceramica.

    Struttura a pianta rettangolare con tre navate e tetto a capriate in ferro battuto.

    Dettagli decorativi con motivi vegetali e figure allegoriche dedicate al commercio e all’agricoltura.

    Restauro conservativo recente che ha valorizzato gli spazi di vendita e di ristorazione.

    •Puente de Piedra si allunga sul fiume Ebro offrendo il punto di vista più celebre sulla Basilica del Pilar.

    Costruito nel XV secolo in sostituzione di precedenti attraversamenti romani e medievali, il ponte conserva sette campate in pietra lavorata.

    Pilastri rinforzati da rostri in muratura per resistere alle piene del fiume.

    Statue di leoni in bronzo poste ai due ingressi, simbolo della città di Saragozza.

    Camminamento pedonale panoramico particolarmente suggestivo nelle ore del tramonto.

  • SULUADA E CUNDA

    Suluada e Cunda sono due tra le isole costiere più celebri e affascinanti della Turchia, pur trovandosi in regioni diverse e offrendo atmosfere del tutto differenti.

    Suluada (Costa del Mediterraneo – Antalya)

    Situata al largo della baia di Adrasan, nel distretto di Kumluca (Antalya), Suluada è un’isoletta disabitata comunemente ribattezzata le “Maldive della Turchia”.

    Caratteristiche

    Famosa per le sue spiagge di ciottoli bianchi e acque limpide dalle sfumature turchese e smeraldo.

    Il suo nome significa “isola con acqua”, per via delle sorgenti naturali d’acqua dolce presenti sul posto.

    Come visitarla

    Raggiungibile esclusivamente tramite escursioni giornaliere in barca in partenza dal molo di Adrasan.

    È una meta ideale per nuotare, fare snorkeling e ammirare calette e grotte incontaminate.

    Cunda / Isola di Alibey (Costa dell’Egeo – Ayvalık)

    Situata nel Mar Egeo settentrionale, di fronte alla città di Ayvalık e all’isola greca di Lesbo, Cunda (ufficialmente Alibey Adası) è la quarta isola più grande della Turchia nel Mediterraneo/Egeo.

    Caratteristiche

    Famosa per la sua spiccata architettura di stampo grecoromano, i vicoli in pietra e le storiche case decorate.

    Tra i punti d’interesse spiccano la Chiesa di Taksiyarhis (oggi Museo Rahmi M. Koç), il caffè storico Taş Kahve sul lungomare e la Collina degli Innamorati con il suo antico mulino a vento.

    Enogastronomia

    È rinomata per la cucina egea a base di meze, erbe selvatiche condite con olio d’oliva locale e pesce fresco.

    Accessibilità

    È collegata alla terraferma (Ayvalık) da un ponte stradale, rendendola facilmente raggiungibile in auto o con i mezzi locali.

  • JESSICA MORETTI

    La tragedia di :

    CRANS-MONTANA

    si arricchisce di un capitolo che lascia sgomenti per la sua paradossale freddezza burocratica.

    Jessica Moretti, comproprietaria del discobar Constellation e figura centrale nell’inchiesta sul drammatico incendio che ha devastato il locale nella notte di Capodanno, ha avanzato formale richiesta per ottenere un’indennità giornaliera da infortunio sul lavoro.

    La richiesta, inoltrata nel contesto normativo previsto dalla legge svizzera, trova motivazione nella presunta perdita di guadagno derivante dai danni alla salute riportati durante il rogo.

    Mentre centinaia di famiglie attendono ancora risposte concrete e giustizia per la perdita dei propri cari o per le lesioni riportate, le procedure assicurative proseguono il loro corso formale.

    Il contrasto tra la gravità dei fatti e la lineare applicazione delle tutele previdenziali restituisce l’immagine di un sistema in cui i cavilli amministrativi procedono sovrapponendosi al dolore collettivo.

  • ROBERTO CATANESI

    Il professor Roberto Catanesi è un :

    Ordinario di Psicopatologia Forense presso l’Università degli Studi di Bari

    e uno dei più noti psichiatri e criminologi clinici italiani, frequentemente nominato consulente tecnico in procedimenti giudiziari e casi di cronaca di grande rilievo.

    Nell’ambito delle indagini sull’omicidio di Chiara Poggi (il delitto di Garlasco), la Procura di Pavia ha affidato a Catanesi l’incarico di consulente tecnico per svolgere una valutazione psichiatrica su Andrea Sempio, indagato nella riapertura delle indagini.

    Lo scopo della consulenza affidata a Catanesi è quello di valutare l’eventuale presenza di patologie capaci di incidere sull’imputabilità o di analizzare il profilo psicologico dell’indagato, anche in relazione a intercettazioni e documenti emersi nel corso degli accertamenti. Sempio, tramite i suoi legali, ha scelto di non sottoporsi all’esame clinico diretto, portando il consulente a procedere sulle basi documentali disponibili.

  • GIANLUCA SONCIN

    Gianluca Soncin è l’ex compagno di Pamela Genini (29 anni, modella e imprenditrice) ed è l’autore del suo femminicidio, avvenuto a Milano il 14 ottobre 2025.

    L’uomo ha fatto irruzione nell’appartamento della donna e l’ha aggredita mortalmente a coltellate.  

    Arrestato in flagranza dalle forze dell’ordine, Gianluca Soncin è stato rinchiuso in carcere con l’accusa di omicidio volontario aggravato.

    Il processo a suo carico è iniziato nel giugno 2026 dinanzi alla Corte d’Assise di Milano.

  • ALESSIA LAUTONE

    Giornalista e saggista italiana, nata a Roma nel 1966.

    Carriera giornalistica

    Ha iniziato il proprio percorso professionale nel settore televisivo, ideando e conducendo vari programmi, per poi estendere la propria attività alla radio e alla carta stampata.

    Ha lavorato per diciotto anni presso l’agenzia di stampa Adnkronos, ricoprendo per sette anni la carica di direttrice responsabile e curando reportage da diversi contesti internazionali.

    Nel 2007 ha vinto il Premio Ischia per il giornalismo multimediale grazie a un reportage sul G8 di Genova.

    Nel febbraio 2021 è stata nominata direttrice responsabile dell’agenzia di stampa LaPresse.

    Attività pubblicistica

    È autrice di volumi dedicati ai grandi marchi e ai protagonisti della moda e del lusso, pubblicati nella collana Brand dell’editore Diarkos:

    •Louis Vuitton. Il lusso di un sogno (2021)

    •Christian Dior. La magia di uno stile (2022)

    •Bulgari (2023)

    Sulle pagine di varie testate e periodici si occupa inoltre di tematiche sociali e di costume.

  • LA PRESSE

    https://www.lapresse.it/

    LaPresse non è un quotidiano cartaceo o un giornale tradizionale, ma una delle principali agenzie di stampa multimediali italiane.

    Fondata e guidata dall’imprenditore Marco Maria Durante

    l’agenzia ha sede principale a Milano e redazioni in diverse città italiane ed estere.

    I punti chiave che ne caratterizzano l’attività e la struttura comprendono:

    Produzione di notizie

    Fornisce flussi continui di notizie di cronaca, politica, economia, esteri, spettacolo e sport a giornali, emittenti televisive, radio e portali web.

    Contenuti multimediali

    Oltre ai lanci di testo, è particolarmente specializzata nella produzione e distribuzione di foto giornalistiche e servizi video in tempo reale.

    Partnership internazionali

    Nel corso degli anni ha stretto importanti accordi di collaborazione con grandi agenzie e network internazionali (come l’agenzia americana Associated Press) per la diffusione e lo scambio di contenuti multimediali in Italia e all’estero.

    Direzione

    La direzione responsabile dell’agenzia è affidata alla giornalista Alessia Lautone.

  • MASSIMO INFANTE

    Massimo Infante (Trieste, 1923 – Milano, 2001) è stato un giornalista, storico, saggista e critico d’arte italiano.

    I tratti salienti della sua figura professionale e biografica includono :

    Giornalismo e saggistica : è stato a lungo inviato speciale del Corriere della Sera, occupandosi di cronaca, inchieste e politica. Ha curato la sezione Milano Hinterland e collaborato con diverse testate nazionali, radio e televisioni. Ha inoltre firmato saggi di storia militare e navale (tra cui Le belle navi che non tornarono).

    Critica d’arte : si è distinto per una ricca produzione di monografie, biografie e studi critici sui maestri dell’arte contemporanea. Ha ricoperto la carica di direttore della rivista Il Consulente Artistico.

    Legame familiare : era il padre del noto giornalista e conduttore televisivo Milo Infante.

  • GREGORY ALEGI

    Nato nel 1963

    Storico, docente e giornalista italiano, specializzato in storia e politica degli Stati Uniti, studi strategici, storia militare ed aeronautica.

    I punti principali relativi al suo profilo professionale comprendono :

    Attività accademica

    Insegna Storia e Politica degli USA presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università LUISS “Guido Carli” di Roma, oltre a corsi presso la LUISS Business School e l’UNINT.

    Ha insegnato per vent’anni Storia dell’Aeronautica presso l’Accademia Aeronautica.

    Giornalismo e divulgazione

    È un apprezzato commentatore televisivo e radiofonico su temi di geopolitica, difesa e aeronautica. Ha diretto testate di settore come Dedalonews e collabora con riviste e giornali di analisi politica e internazionale.

    Attività saggistica e museale

    È autore e curatore di numerose pubblicazioni di storia militare e aeronautica, e opera come curatore museale (tra le sue mostre figure L’ultimo volo di Mattei).

  • DOMENICO LUSI

    Giornalista professionista italiano.

    Nel corso della sua carriera si è occupato prevalentemente di cronaca giudiziaria, economia e politica, lavorando per diverse testate nazionali ed esaminando inchieste di rilievo pubblico (tra cui collaborazioni e articoli comparsi su pubblicazioni come l’Espresso e approfondimenti di finanza e giurisprudenza).

    Successivamente è entrato nella redazione giornalistica della RAI, operando in particolare per la TGR (Testata Giornalistica Regionale), dove lavora come conduttore e redattore per i telegiornali regionali e i servizi d’approfondimento (come Il Settimanale della Tgr).

  • VALENCIA

    MERCATO CENTRALE

    Rappresenta uno dei più importanti capolavori dell’architettura modernista valenciana e uno dei mercati al coperto dedicati ai prodotti freschi più grandi d’Europa.

    Progettato nel 1914 dagli architetti Francesc Guàrdia i Vial e Alexandre Soler i March e inaugurato nel 1928, il complesso copre una superficie di oltre 8.000 metri quadrati.

    La struttura si distingue per l’uso combinato di ferro, vetro, ceramiche decorate e azulejos, dominata da una cupola centrale alta 30 metri che inonda di luce naturale le corsie interne.

    Al suo interno ospita centinaia di bancarelle suddivise per categorie di prodotti :

    •Selezione di frutta e verdura provenienti dalla vicina Huerta valenciana.

    •Banconi di pesce fresco, crostacei e frutti di mare nel padiglione dedicato.

    •Salumi e formaggi locali, tra cui il jamón ibérico e specialità artigianali.

    •Spazi dedicati alla degustazione di tapas, spezie, frutta secca e prodotti tipici per la preparazione della paella.

    Il mercato si trova nel centro storico, di fronte alla Loggia della Seta e a breve distanza dalla Plaza del Ayuntamiento.

  • PONTE DI MOSTAR

    Lo Stari Most, noto come Ponte di Mostar, rappresenta uno dei monumenti più iconici dei Balcani e un simbolo globale di riconciliazione.

    Costruito nel XVI secolo su commissione del sultano Solimano il Magnifico e progettato da Mimar Hayruddin, l’opera si distinse per l’audacia ingegneristica dell’arco unico in pietra calcarea tenelija sospeso sul fiume Narenta.

    Distrutto il 9 novembre 1993 durante il conflitto bosniaco, il ponte fu fedelmente ricostruito pietra su pietra con tecniche tradizionali e inaugurato nel 2004, venendo successivamente inserito nel Patrimonio Mondiale UNESCO.

    Lo Stari Most unisce storicamente le sponde della città, conservando la secolare tradizione dei tuffi scenografici dalla sua sommità.

  • MIMAR SINAN

    Mimar Sinan, vissuto nel Cinquecento durante l’epoca d’oro dell’Impero Ottomano, è la figura che ha ridefinito l’architettura islamica e dato forma allo skyline di Istanbul.

    Con una carriera straordinaria durata oltre cinquant’anni sotto i regni di Solimano il Magnifico, Selim II e Murad III, Sinan ha firmato centinaia di strutture tra moschee, ponti, acquedotti e palazzi. La sua ricerca ossessiva era incentrata sulla gestione della luce e sulla creazione di spazi interni maestosi e privi di ingombranti pilastri centrali, dominati da cupole grandiose.

    Il suo percorso stilistico e ingegneristico si riassume idealmente nei suoi tre capolavori principali:

    La Moschea Şehzade (Istanbul)

    Definita dallo stesso Sinan come la sua opera di apprendistato, introduce una perfetta simmetria centrale con una cupola principale sostenuta da quattro semicupole.

    La Moschea Süleymaniye (Istanbul)

    Il suo capolavoro della maturità, costruita per Solimano il Magnifico. L’edificio non è solo un luogo di preghiera, ma il centro di un vasto complesso urbano (külliye) che comprendeva scuole, ospedali e mense pubbliche.

    La Moschea Selimiye (Edirne)

    Riconosciuta come l’opera finale della sua maestria, vanta una cupola dal diametro monumentale che supera persino quella di Santa Sofia, sorretta da otto imponenti pilastri interni che aprono lo spazio a una luminosità straordinaria.

    L’eredità di Sinan ha influenzato generazioni di costruttori e i suoi allievi hanno successivamente realizzato opere celebri come la Moschea Blu a Istanbul e il Ponte di Mostar.

  • ONTOLOGIA VAISHNAVA

    Si fonda su una visione della realtà fondamentalmente teista e personale, definita dall’equazione tra la Realtà Suprema e la persona di Vishnu, o Krishna nella sua manifestazione più intima.

    A differenza delle prospettive moniste dell’Advaita Vedanta, dove la molteplicità è concepita come un’illusione sovrapposta all’unità indifferenziata del Brahman, l’ontologia vaishnava afferma la realtà sia del mondo materiale sia delle anime individuali.

    L’architettura ontologica vaishnava si articola lungo tre pilastri costitutivi principali:

    Ishvara (La Realtà Suprema)

    La fonte e il sostegno di tutto ciò che esiste non è una forza impersonale, ma la Persona Suprema. Ishvara possiede sia la qualità dell’infinito transcendenze sia attributi personali eterni, manifestati attraverso le sue potenze inerenti: la potenza interna (chit-shakti), la potenza marginale (jiva-shakti) e la potenza esterna o materiale (maya-shakti).

    Jiva (L’Anima Individuale)

    Ogni individuo è un’entità spirituale distinta e reale (jivatman), minuscola parte della potenza marginale della divinità. Le anime condividono con Ishvara la medesima natura qualitativa di esistenza, conoscenza e beatitudine (sat-chit-ananda), ma con una portata quantitativa infinitesimalmente limitata.

    Jagat (Il Mondo Materiale)

    La materia (prakriti) e il cosmo visibile non sono considerati un’illusione inesistente, bensì una realtà temporanea e cangiante, attivata dalla potenza esterna della divinità per consentire l’esperienza cosmica e il percorso di reintegrazione dell’anima.

    Per spiegare la relazione esatta tra questi tre elementi, le principali scuole vaishnava sviluppano formulazioni concettuali specifiche :

    Dvaita (Ramanuja)

    sostiene un monismo qualificato, in cui le anime e la materia costituiscono il corpo reale di Vishnu, uniti a lui in un legame di dipendenza ontologica ma distinti nella sostanza.

