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  • IGLES CORELLI

    E’ uno dei maestri indiscussi della cucina d’autore italiana un cuoco rivoluzionario che ha segnato profondamente la storia della gastronomia nazionale a partire dagli anni Ottanta.

    Nato ad Argenta nel 1955, ha ottenuto ben cinque stelle Michelin nel corso della sua prestigiosa carriera, distinguendosi come un pioniere della ricerca tecnica e dell’innovazione culinaria.

    La sua fama internazionale si consolida alla guida del mitico ristorante Il Trigabolo di Argenta, un vero e proprio laboratorio d’avanguardia che negli anni Ottanta ha ridefinito i canoni della ristorazione italiana, introducendo accostamenti inediti e tecniche avveniristiche quando i concetti moderni di alta cucina erano ancora agli albori.

    Successivamente ha continuato a riscuotere ampi successi storici prima alla Locanda della Tamerice di Ostellato e in seguito al ristorante Atman, ospitato nella splendida cornice di Villa Rospigliosi in Toscana.

    Il suo approccio intellettuale e operativo ai fornelli si esprime attraverso due concetti fondamentali da lui teorizzati.

    Il primo è la cucina circolare, una filosofia pionieristica basata sul rispetto assoluto della materia prima, in cui ogni ingrediente viene valorizzato in ogni sua parte attraverso successivi processi di trasformazione, riducendo a zero gli sprechi.

    Il secondo è la cucina garibaldina, un’attitudine che unisce idealmente l’intera penisola attraverso l’impiego e la valorizzazione delle eccellenze di ogni singola regione d’Italia, superando i rigidi confini dei regionalismi culinari.

    Oltre a essere un rinomato chef, Corelli è un apprezzato docente, consulente e autore di numerosi manuali e libri di cucina.

    È inoltre un noto volto televisivo, stimato per la sua capacita di raccontare l’evoluzione culinaria e per la conduzione di rubriche di successo sul canale Gambero Rosso Channel.

    In questa intervista video su Le sfide della ristorazione con lo chef Igles Corelli il maestro condivide la sua visione sul futuro tecnologico della cucina, sul ruolo dei giovani chef e sull’evoluzione del mondo gastronomico attuale.

    IGLES CORELLI

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  • REZA PAHLAVI

    E’ l’ultimo principe ereditario dell’Iran prima della rivoluzione islamica del 1979.

    È il figlio primogenito dell’ultimo Scià di Persia, Mohammad Reza Pahlavi, e della colonna portante della famiglia reale, l’imperatrice Farah Diba.

    Nato a Teheran nel 1960, ha lasciato il Paese all’età di diciassette anni per completare i suoi studi negli Stati Uniti come pilota della forza aerea, poco prima che la monarchia venisse rovesciata dal regime teocratico guidato dall’Ayatollah Khomeini.

    Da decenni vive in esilio negli Stati Uniti, da dove porta avanti una costante attività politica come leader dell’opposizione in esilio.

    La sua figura è tornata fortemente al centro dell’attenzione internazionale soprattutto negli ultimi anni, in concomitanza con le grandi ondate di protesta civile che hanno scosso l’Iran.

    Pahlavi si propone come un punto di riferimento per i movimenti democratici, promuovendo una transizione pacifica verso una repubblica secolare e parlamentare attraverso un referendum che permetta al popolo iraniano di scegliere liberamente la propria forma di governo.

    Pur non spingendo esplicitamente per il ripristino della monarchia costituzionale, il suo ruolo simbolico raccoglie consensi tra i nostalgici del periodo pre-rivoluzionario e tra i giovani che vedono in quell’epoca un modello di modernità e di sviluppo economico rispetto all’attuale repubblica islamica.

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  • DECADENTISMO

    DECADENTISMO

    E’ un cruciale movimento letterario e artistico che si sviluppa in Europa tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento.

    Questa corrente nasce a Parigi come una reazione polemica e netta contro il Positivismo e il Naturalismo, rifiutando la fiducia cieca nella scienza e il dogma della razionalità scientifica.

    Il termine stesso deriva originariamente dall’accezione negativa con cui la critica ufficiale indicava i poeti d’avanguardia, i quali decisero provocatoriamente di assumere quel giudizio di decadenza come un vero e proprio vanto culturale.

    La visione del mondo decadente si fonda su un profondo senso di smarrimento esistenziale e sul rifiuto della realtà materiale quotidiana.

    L’artista non cerca più di spiegare la società in modo oggettivo, ma si rifugia nella dimensione dell’irrazionale, dell’intuizione pura, del mistero e del sogno.

    La natura viene percepita come una fitta rete di simboli nascosti, interpretabili soltanto attraverso una spiccata sensibilità interiore e momenti di autentica folgorazione mistica.

    Sul piano prettamente stilistico si assiste a una rivoluzione formale che privilegia la musicalità della parola, la suggestione analogica e la sinestesia, riducendo l’importanza della logica sintattica tradizionale.

    Tra le figure di spicco a livello internazionale emergono poeti francesi del calibro di Charles Baudelaire, Paul Verlaine, Stéphane Mallarmé e Arthur Rimbaud.

    In Italia questa complessa temperie culturale trova le sue massime e più celebri espressioni nelle opere di Gabriele D’Annunzio, Giovanni Pascoli e, per quanto concerne la successiva evoluzione della coscienza moderna, Italo Svevo.

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  • CLAES OLDENBURG

    CLAES OLDENBURG

    E’ stato uno dei massimi esponenti della Pop Art americana, celebre in tutto il mondo per le sue monumentali sculture installate negli spazi pubblici.

    Nato a Stoccolma nel 1929 e naturalizzato statunitense, l’artista ha rivoluzionato il concetto di opera d’arte trasformando gli oggetti più comuni della quotidianità e della società dei consumi in sculture gigantesche.

    Molte delle sue creazioni più famose sono state realizzate in collaborazione con la moglie Coosje van Bruggen, con la quale ha condiviso un lungo sodalizio artistico a partire dagli anni settanta.

    Il nucleo della sua poetica risiede nello spiazzamento visivo e concettuale, ottenuto attraverso due modalità principali.

    La prima è l’ingigantimento di oggetti ordinari come mollette da bucato, fiammiferi, biciclette o piccozzi, che perdono la loro funzione pratica e diventano presenze architettoniche monumentali nel tessuto urbano.

    La seconda modalità è l’invenzione delle celebri sculture morbide, note come “soft sculptures”, in cui materiali rigidi della realtà industriale vengono ricreati usando vinile, tela o gommapiuma, modificando radicalmente la percezione della forma e del peso.

    Attraverso questa costante ironia Oldenburg ha esplorato il rapporto profondo tra l’opera d’arte, lo spazio pubblico e l’esperienza visiva dello spettatore, lasciando un’impronta indelebile nella scultura contemporanea fino alla sua scomparsa avvenuta nel 2022.

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  • DINASTIA TOLEMAICA

    Rappresenta uno dei capitoli più affascinanti e complessi della storia del Mediterraneo antico, unendo la cultura greca e la millenaria tradizione egizia.

    Fondata da Tolomeo I Sotere, uno dei generali più fidati di Alessandro Magno, questa dinastia regnò sull’Egitto per quasi tre secoli, dal 305 a.C. fino alla celebre caduta di Cleopatra VII nel 30 a.C.

    I sovrani macedoni scelsero di stabilire la propria capitale ad Alessandria d’Egitto, una città che divenne rapidamente il faro culturale ed economico del mondo ellenistico, grazie a istituzioni leggendarie come la Biblioteca e il Faro.

    Per legittimare il proprio potere di fronte alla popolazione locale, i Tolomei adottarono i titoli, i rituali e l’iconografia dei tradizionali faraoni, presentandosi come divinità viventi e protettori dei templi indigeni.

    Questo sincretismo si riflesse profondamente anche nella religione, con l’introduzione del culto di Serapide, una divinità che univa elementi greci ed egizi per unire idealmente i due popoli.

    La gestione dello Stato era caratterizzata da un forte centralismo e da un rigido monopolio economico, che permetteva di accumulare immense ricchezze attraverso l’agricoltura e il commercio marittimo.

    Nonostante la prosperità economica e lo splendore culturale, la dinastia fu costantemente indebolita da feroci faide familiari, con frequenti congiure di palazzo, assassinii e matrimoni incestuosi tra fratelli e sorelle, una pratica adottata per mantenere puro il sangue reale.

    Con il passare dei secoli, la crescente pressione della Repubblica Romana trasformò l’Egitto in un protettorato di fatto, riducendo l’autonomia dei sovrani alessandrini.

    L’epilogo della dinastia coincise con il regno di Cleopatra VII, la quale cercò abilmente di preservare l’indipendenza del regno attraverso le sue relazioni politiche e sentimentali con Giulio Cesare e Marco Antonio.

    La sconfitta di Azio e il successivo suicidio della regina segnarono la fine definitiva dell’era ellenistica, portando all’annessione dell’Egitto come provincia dell’Impero Romano.

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  • ANGELA BRAMBATI

    RICCHI&POVERI

    E’ comunemente associato a una figura storica della musica leggera italiana.

    Si tratta del nome anagrafico di Angela Brambati, la celebre cantante nata a Genova nel 1947 e nota al grande pubblico come la “brunetta” dei Ricchi e Poveri.

    Insieme ad Angelo Sotgiu, Franco Gatti e Marina Occhiena, ha dato vita nel 1967 a uno dei gruppi vocali più famosi e longevi della scena musicale italiana, caratterizzato da uno stile polifonico unico e da una lunghissima serie di successi internazionali.

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  • BENITO MUSSOLINI E CLARETTA

    BENITO MUSSOLINI E CLARETTA

    Il legame tra Benito Mussolini e Claretta Petacci rappresenta la pagina più cupa, ossessiva e infine drammatica della vita privata del dittatore, un rapporto che si è consumato interamente all’ombra del potere assoluto e della rovina finale del regime.

    Claretta, appartenente a una famiglia della borghesia romana legata agli ambienti vaticani, nutriva fin dall’adolescenza un’autentica venerazione per il duce, che riuscì a incontrare per la prima volta nel 1932.

    L’incontro fortuito si trasformò rapidamente in una relazione stabile e segreta, nonostante la monumentale differenza d’età e la presenza costante di Donna Rachele nella vita del capo del fascismo.

    A differenza di Margherita Sarfatti, Claretta Petacci non cercò mai di influenzare le linee programmatiche o l’ideologia del regime, muovendosi piuttosto all’interno di una dimensione sentimentale totalizzante e di un isolamento dorato.

    La sua presenza a Palazzo Venezia divenne un segreto di Pulcinella per la società dell’epoca, alimentando l’ostilità di molti gerarchi che vedevano nella famiglia Petacci un centro di piccoli favori e di pericolose influenze cortigiane.

    Il vero fulcro di questa relazione emerse tuttavia nel momento del declino, quando l’unione si trasformò in una condivisione totale del destino.

    Durante i tragici anni della Repubblica Sociale Italiana a Salò, con un Mussolini ormai politicamente svuotato e fisicamente logorato, Claretta rimase al suo fianco con assoluta abnegazione, rifiutando ogni via di fuga sicura verso la Svizzera.

    La conclusione di questa vicenda si consumò il 28 aprile 1945 a Giulino di Mezzegra.

    Infiltratasi nella colonna in fuga con il dittatore e catturata dai partigiani, Claretta Petacci scelse di non abbandonare Mussolini fino all’ultimo istante, morendo fucilata insieme a lui e legando per sempre il proprio nome all’atto finale della caduta del fascismo.