    Dvaita (Madhva)

    afferma un dualismo radicale e irriducibile tra la divinità indipendente e il reame delle entità dipendenti.

    Achintya-Bhedabheda (Chaitanya e la scuola gaudiya)

    propone la simultanea e incomprensibile (achintya) unicità e differenza tra la fonte e le sue emanazioni, paragonando l’anima al raggio rispetto al sole.

    Il punto d’arrivo dell’ontologia vaishnava risiede nella riconciliazione tra l’unità dell’Assoluto e il dinamismo della relazione : la molteplicità non rappresenta una caduta dall’essere, ma la condizione necessaria per la dinamica dell’amore spirituale (bhakti).

  • ACCUMULARE

    ACCUMULARE SENZA MAI SEMINARE

    L’accumulo inteso come fine a se stesso risponde a un bisogno primario di protezione e di controllo sul futuro, ma nasconde un’illusione profonda. La tendenza a trattenere ogni risorsa, sia essa materiale, emotiva o intellettuale, scaturisce dal timore di non avere abbastanza e dalla paura del vuoto. Quando l’atto del raccogliere diventa un’abitudine esclusiva, il materiale accumulato perde la sua funzione originaria di strumento e si trasforma in un vincolo che paralizza ogni dinamica di crescita.

    La semina rappresenta il movimento opposto, fondato sull’apertura, sulla circolazione e sull’accettazione dell’incertezza. Seminare significa accettare il rischio che una parte di ciò che si dona vada perduta, consapevole del fatto che non tutti i semi germoglieranno e che i tempi del raccolto non sono mai del tutto controllabili. Senza questo passaggio fondamentale, le conoscenze non diventano mai esperienza condivisa, le risorse non generano nuova ricchezza e le idee rimangono astrazioni destinate a deteriorarsi nel tempo.

    La vera sicurezza non risiede nella quantità di beni o di concetti custoditi al sicuro, ma nella capacità di generare valore continuo attraverso il confronto con il mondo esterno. Chi sceglie di accumulare senza mai rischiare la semina costruisce una fortezza che si rivela ben presto una prigione, dove la mancanza di ricambio consuma gradualmente ogni vitalità. La semina, pur esponendo al rischio del fallimento, rimane l’unica via percorribile per trasformare il possesso statico in un processo fertile e duraturo.

  • Annamayakosa

    Nella tradizione del Vedānta e della filosofia hindu, l’Annamayakośa (in sanscrito : अन्नमयकोश) rappresenta il primo dei cinque involucri (kośa) che rivestono la vera essenza dell’individuo, l’Ātman.

    È la guaina del corpo fisico, la struttura materiale e tangibile dell’esistenza.

    Il termine deriva dalla fusione di anna, che significa cibo o nutrimento, e kośa, che indica il velo o l’involucro. È letteralmente il corpo fatto di cibo, poiché nasce dagli elementi assimilati con la nutrizione, si sostiene attraverso l’alimentazione quotidiana e, infine, ritorna alla terra per ridiventare nutrimento per altri organismi.

    Nel sistema dei cinque kośa descritto nella Taittirīya Upaniṣad, l’Annamayakośa costituisce il livello più esterno e denso.

    Comprende le ossa, i muscoli, gli organi e la struttura biologica che permette l’esperienza del mondo sensibile.

    Essendo legato al ciclo della materia, questo involucro è soggetto alle trasformazioni inevitabili del tempo: la nascita, la crescita, l’invecchiamento e la dissoluzione finale.

    Attraverso le pratiche corporali della disciplina yogica, come le posture (āsana) e la purificazione fisica, si agisce direttamente su questo livello per renderlo saldo, equilibrato e recettivo.

    Riconoscere l’Annamayakośa come un semplice involucro permette di non identificare la coscienza pura con il supporto fisico che la ospita, osservando la materia per ciò che è: uno strumento transitorio e prezioso per l’esperienza terrena.

  • La Chandogya Upanishad

    APPARTENENTE AL SAMA VEDA

    E’ uno dei testi fondativi dell’Advaita Vedanta e dell’intera speculazione metafisica indiana. Il suo nucleo teorico e il suo valore filosofico risiedono nel superamento della frammentazione dell’esperienza fenomenica per attingere all’unità sottostante della realtà.

    Il momento centrale dell’opera si articola nel dialogo del sesto capitolo tra il saggio Uddalaka e suo figlio Svetaketu. Di fronte all’orgoglio nozionistico del giovane appena rientrato dagli studi, il padre formula la domanda essenziale: qual è quella conoscenza mediante la quale ciò che non è udito diventa udito, ciò che non è pensato diventa pensato e ciò che non è conosciuto diventa conosciuto?

    La risposta non risiede nell’accumulo di concetti, ma nell’intuizione del principio causale unico. Come attraverso un solo pezzo di argilla si comprende la natura di ogni vaso, poiché la forma e il nome sono soltanto modificazioni verbali, così la molteplicità del cosmo manifestato rivela un’unica sostanza primordiale.

    Da questa analisi emerge l’assioma fondamentale compendiato nella celebre formula Tat Tvam Asi (“Tu sei Quello”). L’espressione stabilisce l’identità assoluta e non duale tra l’Atman — la coscienza individuale nella sua natura pura e priva di sovrastrutture egoiche — e il Brahman, la realtà metafisica impersonale e infinita.

    La pedagogia di Uddalaka ricorre a sottili metafore della natura per rendere intellegibile ciò che sfugge alla percezione sensibile: il succo raccolto dalle api da svariati fiori si fonde nel miele perdendo ogni traccia di distinzione originale; i fiumi che fluiscono verso l’oceano diventano il mare stesso, dimenticando la propria individualità. Parimenti, il granello di sale sciolto nell’acqua scompare alla vista, eppure ne permea ogni singola goccia.

    Nel capitolo finale, l’insegnamento si sposta nello spazio sottile del cuore (Daharaka), dove l’infinito universale si riflette nella dimensione interiore dell’essere. La liberazione (Moksha) non coincide con un processo di acquisizione esterna, ma con la dissoluzione dell’ignoranza (Avidya) che impedisce di riconoscere l’Essere (Sat) che si è sempre stato.

  • FRANCIA SACCHEGGIATA

    RUBATO UN DALI’

    L’ennesimo colpo ai danni del patrimonio artistico in terra francese svela una ferita che va ben oltre la perdita materiale o il mero valore di mercato.

    Nel silenzio della notte tra domenica e lunedì, dal Centro d’arte contemporanea di Issoire, nell’Auvergne, è stato sottratto L’Apocalypse, opera monumentale legata al nome di Salvador Dalí e a lungo considerata il libro più prezioso del mondo.

    Non si tratta soltanto di un volume dal peso imponente di circa duecentodieci chilogrammi, impreziosito da una scultorea copertina in bronzo di centocinquanta chili modellata dal maestro surrealista, né unicamente di un manufatto ornato d’oro e pietre preziose.

    L’Apocalypse rappresenta il punto d’incontro di un’architettura intellettuale irripetibile, concepita nel 1959 dall’editore Joseph Forêt a partire dal testo dell’Apocalisse di san Giovanni.

    In quell’opera titanica convergono le visioni figurative di sette maestri del Novecento, da Georges Mathieu a Bernard Buffet, da Leonor Fini a Léonard Foujita, da Pierre-Yves Trémois a Ossip Zadkine, affiancate dai contributi teorici e letterari di personalità quali Jean Cocteau, Emil Cioran, Jean Guitton, Jean Rostand, Daniel-Rops, Jean Giono ed Ernst Jünger. Un’opera totale, insomma, dove la tensione estetica si intrecciava con la forza della parola e del segno.

    Acquistato nel 2002 dal collezionista Christian Karoutzos dopo un lungo itinerario espositivo e collezionistico tra Svizzera e Giappone, il volume era tornato accessibile al pubblico soltanto questa estate.

    La sua scomparsa, che segue altri recenti e clamorosi episodi di cronaca nei musei d’Oltralpe, interrompe brutalmente la condivisione di una testimonianza rara, lasciando un vuoto profondo nella memoria culturale collettiva.

  • LA GRANDE CANCELLATA IN BRONZO

    GIUSEPPE CAPOGROSSI

    A Bari si trova un’opera monumentale di Giuseppe Capogrossi di straordinario valore storico e artistico :

    La grande Cancellata in bronzo

    situata all’ingresso del Palazzo della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi “Aldo Moro”, affacciata su Piazza Cesare Battisti.

    L’opera è stata progettata nel 1971 ed eseguita nel 1972 in collaborazione con gli architetti :

    Maurizio Sacripanti e Attilio Castelli.

    Rappresenta una delle rarissime incursioni dell’artista romano nella scultura monumentale applicata all’architettura e costituisce di fatto il suo vero e proprio testamento artistico, essendo stata completata poco prima della sua scomparsa avvenuta nell’ottobre dello stesso anno.

    In quest’opera, la celebre cifra stilistica di Capogrossi — l’iconico “pettine” o “forcone” tridattilo che ha caratterizzato la sua ricerca astratta e spaziale a partire dal secondo dopoguerra — si materializza nel bronzo. Il segno pittorico perde la bidimensionalità della tela per trasformarsi in un vero e proprio dispositivo architettonico di modulazione della luce, del passaggio e del vuoto.

    Oltre alla cancellata universitaria, l’impronta di Capogrossi a Bari si ritrova nelle collezioni e nella memoria espositiva della città:

    La Pinacoteca Metropolitana “Corrado Giaquinto”

    conserva nel proprio patrimonio opere di ambito novecentesco e contemporaneo che documentano i passaggi dell’Informale e dello Spazialismo italiano.

    Il legame tra l’artista e l’architettura barese è stato inoltre oggetto di uno studio critico e di un volume intitolato :

    Giuseppe Capogrossi e l’architettura. La Cancellata della Facoltà di Giurisprudenza a Bari (pubblicato da Silvana Editoriale)

    che ne ricostruisce le fasi progettuali e il restauro promozionale.

  • LA PROPRIETÀ PRIVATA

    E’ DIVENTATA UNA COLPA

    SECONDO LA SINISTRA

    La questione del rapporto tra sinistra e proprietà privata non è un’invenzione contemporanea, ma affonda le sue radici nella storia del pensiero politico moderno, dall’analisi marxista dei mezzi di produzione fino alle teorie del socialismo democratico.

    Nel dibattito politico attuale, la critica nei confronti del concetto classico di proprietà si è evoluta, concentrandosi in particolare su tre ambiti principali.

    Il primo ambito riguarda il settore immobiliare e la casa, dove il tema dell’emergenza abitativa spinge spesso la sinistra sociale a considerare l’immobile non più soltanto come un bene privato, ma prima di tutto come una funzione sociale. In questa prospettiva, la proprietà immobiliare diffusa o a scopo d’investimento viene talvolta letta con diffidenza, vedendo nelle rendite e negli affitti brevi un ostacolo al diritto all’abitare per le fasce meno abbienti.

    Il secondo ambito è legato all’ecologia e alla sostenibilità, dove si afferma la visione secondo cui l’uso della proprietà individuale vada fortemente limitato quando entra in conflitto con l’interesse collettivo e con la tutela dell’ambiente. Transizione verde, limiti alle emissioni e vincoli all’uso dei suoli riflettono un’idea di proprietà subordinata alla responsabilità sociale e alle emergenze globali.

    Il terzo ambito riguarda la fiscalità progressiva e la ridistribuzione della ricchezza, tema centrale in cui le imposte sui patrimoni, sulle eredità o sui grandi beni vengono difese dalla sinistra come strumenti per contrastare le disuguaglianze, mentre dalle forze d’ispirazione liberale o conservatrice vengono percepite come una vera e propria criminalizzazione del risparmio e del frutto del lavoro individuale.

    Dall’altro lato dello spettro politico, i sostenitori del libero mercato e del liberalismo economico evidenziano invece come la certezza della proprietà privata rimanga la garanzia fondamentale della libertà individuale, dell’iniziativa personale e della crescita economica, sostenendo che limitarla o penalizzarla finisca per impoverire l’intera società anziché proteggerla.

  • JURGEN HABERMAS

    E’ tra i principali filosofi e sociologi contemporanei, considerato l’ultimo grande esponente della Scuola di Francoforte.

    La sua riflessione ruota attorno all’etica del discorso, alla teoria dell’agire comunicativo e alla difesa dei valori della democrazia deliberativa e della sfera pubblica.

    Tra le sue opere fondamentali spiccano :

    Storia e critica dell’opinione pubblica e Teoria dell’agire comunicativo

    in cui individua nella razionalità comunicativa la risorsa chiave per orientare le istituzioni moderne e contrastare le derive dell’agire strumentale.

    JURGEN HABERMAS

  • IO E ALESSIA

    In un’intensa intervista rilasciata nel salotto di Ciao Maschio, il programma condotto da Nunzia De Girolamo su Rai 1, Francesco Facchinetti si è messo a nudo attraversando i punti nevralgici della sua vita affettiva e professionale.

    Tra confessioni intime e battute dissacranti, l’imprenditore e conduttore ha offerto una riflessione profonda sui legami che resistono al tempo, sul senso della crisi di coppia e sul rapporto con il successo.

    Il passaggio centrale delle sue dichiarazioni riguarda l’indissolubile affetto che lo lega all’ex compagna Alessia Marcuzzi, dalla quale ha avuto la sua prima figlia, Mia.

    Rispondendo alle domande sulla natura delle relazioni passate, Facchinetti ha espresso una dedizione assoluta che va ben oltre la fine dell’amore romantico, dichiarando che se la conduttrice lo chiamasse alle cinque del mattino per chiedere aiuto dal picco del K2, lui partirebbe senza neanche pensarci.

    Questa affermazione non rappresenta soltanto una suggestione metaforica, poiché lo stesso Facchinetti ha confermato come gli sia capitato davvero di intervenire nel cuore della notte per supportare le persone care, rivendicando con orgoglio una costante disponibilità verso chi fa parte della sua vita.

    Proseguendo nel racconto, la conversazione si è spostata sul matrimonio con Wilma Helena Faissol e sui momenti di fisiologica difficoltà vissuti nel tempo. Senza filtri, Facchinetti ha ammesso di aver pensato in più occasioni che la loro relazione potesse essere arrivata al capolinea, spiegando come il confronto e persino il percorso di terapia di coppia abbiano rappresentato tappe fondamentali per la tenuta del rapporto. Secondo il suo punto di vista, attraversare l’inferno relazionale possiede un valore persino creativo, poiché costringe gli individui a fermarsi, a valutare ciò che conta davvero e a riscoprire il rispetto reciproco, a patto di saper sempre preservare dei confini definiti.

    A chiudere il quadro si aggiunge una riflessione sulle dinamiche personali legate al successo e alla paternità. Facchinetti ha confessato la sua passata tendenza a sabotare deliberatamente i progetti una volta raggiunta la perfezione, un’attitudine quasi compulsiva al cambiamento e al rischio che si è ridimensionata soltanto con la nascita dei figli. La responsabilità genitoriale ha segnato un punto di svolta decisivo, imponendogli di abbandonare l’instabilità in favore di una maggiore consapevolezza, mentre sul piano personale rimane la scelta di non aver mai indagato sui motivi del divorzio dei propri genitori, preferendo lasciare inviolato quel frammento di passato.

  • ISTANBUL

    DA SANTA SOFIA AL GRAN BAZAR

    La parabola storica di :

    SANTA SOFIA

    Da cattedrale bizantina a moschea ottomana, da museo laico nel Novecento fino alla recente riapertura al culto islamico offre un esempio limpido di come gli spazi urbani conservino e sovrappongano le tracce del potere e della fede. La trasformazione delle architetture non cancella del tutto il passato, ma ne stratifica i significati, creando un dialogo perenne tra la pietra, i mosaici e il passaggio dei secoli.

    L’osservazione sull’illuminazione interna della :

    MOSCHEA BLU

    Evidenzia la funzione fondamentale della luce nell’esperienza dello spazio sacro. La luce non serve soltanto a mostrare le superfici decorate o i volumi architettonici, ma agisce come un elemento immateriale capace di modificare la percezione emotiva e la misura del tempo di chi attraversa il luogo.

    GRAN BAZAR

    Rappresenta una struttura urbana in cui la merce, il colore e il movimento continuo sospendono le consuete coordinate spaziali. Più che un luogo di semplice scambio economico, il mercato coperto funziona come una griglia sensoriale che impone un ritmo di fruizione lento, fatto di smarrimento, negoziazione e contemplazione visiva.

    L’attenzione riservata ai gatti della città rivela un modello peculiare di gestione del territorio urbano e degli esseri viventi che lo abitano. La presenza di gesti di cura quotidiani e informali da parte della comunità trasforma la strada in uno spazio condiviso di tutela reciproca, dove l’animale non è percepito come un elemento estraneo o di disturbo, ma come parte integrante dell’ecosistema cittadino.

  • RAPPER

    CULTURA MEDIA DEL RAPPER

    Il livello di cultura media nel mondo del rap non è omogeneo e varia sensibilmente a seconda dei contesti, dei sottogeneri e dei singoli artisti.

    Dal punto di vista dell’istruzione formale, molti artisti provengono da percorsi scolastici ed educativi eterogenei, spesso interrotti precocemente per focalizzarsi sulla musica o per contesti socio-economici complessi. Tuttavia, la preparazione accademica non coincide direttamente con il bagaglio culturale dell’artista.

    Nel rap la cultura si esprime principalmente attraverso due matrici.

    La prima è una profonda conoscenza della cultura di strada, delle dinamiche sociali, della linguistica urbana e dello slang.

    La seconda è una spiccata padronanza della lingua, del ritmo e della retorica, che richiede capacità metriche, uso di metafore, assonanze e giochi di parole spesso raffinati.

    Esistono diverse correnti all’interno del genere :

    Rap d’autore e conconsciente

    Artisti che dimostrano una vasta cultura letteraria, politica e sociologica, inserendo nei propri testi riferimenti alla storia, alla filosofia, alla letteratura e all’attualità.

    Rap mainstream e trap

    Sottogeneri in cui la ricerca linguistica o la complessità tematica passano in secondo piano rispetto all’impatto sonoro, al ritmo, al flusso e all’esplorazione di tematiche legate allo stile di vita o al disagio sociale.

    Il rap richiede una spiccata intelligenza linguistica e una spiccata sensibilità verso i linguaggi contemporanei

    fattori che costituiscono una forma di cultura specifica ed essenziale per il genere.

  • LOGICHE DI MERCATO DOMINANTI

    Nell’economia contemporanea descrivono i principi guida, le strutture di valore e i comportamenti sistemici che regolano la produzione, la distribuzione e il consumo su scala globale.

    La sintesi dei modelli prevalenti e delle dinamiche strutturali che caratterizzano l’attuale scenario economico evidenzia cinque direttrici fondamentali.

    Piattaformizzazione ed economia dei network

    L’organizzazione dei mercati si è progressivamente spostata dalla produzione manifatturiera tradizionale verso modelli basati su piattaforme digitali. In questo contesto, il valore non è generato unicamente dalla fabbricazione di un bene, ma dalla capacità di intermediare le relazioni tra utenti, produttori e fornitori di servizi.

    Effetti di rete

    Il valore della piattaforma aumenta esponenzialmente con il crescere del numero di utenti, favorendo la formazione di monopoli o oligopoli naturali.

    Estrazione dei dati

    Il dato digitale rappresenta l’infrastruttura primaria su cui si fondano la profilazione dei consumi e la previsione dei comportamenti d’acquisto.

    Finanziarizzazione e priorità dello Shareholder Value

    L’economia reale è fortemente condizionata dalle logiche dei mercati finanziari. La priorità strategica delle grandi imprese tende a focalizzarsi sulla massimizzazione del valore per gli azionisti nel breve e medio periodo.

    Pressione trimestrale

    Le decisioni industriali e di investimento sono spesso orientate dal rendimento dei titoli in borsa e dalla distribuzione dei dividendi.

    Ingegneria finanziaria

    Operazioni di buyback (riacquisto di azioni proprie), fusioni e acquisizioni prevalgono talvolta sugli investimenti diretti in ricerca, sviluppo e capitale umano.

    Economia dell’attenzione e mercati dell’esperienza

    Nelle società ad alto reddito, dove la disponibilità di beni materiali è ampiamente saturata, la scarsità primaria si è trasferita dal bene fisico all’attenzione dell’individuo.

    Monetizzazione del tempo libero

    L’attenzione degli utenti viene catturata, quantificata e venduta agli inserzionisti attraverso algoritmi di raccomandazione.

    Dalla merce all’esperienza

    I beni fisici vengono integrati all’interno di narrazioni immateriali, trasformando l’atto d’acquisto in un’adesione identitaria o esperienziale.

    Servitizzazione e modelli ad abbonamento

    La proprietà diretta dei beni cede il passo all’accesso temporaneo o alla fruizione del servizio (Product-as-a-Service).

    Ricavi ricorrenti

    Le aziende convertono la vendita occasionale di prodotti in flussi di cassa continui tramite formule di abbonamento (Subscription Economy).

    Dipendenza dal fornitore

    L’utente perde il controllo diretto sull’hardware o sul software, rimanendo vincolato alle condizioni di aggiornamento e manutenzione stabilite dalla casa madre.

    Riorganizzazione delle catene di fornitura (Nearshoring e Friendshoring)

    Dopo decenni dominati dalla delocalizzazione estrema alla ricerca del minimo costo del lavoro, le logiche della globalizzazione stanno subendo una profonda ristrutturazione guidata da fattori geopolitici e strategici.

    Dalla logica Just-in-Time alla logica Just-in-Case

    La priorità si è spostata dall’efficienza economica pura alla resilienza delle filiere produttive.

    Regionalizzazione dei mercati

    La costruzione di catene del valore concentrate in Paesi alleati o geograficamente vicini riduce l’esposizione alle interruzioni sistemiche e alle tensioni internazionali.

  • SCUOLA GENOVESE

    DEI CANTAUTORI

    La Scuola genovese dei cantautori rappresenta uno dei momenti più fertili e rivoluzionari della musica italiana del Novecento, un sodalizio informale nato tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta attorno a un gruppo di giovani artisti legati da una profonda affinità culturale e da una condivisa urgenza espressiva.

    I protagonisti centrali di questa stagione sono stati :

    Fabrizio De André, Umberto Bindi, Luigi Tenco, Gino Paoli e Bruno Lauzi.

    A caratterizzare questo gruppo è stata la capacità di rompere con la tradizione della canzone melodica italiana del tempo per inaugurare una forma espressiva del tutto nuova, fortemente influenzata dalla chanson francese di Georges Brassens e Jacques Brel, dal jazz e dalla letteratura esistenzialista.

    Le liriche hanno introdotto nei testi musicali temi fino ad allora inediti o emarginati dalla cultura ufficiale, quali la marginalità sociale, l’amore privo di retorica ideale, l’antimilitarismo, la malinconia esistenziale e una pungente critica alla morale borghese.

    Sotto il profilo stilistico e formale, la scuola genovese si è distinta per una ricerca poetica essenziale, sorretta da un uso rigoroso e innovativo della lingua italiana e da un saldo legame con i luoghi della città, dalle stradine dei caruggi al paesaggio marino del quartiere di Boccadasse.

    L’eredità di questa stagione ha segnato in modo permanente la successiva evoluzione della canzone d’autore italiana, influenzando generazioni di musicisti e trasformando il testo musicale in una vera e propria forma d’arte letteraria e sociale.

  • INTEGRITA’

    INTEGRITA’ CONCETTUALE

    Rappresenta la coerenza profonda di un’opera, di una teoria o di un progetto attorno a un principio d’ordine fondamentale. Non si tratta soltanto di logica formale o di assenza di contraddizioni esterne, ma della capacità di un’idea di reggere la propria struttura dall’interno, garantendo che ogni singola parte risponda allo stesso nucleo generatore.

    Nel campo dell’architettura e del design informatico, come teorizzato da Fred Brooks nel suo celebre saggio sulla progettazione dei sistemi, l’integrità concettuale è considerata il fattore più determinante per la qualità finale. Un sistema possiede integrità quando riflette un’unica visione armonica, indipendentemente dal numero di persone che hanno lavorato alla sua costruzione. Se il disegno originario viene compromesso da sovrapposizioni eterogenee, scorciatoie estemporanee o aggiunte non meditate, l’insieme perde chiarezza e degrada verso la frammentazione.

    Nella riflessione filosofica ed estetica, questo concetto si accosta all’idea di verità dell’opera. Un testo, un quadro o un pensiero critico mantengono la propria integrità quando rifiutano il decorativismo superfluo e l’espediente retorico, restando fedeli al proprio assunto originario. L’integrità concettuale richiede dunque una disciplina della rinuncia: la capacità di eliminare ciò che, pur essendo attraente in sé, risulta estraneo all’architettura complessiva dell’insieme.

  • SAN SEBASTIAN

    AQUARIUM

    L’Aquarium San Sebastián, inaugurato nel 1928 e situato all’estremità della rinomata curva del Paseo Nuevo, rappresenta una delle istituzioni scientifiche e divulgative più antiche di tutta la Spagna. La struttura unisce la memoria storica della comunità basca alla tutela della biodiversità dell’Atlantico, proponendosi come punto di raccordo tra la tradizione della marineria locale e la moderna oceanografia.

    Al centro del percorso espositivo si trova il grande oceanario, attraversato da un tunnel acrilico trasparente a 360 gradi che consente di passeggiare immersi in oltre un milione e mezzo di litri d’acqua. La vasca ospita più di quaranta specie acquatiche, tra cui spiccano due esemplari di squalo toro, mante, murene e svariati pesci tipici del Golfo di Biscaglia, ricreando fedelmente le condizioni dell’ecosistema bentonico oceanico.

    Oltre alla sezione acquatica, la sede ospita un articolato museo navale che ripercorre i secoli di storia marittima della regione basca. Tra i pezzi forti dell’esposizione figurano scheletri completi di grandi cetacei, tra cui quello di una balena franca catturata nel 1878, insieme a modellini d’epoca, strumenti di navigazione storici e documenti dedicati alla pesca tradizionale, all’attività dei cantieri navali locali e alle rotta transoceaniche dei balenieri.

    L’edificio si sviluppa a ridosso del porto vecchio, integrandosi nel contesto paesaggistico sottostante il Monte Urgull. Dalle vetrate e dai camminamenti esterni è possibile osservare la baia de La Concha e l’isola di Santa Clara, elemento che rende la visita un’esperienza visiva legata all’ambiente urbano e naturale di San Sebastián.

  • LA FORMA DI POTERE ICONOGRAFICO

    Si fonda sulla capacità delle immagini di costruire, veicolare e stabilizzare una specifica visione del mondo, orientando la percezione collettiva senza dover ricorrere alla coercizione fisica.

    Nel contesto della cultura visiva contemporanea, questo potere si articola attraverso diverse direttrici fondamentali :

    L’immagine non si limita a rappresentare un fatto, ma seleziona e riorganizza la realtà stessa. Chi detiene il controllo sulla produzione e sulla circolazione del materiale visivo definisce ciò che merita di essere visto, ricordato o ignorato, esercitando un vero e proprio monopolio dell’attenzione.

    La forza del potere iconografico risiede nella sua apparente immediatezza e neutralità. A differenza del testo scritto, che richiede un processo di codifica e analisi critica, il linguaggio visivo agisce spesso a livello intuitivo, depositando significati e valori nell’immaginario collettivo in modo quasi impercettibile.

    Nelle società iperconnesse, la saturazione visiva riduce lo spazio della riflessione sintattica a favore di un’adesione emotiva e rapida. L’icona diventa un dispositivo politico e sociale in grado di legittimare gerarchie, creare identità condivise o determinare l’agenda del dibattito pubblico.

    La comprensione delle forme del potere visivo e della manipolazione delle immagini rimane la chiave critica principale per decodificare il presente.

  • CARLES CASAGEMAS

    1881–1901

    E’ stato un pittore e poeta spagnolo, figura centrale del modernismo catalano e legato alla bohéme artistica tra Barcellona e Parigi.

    Formatosi a Barcellona e frequentatore del celebre locale Els Quatre Gats, stringe attorno al 1899 una profonda amicizia con Pablo Picasso, condivide con lui uno studio e compie il fondamentale viaggio a Parigi nel 1900 per visitare l’Esposizione Universale.

    La figura di Casagemas è spesso ricordata sia per la produzione pittorica autonoma — caratterizzata da paesaggi, ritratti e influssi vicini a Isidre Nonell e alla Colla del Safrà — sia per il drammatico impatto che il suo suicidio a Parigi nel 1901 ebbe su Picasso. La fine tragica del giovane pittore divenne infatti la scintilla emotiva ed estetica che inaugurò il celebre Periodo Blu picassiano, culminato nell’opera La Vie.

  • FRIOUL

    ARCIPELAGO DELLE FRIOUL

    Piccolo gruppo di quattro isole situate nel Mar Mediterraneo, a circa quattro chilometri dalla costa di Marsiglia, inserite all’interno del :

    Parco Nazionale delle Calanques.

    L’arcipelago è formato da quattro isole distinte:

    •Ratonneau è l’isola più accessibile e frequentata, sede del porto di arrivo delle imbarcazioni, con ristoranti, piccole calette come la Calanque de Saint-Estève e sentieri panoramici.

    •Pomègues rappresenta l’isola maggiore dell’arcipelago, collegata a Ratonneau tramite una diga costruita nel XIX secolo, ed è caratterizzata da un paesaggio più selvaggio e frastagliato con baie suggestive come la Calanque de Crine.

    •If ospita il celebre Castello d’If, antica fortezza e prigione rinascimentale resa famosa in tutto il mondo dal romanzo Il Conte di Montecristo di Alexandre Dumas.

    •Tiboulen du Frioul è un piccolo isolotto non visitabile situato a ovest di Ratonneau, che funge da punto di segnalazione marittima con il suo faro.

    Dal punto di vista naturalistico l’area si distingue per il microclima arido, le scogliere calcaree bianche e le acque cristalline ideali per immersioni e snorkeling.

    Le isole sono facilmente raggiungibili tramite i traghetti e le navette marittime che partono regolarmente dal Porto Vecchio di Marsiglia.

  • MARCELLO FOIS

    Si è aggiudicato la 64ª edizione del Premio Campiello con il romanzo “L’immensa distrazione”, edito da Einaudi, prevalendo per soli tre voti su Alcide Pierantozzi.

    Sul palco del Palazzo del Cinema del Lido di Venezia lo scrittore nuorese ha condiviso una riflessione profonda sul senso del fare letteratura oggi, inteso come un bilancio esistenziale e un mestiere complesso e rigoroso.

    Il momento più toccante della serata è arrivato con la dedica finale rivolta a Michela Murgia, ricordata come figura bellissima e resiliente la cui presenza continua a vibrare nel panorama culturale contemporaneo.

    Tra gli altri riconoscimenti assegnati spiccano il premio Opera Prima a Nadeesha Uyangoda per “Acqua sporca” e il Premio Fondazione Il Campiello a Domenico Starnone, confermando ancora una volta l’indissolubile intreccio tra visione imprenditoriale, immaginazione e valore civile della parola scritta.