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  • BENITO MUSSOLINI/GLI AMORI

    BENITO MUSSOLINI/GLI AMORI

    La vita privata di Benito Mussolini è stata caratterizzata da una fitta e caotica rete di relazioni sentimentali che si è intrecciata costantemente con la sua ascesa e caduta politica.

    Il legame ufficiale e più duraturo rimane quello con Rachele Guidi, unione nata nei contesti contadini della Romagna ben prima della presa del potere e ufficializzata prima con rito civile e poi con matrimonio concordatario.

    Donna pragmatica e custode della dimensione domestica, Donna Rachele ha rappresentato per tutta la vita il pilastro familiare del dittatore, offrendo un’immagine di stabilità rurale e tradizionale che il regime ha ampiamente sfruttato a fini propagandistici.

    Accanto alla stabilità domestica, la biografia di Mussolini registra figure femminili che hanno esercitato un impatto profondo sulla sua evoluzione intellettuale e politica, come Margherita Sarfatti.

    Intellettuale colta, raffinata critica d’arte e figura centrale nei salotti milanesi, la Sarfatti non fu semplicemente un’amante, ma una vera e propria consigliera ideologica che contribuì in modo decisivo a plasmare l’estetica del fascismo e a promuovere l’immagine del duce a livello internazionale, prima di essere progressivamente allontanata a causa delle leggi razziali.

    L’ultimo capitolo, drammatico e definitivo, è legato indissolubilmente alla figura di Claretta Petacci.

    Molto più giovane di lui e mossa da una devozione assoluta, la Petacci condivise con Mussolini gli anni più cupi del regime e la disperata parabola finale della Repubblica Sociale Italiana, scegliendo consapevolmente di seguirlo fino all’epilogo di Giulino di Mezzegra, dove trovò la morte insieme a lui.

  • BENITO MUSSOLINI/ESORDIO

    BENITO MUSSOLINI/ESORDIO

    L’esordio politico di Benito Mussolini si consuma interamente all’interno delle dinamiche incandescenti del socialismo massimalista dell’inizio del Novecento.

    Prima di diventare il volto del fascismo, il giovane Mussolini si distingue come uno dei leader più radicali e incendiari della sinistra italiana, trovando nella testata forlivese La Lotta di Classe e successivamente nella direzione dell’avanti! la sua prima vera tribuna pubblica.

    È in questo contesto romagnolo e milanese che affina una retorica aggressiva e un giornalismo di forte impatto popolare, posizionandosi programmaticamente contro l’ala riformista del partito e contro le istituzioni borghesi.

    Il punto di svolta radicale che segna il vero esordio della sua parabola autonoma coincide con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale nel 1914.

    Abbandonando bruscamente il neutralismo ufficiale del Partito Socialista, Mussolini si schiera apertamente a favore dell’intervento bellico dell’Italia, un mutamento ideologico che gli costa l’espulsione immediata dal partito e dalla direzione del quotidiano socialista.

    Questa rottura traumatica lo spinge a fondare Il Popolo d’Italia, un nuovo organo di stampa che diventa il laboratorio politico ideale in cui il vecchio linguaggio rivoluzionario si fonde con un acceso nazionalismo bellicista.

    È proprio da questa miscela di interventismo, cameratismo delle trincee e profonda insoddisfazione per gli equilibri del dopoguerra che prenderà forma la nascita dei Fasci di Combattimento nel marzo del 1919 a Milano.

  • CARATTERE DI BENITO MUSSOLINI

    CARATTERE DI BENITO MUSSOLINI

    si strutturò attorno a una complessa stratificazione di spinte emotive e calcoli politici dove l’ambizione personale si fuse costantemente con una spiccata capacità di intuire le debolezze della società del suo tempo.

    Fin dalla giovinezza si distinse per un’indole irrequieta, ribelle e incline alla scontro, tratti che si tradussero inizialmente in un massimalismo politico violento e in una perenne insofferenza verso ogni forma di autorità costituita.

    La componente psicologica dominante fu un egocentrismo ipertrofico, che nel corso degli anni si tramutò in un vero e proprio culto della propria personalità, alimentato dalla convinzione quasi mistica di essere investito di una missione storica epocale.

    Possedeva un temperamento volubile e umorale, alternando fasi di febbrile attivismo decisionale a momenti di profondo isolamento, di scetticismo e di forte diffidenza nei confronti dei suoi stessi collaboratori più stretti.

    L’abilità retorica e teatrale rappresentò lo strumento principale della sua proiezione pubblica, un talento nell’uso della gestualità, delle pause e delle formule ad effetto studiato appositamente per suggestionare la psicologia delle masse.

    Dietro la facciata monumentale e l’ostentazione di una fermezza inflessibile si celava tuttavia una profonda solitudine decisionale, che emerse drammaticamente nei momenti di crisi, rivelando incertezze strutturali e una fatale tendenza a farsi condizionare dagli eventi storici che lui stesso aveva contribuito a scatenare.

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  • ARICCIA

    Si rivela come uno dei centri più densi di significato storico e urbanistico dei Castelli Romani

    un luogo in cui il paesaggio vulcanico e la genialità barocca hanno trovato una sintesi perfetta.

    Il fulcro ideale della città è Piazza di Corte, uno spazio che conserva l’impronta scenografica impressole da Gian Lorenzo Bernini, chiamato nel Seicento dalla famiglia Chigi a ridisegnare l’intero assetto urbano.

    Su questo spazio prospettico si affaccia il maestoso Palazzo Chigi, un esempio unico di dimora barocca rimasta inalterata nelle sue strutture, nei suoi arredi originali e nelle decorazioni parietali, oggi sede del Museo del Barocco romano.

    Di fronte al palazzo sorge la Collegiata di Santa Maria Assunta, la cui pianta circolare e la maestosa cupola si ispirano esplicitamente alla lezione del Pantheon, creando un dialogo formale continuo tra la pietra e lo spazio circostante.

    Alle spalle della dimora si estende il Parco Chigi, un frammento intatto della vegetazione originaria dei Colli Albani, che unisce la sacralità dell’antico bosco a una concezione pre-romantica del giardino naturalistico.

    L’accesso monumentale al borgo è segnato dal celebre Ponte di Ariccia, un’imponente opera ingegneristica dell’Ottocento che scavalca la vallata sottostante, collegando la città alla via Appia e offrendo una vista straordinaria sul panorama laziale.

    Oltre alla straordinaria impronta artistica, la città conserva una profonda identità legata alla tradizione gastronomica popolare, celebrata nelle storiche fraschette dove la porchetta di Ariccia IGP rimane il simbolo di una convivialità autentica e radicata nel tempo.

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  • NAPOLI/MARINELLA/CRAVATTE

    NAPOLI/MARINELLA/CRAVATTE

    rappresenta uno dei simboli più alti e riconosciuti dell’artigianato sartoriale italiano nel mondo.

    Fondata a Napoli nel 1914 da Eugenio Marinella, la storica bottega di Piazza Vittoria ha trasformato un semplice accessorio d’abbigliamento in un vero e proprio emblema di eleganza aristocratica e diplomazia internazionale.

    La filosofia del marchio si è sempre basata su un’accoglienza calorosa, quasi confidenziale, unita a una meticolosa attenzione per la qualità dei materiali, in particolare la seta stampata a mano in Inghilterra secondo criteri esclusivi.

    Ogni cravatta

    E’ un pezzo unico, realizzato interamente a mano nei laboratori napoletani attraverso passaggi che richiedono una perizia tecnica straordinaria.

    La struttura classica a tre pieghe, o le varianti più ricche e pesanti a sette e nove pieghe, definiscono una consistenza e un nodo perfetto, celebrato da capi di Stato, regnanti e protagonisti della cultura globale.

    I motivi geometrici astratti, i piccoli disegni “all over” e le micro-fantasie su fondo blu o bordeaux costituiscono l’impronta estetica inconfondibile di Marinella, capace di unire il rigore britannico alla vibrante sensibilità partenopea.

    Oltre l’oggetto in sé, la cravatta Marinella incarna una precisa fenomenologia del costume e delle relazioni umane.

    Il piccolo negozio di soli venti metri quadrati è divenuto nel tempo un crocevia culturale, un luogo dove il rito della scelta e la narrazione del gusto si sovrappongono alla pura dimensione commerciale.

    Maurizio Marinella, e oggi suo figlio Alessandro, continuano a custodire questa tradizione, dimostrando come l’alta artigianalità possa rimanere fedele alle proprie radici pur confrontandosi con le dinamiche della modernità.

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  • BENITO MUSSOLINI E RIMINI

    rappresenta un capitolo complesso della storia del Ventennio, sospeso tra la vicinanza geografica con la natia Predappio, la strategia di propaganda e la trasformazione urbanistica.

    La Romagna era per il duce la terra d’origine e un costante punto di riferimento.

    Rimini, in particolare, divenne ben presto uno dei fulcri della retorica del regime, sia come snodo balneare di massa sia come simbolo del mito della romanità.

    Fin dagli anni Venti, il fascismo colse il potenziale della costa riminese.

    La città venne inserita in un vasto programma di colonie marine, concepite per l’assistenza all’infanzia ma soprattutto come monumentali architetture di propaganda, capaci di plasmare i corpi e le menti delle nuove generazioni.

    Strutture come la Colonia Novarese o la Colonia Bolognese sorsero lungo il litorale come vere e proprie cattedrali del consenso.

    Un momento di svolta nei legami diretti con la città avvenne nel 1932, in occasione del millenario della fondazione della Rimini romana.

    Mussolini visitò la città per inaugurare i restauri dell’Arco d’Augusto, un intervento che rientrava perfettamente nella volontà del regime di ricollegarsi ai fasti dell’Impero Romano, liberando i monumenti antichi dalle stratificazioni successive per isolarli nella loro monumentalità.

    Il controllo e la presenza del duce sul territorio si esprimevano anche attraverso la scelta dei suoi collaboratori più stretti. Rimini fu la città natale di importanti figure del regime, tra cui spicca la figura di Alessandro Pavolini, che pur essendo fiorentino mantenne forti legami con gli ambienti intellettuali e politici della zona durante il suo mandato al Ministero della Cultura Popolare.

    Nel corso degli anni Trenta, Rimini subì profonde modifiche infrastrutturali. Il regime investì sul potenziamento dei trasporti e delle strutture ricettive, trasformando quello che era un turismo d’élite ottocentesco in un fenomeno organizzato e accessibile alle masse dei lavoratori, attraverso i treni popolari e le iniziative del Dopolavoro.

    Questo legame viscerale e strategico si interruppe drammaticamente con la seconda guerra mondiale.

    La vicinanza della città alla Linea Gotica espose Rimini a devastanti bombardamenti alleati a partire dal 1943, che ne distrussero gran parte del patrimonio storico e urbanistico, segnando la fine dell’era fascista tra le macerie.

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  • GIANNI DOVA E LE GALLERIE MILANESI

    Il rapporto tra Gianni Dova e il sistema delle gallerie milanesi nel secondo dopoguerra rappresenta uno dei nodi centrali per comprendere l’evoluzione dell’avanguardia in Italia, dallo Spazialismo fino alle derive della Pittura Nucleare e dell’Informale.

    Milano, in quegli anni, non era solo il luogo della produzione artistica, ma il vero motore del mercato e della teorizzazione critica.

    L’incontro decisivo che segna la traiettoria di Dova avviene nel 1947 con :

    Carlo Cardazzo

    fondatore della :

    Galleria del Naviglio di Milano (e della Galleria del Cavallino a Venezia).

    Cardazzo non è semplicemente un mercante, ma un catalizzatore di energie.

    Sotto la sua ala, la Galleria del Naviglio devia l’attenzione dal post-cubismo verso le ricerche spaziali.

    Dova firma un contratto con lui e diventa rapidamente una delle figure di punta del :

    Movimento Spazialista

    esponendo accanto a Lucio Fontana, Roberto Crippa e Cesare Peverelli.

    Il Naviglio è lo spazio in cui la pittura liquida, ameboica e precocemente tachiste di Dova trova la sua prima e più importante legittimazione di mercato.

    Accanto al ruolo egemonico di Cardazzo, la Milano degli anni Cinquanta e Sessanta vede altre figure chiave scommettere sul lavoro di Dova.

    Tra queste emerge :

    Filippo Schettini

    con la sua galleria, che segue da vicino la transizione dell’artista verso le poetiche del “Gesto” e le successive evoluzioni d’impronta surrealista, organizzando nel tempo importanti mostre ricognitive delle sue opere.

    Un altro legame fondamentale è quello con :

    la Galleria Blu, fondata nel 1957 da Peppino Palazzoli.

    Questo spazio si distingue per il rigore analitico e per la capacità di storicizzare le avanguardie milanesi del dopoguerra.

    La Galleria Blu

    presenterà mostre cruciali che metteranno in dialogo le diverse stagioni di Dova, come la celebre esposizione degli anni Sessanta che accostava “Le spirali” di Roberto Crippa alle “Macchie” di Gianni Dova, definendo i confini della loro prima e feconda stagione sperimentale.

    Nel corso degli anni Sessanta e Settanta, la geografia dei rapporti di Dova a Milano si amplia ulteriormente.

    Diventa significativa la collaborazione con :

    Gianni Schubert

    titolare della :

    Galleria Arte Borgogna

    uno spazio che sosterrà con continuità l’opera del pittore nel momento della sua piena maturità figurativa e magico-cromatica, promuovendo ampie rassegne personali e garantendo una costante presenza delle sue tele nelle collezioni private più influenti della città.

    Il tessuto milanese per Dova non si esaurisce però nei soli galleristi commerciali.

    Il sostegno di grandi collezionisti-mecenati come Antonio Boschi — la cui straordinaria raccolta, condivisa con la moglie Marieda Di Stefano, è oggi patrimonio pubblico — ha lavorato in parallelo con l’attività delle gallerie, consolidando definitivamente la presenza di Dova nella storia dell’arte milanese e internazionale.

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  • PANINO CON LA CAPONATA

    PANINO CON LA CAPONATA

    E’ un vero e proprio classico della tradizione dello street food siciliano, specialmente durante i mesi estivi.

    La combinazione tra la croccantezza del pane, spesso una tipica mafalda siciliana con i semi di sesamo, e la morbidezza agrodolce delle melanzane crea un contrasto a dir poco perfetto.

    Molti amano gustarlo in purezza per assaporare al meglio il condimento, mentre altri preferiscono arricchirlo aggiungendo una fetta di caciocavallo fresco o di provola per dare una nota sapida.

    È la scelta ideale per un pranzo al sacco o per una sosta veloce, poiché la caponata, riposando, inzuppa leggermente la mollica rendendo ogni morso incredibilmente saporito.

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  • CUCINA CICLADICA

    Rappresenta l’essenza più autentica della gastronomia mediterranea insulare.

    Si tratta di una tradizione culinaria che nasce dalla necessità e dalla capacità di valorizzare ingredienti semplici, figli di un territorio baciato dal sole ma sferzato dai venti e caratterizzato da una cronica scarsità d’acqua.

    La scarsità di pascoli estesi ha orientato l’allevamento soprattutto verso capre e pecore, capaci di nutrirsi delle erbe selvatiche aromatiche che crescono spontaneamente sulle rocce.

    Da questo latte nascono formaggi straordinari e intensi, come il San Michali di Siro, la Xinomyzithra e il Kopanisti, quest’ultimo noto per la sua consistenza cremosa e il sapore decisamente piccante.

    Questi prodotti caseari non sono semplici alimenti, ma veri e propri custodi della biodiversità locale.

    L’agricoltura delle Cicladi sfida l’aridità del suolo regalando prodotti dal sapore incredibilmente concentrato.

    Basti pensare ai celebri pomodorini di Santorini, cresciuti senza irrigazione grazie all’umidità notturna catturata dal terreno vulcanico, che diventano i protagonisti assoluti delle domatokeftedes, le tipiche frittelle speziate.

    Accanto a essi, la fava di Santorini, i capperi selvatici raccolti lungo le scogliere e i piccoli ceci di Sifnos, cotti lentamente per ore all’interno di tipici vasi di terracotta chiamati skepastaria.

    Il pesce fresco è una costante immancabile, ma spesso viene lavorato con tecniche nate per prolungarne la conservazione, come l’essiccazione al sole.

    Il gounos, lo sgombro essiccato e poi grigliato, incarna perfettamente questo approccio pratico e sapiente alla materia prima.

    La carne trova spazio soprattutto nelle grandi occasioni festive, con piatti iconici come il patatato di Amorgo, uno stufato di capra e patate arricchito da aromi locali, o le preparazioni a base di carne di maiale speziata, come la louza.

    I dolci cicladici celebrano i prodotti più preziosi dell’arcipelago, in particolare il miele di timo e le mandorle.

    I amygdalota, dolcetti alle mandorle profumati con acqua di rose, e il melekouni di Rodi (diffuso in varianti simili in tutto l’Egeo), un croccante di sesamo e miele, chiudono i pasti portando con sé i profumi intensi della macchia mediterranea.

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  • PORCHETTA AL SUGO DI POMODORO

    PORCHETTA AL SUGO DI POMODORO

    Possibile, anche se per i puristi della cucina romana può sembrare un’eresia.

    Cucinare la porchetta di Ariccia al sugo di pomodoro è in realtà un ottimo modo per “rinnovarla” o per recuperare quella avanzata il giorno prima, specialmente se è diventata un po’ asciutta.

    Il segreto di questo piatto sta nel contrasto di consistenze e sapori.
    La carne della porchetta, già ricca di aromi come finocchietto selvatico, aglio e pepe, cede i suoi umori al pomodoro, creando un sugo incredibilmente saporito e denso.

    Allo stesso tempo, la parte grassa si scioglie dolcemente, rendendo la carne morbidissima, quasi come uno spezzatino stracotto.

    Per prepararla al meglio, basta seguire pochissimi accorgimenti.
    Non serve aggiungere olio o altri grassi nella padella, poiché la porchetta rilascerà già tutto il necessario.

    È sufficiente scaldare una base di passata di pomodoro o polpa fine con un pizzico di sale, e unire la porchetta tagliata a fette spesse o a cubetti solo negli ultimi dieci o quindici minuti di cottura.

    In questo modo la carne assorbirà il sugo senza disfarsi completamente, e la cotenna diventerà morbida e saporita.
    Questo intingolo è straordinario se servito caldo, accompagnato da fette di pane casereccio tostato per fare la scarpetta.

    Diventa inoltre un condimento eccezionale per i primi piatti, ideale per condire formati di pasta robusti come i rigatoni o le mezze maniche.

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  • MONREALE/SAN MARTINO DELLE SCALE

    Situata nell’omonima frazione montana del comune di Monreale, rappresenta l’ultimo monastero benedettino ancora attivo in Sicilia e si configura storicamente come una delle realtà cenobitiche più vaste e influenti dell’intera Italia meridionale.

    L’origine del complesso monumentale oscilla tra la suggestione mitica e il rigore documentario.

    Una radicata tradizione storiografica ne attribuisce la fondazione a papa Gregorio Magno nel sesto secolo, indicandolo come uno dei numerosi monasteri da lui istituiti in terra siciliana, poi raso al suolo dalle incursioni saracene nel nono secolo.

    La storiografia critica, tuttavia, fissa la rinascita e la strutturazione definitiva dell’insediamento in epoca normanna, momento a partire dal quale il cenobio assunse un ruolo di primo piano non solo nella vita spirituale, ma anche nell’organizzazione economica, artigianale e agraria del territorio circostante.

    L’assetto architettonico visibile oggi è il risultato di stratificazioni secolari che hanno trasformato l’originaria severità medievale in un grandioso cantiere barocco e tardo-settecentesco.

    La monumentale facciata rivolta a nord, ultimata verso la fine del Settecento su progetto dell’architetto Giuseppe Venanzio Marvuglia, conferisce all’edificio l’impatto visivo e la solennità di una reggia.

    All’ingresso del complesso si impone il celebre gruppo scultoreo equestre raffigurante San Martino che divide il proprio mantello con il povero, pregevole opera di Ignazio Marabitti, al quale si deve anche la suggestiva Fontana dell’Oreto adossata alle mura della chiesa.

    L’interno della basilica si sviluppa su un impianto a navata unica, scandito da cinque cappelle per lato riccamente decorate.

    Tra i numerosi tesori d’arte custoditi spiccano il superbo coro ligneo cinquecentesco posizionato nel presbiterio e l’imponente tela di Pietro Novelli raffigurante San Benedetto nell’atto di distribuire la Regola.

    I chiostri interni, tra cui il rinascimentale Chiostro delle Colonne o di San Benedetto, articolano la transizione verso gli spazi di vita comunitaria, come il refettorio monumentale e la vasta biblioteca, da sempre centro propulsore di conservazione letteraria e restauro del libro.

    Nonostante le pesanti confische di beni subite a seguito delle leggi eversive post-unitarie, l’abbazia ha saputo rigenerarsi nel corso del ventesimo secolo, mantenendo intatta la propria vocazione culturale e spirituale.

    Accanto alle tradizionali attività liturgiche e di studio, la comunità monastica ha recentemente declinato l’antica massima dell’ora et labora anche attraverso la produzione di birra artigianale e la valorizzazione delle eccellenze artigianali del territorio.

    Pvl

  • BANGLADESH

    REPUBBLICA POPOLARE

    si estende su una superficie di 147.570 chilometri quadrati, di cui oltre diecimila sono costituiti da acque interne.

    Con una popolazione che sfiora i 173 milioni di abitanti, si colloca all’ottavo posto tra i paesi più popolosi del pianeta, concentrati in gran parte nella capitale Dacca e nelle aree circostanti, dove la lingua ufficiale è il bengalese e la religione largamente predominante è l’Islam.

    Dal punto di vista geografico, il territorio è racchiuso tra l’India e il Myanmar a sud-est, mentre a sud si affaccia sul Golfo del Bengala.

    La quasi totalità della nazione si sviluppa sul gigantesco delta fluviale formato dai fiumi Gange, Brahmaputra e Meghna, una conformazione che garantisce pianure alluvionali straordinariamente fertili ma che espone il paese a enormi rischi ambientali.

    La maggior parte del suolo si trova infatti a meno di dodici metri sopra il livello del mare, fatta eccezione per le alture orientali della catena dei Mowdok nelle colline di Chittagong, che raggiungono l’altitudine massima di 1.052 metri.

    Il clima è di tipo tropicale monsonico, caratterizzato da inverni miti e da estati calde e umide dominate dai monsoni che soffiano da giugno a ottobre, esponendo ciclicamente la popolazione a inondazioni devastanti e cicloni, a cui si aggiunge la drammatica crisi sanitaria della contaminazione da arsenico delle falde acquifere.