  • VALENCIA

    GIARDINO DEL TURIA

    Il Jardín del Turia rappresenta uno dei parchi urbani naturali più grandi e affascinanti di tutta la Spagna.

    Nato dalla deviazione del corso del fiume Turia a seguito della devastante alluvione del 1957, il vecchio alveo è stato trasformato negli anni ’80 in un polmone verde continuo di oltre nove chilometri che attraversa l’intera città, da ovest a est, fino a raggiungere il mare.

    Il parco offre una sequenza ininterrotta di giardini, fontane, sentieri per passeggiate e piste ciclabili, unendo la parte antica della città alle più avveniristiche architetture contemporanee.

    Tra le principali caratteristiche del giardino si evidenziano :

    • La presenza di ponti storici e moderni che scavalcano l’antico letto del fiume, raccontando l’evoluzione urbanistica della città.

    • L’integrazione di spazi per lo sport e il tempo libero, inclusi campi da atletica, aree gioco e percorsi dedicati ai runner.

    • La vicinanza con importanti poli culturali e attrazioni cittadine, come la Città delle Arti e delle Scienze e il Bioparc.

  • SAMSARA

    Il termine Samsara (in sanscrito : saṃsāra, letteralmente “scorrere insieme” o “vagare”) definisce, nelle tradizioni filosofiche e spirituali dell’India — come l’Induismo, il Buddismo e il Giainismo —, l’eterno ciclo di nascita, morte e rinascita a cui è sottoposto ogni essere vivente.

    Questa ruota dell’esistenza non rappresenta soltanto un processo biologico o cosmico, ma incarna una condizione esistenziale caratterizzata dall’impermanenza e dal mutamento.

    I Punti Cardine del Concetto

    Il motore propulsore del Samsara è il Karma, la legge di causa ed effetto. Ogni azione, intenzione o pensiero genera conseguenze che determinano le condizioni della rinascita successiva, mantenendo la coscienza legata alla materia e alle forme transitorie.

    Il ciclo del Samsara

    E’ intrinsecamente legato alla sofferenza o all’insoddisfazione (Dukkha), derivante dall’attaccamento a ciò che è effimero e dall’ignoranza della vera natura della realtà.

    La liberazione dal Samsara costituisce il fine ultimo delle dottrine orientali. Questa trascendenza assume nomi diversi a seconda delle tradizioni:

    Moksha

    nell’Induismo, come ricongiungimento del sé individuale con l’assoluto.

    Nirvana

    nel Buddismo, come estinzione del desiderio e risveglio dell’illusione dell’io.

    Significato Esistenziale

    Al di là della dimensione metafisica della reincarnazione, il Samsara può essere inteso come una metafora della condizione psicologica quotidiana. Rappresenta la tendenza della mente a riprodurre continuamente gli stessi schemi di desiderio, reazione e insoddisfazione, rimanendo prigioniera di un movimento circolare e privo di centro.

  • KANDINSKIJ

    LO SPIRITUALE NELL’ARTE

    ENTRA

  • Il principio dell’Antaryamin

    Costituisce la matrice dell’ontologia vaishnava.

    La presenza del Divino come Parmatman all’interno del cuore di ciascun essere spezza ogni gerarchia della materia.

    Non sussiste distinzione tra l’infinitamente piccolo e il visibile, poiché la scintilla spirituale conserva intatta la propria natura originaria.

    La visione del reale si trasforma in un atto di devozione verso la vita in ogni sua manifestazione.

    Riconoscere questa immanenza significa superare l’illusione della separazione e fondare ogni relazione sulla compassione universale.

  • ACCUMULO SISTEMATICO

    di : remake, remaster e sequel

    L’industria culturale contemporanea ha sostituito l’invenzione del futuro con la manutenzione del già visto, trasformando la nostalgia in una risorsa industriale e la memoria in un algoritmo di rendimento sicuro.

    Non si tratta di un semplice affollamento di sequel o di ritocchi tecnici, ma della resa della creatività di fronte all’ossessione del rischio calcolato.

    La contrazione del tempo e la paura dell’inedito

    L’accumulo sistematico di remake, remaster e sequel risponde a un’esigenza economica precisa: ridurre la volatilità dell’investimento nell’epoca dell’iper-offerta.

    L’inedito spaventa perché richiede un tempo di metabolizzazione che la velocità dei consumi digitali non si può più permettere, preferendo appoggiarsi su un’infrastruttura emotiva già costruita nel pubblico.

    Il presente smette così di produrre nuove forme figurative o narrative, occupandosi unicamente di restaurare quelle passate, aggiornando la risoluzione dei pixel o adattando la scrittura alle sensibilità contingenze.

    L’equivalenza dei linguaggi: cinema e videogioco

    Nel cinema il sequel costante e il remake sistematico hanno svuotato il concetto di opera chiusa, trasformando ogni titolo nell’episodio pilota di un franchise infinito.

    Nel videogioco la pratica del remaster evidenzia una forma ancora più marcata di obsolescenza programmata, dove l’innovazione si riduce spesso a un aggiornamento della resa visiva a parità di struttura formale.

    Questo processo cancella l’attrito con la storia dell’opera: la versione originale viene percepita come imperfetta o inadeguata solo perché appartiene alla tecnologia di ieri, dimenticando che i limiti tecnici erano spesso il fondamento stesso del linguaggio dell’opera.

    La nostalgia come merce e il ciclo dell’eterno presente

    Il pubblico, immerso in una precarietà culturale diffusa, trova conforto nel riconoscimento di ciò che conosce già, trasformando la fruizione in un atto di ripasso consolatorio.

    Si consolida così un eterno presente in cui le generazioni non si avvicendano più attraverso la rottura o la contestazione dei canoni, ma attraverso la loro infinita riproposizione.

    L’immaginario si ritrova prigioniero di una grammatica circolare dove la fine di una storia serve soltanto a preparare il terreno per il suo prossimo adattamento.

  • IL LILA DI KRISHNA

    Nel pensiero induista e nella filosofia Vaishnava, il concetto di Lila (spesso traslitterato come Līlā) definisce il gioco cosmico, la manifestazione divina che si dispiega non per necessità o dovere, ma per pura gioia, spontaneità e amore interiore.

    A differenza di altre prospettive in cui la creazione è frutto di un atto di sforzo o di un imperativo karmico, il Lila di Krishna rappresenta l’espressione diretta della sua natura libera e infinita.

    Nelle tradizioni storiche e narrative legate a Krishna, in particolare nel Bhagavata Purana, le sue azioni terrene non vengono descritte come imprese rigide o solenni, bensì come dinamiche di gioco vissute in contesti differenti.

    I Vrindavan-lila e la dimensione dell’infanzia

    Le manifestazioni giovanili a Vrindavan costituiscono la cornice ideale del Lila.

    Qui la divinità si cela sotto le spoglie di un bambino vivace che ruba il burro, scherza con i pastori (gopa) ed entra in relazione diretta con gli abitanti del villaggio.

    In questa fase il divino sovverte le gerarchie formali, privilegiando l’affetto spontaneo rispetto alla riverenza formale.

    Il Rasa-lila e l’unione estatica

    Il Rasa-lila, la danza cosmica con le pastorelle (gopi), rappresenta la vetta simbolica della relazione tra la dimensione divina e l’anima individuale.

    Krishna moltiplica la propria presenza per danzare simultaneamente con ciascuna gopi, simboleggiando la capacità del divino di rispondere in modo unico e personale all’aspirazione interiore di ogni essere.

    I Mathura e Dwaraka-lila

    Con il passaggio all’età adulta e il trasferimento a Mathura e poi a Dwaraka, il contesto del Lila assume toni regali ed etici.

    Il gioco diviene strategia politica, protezione del Dharma e guida nelle dinamiche sociali ed eroiche descritte nel Mahabharata, culminando nel dialogo della Bhagavad Gita.

    Il Lila riflette una visione in cui l’esistenza non è concepita come un peso da sopportare, ma come un’esperienza viva da attraversare con consapevolezza e grazia.

  • MERCATINO RIONALE

    C’è una geografia intima e rumorosa che si disegna ogni mattina tra i banchi in metallo e le tende da sole spiegate contro il cielo. Il mercatino rionale non è mai soltanto un luogo di scambio commerciale, ma un teatro a cielo aperto dove la città mette in scena se stessa senza sfiltri. È il regno dell’effimero che si ripete costante, un’architettura temporanea capace di trasformare una piazza anonima o un viale perimetrale nel centro nevralgico della vita sociale.

    Nel disordine apparente dei banchi si nasconde un ritmo precisi e antichissimo. I colori della merce esposta tracciano una mappa visiva guidata dalle stagioni, mentre le voci dei venditori si intrecciano in un contrappunto ritmico che annulla la distanza tra chi offre e chi acquista. Il fascino profondo di questo spazio risiede proprio nella sua dimensione tattile e relazionale, un’esperienza sensoriale completa che resiste ostinatamente alla spersonalizzazione del commercio digitale e alle corsie asettiche della grande distribuzione.

    Sfogliando tra i banchi si compie un gesto d’indagine quasi archeologica. Che si tratti di ortaggi freschi ancora incrostati di terra o di oggetti smarriti riemersi dal passato su una bancarella dell’usato, il mercato stimola una curiosità istintiva. C’è un gusto sottile nella trattativa, uno scambio verbale che va ben oltre il valore economico del bene per toccare l’aspettativa dell’incontro, il riconoscimento reciproco tra persone che condividono lo stesso quartiere.

    Attraversare il mercato rionale significa immergersi in una dimensione temporale diversa, dove il tempo frettoloso della routine quotidiana rallenta per far spazio alla chiacchiera, all’osservazione, allo sguardo curioso sui dettagli. È un presidio di umanità e memoria urbana, un microcosmo vivente in cui la città continua a raccontare le sue storie più autentiche attraverso il profumo del cibo, il peso delle cose e il calore dei volti.

  • GUARDARSI

    DAI FINTI GURU

    I finti guru prosperano nel vuoto lasciato dal bisogno di risposte rapide e certezze assolute.

    Promettono scorciatoie per il successo, formule magiche per il benessere o visioni illuminanti calate dall’alto, trasformando la complessità del reale in uno slogan ad uso e consumo di chi cerca una guida.

    La prima regola per difendersi è osservare il linguaggio.

    Il vero sapere non ha bisogno dell’ostentazione costante o di toni profetici, ma si misura sulla capacità di sollevare dubbi articolati anziché distribuire veritieri preconfezionati.

    Quando un discorso fa perno sulla suggestione emotiva anziché sul rigore dell’analisi, il margine tra divulgazione e vendita d’illusione diventa sottilissimo.

    Riconoscere questi meccanismi richiede una vigilanza critica e una sana distanza da chiunque pretesa di fare da tramite unico verso una presunta verità.

    La conoscenza autentica non impone un’adesione acritica, ma offre strumenti pratici per osservare il mondo con i propri occhi.

  • DORSO DEL PIEDE

    Il dorso del piede è la superficie superiore del piede che si estende dalla piega anteriore della caviglia fino alla radice delle dita.

    In anatomia rappresenta una struttura particolarmente complessa e delicata, in cui diversi elementi anatomici si trovano a stretto contatto sotto uno strato sottile di cute e tessuto sottocutaneo:

    Tessuto osseo e articolare

    comprende le ossa del tarso (tra cui l’astragalo, il navicolare e i tre ossi cuneiformi) e i cinque ossi metatarsali, uniti dalle rispettive articolazioni.

    Tessuto tendineo e muscolare

    Ospita i tendini dei muscoli estensori delle dita e dell’alluce, che corrono sulla superficie dorsale consentendo la flessione verso l’alto del piede e delle dita, coordinati dal retinacolo degli estensori.

    Rete vascolare

    vi scorre l’arteria dorsale del piede (arteria pedidia), fondamentale per la valutazione del pulso periferico, insieme a una ricca rete venosa superficiale (arco venoso dorsale) che proietta il flusso verso le vene safene.

    Innervazione

    le strutture cutanee e muscolari del dorso sono raggiunte dai rami del nervo peroneo superficiale e del nervo peroneo profondo, responsabili della sensibilità e del movimento.

    Trattandosi di una zona sottile e poco protetta da spessi strati muscolari o adiposi, il dorso del piede risente in modo diretto ed evidente di microtraumi, compressioni da calzature, infiammazioni dei tendini, alterazioni della circolazione e depositi metabolici.

  • MANUELA MORENO

    AGGIORNAMENTO DEL 3 OTTOBRE 2026

    Manuela Moreno è una nota giornalista e conduttrice televisiva italiana, principalmente riconosciuta per il suo lungo percorso all’interno dei telegiornali e delle rubriche di approfondimento Rai.

    Nata a Roma l’11 luglio 1966, compie una prima formazione legata allo sport e al pattinaggio artistico prima di intraprendere l’attività giornalistica nelle emittenti locali e fare il suo ingresso in Rai nel 1992.

    Inizialmente integrata nella redazione del TG1 per poi passare al TG2 nel 2002, ricopre ruoli sia da conduttrice delle edizioni di punta sia da inviata speciale. Si distingue in particolare come corrispondente dagli Stati Uniti per seguire eventi di rilievo internazionale e nella gestione di reportage esteri e di cronaca. Dal 2019 al 2025 guida la conduzione della rubrica TG2 Post, programma di approfondimento informativo della testata in onda dopo il telegiornale serale.

    Nel corso degli anni affianca alla conduzione giornalistica diverse presenze televisive in programmi Rai, tra cui la partecipazione a Notti sul ghiaccio, le incursioni ironiche come inviata speciale per Viva Rai2! e la conduzione di approfondimenti estivi su Rai 3 come Filorosso.

  • ONANISMO

    ONANISMO PATOLOGICO

    L’onanismo patologico o masturbazione compulsiva si definisce come una condotta masturbatoria che perde la sua funzione naturale di ricerca del piacere o di sollievo dal senso di tensione, trasformandosi in un comportamento sregolato, coattivo e difficile da controllare.

    Non è la frequenza in sé a determinare la patologia, bensì il rapporto che la persona sviluppa con l’atto e l’impatto che questo genera sulla vita quotidiana.

    Indicatori di compulsività

    L’atto viene compiuto in risposta a stati emotivi negativi come ansia, solitudine, stress o noia, funzionando da meccanismo di evasione temporanea.

    L’impulso è percepito come inarrestabile e la sua esecuzione è seguita da forti sentimenti di colpa, vergogna o frustrazione.

    La condotta interferisce con le attività lavorative, di studio o relazionali, portando progressivamente all’isolamento sociale o all’evitamento dei rapporti affettivi e intimi reali.

    Nei casi più intensi, la reiterazione della pratica può causare irritazioni o lesioni fisiche a carico degli organi genitali.

    Fattori sottostanti

    Dal punto di vista psicologico e neurobiologico, la masturbazione compulsiva è spesso associata a quadri di ansia, disturbi dell’umore o del controllo degli impulsi. Il cervello tende a ricercare il rilascio immediato di dopamina per compensare sofferenze emotive o vuoti relazionali, creando un circolo vizioso di breve sollievo e successivo disagio.

    Approccio e supporto

    Quando il comportamento genera sofferenza o compromette il benessere personale, la strada principale consiste nell’affrontare le cause psicologiche ed emotive alla base del sintomo.

    I percorsi di psicoterapia, in particolare ad indirizzo cognitivo-comportamentale o sistemico-relazionale, e la consulenza sessuologica offrono strumenti efficaci per comprendere le dinamiche sottostanti, sviluppare strategie alternative di gestione dello stress e ripristinare un rapporto sereno con la propria sfera affettiva e sessuale.