    La storia di queste terre affonda le radici nell’antichità, quando l’area era abitata da popolazioni dravidiche, tibeto-birmane e austro-asiatiche, inglobate successivamente in grandi compagini statali come i regni di Gangaridai, Magadha, Maurya e Gupta.

    Il Medioevo vide l’alternarsi delle dinastie Pala, di matrice buddhista, e Sena, di orientamento indù, prima che la conquista musulmana del dodicesimo secolo avviasse una profonda trasformazione culturale.

    In età moderna, sotto il controllo del Sultanato di Delhi e poi dell’Impero Moghul, la regione visse una stagione di straordinaria fioritura economica, tanto da essere definita il paradiso delle nazioni, arrivando a rappresentare nel diciassettesimo secolo circa il dodici per cento del prodotto interno lordo mondiale insieme al Bengala Occidentale.

    L’arrivo del colonialismo britannico a partire dal 1757, segnato dalla storica battaglia di Plassey, inaugurò una fase complessa e dolorosa caratterizzata da pesanti carestie e da profonde divisioni etniche e religiose.

    Il ventesimo secolo ha ridisegnato i confini e il destino della nazione, a partire dalla traumatica divisione del 1947 che separò il Bengala tra l’India e il Pakistan, trasformando la regione nel Pakistan Orientale.

    La tensione con il governo centrale sfociò nel 1971 in una sanguinosa guerra di liberazione che costò la vita a un numero stimato di vittime che raggiunge i tre milioni di morti, portando alla proclamazione della definitiva indipendenza.

    I decenni successivi furono contrassegnati da una marcata instabilità politica, con colpi di stato militari e gravi carestie che flagellarono il paese durante gli anni settanta e ottanta.

    A partire dal 1991 si è assistito a un graduale ritorno alla democrazia, dominato dall’alternanza tra la Lega Awami e il Partito Nazionalista, fino ai recenti stravolgimenti del 2024, quando le massicce proteste popolari hanno indotto Sheikh Hasina alle dimissioni, portando all’insediamento di un governo provvisorio guidato dalle autorità militari.

    L’economia odierna, pur essendo in via di sviluppo con un reddito pro capite a parità di potere d’acquisto che si attestava storicamente intorno ai 1.963 dollari, mostra segnali di profonda trasformazione.

    La tradizionale centralità dell’agricoltura, basata sulle colture di riso, tè e senape, e la storica dominanza della juta hanno ceduto il passo a una poderosa industria tessile focalizzata sull’esportazione di abbigliamento.

    Nonostante la persistenza di una povertà diffusa e le criticità legate all’altissima densità abitativa, il paese ha registrato importanti progressi sociali nei tassi di alfabetizzazione, nella scolarizzazione e nel controllo della crescita demografica.

    Dal punto di vista ecologico, il Bangladesh custodisce un patrimonio naturale di inestimabile valore, rappresentato principalmente dalle Sundarbans, la più grande foresta di mangrovie del mondo e habitat della celebre tigre del Bengala, oggi considerata gravemente a rischio.

    La gestione territoriale resta tuttavia indissolubilmente legata alla complessa diplomazia ambientale dei suoi cinquantotto fiumi transfrontalieri, la cui regolazione rappresenta una sfida cruciale per il futuro e la sopravvivenza stessa di questa complessa realtà asiatica.

    Pvl

  • Storytelling terapeutico

    La narrazione di sé si rivela spesso il primo e più radicale atto di ricomposizione interiore.

    Lo storytelling terapeutico non si riduce a un semplice esercizio di scrittura, ma si configura come un processo di oggettivazione del vissuto, dove la parola scritta estrae il dolore o la complessità dal corpo e li deposita sulla pagina.

    Questo distanziamento trasforma il trauma e il disordine emotivo in una struttura narrativa definita, dotata di un inizio, uno sviluppo e, soprattutto, di un significato.

    Nel momento in cui l’individuo cessa di essere la vittima passiva della propria storia e ne diventa l’autore, si compie un fondamentale ribaltamento di prospettiva.

    La ristrutturazione cognitiva che ne deriva permette di rinegoziare i confini del passato, integrando le fratture dell’identità all’interno di una rinnovata trama esistenziale.

    Scrivere la propria storia significa, in ultima analisi, riappropriarsi della propria voce e del diritto di dare una direzione nuova al senso del proprio vissuto.

    Quale aspetto specifico dello storytelling terapeutico o della scrittura espressiva le interessa approfondire in questo momento?

    Pvl

  • MANLIO BACOSI

    L’equilibrio tra forma e colore nella pittura di Manlio Bacosi

    Il panorama artistico del secondo Novecento italiano ha trovato in Manlio Bacosi una delle voci più originali e coerenti per la definizione di un linguaggio visivo sospeso tra figurazione e astrazione geometrica.

    Nato a Perugia nel 1921, l’artista ha saputo trasformare la lezione della grande tradizione umbra in una sintesi formale assolutamente moderna, dove il paesaggio e la natura morta perdono la loro consistenza puramente realistica per diventare pura armonia di campiture cromatiche.

    Il suo percorso formativo si consolida nell’immediato dopoguerra, un periodo di straordinaria vitalità intellettuale in cui l’arte italiana cercava nuove strade per superare i legami con il passato e dialogare con le avanguardie europee.

    Bacosi scelse di non aderire in modo dogmatico a nessun manifesto, preferendo sviluppare una ricerca solitaria e rigorosa incentrata sulla scomposizione dello spazio e sulla vibrazione della luce.

    La poetica dello spazio e della materia

    La pittura di Bacosi si distingue per una straordinaria sensibilità nell’uso della materia pittorica e per una struttura compositiva geometricamente calibrata.

    I suoi celebri paesaggi collinari, le vedute urbane e le nature morte non sono mai semplici riproduzioni del dato visibile, ma rielaborazioni mentali in cui la linea d’orizzonte e i volumi degli oggetti vengono ridotti a linee essenziali.

    La tavolozza dell’artista, spesso caratterizzata da tonalità calde, terre, argille e azzurri profondi, evoca un legame viscerale con la terra d’origine, pur proiettandosi verso una dimensione universale.

    Ogni dipinto diventa così un campo di forze contrapposte, dove il rigore del segno grafico si sposa con la fluidità e la stesura campita del colore, creando un’atmosfera di silenzio e di sospensione temporale.

    Il successo critico e la maturità espressiva

    A partire dagli anni cinquanta, l’opera di Manlio Bacosi comincia a ricevere importanti riconoscimenti sia in Italia che all’estero, con esposizioni in prestigiose gallerie pubbliche e private.

    La critica più attenta ha spesso evidenziato come la sua arte sia stata capace di anticipare alcune istanze della pittura analitica, mantenendo però sempre viva quella componente lirica che rende la sua produzione immediatamente riconoscibile.

    Nelle opere della maturità, realizzate fino alla sua scomparsa avvenuta nel 1998, si nota un ulteriore processo di sottrazione formale.

    I dettagli superflui svaniscono del tutto, lasciando spazio a pure architetture di luce e a una stesura cromatica che si fa via via più essenziale, quasi a voler raggiungere l’essenza stessa della visione.

    Manlio Bacosi rimane oggi un punto di riferimento imprescindibile per comprendere l’evoluzione dell’astrattismo figurativo in Italia, un maestro che ha saputo dimostrare come la pittura possa essere al contempo rigore intellettuale e profonda emozione visiva.

    Pvl

  • GIANNI DOVA E LA BRETAGNA

    La luce fredda e mutevole del nord Europa ha spesso esercitato un fascino magnetico sugli artisti abituati alle solarità mediterranee.

    Nel percorso artistico di Gianni Dova il viaggio compiuto in Bretagna nel millenovecentosessantasette rappresenta un vero e proprio spartiacque estetico e concettuale.

    Dopo aver attraversato le stagioni intense del Movimento Spaziale e della Pittura Nucleare l’artista romano avverte l’esigenza di una nuova declinazione del reale.

    Sulle tracce storiche di Gauguin e dei Nabis a Pont-Aven Dova scopre un territorio primordiale dove la natura non si concede come semplice panorama ma si impone come un dinamismo visivo in perenne fermento.

    L’impatto con il paesaggio bretone si traduce immediatamente in una radicale trasformazione della tavolozza e delle strutture geometriche delle sue tele.

    I profili aspri delle scogliere esposte all’oceano e il ritmo solenne delle maree offrono all’autore una chiave di lettura per superare la pura astrazione materica.

    La luce nordica inonda i dipinti della fine degli anni Sessanta introducendo tonalità limpide e riflessi cristallini che prima erano rari nella sua produzione.

    È una pittura che si fa aerea e marina popolandosi di visioni sospese tra il cielo e l’acqua dove il ricordo del surrealismo si fonde con una profonda meditazione sui cicli biologici della natura.

    Nel millenovecentosessantotto la scelta di acquistare una casa-studio in quelle terre sancisce un legame definitivo che durerà per tutto il resto della sua esistenza.

    In quel rifugio isolato lontano dalle frenesie dei centri urbani Dova sviluppa una ricerca solitaria incentrata sulla verticalità dei voli e sulla fluidità degli elementi liquidi.

    Titoli emblematici come “Aria di Bretagna” o “Relitto dopo la marea” testimoniano come l’esperienza armoricana non sia stata una parentesi biografica bensì il baricentro di una nuova maturità poetica.

    Attraverso lo studio di quella natura primigenia le sue storiche figure metamorfiche si evolvono in presenze silenziose e volatili capaci di abitare lo spazio con una grazia del tutto inedita.

    Pvl

  • Spyware

    Spyware

    L’installazione abusiva di uno spyware sul dispositivo di una vittima

    risponde quasi sempre a una precisa volontà di controllo e possesso informativo.

    A differenza di altri malware che mirano a distruggere dati o a bloccare i sistemi per chiedere un riscatto, lo spyware agisce nell’ombra per sottrarre la risorsa oggi più preziosa: la traccia digitale di una vita.

    Le motivazioni psicologiche, relazionali e strategiche che spingono a compiere questo atto si possono riassumere in alcuni filoni principali.

    Il controllo e la sorveglia interpersonale rappresentano una delle cause più frequenti.

    In ambito affettivo o familiare, partner gelosi o possessivi ricorrono a questi strumenti per monitorare messaggi, chiamate, spostamenti e interazioni sociali della vittima.

    Si tratta di una vera e propria estensione digitale del controllo psicologico, mossa dal desiderio di dominare la sfera privata altrui.

    Il vantaggio economico e lo spionaggio industriale guidano invece le azioni in contesti professionali.

    Concorrenti sleali o malintenzionati cercano di captare segreti commerciali, brevetti, strategie aziendali o liste di clienti.

    In altri casi, l’obiettivo è puramente finanziario, mirato a intercettare credenziali bancarie, dati di carte di credito o informazioni sensibili da utilizzare per ricatti ed estorsioni.

    La sorveglia istituzionale o politica si muove su una scala ancora diversa.

    Governi autoritari o agenzie di intelligence possono utilizzare spyware di livello avanzato per monitorare dissidenti, giornalisti, attivisti ed esponenti politici rivali.

    L’intento in questo scenario è neutralizzare il dissenso e anticipare le mosse di chi contesta il potere costituito.

    La facilità di accesso tecnologico ha purtroppo amplificato il fenomeno.

    Oggi il mercato offre software di tracciamento pronti all’uso, spesso camuffati da applicazioni di controllo parentale, che richiedono competenze tecniche minime per essere installati.