  • HILTON

    Hilton Molino Stucky Venice

    Imponente edificio storico di architettura industriale e neogotica situato all’estremità occidentale dell’isola della Giudecca a Venezia.

    Costruito tra il 1884 e il 1895 su iniziativa dell’imprenditore di origini svizzere Giovanni Stucky, il complesso nacque come mulino e pastificio industriale gestito a vapore.

    Progettato dall’architetto tedesco Ernst Wullekopf, l’edificio spicca per la sua struttura in mattoni rossi e le sue linee di ispirazione continentale, uniche nel panorama lagunare veneziano.

    Cenni storici e riconversione

    Gli anni dell’attività

    Il mulino rappresentò per diversi decenni una realtà produttiva di rilievo, arrivando a impiegare centinaia di operai e a macinare quintali di grano al giorno.

    Chiusura e degrado

    Nel 1955 l’attività industriale venne definitivamente interrotta e il complesso rimase in stato di abbandono per oltre quarant’anni.

    Il restauro e la riapertura

    Negli anni 2000 l’intera struttura fu oggetto di una complessa operazione di restauro conservativo.

    Nel 2007 il palazzo è stato riaperto ed è divenuto la sede del noto hotel di lusso : Hilton Molino Stucky Venice.

    La struttura attuale

    Oggi l’edificio ospita uno dei complessi alberghieri e congressuali più ampi di Venezia.

    Tra le sue caratteristiche vi sono una piscina panoramica posizionata sulla terrazza dell’ultimo piano, un centro benessere, diversi ristoranti e sale per eventi e conferenze.

  • FLY DUBAI

    flydubai (letteralmente Dubai Aviation Corporation)

    è la compagnia aerea a basso costo fondata nel 2008 dal Governo di Dubai.

    Nata per affiancare la compagnia di bandiera Emirates e ampliare i collegamenti regionali e a medio raggio dell’emirato, nel corso degli anni si è trasformata in un importante operatore internazionale, espandendo in modo capillare la propria rete di destinazioni.

    Profilo e Caratteristiche Principali

    Hub operativo

    L’aeroporto principale è l’Aeroporto Internazionale di Dubai (DXB), da cui gestisce voli in partenza principalmente dai Terminal 2 e Terminal 3.

    Relazione con Emirates

    Pur mantenendo una propria identità societaria ed operativa distinta, flydubai collabora strettamente con Emirates attraverso accordi di codeshare, coordinando le coincidenze e integrando i programmi di fidelizzazione (utilizzando il programma Emirates Skywards).

    Modello di servizio

    Sebbene sia nata come vettore low-cost, la compagnia propone una formula d’offerta ibrida. Oltre alla classica Economy Class, offre in molti suoi voli una Business Class dotata di poltrone reclinabili a letto e servizi dedicati.

    Flotta e Destinazioni

    Flotta

    La compagnia opera con una flotta uniforme composta interamente da velivoli della famiglia Boeing 737 (principalmente Boeing 737-800 e Boeing 737 MAX).

    Rete di rotte

    Serve oltre 120 destinazioni in Medio Oriente, Europa, Africa, Subcontinente Indiano, Asia centrale e Sud-est asiatico.

    Collegamenti con l’Italia

    Nel tempo ha attivato collegamenti diretti verso vari scali italiani, tra cui Milano Bergamo, Napoli, Pisa, Catania, Olbia e Salerno.

  • ALCOLISTI

    NEL MONDO

    La storia della cultura, della politica e dello spettacolo annovera numerose personalità di rilievo che hanno vissuto un rapporto patologico e documentato con l’alcolismo, in molti casi culminato in conseguenze tragiche o al contrario in percorsi di riabilitazione.

    Scrittori e Poeti :

    Ernest Hemingway

    la sua forte dipendenza da alcol e superalcolici (dai daiquiri al whisky) accompagnò gran parte della sua vita, aggravando il declino fisico e mentale degli ultimi anni.

    Charles Bukowski

    fece dell’alcolismo il perno tematico e autobiografico di quasi tutta la sua produzione poetica e narrativa.

    Francis Scott Fitzgerald

    affetto da un grave e precoce alcolismo che compromise la sua salute e ne causò la morte prematura per arresto cardiaco a 44 anni.

    Edgar Allan Poe

    la sua vita fu contrassegnata da gravi crisi legate all’alcol e alla depressione, che contribuirono alla sua prematura e misteriosa scomparsa.

    William Faulkner e Jack London

    entrambi noti per un consumo compulsivo di alcol durante le fasi di scrittura e nella vita privata.

    Pittori e Artisti Visivi :

    Amedeo Modigliani

    la sua vita bohémien a Parigi fu segnata dall’abuso costante di assenzio e alcol, impiegati spesso per anestetizzare i dolori della tubercolosi.

    Jackson Pollock

    l’espressionista astratto americano lottò contro l’alcolismo per quasi tutta la vita, trovando la morte nel 1956 in un incidente d’auto causato dallo stato di ebbrezza.

    Vincent van Gogh e Henri de Toulouse-Lautrec

    entrambi legati al consumo abusivo di assenzio e superalcolici nel contesto parigino di fine Ottocento.

    Leader Politici e Figure Storiche :

    Winston Churchill

    pur mantenendo lucidità ed efficienza operativa durante la Seconda Guerra Mondiale, faceva un consumo imponente e quotidiano di alcolici (whisky, champagne, brandy) fin dal mattino.

    Boris Eltsin

    il primo Presidente della Federazione Russa era noto per la sua dipendenza dall’alcol, che portò a frequenti e documentati episodi di imbarazzo diplomatico internazionale.

    Ulysses S. Grant

    generale dell’Unione e 18º Presidente degli Stati Uniti, ebbe problemi d’alcolismo ricorrenti, in particolare durante gli anni di servizio militare prima della Guerra di Secessione.

    Musica e Cinema :

    Johnny Cash

    ha documentato ampiamente la sua lunga battaglia contro la dipendenza da alcol e anfetamine, da cui riuscì a liberarsi grazie al supporto della moglie June Carter.

    Anthony Hopkins

    l’attore premio Oscar ha raccontato pubblicamente di aver vissuto anni di grave alcolismo nella giovinezza, interrompendo definitivamente l’uso di alcolici nel 1975.

    Jim Morrison, Amy Winehouse e Bon Scott

    icone della musica contemporanea le cui carriere e vite si sono interrotte precocemente anche a causa delle conseguenze dirette e indirette dell’abuso di alcol.

  • UPANISHAD

    Costituiscono la sezione conclusiva dei Veda e rappresentano il cuore speculativo e metafisico del pensiero indiano antico.

    Composte prevalentemente tra l’VIII e il V secolo a.C., queste opere segnano il passaggio da una religione incentrata sul rituale esteriore e sul sacrificio ad una ricerca interiore fondata sulla conoscenza e sulla meditazione.

    Il termine stesso deriva dalle radici sanscrite upa (vicino), ni (giù) e sad (sedersi), indicando l’atto di sedersi ai piedi di un maestro per riceverne l’insegnamento riservato e profondo.

    Al centro della riflessione upanishadica vi è l’identità tra il Brahman, l’unico principio assoluto e impersonale che sostiene l’universo, e l’Atman, l’essenza spirituale e immortale presente in ogni individuo.

    Questa intuizione fondamentale viene sintetizzata nella celebre formula Tat Tvam Asi (Tu sei Quello), che esprime il superamento dell’illusione della separazione (Maya).

    Dalla comprensione diretta di questa unità deriva la liberazione (Moksha) dal ciclo delle rinascite (Samsara), determinato dalla legge del Karma.

    Tra le oltre cento Upanishad giunte fino a noi, le tredici più antiche e autorevoli, dette Mukhya Upanishad, includono testi fondamentali come la Brihadaranyaka, la Chandogya, la Katha e la Mandukya.

  • MULTILATERALISMO

    NON E’ UNA OPZIONE TEORICA

    né un semplice ideale astratto, ma l’unica architettura istituzionale in grado di governare la complessità del mondo contemporaneo.

    In un contesto geopolitico frammentato, caratterizzato dal riemergere di spinte unilataterali e da conflitti regionali a catena, la pace non può nascere dalla sopraffazione o dall’egemonia di un singolo attore.

    La ricerca di un equilibrio stabile richiede sedi condivise di dialogo, regole sovranazionali riconosciute e strumenti di mediazione diplomatica capaci di prevenire l’escalation.

    L’efficacia del multilateralismo

    risiede nella sua capacità di trasformare i rapporti di forza in relazioni di diritto, garantendo voce anche ai Paesi meno influenti e responsabilizzando le grandi potenze.

    Senza un impegno corale e continuo nelle istituzioni internazionali, la gestione delle crisi globali si riduce a un’arbitraria prova di forza, esposta alle mutevoli convenienze del momento.

    Affermare l’indispensabilità del multilateralismo

    significa difendere l’idea che la sicurezza collettiva si costruisce unicamente attraverso la cooperazione, il compromesso politico e il rispetto dei trattati comuni.

  • PEDOFOBIA

    La paura di essere investiti, o pedofobia intesa come timore specifico del traffico o degli attraversamenti, è un’inquietudine che affonda le sue radici sia in esperienze dirette che nel modo in cui percepiamo e abitiamo lo spazio pubblico.

    Spesso questo timore non nasce dal nulla : può derivare da un evento traumatico vissuto in prima persona, dall’aver assistito a un incidente, oppure da una progressiva perdita di confidenza con il ritmo caotico delle strade contemporanee, dove la velocità dei veicoli sembra aver sottratto centralità al passo umano.

    Quando l’attenzione verso i pericoli della strada da naturale istinto di conservazione si trasforma in uno stato d’ansia costante, l’atto stesso di attraversare o camminare sul ciglio di una carreggiata perde la sua spontaneità.

    Il corpo reagisce con una tensione rigida e lo sguardo tende a bloccarsi, riducendo quella fluidità di movimento e di valutazione dei tempi che costituisce la prima vera difesa del pedone.

    Riconoscere questa paura significa prima di tutto riappropriarsi di una presenza vigile ma non paralizzata, restituendo alla strada la sua natura di luogo di transito condiviso e non di minaccia imminente.

  • MORMONISMO

    MORMONI

    Il Mormonismo, ufficialmente noto come la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (LDS), è una tradizione religiosa nata negli Stati Uniti durante il XIX secolo.

    Si fonda sulle rivelazioni avute da Joseph Smith nel 1830 nello stato di New York. Smith affermò di essere stato guidato dall’angelo Moroni verso delle tavole d’oro sepolte, le quali contenevano la storia sacra degli antichi abitanti delle Americhe. La traduzione di questo testo divenne il Libro di Mormon, che costituisce una scrittura sacra fondamentale accanto alla Bibbia.

    Le credenze si distinguono per una visione peculiare della Trinità, intesa come tre esseri distinti e separati, uniti in uno stesso scopo. I fedeli credono inoltre nella rivelazione continua attraverso un profeta vivente, nell’importanza delle cerimonie officiate nei templi per le famiglie e nella possibilità per gli esseri umani di progredire eternamente.

    Nel corso del XIX secolo, a causa delle persecuzioni, il gruppo guidato da Brigham Young compì una migrazione verso ovest, stabilendosi nella valle del Lago Salato e fondando Salt Lake City, nello Utah, che rimane tuttora il centro spirituale ed amministrativo della chiesa.

    Oggi la chiesa conta oltre sedici milioni di membri in tutto il mondo ed è nota per la sua struttura fortemente organizzata, l’enfasi sulla vita familiare, la salute fisica e un vasto programma missionario giovanile.

  • NADA BRAHMA

    La nozione di Nada Brahma affonda le sue radici nei più antichi testi della tradizione vedica e nelle speculazioni filosofiche delle Upanishad, proponendo una visione della realtà in cui la materia, il tempo e la percezione non sono strutture rigide o statiche, ma dinamiche manifestazioni di un’unica vibrazione cosmica primaria.

    In questa prospettiva il termine Nada indica la corrente sonora, la vibrazione fluida e il ritmo che attraversa ogni forma di esistenza, mentre Brahma rappresenta l’Assoluto, la realtà ultima non manifesta e la sorgente indivisibile di tutto ciò che è.

    L’universo non viene dunque interpretato come un insieme di oggetti inerti posti nello spazio, bensì come una complessa e perenne sinfonia in cui la frequenza originaria si condensa gradualmente fino a diventare forma visibile, sostanza e percezione sensoriale.

    Alla base di questo principio vi è la convinzione che il suono manifestato (Ahata Nada), ovvero quello prodotto dal contatto o dal movimento delle cose fisiche, sia soltanto un’eco esteriore di un suono inudibile e mai interrotto (Anahata Nada), il battito profondo e silenzioso della coscienza che risuona all’interno di ogni essere vivente.

    L’espressione più pura ed essenziale di questa vibrazione cosmica si ritrova nel mantra Om, considerato il suono seme da cui si dipanano tutte le altre frequenze e la parola fondamentale che racchiude in sé il ciclo completo della creazione, della conservazione e del riassorbimento del cosmo.

    Attraverso la pratica della musica, dell’ascolto profondo e della meditazione sui suoni interni, la disciplina del Nada Yoga si propone di guidare l’individuo a ripercorrere a ritVariables le manifestazioni esterne per risalire alla sorgente indistruttibile del suono, riconnettendo la coscienza individuale con il flusso dell’energia universale.

  • POESIA E DISPERAZIONE

    La poesia non è una cura alla disperazione, né una sua consolazione a buon mercato.

    È, semmai, l’unico strumento capace di misurarla senza volgere lo sguardo altrove.

    Quando la disperazione azzera il senso e svuota la parola quotidiana, la poesia interviene non per riempire quel vuoto, ma per dargli un margine, una forma geometrica, una possibilità di perimetro. Trasforma l’abisso indistinto in un’evidenza visibile. È il tentativo estremo di nominare la crepa prima che la muratura crolli del tutto.

    C’è una precisione spietata nell’atto poetico quando incrocia lo sconforto.

    La prosa cerca spiegazioni, tenta di ricostruire una trama logica o una giustificazione temporale. La poesia no.

    La poesia lavora per frammenti, affila la parola fino a renderla uno stilo che incide il buio, accettando l’essenza della perdita senza chiedere nulla in cambio.

    Forse la vera natura del verso, quando incrocia la disperazione, sta proprio in questo. Non nel lenire la ferita, ma nell’impedire che la ferita passi inosservata. È la testimonianza ostinata di una presenza che, pur nell’ombra più fitta, trova ancora il coraggio di lasciare un segno.

  • SCULTORI SLOVENI

    Tra le figure più autorevoli della scultura slovena del Novecento spicca Jakob Savinšek (1921–1961), pioniere del linguaggio moderno e fondatore nel 1961 della celebre Forma Viva di Portorose.

    La sua opera ha segnato il passaggio dalla tradizione figurativa a una sintesi formale di forte impatto dinamico.

    Un altro maestro di rilievo è Lojze Dolinar (1893–1970), noto per i monumenti pubblici e la capacità espressiva tra classicismo ed espressionismo.

    In ambito contemporaneo emerge il lavoro di Tobias Putrih (1972), artista che esplora le strutture architettoniche e l’uso di materiali plastici ed ebanistici.

  • INGANNATO

    DA QUEL PROFUMO

    L’inganno non si presenta mai a volto scoperto, ma sceglie la via più sottile per varcare le difese dell’anima.

    Il profumo è forse il veicolo più insidioso della seduzione, perché elude la forza della ragione e parla direttamente alla memoria e al desiderio.

    Nascondersi dietro un’essenza significa costruire un’architettura d’illusione perfetta, dove la fragranza diviene la maschera incantevole che cela l’intenzione vera.

    Quando ci si accorge dell’inganno, il profumo resta sospeso nell’aria come un’eco distante, testimonianza immortale di quel preciso momento in cui abbiamo scelto di lasciarci incantare.

    PROFUMO DI ILLUSIONE

  • PAZZIARE

    QUELLI CHE A NAPOLI VANNO PAZZIANDO

    A Napoli il verbo pazziare sfugge a qualsiasi traduzione frettolosa.

    Non si tratta semplicemente di giocare o di scherzare, ma di un modo intero di stare al mondo, un’inclinazione dell’anima che trasforma la leggerezza in una forma altissima di intelligenza.

    Chi va pazziando muove i passi tra le cose della vita con una grazia irriverente.

    È l’arte di disinnescare la gravità quotidiana attraverso la battuta pronta, il gesto teatrale, la finzione condivisa che tutti conoscono e a cui tutti decidono di credere per un istante.

    In questo oscillare continuo tra il serio e il faceto non c’è mai superficialità, ma la consapevolezza antica che l’unico modo per non farsi schiacciare dal peso della realtà sia regalarle una sfumatura d’ironia.

  • SETA

    FASCINO DELLA SETA

    La seta si adagia sulla pelle come una presenza viva, un respiro impercettibile che sembra conservare la memoria di chi la sfiora.

    Non è mai soltanto un tessuto, ma una forma di contatto prolungato, un linguaggio silenzioso che unisce la delicatezza più estrema a una forza sotterranea e sorprendente.

    La sua superficie cattura la luce con una grazia composta, trasformando ogni movimento in un gioco sfumato di ombre e bagliori caldi, quasi trattenesse al suo interno una luminosità segreta.

    Nelle sue pieghe si avviluppa la promessa di una vicinanza intima, dove il confine tra la materia e la sensazione sfuma del tutto.

    Accarezzare la seta significa attraversare una soglia fatta di grazia e sospensione, lasciando che la bellezza si riveli con la calma lenta dei gesti che restano nel tempo.

  • ATTRAZIONE

    L’attrazione verso i cosiddetti “tipi sbagliati”

    Non è un semplice errore di valutazione o una fatalità del destino, ma una dinamica psicologica profonda che risponde a precisi meccanismi interiori.

    Spesso ciò che definiamo “sbagliato” sul piano razionale risulta irresistibile su quello emotivo perché attiva una familiarità inconscia. Tendiamo a cercare, nei partner dell’età adulta, le stesse dinamiche relazionali, le sospensioni o le carenze affettive vissute nell’infanzia, nell’illusione inconscia di poter finalmente cambiare il finale di quella vecchia storia.

    Inoltre, la complessità o l’imprevedibilità di certe figure generano una forte tensione emotiva che viene scambiata per passione viscerale. L’incertezza, l’inaccessibilità o il bisogno di “salvare” l’altro alimentano un circuito di dopamina fondato sull’attesa e sulla sfida, rendendo la stabilità e la linearità apparentemente noiose o prive di stimolo.

    Dietro questa tendenza si cela talvolta anche un’inconscia difesa dalla vera intimità: scegliere qualcuno che non può o non sa amarci davvero ci protegge, paradossalmente, dal rischio di esporci fino in fondo e di essere vulnerabili di fronte a un legame autentico e duraturo.

  • CESARE BATTISTI

    CHEF

    Nato a Milano nel 1971, Cesare Battisti è una delle figure di riferimento della gastronomia milanese contemporanea.

    Cuoco e oste, ha saputo restituire dignità alla tradizione lombarda valorizzandola con sensibilità moderna e un’attenzione rigorosa alla sostenibilità.

    Dopo le prime esperienze formative sul campo e il sodalizio con il maître Danilo Ingannamorte, nel 2009 apre Ratanà all’Isola, all’interno di una palazzina d’epoca immersa nel parco della Biblioteca degli Alberi. Il ristorante prende il nome dal soprannome di Don Giuseppe Gervasini, il celebre “prete de Ratanà”, guaritore milanese dell’Ottocento.

    Ratanà diventa rapidamente un modello di “osteria contemporanea”, famoso in particolare per l’interpretazione del risotto alla milanese con ossobuco e per l’impiego costante di materie prime locali, pesci d’acqua dolce e tagli poveri.

    Nel corso degli anni ha allargato la propria visione gastronomica attraverso diversi progetti coordinati a Milano:

    Remulass

    bistrot incentrato sulla cucina vegetale e su una proposta informale di qualità.

    Pastificio Ratanà

    laboratorio artigianale e punto vendita dedicato alla pasta fresca nel quartiere Isola.

    Silvano – Vini e Cibi al Banco

    spazio dedicato alla convivialità, alla cucina semplice di banco e ai vini naturali.

    Membro attivo dell’Alleanza dei Cuochi Slow Food, già Chef Ambassador a Expo Milano 2015 e tra i promotori dell’associazione Ambasciatori del Gusto, Battisti è fortemente impegnato nella tutela della biodiversità agricola, nella valorizzazione dei piccoli produttori del territorio lombardo e in progetti sociali legati all’educazione alimentare.

  • SOGNO

    AD OCCHI APERTI

    Non è mai una semplice fuga dalla realtà, ma la sua rielaborazione più profonda e sotterranea. È uno spazio di confine in cui la mente declina il rigore del pensiero logico per concedersi a una deriva controllata, segnata da traiettorie libere e frammenti visivi che ricompongono il vissuto al di là della cronologia formale.

    In questo stato di sospensione apparente, la coscienza non tace, ma allenta la presa. Si attiva così quella rete di associazioni che il controllo vigile della quotidianità tende inevitabilmente a imbrigliare o a soffocare.

    Ciò che affiora da questo movimento silenzioso non è mai casuale. Vi si rintracciano la sostanza dei desideri inespressi, le geometrie nascoste di certi nodi irrisolti e, soprattutto, la matrice originaria dell’intuizione artistica, che necessita proprio della penombra per trovare la sua forma primordiale.

  • CERAMICA

    CERAMICA FAENTINA

    La ceramica faentina rappresenta uno dei vertici assoluti delle arti decorative italiane, una tradizione secolare la cui rilevanza è tale da aver fornito alla lingua francese e inglese il termine stesso per indicare la maiolica, ossia faience.

    L’affermazione di :

    Faenza come centro ceramico di primaria importanza

    affonda le radici nel Medioevo, favorito dalla presenza di argilla di qualità lungo il corso del fiume Lamone e dalla vicinanza con i centri di commercio romagnoli.

    Tra il Quattrocento e il Cinquecento la bottega faentina rinnova profondamente il linguaggio formale dell’epoca, abbandonando le rigidità severe dello stile arcaico per abbracciare la stagione del Rinascimento attraverso decori policromi complessi e la stesura dell’invetriatura stannifera.

    È nel Cinquecento che si codifica lo stile dei “bianchi di Faenza”, caratterizzato da uno smalto denso, lattiginoso e lucente su cui i ceramisti tracciano figure essenziali e schizzi rapidi in una gamma cromatica controllata, a prevalenza di blu e giallo.

    I motivi decorativi tradizionali di Faenza costituiscono un vero e proprio repertorio iconografico riconosciuto nel mondo:

    Occhio di penna di pavone

    fiorito nel primo Rinascimento, trae ispirazione dalle piume del pavone rielaborate in composizioni geometriche e ipnotiche.

    Palmetta persiana

    di chiara derivazione orientale, integra elementi vegetali stilizzati e intrecciati con grande eleganza compositiva.

    Garofano

    introdotto nel Settecento dalla manifattura Ferniani, presenta un fiore stilizzato di gusto esotico e sognante, diventato l’emblema della produzione tardo-barocca e rococò.

    Berettino

    distinto da uno fondo azzurrato su cui risaltano arabeschi e velature in bianco e blu cobalto.

    Oggi la continuità di questa grammatica formale è custodita sia dalle botteghe artigiane del centro storico, sia dal Museo Internazionale delle Ceramiche (MIC), fondato nel 1908, che conserva una delle raccolte ceramiche più vaste e prestigiose a livello globale.

  • Kanye Omari West

    Kanye Omari West, legalmente noto come Ye, è uno dei produttori discografici, rapper e creativi più influenti della musica contemporanea.

    Iniziata la carriera come produttore per la Roc-A-Fella Records nei primi anni Duemila, firma le sonorità dell’album The Blueprint di Jay-Z prima di debuttare come solista.

    La sua discografia ha segnato l’evoluzione dell’hip-hop attraverso diverse fasi stilistiche.

    Dall’esordio con The College Dropout (2004) fino a lavori fondamentali come Graduation (2007), 808s & Heartbreak (2008), My Beautiful Dark Twisted Fantasy (2010) e Yeezus (2013), West ha unito campionamenti soul, sperimentazione elettronica e produzioni orchestrali.

    Oltre alla discografia solista e ai progetti di collaborazione come Watch the Throne o la serie Vultures, ha impresso un’impronta rilevante nel mondo della moda con il marchio Yeezy.

  • SUI RIS

    Il rispetto per il lavoro dei Carabinieri del RIS (Raggruppamento Investigazioni Scientifiche) e delle forze dell’ordine in generale risiede nella valutazione del loro operato professionale, della continuità delle procedure tecniche e del rigore scientifico applicato alle indagini.

    Le istituzioni scientifiche e investigative mantengono la propria credibilità attraverso la trasparenza, la precisione dei protocolli e l’imparzialità delle analisi forensi.

    Il giudizio sull’operato di tali reparti si fonda sull’equilibrio tra la tutela della legalità e la costanza con cui vengono applicati i principi della scienza forense al servizio della giustizia.

  • POP SHOP

    Il Pop Shop è stato un progetto iconico e una vera e propria estensione dell’arte e della filosofia di Keith Haring.

    Aperto nel 1986 al numero 292 di Lafayette Street a Soho (New York), il Pop Shop nacque con l’idea di abbattere le barriere tra l’arte d’élite e il grande pubblico. Haring ne decorò interamente gli interni — soffitti, pareti e colonne — con i suoi inconfondibili murales in bianco e nero.

    All’interno del negozio venivano venduti oggetti accessibili a tutti: magliette, poster, spille, giocattoli, bottoni e gadget firmati o disegnati dall’artista.

    Haring

    non considerava il Pop Shop un’operazione puramente commerciale, bensì un’estensione del suo lavoro sui muri della metropolitana di New York, un modo per rendere l’arte democratica e fruibile a chiunque, fuori dal circuito rigido delle gallerie d’arte classiche.

    Nel 1989 fu aperto un secondo Pop Shop a Tokyo, durato solo un anno, mentre la sede storica di New York è rimasta attiva fino al settembre 2005.

    I celebri soffitti e murales dipinti da Haring all’interno dello store sono stati successivamente preservati e donati al New-York Historical Society.

  • DINAMICHE

    CULTURALI DEL NOSTRO TEMPO

    Si muovono lungo direttrici complesse, dove la velocizzazione tecnologica, la frammentazione dei linguaggi e la ridefinizione dei concetti di identità e comunità ridisegnano costantemente la percezione della realtà.

    La cultura contemporanea non si struttura più per stratificazioni stabili o modelli egemonici unitari, ma si manifesta come un flusso permanente in cui la produzione di senso è delocalizzata, immediata e continua.

    La dissoluzione dei centri di iper-mediazione

    La mediazione culturale tradizionale — esercitata da istituzioni, critica d’arte, editoria e accademia — ha ceduto il passo a canali di distribuzione diretta e diffusa. La figura dell’autore o dell’intellettuale come guida verticale è sostituita da reticoli di influenza orizzontali, dove la pertinenza di un contenuto è misurata sulla sua capacità di ingaggio immediato piuttosto che sulla sua permanenza nel tempo.

    Temporalità contratta e memoria a breve termine

    La fruizione culturale attuale è dominata dalla logica del presente continuo. La velocità di circolazione dei contenuti genera un’obsolescenza rapida dei simboli e dei linguaggi, rendendo la memoria collettiva un archivio frammentato e in perenne riscrittura. Questo fenomeno riduce lo spazio per la sedimentazione critica, favorendo la reazione emotiva e l’istantaneità.

    L’ibridazione tra reale e virtuale

    La separazione tra spazio fisico e dimensione digitale si è definitivamente annullata. Le pratiche estetiche, le relazioni sociali e le narrazioni quotidiane si sviluppano in un ambiente ibrido dove l’immagine performativa anticipa o sostituisce l’esperienza diretta. Il corpo e il gesto diventano supporti visivi orientati alla rappresentazione.

    Nuove forme di appartenenza e polarizzazione

    A fronte del declino delle grandi narrazioni ideologiche o comunitarie del Novecento, si assiste alla nascita di micro-comunità affini, spesso definite da interessi estetici, di nicchia o identitari. Questo fenomeno, se da un lato offre spazi di espressione articolati, dall’altro accentua la polarizzazione del discorso pubblico, dove il confronto è sostituito dalla conferma dei propri presupposti.

    La ridefinizione del valore estetico e concettuale

    Nell’epoca della riproducibilità e dell’algoritmo, la ricerca artistica e filosofica si trova a interrogarsi sul senso della presenza e dell’autenticità. La sovrapposizione tra linguaggi ad alta tecnologia e il ritorno a materiali primari, gestualità dirette o forme sintetiche di espressione testimonia un tentativo costante di riappropriarsi di una dimensione critica e individuale.

  • WANNA MARCHI

    Wanna Marchi all’anagrafe Vanna Marchi

    E’ una figura complessa e divisiva della storia televisiva e di costume italiana, passata dal ruolo di icona del piccolo schermo a quello di protagonista di uno dei più noti casi giudiziari e di truffa del Paese.

    I tratti fondamentali della sua vicenda si articolano in diverse fasi:

    L’ascesa televisiva e il successo (Anni ’80 – ’90)

    Nata a Castel Guelfo di Bologna nel 1936, inizia la sua carriera negli anni Settanta proponendo prodotti cosmetici nelle prime tv private emiliane. La svolta arriva negli anni Ottanta, quando conquista la popolarità nazionale con uno stile aggressivo, strillato e provocatorio, caratterizzato da toni perentori, dall’uso del celebre tormentone “D’accordo?!” e da un’invadenza verbale mai vista prima in televisione. Diventa la “regina delle televendite”, promuovendo creme dimagranti come lo “scioglipancia” e trattamenti estitici, affiancata dai figli Stefania Nobile e Maurizio Nobile.

    Il passaggio alle pratiche esoteriche e le truffe

    Negli anni Nineteen-Ninety, la sua attività si sposta dalla vendita di cosmetici alla speculazione sulla credulità popolare. Insieme alla figlia Stefania Nobile e all’imbonitore Mário Pacheco Do Nascimento (presentato come “maestro esoterico” brasiliano), fonda la società Ascié. Attraverso le trasmissioni televisive propongono amuleti, numeri del lotto vincenti, sacchetti di sale e rituali per scacciare il “malocchio”, chiedendo ingenti somme di denaro e ricorrendo a minacce e condizionamenti psicologici nei confronti dei clienti più vulnerabili.

    L’inchiesta di Striscia la Notizia e il processo

    Nel novembre 2001, il programma Striscia la Notizia trasmette un’inchiesta dettagliata che svela il meccanismo delle estorsioni e dei raggiri ai danni di centinaia di persone. L’indagine della magistratura porta all’arresto di Wanna Marchi e della figlia nel gennaio 2002. Il percorso giudiziario si conclude con la condanna definitiva per associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata e bancarotta fraudolenta, con pene superiori ai 9 anni di reclusione.