    Questa accessibilità ha abbassato la barriera morale ed esecutiva, trasformando lo spionaggio in una pratica alla portata di chiunque provi un impulso di controllo o di rivalsa.

    Pvl

  • JANNIK SINNER

    JANNIK SINNER

    Le Origini e lo Sci

    Nasce il 16 agosto 2001 a San Candido, in San Candido, crescendo a Sesto Pusteria in una famiglia di madrelingua tedesca.

    I genitori, Siglinde e Hanspeter, lavorano presso il rifugio Fondovalle in Val Fiscalina, trasmettendogli fin da piccolo un legame profondo con la montagna.

    A soli quattro anni inizia a praticare lo sci alpino, ottenendo ottimi risultati a livello nazionale nello slalom gigante.

    Il tennis resta inizialmente uno sport secondario, intrapreso verso gli otto anni sotto la guida dei maestri Heribert Mayr e Andrea Spizzica.

    Con il passare del tempo, la lunghezza degli allenamenti invernali in rapporto alla brevità delle gare sciistiche spinge Jannik a cambiare rotta.

    All’età di tredici anni compie la scelta definitiva in favore del tennis.

    Nel 2014, su suggerimento di Massimo Sartori, si trasferisce a Bordighera per allenarsi al Piatti Tennis Center, dove inizia un percorso di crescita tecnica e mentale straordinario.

    L’Esordio nel Professionismo e la Scalata

    Sinner fa il suo debutto nel circuito professionistico nel 2018, partendo dai tornei ITF Futures e ricevendo le prime wild card per l’ATP Challenger Tour.

    La vera e propria esplosione avviene nel 2019, anno in cui conquista tre titoli Challenger e si aggiudica le Next Gen ATP Finals a Milano.

    I colleghi del circuito lo votano come “Rookie of the year”, premiando una maturità e una freddezza agonistica fuori dal comune per un diciottenne.

    Nel 2020 conquista a Sofia il suo primo titolo ATP, diventando il più giovane italiano a trionfare in un torneo del circuito maggiore.

    Nello stesso anno raggiunge i quarti di finale al Roland Garros, cedendo solo a Rafael Nadal.

    Il 2021 conferma la sua progressione costante con la conquista di quattro titoli ATP, la prima finale in un Masters 1000 a Miami e l’ingresso ufficiale nella top 10 mondiale.

    Il Consolidamento e lo Status di Numero 1

    Il biennio successivo segna una transizione fondamentale verso i vertici assoluti del tennis globale.

    Nel 2023, dopo una semifinale a Wimbledon e la vittoria del suo primo Masters 1000 a Toronto, trascina l’Italia alla storica conquista della Coppa Davis a Malaga, battendo anche Novak Đoković.

    La consacrazione definitiva arriva nel 2024, un anno leggendario che lo vede trionfare agli Australian Open, agli US Open e alle ATP Finals.

    Il 10 giugno 2024 Jannik Sinner diventa il primo tennista italiano della storia a raggiungere la posizione di numero 1 del ranking ATP.

    Il suo dominio prosegue nel 2025, anno in cui difende il titolo in Australia e conquista la sua seconda corona consecutiva alle ATP Finals indoor, mantenendo salda la vetta mondiale.

    Nel 2026 scrive un’altra pagina di storia completando il “Career Golden Masters”, vincendo cinque titoli Masters 1000 consecutivi e diventando il più giovane tennista di sempre a completare la collezione di tutti i nove tornei di questa categoria.

    Fino ad oggi ha collezionato 29 titoli ATP in singolare, distinguendosi per un gioco da fondo campo devastante, imperniato su un rovescio bimane millimetrico e una straordinaria capacità di accelerazione diagonale.

    Pvl

  • LOUIS WIRTH

    Rappresenta una delle figure più emblematiche della Scuola di Sociologia di Chicago avendo impresso una svolta fondamentale nello studio della modernità attraverso la lente dell’urbanesimo.

    Il suo contributo teorico non si limita a una semplice descrizione morfologica della città, ma si addentra nelle complesse dinamiche psicologiche e relazionali che l’ambiente metropolitano impone all’individuo.

    Nel suo celebre saggio del 1938, L’urbanesimo come modo di vita, Wirth isola tre variabili cruciali che definiscono la condizione urbana: il numero della popolazione, la densità degli insediamenti e l’eterogeneità degli individui.

    Questi fattori combinati operano una profonda trasformazione nei legami sociali, sostituendo i rapporti primari, tipici delle comunità rurali e fondati sulla conoscenza reciproca, con rapporti secondari.

    I contatti tra i cittadini diventano così impersonali, transitori e utilitaristici, portando a una frammentazione della personalità e a un diffuso senso di isolamento che caratterizza l’uomo della metropoli.

    Questa prospettiva svela il paradosso nucleare della città contemporanea, dove la massima concentrazione fisica di esseri umani coesiste con la massima distanza sociale e l’indifferenza.

    Wirth evidenzia come l’orizzonte urbano favorisca la secolarizzazione e la perdita di efficacia dei controlli sociali tradizionali, costringendo la società a elaborare nuovi meccanismi di regolazione formale e istituzionale.

    La sua analisi rimane un punto di riferimento imprescindibile per comprendere la genesi della frammentazione culturale e l’ambivalenza dello spazio pubblico inteso come luogo di potenziale alienazione.

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  • CAROLINA DE STEFANO

    Carolina De Stefano

    E’ una storica e ricercatrice italiana specializzata in storia dell’Unione Sovietica, della Russia contemporanea e dei conflitti etnici nello spazio ex sovietico.

    Attualmente insegna storia e politica della Russia e storia contemporanea come Lecturer presso la Luiss School of Government a Roma.

    La sua attività di ricerca si concentra sulle dinamiche politiche interne della Russia, sulla transizione post-sovietica, sull’evoluzione del regime di Vladimir Putin e sulle relazioni internazionali del Cremlino con l’Unione Europea e gli Stati Uniti.

    Ha condotto ampi studi d’archivio e sul campo lavorando e vivendo in diverse capitali internazionali, tra cui Mosca, Washington, Varsavia e Parigi.

    Tra le sue pubblicazioni principali spicca il volume Storia del potere in Russia. Dagli zar a Putin, pubblicato nel 2022 per i tipi di Scholé (Editrice Morcelliana).

    Il saggio analizza i fattori di continuità e di rottura nella gestione del potere statale russo attraverso le diverse epoche, offrendo una chiave di lettura per comprendere le radici storiche delle attuali tensioni geopolitiche e del conflitto in Ucraina.

    Collabora inoltre come analista ed esperta di politica russa con testate giornalistiche, think tank e centri di ricerca internazionali.

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  • MARCO GALLUZZO

    MARCO GALLUZZO

    E’ una delle firme più note del giornalismo politico e istituzionale italiano, storico inviato del Corriere della Sera.

    Nel corso della sua carriera ha seguito da vicino i palazzi della politica romana e la diplomazia internazionale, raccontando l’operato di ben nove diversi Presidenti del Consiglio negli ultimi ventitré anni.

    Il suo stile si distingue per la precisione documentale e per la capacità di analizzare i retroscena del potere, muovendosi tra cronaca parlamentare e vertici europei.

    Oltre all’attività giornalistica quotidiana, Galluzzo ha pubblicato di recente alcune opere di rilievo per la saggistica e la cronaca storica.

    Nel 2025 è uscito il suo volume Giubilei. La storia segreta degli Anni Santi dal 1300 ad oggi, edito da Solferino, in cui esplora aneddoti e dinamiche storiche dei grandi eventi religiosi romani.

    Proprio in questi giorni, nel giugno del 2026, è arrivato nelle librerie il suo nuovo saggio Berlusconi Confidential, pubblicato da Rubbettino, che ripercorre dieci anni di potere del leader e il suo peculiare e rivoluzionario rapporto con i media e con la stampa.

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  • Mojtaba Hosseini Khamenei

    Mojtaba Hosseini Khamenei

    Nasce a Mashhad l’8 settembre 1969, in un momento di profonda trasformazione socio-politica per l’Iran.

    Secondogenito di Ali Khamenei, cresce in un ambiente fortemente intriso di fervore religioso e di militanza clandestina contro il regime dello Scià Mohammad Reza Pahlavi.

    Dopo la Rivoluzione Islamica del 1979 e il conseguente trasferimento della famiglia a Teheran, frequenta la prestigiosa scuola superiore Alavi, storico canale di formazione per le future élite della Repubblica Islamica.

    Gli anni della formazione e il legame con i Pasdaran

    Alla fine degli anni Ottanta Mojtaba Khamenei sceglie di arruolarsi nel Corpo dei Guardiani della Rivoluzione Islamica, i Pasdaran, prendendo parte alle ultime fasi della guerra tra Iran e Iraq.

    All’interno del battaglione Habib bin Muzahir stringe legami profondi e duraturi con figure che diventeranno i vertici dell’apparato di sicurezza e di intelligence del Paese, consolidando un sodalizio fondamentale per la sua futura traiettoria politica.

    Successivamente avvia gli studi teologici a Qom, formandosi sotto la guida di influenti religiosi conservatori, sebbene la sua autorevolezza sia sempre derivata più dalla vicinanza al potere centrale che da una preminenza nella gerarchia dottrinale.

    L’influenza dietro le quinte

    Per decenni la figura di Mojtaba Khamenei rimane avvolta nell’ombra, lontana dalle cariche elettive e dai ruoli ministeriali pubblici.

    La sua influenza si sviluppa in modo capillare all’interno dell’Ufficio della Guida Suprema, dove assume la funzione di custode e principale punto d’accesso al padre, delegato alla gestione di delicate responsabilità politiche e strategiche.

    I rapporti diplomatici internazionali e le sanzioni imposte dagli Stati Uniti nel 2019 lo identificano formalmente come un attore chiave nell’indirizzo della politica regionale, legato a doppio filo alla Forza Quds e alle milizie Basij per il mantenimento della stabilità interna.

    L’ascesa alla Guida Suprema

    La svolta istituzionale si compie nel marzo del 2026, in seguito alla morte del padre Ali Khamenei, rimasto ucciso in un attacco aereo durante la fase iniziale del conflitto bellico.

    L’Assemblea degli Esperti formalizza la nomina di Mojtaba Khamenei come terza Guida Suprema della Repubblica Islamica dell’Iran.

    Si tratta di un passaggio storico senza precedenti per l’ordinamento teocratico iraniano, che per la prima volta vede il trasferimento del massimo potere per via dinastica, una continuità che si inserisce nel quadro di una grave crisi geopolitica.

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  • SARAGOZZA

    Emerge come un miraggio di mattoni rossi e cupole maiolicate nel cuore della pianura aragonese adagiata lungo le sponde del fiume Ebro che ne taglia in due la storia e l’urbanistica.

    La quinta città della Spagna si rivela al visitatore con una maestosità discreta, un luogo dove il passaggio dei secoli non ha stratificato i ricordi, ma li ha fusi insieme in un’unica e coerente identità visiva.

    Il profilo urbano è dominato in modo assoluto dalla Basilica del Pilar, un colosso barocco che si specchia nelle acque del fiume e che custodisce l’essenza spirituale della regione.

    Le sue undici cupole colorate, rivestite di azulejos che riflettono la luce intensa del sole spagnolo, definiscono lo skyline cittadino e creano un contrasto cromatico perfetto con l’azzurro del cielo e il fango dorato dell’Ebro.