    Il post-carcere e la riabilitazione mediatica

    Dopo aver scontato la pena (tra carcere, affidamento ai servizi sociali e fine pena giunto negli anni Duemila), Wanna Marchi e la figlia Stefania Nobile si sono riproposte nei media e sul web come personaggi di discussione pubblica, partecipando a podcast, eventi e produzioni documentaristiche, tra cui la serie Netflix del 2022 intitolata Wanna.

  • GALASSIA

    La galassia insurrezionalista

    Rappresenta la componente più radicale e conflittuale dell’anarchismo contemporaneo, focalizzata sulla rottura immediata con le strutture del potere capitalistico e statale senza alcuna mediazione politica, sindacale o istituzionale.

    Il pensiero insurrezionalista moderno trova le sue radici teoriche principali nei testi di :

    Alfredo Maria Bonanno

    stilati negli anni Settanta e Ottanta. Questa visione rifiuta l’organizzazione strutturata, i partiti, la delega e le lotte gradualiste, proponendo invece l’azione diretta, l’attacco permanente e l’autorganizzazione informale attraverso piccoli gruppi di affinità.

    Caratteristiche fondative

    I gruppi di affinità

    Strutture minime, flessibili e prive di gerarchia, basate sulla fiducia reciproca e sulla condivisione di obiettivi d’azione circoscritti.

    L’attacco permanente

    La convinzione che la trasformazione sociale non debba attendere eventi storici futuri o condizioni oggettive mature, ma possa essere innescata e alimentata nel presente.

    Rifiuto dell’organizzazione di massa

    Sfiducia verso le organizzazioni strutturate, ritenute vulnerabili alla burocratizzazione e al recupero all’interno delle dinamiche istituzionali.

    Informalità e conflittualità diffusa

    L’idea che il conflitto debba essere pulviscolare e non centralizzato, per impedire la riproduzione di logiche di potere interne.

    Strumenti ed espressioni editoriali

    A livello internazionale e nazionale, la rete si articola attorno a una vasta produzione editoriale indipendente, formata da fogli di propaganda, riviste teoriche, blog e casse di solidarietà per i detenuti.

    Le tematiche spaziano dall’antimilitarismo alla critica della tecnologia e del controllo digitale, fino al supporto ai prigionieri politici e all’anticarcerario.

  • SUL VIDEOGIOCO

    Un’industria che consuma se stessa per paura del rischio.

    L’illusione dell’evoluzione tecnologica ha mascherato per anni una profonda paralisi formale. L’aumento della potenza di calcolo, il fotorealismo ossessivo e le mappe sconfinate non hanno ampliato le forme del sentire, ma hanno semplicemente recintato il gia noto dentro scenografie piu costose.

    Il videogioco contemporaneo soffre di un’ipertrofia visiva a fronte di una atrofia concettuale. Le grandi produzioni operano oramai secondo logiche puramente finanziarie, trasformando l’opera in un investimento immobiliare ad alto rischio dove l’inatteso e bandito. Si produce per mercati globali uniformati, riducendo l’esperienza di gioco a formule matematiche collaudate: loop di ricompense trascinati all’infinito, architetture narrative prevedibili e schemi di ingaggio presi in prestito dal marketing comportamentale.

    La cultura del remake, del remaster e del sequel ad oltranza non e soltanto una scorciatoia commerciale, ma il sintomo d’epoca di un’incapacita strutturale di figurarsi il futuro. Si rifugia nella nostalgia perche il presente e privo di una visione formale autonoma. L’innovazione, confinata quasi esclusivamente ai margini dell’esperienza indipendente, fatica a penetrare il centro del discorso culturale, rimanendo spesso sopraffatta dal rumore di fondo delle produzioni di massa.

    Quando il linguaggio espressivo di un mezzo smette di interrogare le proprie strutture per limitarsi a perfezionare la propria tecnica, la stagnazione diventa inevitabile. Il videogioco rischia cosi di trasformarsi in un sofisticato parco giochi digitale, un passatempo privo di attrito che ha rinunciato alla complessita dell’invenzione per l’orizzonte rassicurante della ripetizione.

  • Michel Valdrighi

    Sviluppatore software francese, noto per aver creato nel maggio 2001 b2/cafelog (spesso indicato semplicemente come b2).

    Si trattava di una delle prime piattaforme di blogging dinamiche basate su PHP e MySQL, pensata per consentire la pubblicazione e la gestione di contenuti web in modo semplice, flessibile e accessibile, superando la necessità di modificare manualmente il codice HTML ad ogni aggiornamento.

    La figura di Valdrighi si rivelò fondamentale per l’evoluzione dell’editoria digitale:

    Piattaforma b2/cafelog

    concepito come progetto aperto distribuito sotto licenza GNU GPL, b2 introdusse un’architettura essenziale ma innovativa per la pubblicazione via browser.

    Origine di WordPress

    verso la fine del 2002 lo sviluppo di b2 venne progressivamente interrotto dall’autore. Nel gennaio 2003 Matt Mullenweg e Mike Little, prendendo come base il codice sorgente di Valdrighi rilasciato liberamente, avviarono il fork che portò alla nascita di WordPress.

    Progetti correlati

    dallo stesso codice sorgente di b2 presero forma anche altri progetti dell’epoca, come b2evolution.

    Valdrighi ha partecipato in seguito ad alcuni eventi della comunità di sviluppatori — come la prima edizioni del WordCamp Parigi nel 2011 — rimanendo una figura di riferimento storica nella transizione verso il software di pubblicazione aperto.

  • IL CANTO

    IL CANTO E LA RESISTENZA NELLE PAROLE DI MARTIN CARTER

    La poesia non è mai soltanto una disposizione di parole sulla pagina, ma un luogo di memoria, lotta e trasformazione profonda. Tra le voci più potenti della letteratura caraibica del Novecento, il poeta guyanese Martin Carter ha saputo tradurre il peso dell’oppressione e la speranza di rinascita in versi di rara forza poetica.

    In uno dei suoi testi più intensi, intitolato As New and As Old (I), Carter esplora il legame indissolubile tra la continuità della storia e il perenne rinnovarsi della condizione umana.

    Un’eredità di lotta e speranza

    La scrittura di Martin Carter si colloca al crocevia tra impegno civile e ricerca lirica.

    Nel testo emerge la consapevolezza di un dolore antico, radicato nella storia coloniale e nelle sofferenze di un popolo, che tuttavia non cede mai alla rassegnazione.

    Ogni verso diventa uno strumento di consapevolezza, un ponte tra il passato di resistenza e un presente che chiede ancora voce e presenza.

    La poesia come testimonianza viva

    Leggere Martin Carter oggi significa confrontarsi con una riflessione universale sulla libertà e sulla dignità dell’uomo.

    La sua parola non si limita a raccontare il reale, ma lo interroga e lo trasforma, ricordandoci che la vera poesia nasce sempre dal contatto vivo con la storia e con l’anima di una comunità.

  • CATTARO

    LA CITTA’

    Cattaro (in montenegrino Kotor) è una delle città storiche più affascinanti dell’Adriatico meridionale, incastonata nell’estremità più rientrante delle Bocche di Cattaro, un complesso sistema di insenature naturali racchiuso da imponenti pareti calcaree.

    La posizione geografica singolare, sospesa tra il bacino marino e il massiccio montuoso del Lovćen, ha modellato nel corso dei secoli l’identità di un centro urbano strategico, concepito come una fortezza inespugnabile e al tempo stesso come un fiorente snodo commerciale e marittimo.

    L’impronta urbanistica di Cattaro è indissolubilmente legata al lungo periodo di dominazione veneziana, durato dal 1420 al 1797, un’epoca che ha lasciato un segno indelebile nell’architettura, nella pietra e nella disposizione viaria della città vecchia.

    L’accesso al centro storico avviene tuttora attraverso antiche porte monumentali, tra cui spicca la Porta della Marina, edificata nel XVI secolo, che accoglie i visitatori aprendosi su un labirinto di vicoli stretti, piazze asimmetriche e palazzi nobiliari costruiti in pietra chiara.

    La struttura difensiva rappresenta uno degli elementi più spettacolari del paesaggio cittadino.

    Le mura di cinta, che si estendono per circa quattro chilometri, risalgono lungo la parete rocciosa del monte San Giovanni fino a raggiungere la fortezza omonima, situata a oltre duecento metri di altezza. Questo sistema di fortificazioni, integrato nel patrimonio mondiale dell’umanità dell’UNESCO, testimonia la secolare esigenza di difesa contro le incursioni marittime e terrestri.

    Il patrimonio monumentale e culturale della città comprende diversi luoghi di straordinario interesse:

    La Cattedrale di San Trifone

    consacrata nel 1166, eccezionale testimonianza di architettura romanica con elementi gotici e barocchi, che custodisce un ricco tesoro d’arte sacra e le reliquie del patrono cittadino.

    La Piazza delle Armi

    il cuore pulsante della vita sociale, dominata dalla Torre dell’Orologio del XVII secolo e dal Palazzo del Provveditore veneziano.

    La Chiesa di San Nicola e la vicina Chiesa di San Luca

    quest’ultima risalente al XII secolo e caratterizzata dalla presenza di due altari, uno cattolico e uno ortodosso, a testimonianza di una secolare convivenza confessionale.

    I palazzi storici delle famiglie patrizie

    come Palazzo Pima, Palazzo Bizanti e Palazzo Grgurina, quest’ultimo sede del Museo Marittimo che conserva memorie, modelli navali e strumenti della tradizione marinaresca locale.

  • MOSTRA PERSONALE DI SOILE YLI-MÄYRY

    ALLA MEDINA ART GALLERY DI ROMA

    Dal 2 al 22 ottobre 2026 lo spazio espositivo della Medina Art Gallery in via Merulana ospita la personale dell’artista finlandese Soile Yli-Mäyry.

    L’evento rientra nella programmazione ufficiale di Rome Art Week 2026 e si avvale del patrocinio dell’Ambasciata di Finlandia in Italia.

    L’opera di Yli-Mäyry si inserisce in un percorso espositivo internazionale di rilievo che rinnova il dialogo espressivo con la capitale.

  • PIERPAOLO PASOLINI

    QUANDO LA LETTERATURA DIVENTA ANALISI SOCIOLOGICA

    Il pensiero e l’opera di Pierpaolo Pasolini continuano a rappresentare uno snodo fondamentale per comprendere le trasformazioni profonde della società italiana nel corso del Novecento. Attraverso lo sguardo del poeta, del narratore e del saggista, la scrittura trasfigura il dato puramente estetico per farsi indagine acuta dei mutamenti antropologici, sociali ed economici.

    In questa prospettiva, la produzione pasoliniana non si limita a raccontare il reale, ma ne decolla le contraddizioni stridenti: la scomparsa progressiva della cultura contadina, l’omologazione culturale prodotta dal consumismo imperante e la mutazione dei corpi e delle periferie urbane. La letteratura cessa così di essere un mero esercizio linguistico e si trasforma in vera e propria sociologia critica, capace di cogliere i segnali sotterranei di un’epoca ben prima che vengano formalizzati dal dibattito accademico.

    Rileggere oggi Pasolini significa ritrovare quella capacità profetica di interrogare i processi di modernizzazione senza cedere all’accettazione acritica del presente, offrendo uno strumento analitico imprescindibile per chiunque voglia indagare le dinamiche culturali del nostro tempo.

  • MADONNARI

    E SAN FRANCESCO

    La figura di San Francesco d’Assisi occupa un posto di rilievo nell’iconografia dei madonnari, ponendosi accanto ai tradizionali soggetti mariani e cristologici dell’arte gessistica su asfalto.

    La scelta del Santo di Assisi risponde a ragioni sia formali che concettuali, legate alla natura stessa dell’arte di strada epimera.

    L’iconografia francescana nell’arte dei gessetti si articola su direttrici stilistiche e simboliche ben definite.

    L’affinità espressiva con il pauperismo

    Il gesto del madonnaro, che lavora inginocchiato per terra utilizzando pigmenti gessosi destinati a dissolversi con la pioggia o il calpestio, riflette la filosofia francescana di umiltà, spogliazione ed effimerità. La materia gessosa, polverosa e povera, si sposa con la narrazione della povertà e della vicinanza alla terra.

    Tradizione giottesca e reinterpretazione moderna

    Nelle manifestazioni storiche, come l’Incontro Nazionale dei Madonnari di Grazie di Curtatone o i raduni ad Assisi, gli artisti attingono spesso ai cicli affrescati di Giotto nella Basilica Superiore di Assisi o alle opere di Cimabue. Le scene più riprodotte comprendono la Predica agli uccelli, il Riconoscimento della regola, le Stimmate e l’abbraccio con il lebbroso.

    Resa cromatica e plasticità

    La saio francescano, con le sue tonalità terra di siena, bruno e ocra, offre ai maestri madonnari la possibilità di lavorare su chiaroscuri accentuati e volumi plastici. Il contrasto tra i toni caldi dell’abito e le sfumature di luce attorno al volto o alle stimmate sfrutta al massimo la resa dei gessetti sfumati a mano direttamente sull’asfalto.

    Valore narrativo e devozionale

    Oltre all’aspetto estetico, la raffigurazione di San Francesco mantiene una forte carica comunicativa nei contesti di festa popolare e pellegrinaggio, dove l’opera d’arte stradale diventa un punto di fermata, meditazione e dialogo visivo immediato con il pubblico di passaggio.

  • KROL KO

    Krol Ko è un piccolo tempio buddista situato all’interno del parco archeologico di Angkor in Cambogia, costruito verso la fine del XII secolo durante il regno del re Jayavarman VII.

    La struttura si trova a nord di Neak Pean ed è caratterizzata da una torre centrale in pietra arenaria circondata da mura in laterite e da un fossato.

    Stile architettonico

    Edificato nello stile del Bayon, presenta rilievi scolpiti raffiguranti scene mitologiche e divinità come Avalokiteshvara.

    Ambiente sereno

    Essendo uno dei siti minori del circuito archeologico, offre un’atmosfera particolarmente tranquilla e riparata rispetto ai templi più visitati.

    Stato di conservazione

    Conserva parte dei basamenti originali e diversi frontoni scolpiti sparsi nel sito.

  • EMILIE LOUISE FLOGE

    Emilie Louise Flöge (1874–1952)

    E’ stata una stilista, imprenditrice e designer austriaca, figura centrale della Wiener Secession e pioniera della moda d’avanguardia del Primo Novecento.

    La sua figura è indissolubilmente legata a quella di Gustav Klimt, di cui fu compagna di vita, musa e collaboratrice intellettuale, pur mantenendo una ben precisa autonomia artistica ed imprenditoriale.

    La Maison Schwestern Flöge

    Nel 1904 aprì a Vienna, insieme alle sorelle Pauline e Helene, l’atelier Schwestern Flöge (Sorelle Flöge), situato nella celebre Casa Piccola sulla Mariahilfer Straße.

    L’Atelier fu progettato nei dettagli stilistici da Josef Hoffmann e Koloman Moser, fondatori dei Wiener Werkstätte.

    Divenne rapidamente il punto di riferimento per l’alta società viennese, arrivando a impiegare fino a ottanta sarte e proponendo collezioni che fondevano artigianato d’eccellenza e radicale modernità.

    La riforma dell’abito e la visione estetica

    Emilie Flöge fu una delle principali esponenti del movimento per la riforma dell’abbigliamento femminile (Reformkleid).

    Opponendosi al corsetto e alle strutture rigide dell’epoca vittoriana, disegnò abiti ampi, fluidi e fluttuanti, caratterizzati da maniche larghe, motivi geometrici ed elementi ispirati all’arte popolare slava e alle avanguardie viennesi.

    Il suo stile esprimeva una nuova idea di libertà del corpo femminile, unendo funzionalità estetica ed emancipazione formale.

    Il legame con Gustav Klimt

    Incontrò Klimt nei primi anni novanta dell’Ottocento, dopo che la sorella Helene sposò Ernst Klimt, fratello del pittore.

    Il loro legame durò fino alla morte dell’artista nel 1918.

    Trascorrevano regolarmente i mesi estivi sulle rive dell’Attersee, dove Klimt ritrasse più volte la figura di Emilie e dove lavorarono a stretto contatto nella progettazione di motivi decorativi e tessuti.

    L’influenza fu reciproca: gli abiti ampi e decorativi disegnati da Flöge si ritrovano nella struttura visiva e nei pattern geometrici che caratterizzano la produzione del cosiddetto “periodo d’oro” di Klimt, compreso celeberrime opere come Il bacio, dove molti storici dell’arte riconoscono nei due amanti le figure stilizzate di Gustav ed Emilie.

    L’attività della Schwestern Flöge continuò con successo fino al 1938, quando l’Anschluss e l’espropriazione della clientela di origine ebraica portarono alla chiusura dell’atelier.

  • ATLANTISMO

    ELOGIO DELL’ATLANTISMO

    Nel dibattito contemporaneo sull’ordine internazionale, l’atlantismo rappresenta una direttrice politica e culturale indispensabile per la tutela delle democrazie occidentali.

    Non si tratta soltanto di un’alleanza militare strategica nata nel secondo dopoguerra per contenere l’espansionismo sovietico, ma di un sistema condiviso di valori fondato sullo Stato di diritto, le libertà individuali e il pluralismo politico.

    L’ancoraggio atlantico garantisce un equilibrio geopolitico capace di prevenire derive autoritarie e di offrire una cornice strutturata di sicurezza collettiva nell’era delle crisi globali.

    Sostenere il legame tra Europa e America del Nord significa preservare l’eredità del costituzionalismo moderno di fronte alle spinte revisioniste delle autocrazie emergenti.

  • FLY DUBAI

    ANCORA AFFIDABILE ?

    La valutazione sulla sicurezza di Flydubai dopo il grave episodio sul volo FZ1073 (Dubai-Tel Aviv) richiede di separare la gestione dell’emergenza dalla solidità strutturale della compagnia.

    I fatti evidenziano che sul piano della sicurezza operativa e dei sistemi di protezione a bordo l’evento ha confermato l’efficacia dei protocolli di emergenza. Il tentativo del copilota di assumere il controllo del velivolo è stato sventato dall’intervento tempestivo del comandante, del personale di cabina e di alcuni passeggeri, permettendo all’aereo di eseguire un atterraggio in sicurezza in Arabia Saudita.

    Dal punto di vista degli standard di volo e della manutenzione delle flotte, Flydubai resta un vettore certificato di livello internazionale, soggetto alle rigide normative dell’aviazione civile degli Emirati Arabi Uniti (GCAA) e alle supervisioni di sicurezza dell’ICAO e della Commissione Europea. La compagnia mantiene indici di affidabilità tecnica elevati e opera con una flotta moderna di Boeing 737.

    Il punto critico sollevato dall’incidente riguarda i protocolli di screening psicologico e informativo dell’equipaggio (crew vetting), un tema d’analisi che sta coinvolgendo l’intera aviazione internazionale in situazioni di forte tensione geopolitica. Le autorità emiratine e gli organismi di controllo internazionali stanno intensificando le verifiche sui background dei piloti e sulle procedure interne per prevenire rischi legati a minacce interne.

    Nel complesso della valutazione aeronautica, la risposta procedurale dell’equipaggio e la tempestività del sistema di allarme confermano la tenuta dei dispositivi di sicurezza della compagnia, pur in presenza di un evento straordinario che richiederà un inasprimento dei controlli del personale di bordo.

  • Constantin Brancusi

    Constantin Brâncuși (1876–1957)

    Figura fondamentale della scultura del Novecento, celebre per aver rivoluzionato il linguaggio plastico moderno attraverso un processo di estrema sintesi formale.

    Nato ad Hobița, in Romania, si trasferì a Parigi nel 1904, lavorando per un brevissimo periodo nello studio di Auguste Rodin. Se ne allontanò presto pronunziando la celebre frase: “Nulla può crescere all’ombra dei grandi alberi”.

    “L’essenziale è ciò che non si vede. La semplicità non è un fine nell’arte, ma si arriva alla semplicità malgrado sé stessi, avvicinandosi al senso reale delle cose.”

    Principi chiave dell’opera brancusiana

    Sintesi formale e astrazione dell’essenza

    Brâncuși non cercava la rappresentazione esteriore o aneddotica della realtà, bensì l’essenza spirituale e dinamica delle forme. Tra le sue serie più iconiche si annoverano L’uccello nello spazio, in cui la figura dell’animale si dematerializza in un unico slancio verticale, e Il bacio, un blocco di pietra compatto in cui due figure si fondono in un abbraccio primordiale.

    Verità del materiale (Taille directe)

    Lavorando direttamente la materia senza l’uso di bozzetti in gesso o intermediari, Brâncuși riscoprì e valorizzò la natura intrinseca dei materiali utilizzati: la lucentezza specchiante del bronzo lucidato, la materia grezza e ancestrale della pietra, la calore organico e la fibratura del legno.

    L’integrazione del piedistallo

    Innovazione radicale nel percorso dell’artista fu l’eliminazione del confine tradizionale tra la scultura e la sua base. Il piedistallo non è più un supporto passivo, ma diventa parte integrante dell’opera d’arte, creando continuità ritmica e spaziale tra la struttura e l’ambiente circostante.

    Grandi complessi monumentali

    Il lavoro di Brâncuși culminò nel complesso monumentale di Târgu Jiu in Romania (1937–1938), concepito come tributo ai caduti della Prima Guerra Mondiale, composto da:

    La Colonna dell’Infinito

    una sequenza verticale di moduli romboidali in ghisa che si proietta verso il cielo, simboleggiando l’ascesa e la memoria eterna.

    La Tavola del Silenzio

    una struttura circolare in pietra circondata da dodici sedili a forma di clessidra, evocativa di raccoglimento e meditazione temporale.

    La Porta del Bacio

    un arco di trionfo in pietra decorato con il motivo degli occhi-abbandono integrati, simbolo di unione e passaggio.

    Il suo studio parigino in Impasse Ronsin, lasciato in eredità allo Stato francese e ricostruito fedelmente presso il Centre Pompidou, costituisce un’opera d’arte totale in cui sculture, strumenti di lavoro e luce naturale coesistono in una perfetta armonia spaziale.

  • Keith Haring

    Ha trasformato il linguaggio dell’arte contemporanea portando l’energia della street art newyorchese degli anni Ottanta nei musei e nelle gallerie di tutto il mondo.

    La sua cifra stilistica, caratterizzata da linee di contorno nette, colori primari e figure stilizzate prive di dettagli anatomici specifici, nasce dalla necessità di un’immediata comunicazione visiva. Dal celebre Radiant Baby ai cani abbaianti, ogni simbolo del suo alfabeto visivo affronta temi complessi quali la vita, la morte, l’amore, la guerra e l’attivismo sociale di fronte alla crisi dell’AIDS.

    L’idea centrale della sua poetica era il principio secondo cui l’arte appartiene a tutti, filosofia che lo spinse a utilizzare la metropolitana di New York come galleria pubblica prima di fondare il Pop Shop. La sua produzione ha unito l’impegno civile a una sintesi formale immediata, lasciando un’impronta indelebile nella cultura visiva contemporanea.

  • BACKGROUND CHECK

    Per i piloti è un processo di verifica approfondito condotto dalle compagnie aeree e dalle autorità di regolamentazione dell’aviazione civile per accertare l’idoneità, la sicurezza e la condotta professionale di un pilota prima dell’assunzione o durante i controlli periodici.

    Questa procedura copre diversi ambiti fondamentali per garantire la sicurezza dei voli.

    Verifica dei dati penali e di sicurezza

    Si controllano i casellari giudiziali e i carichi pendenti a livello nazionale e internazionale per escludere reati gravi o minacce alla sicurezza dell’aviazione.

    Storico di volo e licenze

    Vengono esaminati i registri di volo (logbook), le licenze emesse dalle autorità preposte (come FAA negli Stati Uniti o EASA in Europa), le abilitazioni per tipo di aeromobile e l’assenza di violazioni del regolamento aereo.

    Verifica dell’istruzione e dei precedenti lavorativi

    Si incrociano i dati su titoli di studio, certificazioni fisiche, idoneità medica di Classe 1 e lo storico dell’impiego presso precedenti compagnie aeree per confermare la condotta professionale.

    Test tossicologici e idoneità psicofisica

    Comprende controlli per l’uso di sostanze stupefacenti, alcol e valutazioni psicologiche mirate alla gestione dello stress e alla stabilità emotiva.

  • Quantitative Tightening (QT)

    o restrizione quantitativa

    E’ la politica monetaria mediante la quale una banca centrale riduce le dimensioni del proprio bilancio drenando liquidità dal sistema finanziario.

    Si tratta dell’esatto contrario del Quantitative Easing (QE) : se con il QE la banca centrale acquista titoli di Stato e asset finanziari per immettere moneta nel circuito economico, con il QT lascia scadere i titoli in portafoglio senza reinvestirne il capitale oppure li vende direttamente sul mercato.

    Il meccanismo di funzionamento del QT e le sue implicazioni principali si articolano in tre aspetti chiave.

    Il meccanismo operativo

    Durante il QE la banca centrale crea nuove riserve bancarie per acquistare obbligazioni dai mercati finanziari. Con il QT il processo viene invertito.

    Nella modalità più comune, detta QT passivo, la banca centrale non riacquista nuovi titoli quando quelli in suo possesso arrivano a scadenza. Il Tesoro rimborsa il valore del titolo prosciugando le riserve che la banca centrale detiene presso di sé, riducendo di fatto la quantità di moneta in circolazione. Nel QT attivo la banca centrale vende direttamente sul mercato aperto i titoli presenti in bilancio, accelerando il drenaggio di liquidità.

    Gli obiettivi principali

    Contenere l’inflazione

    Riducendo la massa monetaria disponibile nel sistema finanziario, il QT limita la capacità di credito delle banche commerciali e raffredda la domanda aggregata.

    Normalizzare il bilancio

    Riduce l’enorme attivo patrimoniale accumulato dalle banche centrali durante i periodi di crisi economico-finanziaria.

    Aumentare i tassi a lungo termine

    Insieme all’aumento dei tassi di interesse di riferimento, il QT contribuisce ad alzare i rendimenti dei titoli a medio e lungo termine, rendendo il costo del denaro più alto per imprese e consumatori.

    Gli effetti sui mercati e sull’economia

    L’uscita della banca centrale dal ruolo di acquirente principale di titoli di Stato aumenta l’offerta di obbligazioni sul mercato secondario. Di conseguenza i prezzi dei titoli tendono a scendere e i loro rendimenti a salire.

    Un drenaggio di liquidità troppo rapido o imprevisto può generare tensioni sui mercati interbancari, ridurre la propensione al rischio degli investitori e provocare una contrazione delle valutazioni di azioni e asset speculativi.

  • WILLIAMS COLLEGE MUSEUM OF ART

    Williamstown, Massachusetts

    Il Williams College Museum of Art è il museo d’arte del Williams College, situato a Williamstown, Massachusetts. Rappresenta una delle principali istituzioni museali accademiche degli Stati Uniti, nota per l’integrazione delle sue collezioni nella didattica e nella ricerca interdisciplinare.

    Collezione

    Comprende oltre 15.000 opere che spaziano dall’arte antica a quella contemporanea, con un focus rilevante sull’arte americana, sull’arte moderna e contemporanea e sull’arte fotografica.

    Ingresso e Accesso

    L’accesso al museo e alle sue mostre temporanee è gratuito e aperto al pubblico.

    Sede

    Storicamente ospitato all’interno di Lawrence Hall nel campus del college, il museo è anche al centro di progetti dedicati al rinnovamento dei propri spazi espositivi per valorizzare l’esperienza didattica e di fruizione pubblica.

  • PINO BORESTA

    Rappresenta una figura singolare nel panorama dell’arte contemporanea italiana, operando al confine sottile tra provocazione situazionista, body art e critica istituzionale.

    La sua ricerca si distingue per un uso sistematico dell’autoritratto e della propria immagine, spesso deformata in smorfie ed espressioni grottesche, utilizzata come strumento per smontare i meccanismi della vanità, del mercato dell’arte e del sistema curatoriale.

    Attraverso interventi urbani, affissioni abusive di propri adesivi e progetti partecipativi, Boresta trasforma il corpo e il volto in dispositivi di disturbo visivo nello spazio pubblico.

    Tra le sue metodologie più note rientra la prassi di auto-storicizzazione e di infiltrazione: l’artista svela e ironizza sui codici di legittimazione dell’arte contemporanea, mettendosi in gioco in prima persona e rivendicando una posizione d’indipendenza irriverente.

    Il suo lavoro rifiuta la monumentalità tradizionale per favorire supporti effimeri, materiali di recupero e formule espressive ad alto impatto concettuale.

  • UNDERSTATEMENT

    In italiano definibile come ridimensionamento, litote o attenuazione espressiva — è una figura retorica e un registro stilistico in cui si descrive un fatto, una situazione o un’emozione riducendone deliberatamente la gravità, la portata o l’intensità rispetto alla realtà effettiva.

    A differenza di quanto si possa pensare, l’obiettivo non è sminuire ciò che accade, ma produrre l’effetto opposto. Sottraendo enfasi, si crea un contrasto stridente tra la portata dell’evento e la sobrietà delle parole utilizzate, catturando l’attenzione di chi legge o ascolta e spingendolo a riflettere sulla reale consistenza della cosa.

    Questa tecnica si fonda su una forma di ironia misurata e su una sottile intelligenza linguistica. In contesti letterari, analitici o narrativi, l’uso del registro attenuato permette di evitare la retorica d’effetto o l’eccesso drammatico, offrendo un’eleganza espositiva che lascia al lettore il compito di colmare lo scarto tra la superficie del testo e la profondità del significato.

    Tra gli esempi più emblematici nella vita quotidiana e nella letteratura rientrano espressioni come definire “un po’ di pioggerella” un nubifragio devastante, commentare con “non è andata benissimo” una sconfitta catastrofica, oppure descrivere una scoperta scientifica epocale con un sobrio “è un piccolo passo avanti”.

  • MA GAROFANO

    E’ DAVVERO UN COCCIUTO ?

    La figura di Garofano risponde a quella logica incrollabile di chi fa della propria visione un perimetro non negoziabile. Ciò che a uno sguardo superficiale o esterno si presenta come semplice cocciutaggine è, in verità, la manifestazione di un rigore teorico e personale che non contempla scorciatoie.

    La sua fermezza nasce dalla convinzione profonda che cedere sul dettaglio significhi compromettere l’intero impianto del suo pensiero. Di fronte al dibattito o alla divergenza di opinioni, Garofano non cerca il consenso facile né la mediazione accomodante. Restare fermo sulla propria posizione diventa così un atto di coerenza, un modo per tutelare l’integrità di un percorso conoscitivo o morale che non accetta edulcorazioni.

    Questo atteggiamento, comprensibilmente, crea attrito con chi considera la flessibilità una virtù diplomatica. Dove gli altri vedono un’ostinazione priva di sbocchi, lui riconosce invece la necessità di presidiare una verità o un metodo, costi quel che costi. La sua non è una resistenza cieca o irrazionale, ma una difesa tenace di principi nitidi, coltivati con una continuità che lascia ben poco spazio alle concessioni di circostanza.