    Poco distante, camminando lungo la vastissima Plaza del Pilar, si incontra la cattedrale di San Salvador, comunemente chiamata La Seo, un edificio che rappresenta un vero e proprio palinsesto architettonico.

    In questo tempio le arcate gotiche si innestano su pareti mudéjar finemente decorate, mentre le facciate barocche dialogano con absidi medievali, testimoniando la transizione e la coesistenza tra il mondo cristiano e quello islamico.

    L’eredità musulmana della città trova la sua massima e più spettacolare espressione nel Palazzo dell’Aljafería, situato leggermente al di fuori del centro storico medievale.

    Questa fortezza dell’undicesimo secolo, che fu la residenza dei re moreschi della taifa di Saragozza, racchiude al suo interno un cortile di archi intrecciati e soffitti a cassettoni dorati che evocano lo splendore dell’Alhambra, offrendo un’oasi di ombra e silenzio geometrico.

    Il cuore pulsante della vita sociale si sviluppa invece tra i vicoli stretti del Tubo, il quartiere dei locali storici dove l’architettura si fa più intima e popolare.

    Qui la pietra e il mattone lasciano spazio alle insegne luminose e ai profumi della cucina locale, trasformando il labirinto di strade in un teatro quotidiano di incontri, dove il rito delle tapas si consuma all’ombra di palazzi rinascimentali convertiti in musei o spazi d’arte.

    Saragozza non è però soltanto un museo a cielo aperto dedicato al passato, come dimostra l’area che ha ospitato l’Esposizione Internazionale del 2008.

    In quella zona il paesaggio si trasforma radicalmente, accogliendo le linee fluide e futuristiche del Ponte Terzo Millennio e della Torre dell’Acqua, strutture in acciaio e vetro che dialogano con la natura fluviale e proiettano la città verso una modernità sostenibile e dinamica.

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  • Paolo Macedonio

    Paolo Macedonio

    E’ un attore e doppiatore italiano.

    Nato ad Agrigento nel 1973, ha sviluppato una carriera versatile che spazia dal cinema alla televisione, fino al teatro e al doppiaggio.

    Nel cinema ha preso parte a diverse produzioni, tra cui la commedia di Carlo Vanzina 2061 – Un anno eccezionale.

    Sul piccolo schermo è apparso in numerose serie televisive di successo, come La piovra 8, Don Matteo, Provaci ancora prof!, Squadra antimafia e la recente produzione M – Il figlio del secolo.

    In parallelo all’attività di attore, Macedonio lavora intensamente come doppiatore, prestando la voce a interpreti internazionali in pellicole di rilievo come Spider-Man: Homecoming, On the Road e Giovani ribelli – Kill Your Darlings, oltre a dare voce a diversi personaggi in film d’animazione come Coco e Pets – Vita da animali.

    A teatro si esibisce spesso anche come autore, portando in scena monologhi e spettacoli fortemente legati alle sue origini e al suo percorso personale.

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  • Cecilia Bartoli

    Cecilia Bartoli

    Incarna una delle parabole più luminose e rivoluzionarie della lirica contemporanea.

    Il suo timbro di mezzosoprano, unito a una tecnica belcantistica prodigiosa e a una presenza scenica magnetica, ha ridefinito i confini dell’interpretazione vocale tra la fine del Novecento e il nuovo millennio.

    Nata a Roma nel 1966 in una famiglia di musicisti, viene avviata al canto dalla madre Silvana Bazzoni.

    Il debutto precoce rivela immediatamente una vocalità fuori dal comune, caratterizzata da un’agilità fulminea nelle colorature e da una spiccata propensione per il repertorio rossiniano e mozartiano.

    Sotto la guida di direttori del calibro di Herbert von Karajan, Nikolaus Harnoncourt e Riccardo Muti, l’artista romana conquista rapidamente i più prestigiosi palcoscenici internazionali, dal Metropolitan di New York al Festival di Salisburgo.

    La grandezza della Bartoli risiede tuttavia nella sua natura di ricercatrice e archeologa musicale.

    Lungi dal limitarsi ai titoli più frequentati del repertorio, ha dedicato gran parte della sua carriera alla riscoperta di partiture dimenticate del Barocco e del Settecento, riportando alla luce capolavori di Antonio Vivaldi, Georg Friedrich Händel e della scuola napoletana.

    I suoi progetti discografici concettuali si impongono non solo come successi commerciali straordinari per il mondo della musica classica, ma come vere e proprie operazioni di restauro culturale.

    Dotata di una duttilità interpretativa che le permette di affrontare con eguale rigore il rigore filologico e la passionalità teatrale, ha saputo mantenere nel tempo una assoluta indipendenza artistica.

    Questa visione globale della musica l’ha condotta nel 2012 alla direzione artistica del Festival di Pentecoste di Salisburgo e, successivamente, alla guida dell’Opéra de Monte-Carlo, prima donna a ricoprire tale carica.

    Cecilia Bartoli resta un punto di riferimento ineludibile per la capacità di coniugare il virtuosismo tecnico con una profonda intelligenza critica, trasformando ogni esecuzione in un rigoroso atto di conoscenza e di restituzione estetica.

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  • MARCELLO PRAYER

    MARCELLO PRAYER

    E’ un stimato attore, regista e pedagogo teatrale italiano, nato a Bari nel 1965 e fortemente legato anche a Conversano.

    La sua identità artistica si è formata sotto la guida del grande maestro del Novecento Orazio Costa Giovangigli.

    Presso la cui scuola a Bari si è diplomato alla fine degli anni Ottanta, diventandone poi assistente e collaboratore per molti anni.

    Da questa esperienza Prayer ha ereditato la specializzazione nel metodo mimico e nella lettura a voce alta della poesia italiana, un insegnamento che continua a trasmettere come docente e formatore, ad esempio presso il Teatro della Pergola di Firenze.

    Nel corso della sua carriera ha sviluppato un sodalizio artistico e di regia molto solido con l’attore Alessio Boni e il regista Roberto Aldorasi.

    Insieme a loro ha firmato e interpretato importanti produzioni teatrali che hanno girato i principali palcoscenici italiani, tra cui I Duellanti da Joseph Conrad, Don Chisciotte di Cervantes e il recente Iliade – Il gioco degli dei.

    Spiccano inoltre i suoi intensi concertati a due, sempre al fianco di Boni, dedicati alle opere di grandi figure letterarie come Dante Alighieri e Alda Merini.

    Oltre all’intensa attività sul palcoscenico, Prayer lavora regolarmente nel cinema e nella televisione.

    Ha preso parte a film di rilievo nel panorama italiano, collaborando con registi come Marco Tullio Giordana in La meglio gioventù e Romanzo di una strage, Edoardo Winspeare in Galantuomini, e partecipando a pellicole come L’estate di Martino e, più di recente, L’ombra di Caravaggio diretto da Michele Placido.

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  • CONFLITTI

    CONFLITTI

    lungo una linea di demarcazione fondamentale che separa ciò che può essere ricomposto da ciò che invece segna una frattura irreversibile.

    Comprendere questa differenza non significa soltanto analizzare una disputa ma definire l’economia delle relazioni e la gestione delle energie relazionali.

    I conflitti risolvibili sono perturbazioni del sistema che non intaccano le fondamenta dell’interazione.

    Questi contrasti nascono generalmente da divergenze su modalità operative, malintesi comunicativi, allocazione di risorse concrete o visioni temporaneamente disallineate su un progetto comune.

    La caratteristica cruciale del conflitto risolvibile è la presenza di uno sfondo condiviso in cui entrambe le parti riconoscono la legittimità dell’altro e mantengono un interesse superiore alla preservazione del legame o dell’obiettivo.

    In questo spazio la negoziazione diventa uno strumento efficace perché esiste un margine di manovra in cui il compromesso o la sintesi non implicano la rinuncia alla propria identità.

    I conflitti insanabili traggono invece la loro origine da una incompatibilità radicale che tocca i valori strutturali, l’identità profonda o l’etica esistenziale dei soggetti coinvolti.

    Non si tratta di una sintonizzazione difettosa o di un problema di comunicazione ma di una divergenza ontologica dove l’affermazione di una parte presuppone necessariamente la negazione dell’altra.

    Nei conflitti insanabili ogni tentativo di mediazione fallisce perché non esiste una terra di mezzo neutrale.

    La ricerca esasperata di una conciliazione in questi casi produce spesso un logoramento sterile o una violenza latente.

    L’unica risoluzione possibile per un conflitto insanabile non è l’accordo ma la separazione netta, il distanziamento o il riconoscimento lucido e definitivo di una alterità inconciliabile.

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  • CAMOUFLAGE

    CAMOUFLAGE

    Non è una semplice tecnica di mascheramento ma rappresenta una complessa strategia di negoziazione visiva tra un corpo e lo spazio che lo circonda.

    Nato nell’ambito della sottomissione militare per confondere l’osservatore e neutralizzare la figura sullo sfondo esso si è progressivamente evoluto in un codice estetico e sociologico di straordinaria densità.

    La sua essenza risiede nella decostruzione della percezione ordinaria.
    Attraverso la frammentazione delle linee e l’alterazione dei contrasti cromatici il camouflage non punta tanto a rendere invisibili quanto a rendere l’oggetto indecifrabile per l’occhio umano.

    La superficie cessa di essere un confine netto e si trasforma in una trama ambigua che assorbe la luce e inganna la profondità.

    Nelle dinamiche urbane e culturali contemporanee questo concetto assume un significato speculare e quasi paradossale.

    Se in origine serviva a scomparire per sopravvivere oggi viene spesso esibito come segno di appartenenza o come corazza estetica.

    Diventa una divisa metropolitana che paradossalmente attira lo sguardo proprio mentre mima l’atto del nascondersi rivelando la costante tensione dell’individuo tra il desiderio di anonimato e la necessità di affermazione identitaria.

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  • VAPORE CHE SALE DAI TOMBINI DI NEW YORK

    VAPORE CHE SALE DAI TOMBINI DI NEW YORK

    costituisce uno dei tratti più identitari del panorama visivo metropolitano, un elemento quasi mitologico che trasforma le strade della città in una messinscena perenne tra il noir e l’industriale.

    Questa nebbia artificiale e calda che avvolge i passanti e taglia la luce dei lampioni non è il risultato di un fenomeno atmosferico né l’esalazione di una metropolitana surriscaldata, ma il segno tangibile di una gigantesca e invisibile infrastruttura sotterranea che pulsa sotto l’asfalto di Manhattan fin dalla fine dell’Ottocento.

    Sotto la superficie della città si snoda infatti una rete di tubature lunga centinaia di chilometri gestita dalla Consolidated Edison, all’interno della quale scorre vapore ad altissima pressione e temperatura.

    Questo sistema centralizzato serve a riscaldare migliaia di edifici, tra cui grattacieli iconici come l’Empire State Building, a far funzionare i sistemi di climatizzazione estiva e a sterilizzare le attrezzature degli ospedali.

    Il vapore visibile in superficie si genera principalmente quando l’acqua piovana o le infiltrazioni della rete idrica stradale entrano in contatto con le tubature esterne surriscaldate, evaporando istantaneamente e trovando una via di fuga naturale attraverso i fori dei tombini.

    In altre occasioni si tratta invece di piccoli rilasci controllati di sicurezza per scaricare la condensa accumulata all’interno delle condotte.

    Per evitare che questa coltre densa ostacoli la visibilità degli automobilisti o investa direttamente i pedoni, la città utilizza spesso i caratteristici fumaioli cilindrici a strisce bianche e arancioni, che canalizzano l’esalazione verso l’alto.

    Eppure, nell’immaginario collettivo e nella letteratura urbana, quel fumo basso che emerge direttamente dal suolo rimane il simbolo di una New York segreta e sotterranea, il respiro caldo di un gigante di ferro e cemento.

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  • ADALAR

    Le Isole dei Principi, conosciute localmente come Adalar.

    Il Mar di Marmara custodisce un segreto che galleggia a breve distanza dalla frenesia di Istanbul, un frammento di tempo sospeso dove la storia si respira nell’aria salmastra.

    Le Isole dei Principi, conosciute localmente come Adalar, emergono dalle acque come un arcipelago di nove perle racchiuse in un destino comune ma frammentate in microcosmi unici.

    Questo luogo, che oggi accoglie chi cerca una pausa dal ritmo battente della metropoli turca, porta nei suoi strati geologici e culturali la memoria profonda di epoche contrastanti.

    Durante i secoli dell’Impero Bizantino, la bellezza idilliaca di queste terre si tinse di una sfumatura malinconica, diventando il palcoscenico ideale per l’esilio di principi, imperatori e membri della nobiltà caduti in disgrazia.

    Le corti fastose venivano scambiate con il silenzio dei monasteri fortificati, trasformando l’isolamento geografico in una prigione dorata dove il confino politico si fondeva con la contemplazione spirituale.

    Quello stesso isolamento che un tempo significava punizione divenne, con l’avvento degli Ottomani, un rifugio aristocratico e un mosaico di convivenza multiculturale.

    Verso la fine dell’Ottocento, l’élite benestante di Istanbul, insieme alle vibranti comunità greche, armene ed ebree, riscoprì l’arcipelago trasformandolo in una meta di villeggiatura esclusiva.

    Le coste si popolarono di eleganti dimore vittoriane e palazzi in stile Liberty, architetture in legno che ancora oggi sfidano il tempo e raccontano storie di una borghesia cosmopolita e raffinata.

    Il divieto di circolazione per i veicoli a motore, mantenuto rigorosamente nel corso degli anni, preserva un’atmosfera d’altri tempi dove il suono dei passi e il vento tra i pini marittimi sostituiscono il rumore della modernità.

    Passeggiare oggi tra le strade di Büyükada o Heybeliada significa compiere un viaggio analitico attraverso le contraddizioni della memoria e la persistenza della bellezza.

    Le Isole dei Principi restano un promemoria visivo di come la distanza fisica da una capitale possa trasformare lo spazio in un rifugio per l’anima, unendo il fascino nostalgico del passato alla quiete rigenerante di un presente senza tempo.

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  • Molestie assillanti

    Molestie assillanti

    perpetuate attraverso i canali di comunicazione moderni rappresenta una delle derive più complesse della nostra contemporaneità tecnologica.

    Questa condotta si manifesta attraverso l’invio ossessivo di messaggi, telefonate continue a qualsiasi ora del giorno o della notte, e il monitoraggio costante delle attività digitali della vittima sui canali social.

    L’obiettivo di chi mette in atto simili comportamenti è quasi sempre quello di esercitare un controllo psicologico o di manifestare un’ossessione, portando la persona colpita a vivere in uno stato di costante ansia e alterazione delle proprie abitudini di vita.

    Il quadro normativo in Italia

    Dal punto di vista prettamente giuridico, queste azioni non rimangono impunite e trovano una precisa collocazione all’interno del codice penale italiano.

    L’articolo 612-bis c.p. (Stalking)

    Quando la condotta telefonica o digitale è sistematica e reiterata nel tempo, si configura appieno il reato di Atti Persecutori.

    La legge punisce chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura, ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto, o da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita.

    L’uso di strumenti informatici o telematici costituisce una specifica aggravante del reato, poiché la tecnologia amplifica la pervasività della molestia, rendendo difficile per la vittima trovare un luogo isolato o sicuro.

    L’articolo 660 c.p. (Molestia o disturbo alle persone)

    Nei casi in cui la condotta non sia così continuativa da stravolgere la vita della vittima, ma si limiti a comunicazioni comunque petulanti e fastidiose, si applica la contravvenzione di Molestia o disturbo alle persone.

    Questa norma punisce chi, in luogo pubblico o aperto al pubblico, ovvero col mezzo del telefono, per petulanza o per altro biasimevole motivo, reca a taluno molestia o disturbo.

    Come tutelarsi e agire

    Di fronte a una situazione di stalking telefonico o digitale, è fondamentale non sottovalutare i primi segnali e adottare una strategia di tutela ben definita per proteggere la propria incolumità e raccogliere gli elementi necessari a una successiva azione legale.

    Conservare le prove

    Non cancellare mai messaggi, email, chat o registri delle chiamate, poiché schermate dettagliate ed esportazioni delle conversazioni costituiscono la base documentale imprescindibile per qualsiasi segnalazione alle autorità.

    Oltre alla conservazione dei dati, esistono diversi strumenti formali a disposizione della vittima per porre fine alla condotta prima ancora di arrivare a un vero e proprio processo penale.

    L’ammonimento del Questore

    rappresenta una misura amministrativa preventiva particolarmente efficace, che permette alla vittima di esporre i fatti all’autorità di pubblica sicurezza senza procedere a una denuncia immediata, attivando un formale richiamo istituzionale nei confronti dello stalker.

    Qualora l’ammonimento non fosse sufficiente o la gravità dei fatti lo richiedesse, la strada principale resta la presentazione di una formale querela presso i Carabinieri, la Polizia di Stato o direttamente in Procura, chiedendo l’intervento dell’autorità giudiziaria per l’applicazione di eventuali misure cautelari come il divieto di avvicinamento o di comunicazione.

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  • Stalking online

    Stalking online

    Noto comunemente come cyberstalking rappresenta l’estensione digitale di una condotta persecutoria sistematica, attuata attraverso l’uso distorto dei canali telematici per ingenerare nella vittima uno stato di ansia costante e di fondato timore per la propria incolumità.

    Questa dinamica si manifesta attraverso una pluralità di comportamenti reiterati nel tempo, che spaziano dall’invio ossessivo di messaggi e comunicazioni non gradite fino al tracciamento occulto degli spostamenti digitali e fisici del bersaglio.

    La pervasività dello spazio virtuale amplifica l’impatto psicologico della molestia, poiché abbatte i confini geografici e temporali, privando l’individuo della percezione di un luogo sicuro.

    Dinamiche e manifestazioni principali

    Il fenomeno si articola attraverso strategie diversificate, spesso sovrapposte, che mirano al controllo e alla saturazione della sfera privata della vittima.

    Monitoraggio e sorveglianza digitale

    Il controllo ossessivo dei profili sui social network, l’analisi dei commenti, delle interazioni e degli aggiornamenti di stato per ricostruire abitudini, frequentazioni e spostamenti quotidiani.

    Molestie ascellari dirette

    L’invio continuo di e-mail, messaggi istantanei o tentativi di chiamata su molteplici piattaforme, ignorando deliberatamente i tentativi di blocco o le richieste esplicite di interruzione dei contatti.

    Furto d’identità e diffamazione

    La creazione di falsi profili a nome della vittima o la diffusione di informazioni private, dati sensibili e immagini personali senza il consenso dell’interessato, con lo scopo di isolarlo socialmente o danneggiarne la reputazione professionale.

    Impiego di software spia

    L’installazione abusiva di spyware o applicazioni di tracciamento sui dispositivi della vittima, che consente l’accesso remoto a conversazioni, messaggi e coordinate geografiche in tempo reale.

    Strumenti di tutela e contrasto

    La risposta a questa forma di violenza richiede una combinazione di rigore metodologico nella conservazione delle prove e di tempestività nell’attivazione dei canali legali.

    Preservazione rigorosa delle evidenze

    È fondamentale non cancellare i messaggi, le e-mail o i post persecutori, ma procedere alla memorizzazione sistematica tramite schermate o, idealmente, mediante copie autenticate con valore legale che ne garantiscano l’inalterabilità.

    Interruzione netta delle comunicazioni

    Evitare qualsiasi forma di risposta o reazione ai tentativi di contatto, poiché l’interazione, anche se di rifiuto, spesso alimenta la condotta del persecutore.

    Restrizione della visibilità digitale

    Modificare radicalmente le impostazioni di privacy sui propri account personali, limitando l’accesso alle informazioni sensibili e verificando periodicamente i dispositivi in uso per escludere anomalie software.

    Attivazione delle autorità competenti

    La legislazione prevede strumenti specifici per contrastare tali condotte, che vanno dall’istanza di ammonimento formale davanti al Questore fino alla querela formale presso le forze dell’ordine per il reato di atti persecutori.

    La comprensione della gravità del fenomeno è il primo passo per scardinare l’isolamento in cui la vittima viene indotta a vivere, restituendo centralità alla tutela della dignità e della libertà personale.

  • MODUGNO

    Si sviluppa nell’immediato entroterra barese e rappresenta un nucleo urbano di profonda complessità storica, dove l’antica vocazione rurale ha dialogato a lungo con le successive trasformazioni industriali del dopoguerra.

    Il territorio conserva tracce antropiche rilevanti che precedono la fondazione medievale, ma trova una delle sue massime espressioni monumentali nel Casale di Balsignano.

    Questo sito, situato a pochi chilometri dal centro abitato, custodisce la pregevole chiesa di San Felice, un esempio straordinario di architettura romanica pugliese a cupola in asse che testimonia l’importanza dei monaci benedettini nella gestione del territorio agrario circostante.

    Il centro storico si articola in una fitta trama di vicoli e palazzi nobiliari che riflettono l’importanza assunta dalla città durante il Ducato sforzesco di Bari, in particolare sotto i governi di Isabella d’Aragona e Bona Sforza.

    Passeggiando tra le sue strade si incontrano architetture rinascimentali e barocche come Palazzo Scarli e la Sala del Sedile, storico fulcro della vita amministrativa cittadina dominato dalla caratteristica torre dell’orologio.

    La Chiesa Madre di Santa Maria Annunziata si impone nel panorama urbano con il suo maestoso campanile che riprende le forme romaniche.

    All’interno l’edificio conserva opere di straordinario valore artistico e devozionale, tra cui spicca l’Annunciazione di Bartolomeo Vivarini, dipinto su tavola del 1472, ed elementi pittorici di Gaspar Hovich che arricchiscono il patrimonio pittorico locale.

    A partire dagli anni Sessanta del Novecento, Modugno ha subito una radicale metamorfosi demografica ed economica con l’insediamento della grande zona industriale di Bari nel suo perimetro settentrionale.

    Questa espansione ha ridefinito il tessuto sociale della città, trasformandola in uno dei poli produttivi più rilevanti della regione senza tuttavia cancellare la memoria delle sue radici storiche, ancora visibili nelle sue piazze e nelle feste patronali dedicate a San Nicola da Tolentino e a San Rocco.

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  • RAVENNA

    Si svela come un mosaico complesso in cui la materia solida dei mattoni racchiude un universo parallelo fatto di tessere dorate e rifrazioni luminose.

    Questa città, che per tre volte fu capitale nel cuore pulsante di un’epoca di transizione, conserva nelle sue geometrie paleocristiane la memoria di una grandezza silenziosa e profonda.

    Il rigore austero delle facciate esterne, realizzate con quel laterizio lungo e piatto tipico dell’edilizia romana, contrasta deliberatamente con lo splendore teologico e visivo custodito all’interno delle sue basiliche.

    Entrando nella Basilica di San Vitale, lo spazio architettonico sembra perdere la sua gravità per farsi pura astrazione spirituale e politica.

    Le colonne si elevano verso volte che accolgono i ritratti bizantini di Giustiniano e Teodora, i cui sguardi fissi e ieratici sfidano il tempo sotto una pioggia di luce che muta a seconda delle ore del giorno.

    L’oro dei mosaici non è mai statico, ma vibra grazie alla sapiente inclinazione delle tessere, concepite dai maestri antichi per catturare e moltiplicare ogni minimo raggio di sole, trasformando la pietra in un’esperienza visiva dinamica.
    Poco distante, la penombra protettiva del Mausoleo di Galla Placidia accoglie il visitatore in una dimensione più intima e quasi ipnotica.

    La cupola, decorata da un profondo cielo notturno stellato, avvolge lo spazio in un blu cobalto che evoca l’infinito, dove la luce filtra morbida attraverso le sottili lastre di alabastro delle finestre.

    È una narrazione che fonde la sensibilità occidentale con il misticismo orientale, una sintesi culturale che Ravenna ha saputo interiorizzare e che ancora oggi si respira camminando lungo le sue strade tranquille.

    La città non si esaurisce nella sua gloriosa stagione tardoantica, ma si estende in una rete di suggestioni letterarie e storiche che toccano l’ultimo rifugio di Dante Alighieri.

    La tomba del Sommo Poeta, protetta da un piccolo tempio neoclassico, si inserisce nel tessuto urbano con la stessa discrezione colta che caratterizza l’intera atmosfera ravennate.

    L’influenza adriatica e la vicinanza a quell’antico porto di Classe, un tempo snodo fondamentale per le flotte imperiali e oggi circondato da una maestosa pineta celebrata da poeti e artisti, completano il ritratto di un luogo in cui la terra, l’acqua e l’arte si confondono da secoli.

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  • CERVIA

    CERVIA

    Si presenta allo sguardo come un mirabile equilibrio tra la geometrica razionalità delle sue saline e l’abbraccio profondo della sua pineta secolare.

    Questa cittadina adriatica, sospesa tra una millenaria storia legata all’estrazione del sale e la vocazione all’accoglienza, incarna una dimensione urbana dove il paesaggio antropico dialoga costantemente con la forza degli elementi naturali.

    Il cuore di Cervia pulsa nella sua caratteristica pianta quadrangolare, un disegno urbanistico settecentesco nato dall’esigenza di rifondare la “città di fondazione” lontano dalle originarie insalubrità delle paludi.

    I Magazzini del Sale, imponenti strutture che si affacciano sul canale, rimangono oggi i monumenti simbolici di un’epoca in cui l’oro bianco determinava le fortune economiche e geopolitiche dell’intera regione.

    Questi spazi, un tempo destinati allo stoccaggio del prezioso minerale, si sono progressivamente trasformati in contenitori culturali capaci di ospitare mostre e riflessioni contemporanee, unendo il rigore dell’archeologia industriale alle nuove sensibilità estetiche.

    L’identità di Cervia si compie tuttavia nel superamento della sua sola memoria storica.

    La pineta di Milano Marittima, che si estende come un polmone verde a ridosso del litorale, rappresenta uno spazio di sospensione e di rigenerazione dove la densità della natura offre un contrappunto ideale alla linearità delle spiagge.

    È in questo dualismo tra l’orizzonte aperto del mare e l’ombra protettiva dei pini che la città definisce la sua fenomenologia, offrendo al visitatore non un semplice luogo di transito balneare, ma un’esperienza di profonda armonia territoriale.

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  • ABBIGLIAMENTO UPPER-CASUAL

    ABBIGLIAMENTO UPPER-CASUAL

    rappresenta l’evoluzione raffinata del tempo libero.

    Si colloca in quel segmento fluido che separa il formalismo rigoroso dell’abito sartoriale dalla spensieratezza del casual quotidiano.

    È una filosofia del vestire che non accetta la rigidità della cravatta ma rifiuta categoricamente la trascuratezza di una felpa informe.

    Alla base di questo stile risiede una costante ricerca della qualità attraverso la sottrazione del superfluo.
    La struttura degli abiti si fa più morbida ed essenziale.

    Le giacche perdono le imbottiture rigide sulle spalle per diventare destrutturate e seguire le linee naturali del corpo.
    I tessuti nobili come il cashmere, il lino, la lana fredda e il cotone egiziano sostituiscono i materiali sintetici, offrendo una piacevolezza tattile e visiva che eleva immediatamente l’insieme.

    L’armonia cromatica predilige i toni neutri e della terra.

    Il blu navy, il grigio antracite, il tortora, il panna e le sfumature del beige permettono accostamenti spontanei ma mai banali.

    Un tipico esempio di questo approccio include una camicia in denim leggero o in lino accostata a un pantalone chino dal taglio sartoriale, oppure una maglia a girocollo in filato pregiato indossata sotto una giacca dritta.

    Le calzature completano l’insieme definendone il rigore.

    Si spazia dai mocassini scamosciati alle stringate morbide, fino a includere calzature sportive minimaliste in pelle bianca o scura, purché assolutamente prive di dettagli tecnici o loghi vistosi.

    In definitiva, l’upper-casual definisce un’eleganza sobria e consapevole.
    È il guardaroba ideale per contesti professionali dinamici, viaggi e incontri culturali, dove l’esigenza di decoro si sposa perfettamente con il desiderio di comfort e autenticità.

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  • Miodesopsie

    Miodesopsie

    Rappresentano una delle alterazioni visive più diffuse e comunemente percepite nella quotidianità.

    Questo fenomeno si manifesta attraverso la visione di piccole macchie, filamenti o ragnatele che fluttuano all’interno del campo visivo, seguendo i movimenti degli occhi senza mai fissarsi in un punto preciso.

    Nella maggior parte dei casi queste ombre si notano con maggiore intensità quando si rivolge lo sguardo verso superfici chiare o particolarmente illuminate, come un muro bianco, il cielo azzurro o lo schermo di un computer.

    Dal punto di vista prettamente anatomico il disturbo non è legato a un problema della retina o delle strutture esterne dell’occhio, ma deriva da mutazioni interne al corpo vitreo.

    Questa sostanza gelatinosa e perfettamente trasparente riempie lo spazio compreso tra il cristallino e la retina, mantenendo la forma sferica del bulbo oculare.

    Con il passare degli anni il corpo vitreo va incontro a un naturale processo di invecchiamento e disidratazione che ne altera la consistenza.

    Questo fenomeno di liquefazione parziale porta alla formazione di piccoli frammenti di fibre collagene che si addensano e si separano dalla componente liquida.

    Tali addensamenti cellulari fluttuano liberamente nel liquido vitreale e proiettano la loro ombra sulla retina quando la luce penetra nell’occhio.

    Lo stimolo visivo percepito dal cervello non è quindi l’oggetto in sé, ma l’ombra geometrica generata da questi minuscoli filamenti.

    Sebbene l’invecchiamento sia la causa principale e fisiologica di questo processo, esistono diversi fattori che possono anticiparne la comparsa anche in soggetti giovani.

    La miopia elevata costituisce uno dei fattori di rischio più rilevanti, poiché l’allungamento del bulbo oculare accelera la degenerazione del vitreo.

    Allo stesso modo traumi oculari, stati di grave disidratazione corporea o interventi chirurgici pregressi come la cataratta possono favorire l’insorgenza precoce del fenomeno.

    Nella quasi totalità dei casi le mosche volanti non compromettono la funzione visiva e vengono considerate una condizione benigna con cui convivere.

    Il sistema nervoso centrale tende a sviluppare nel tempo un meccanismo di adattamento neurovisivo, portando il cervello a ignorare progressivamente questi segnali superflui.

    Esistono tuttavia situazioni specifiche in cui la comparsa di tali macchie richiede una valutazione medica tempestiva e approfondita.

    Un improvviso aumento del numero di miodesopsie o la comparsa concomitante di flash luminosi e lampi di luce, noti come fosfeni, possono indicare una trazione della retina.

    Questo movimento anomalo del vitreo rischia di provocare fessurazioni o un vero e proprio distacco retinico, una condizione d’emergenza che richiede un intervento oculistico immediato per preservare l’integrità della vista.

    Un controllo periodico del fondo oculare resta la strategia migliore per monitorare la salute della struttura interna dell’occhio.

  • LIONEL MESSI

    LIONEL MESSI

    Non è semplicemente un calciatore

    ma l’incarnazione di una geometria applicata al caos del rettangolo verde.

    La sua narrazione sportiva supera i confini del rettangolo di gioco per farsi saggio visivo sulla precisione e sulla sottrazione, dove ogni tocco di palla elimina il superfluo e ridefinisce il concetto stesso di accelerazione.

    Nel calcio contemporaneo, spesso dominato da un atletismo esasperato e da una fisicità straripante, Messi ha eletto il baricentro basso a punto di leva per scardinare intere linee difensive.

    Il suo movimento non cerca mai lo scontro frontale, ma si sviluppa attraverso una sequenza di finte impercettibili e cambi di direzione microscopici che disorientano l’avversario prima ancora che l’azione si compia.

    Questa estetica del controllo trasforma la velocità in ritmo e lo spazio in un elemento malleabile, dimostrando come l’efficacia assoluta possa coincidere con la massima eleganza.

    La sua parabola agonistica rimane un punto di riferimento imprescindibile per comprendere l’evoluzione del gesto tecnico nell’era della spettacolarizzazione globale.

    Biografia

    Lionel Andrés Messi Cuccittini, noto in tutto il mondo come Leo Messi, nasce a Rosario, in Argentina, il 24 giugno 1987.

    La sua infanzia è indissolubilmente legata al pallone e ai campetti di periferia del Grandoli e del Newell’s Old Boys, dove il suo talento cristallino emerge sin dai primissimi anni di vita.

    A undici anni la sua traiettoria umana e sportiva affronta una svolta decisiva quando gli viene diagnosticata una forma di deficit dell’ormone della crescita, una condizione che richiede cure costose che la famiglia e i club locali non riescono a sostenere interamente.

    La svolta definitiva avviene nel 2000, all’età di tredici anni, quando il Barcellona intuisce le potenzialità straordinarie del ragazzo e decide di investire sul suo futuro, offrendogli di pagare le terapie mediche e accogliendolo nella celebre Masia, il settore giovanile del club catalano.

    L’esordio in prima squadra avviene nel 2004, dando inizio a un’era calcistica leggendaria che vedrà Messi conquistare con la maglia blaugrana dieci campionati spagnoli, quattro Champions League e innumerevoli altri titoli, infrangendo ogni record di gol e affermandosi come il miglior marcatore della storia del club.

    Nel 2021, dopo diciassette anni di successi irripetibili, si trasferisce al Paris Saint-Germain, dove milita per due stagioni prima di intraprendere una nuova avventura negli Stati Uniti con la maglia dell’Inter Miami, dove continua a mostrare la sua classe calcistica.

    Il legame con la nazionale argentina ha rappresentato a lungo una sfida complessa e carica di pressioni, risolta magistralmente attraverso i trionfi storici della Copa América nel 2021 e, soprattutto, del Campionato del Mondo in Qatar nel 2022, un traguardo che lo consacra definitivamente nell’olimpo del calcio mondiale accanto a Diego Armando Maradona.

    Vincitore di ben otto Palloni d’Oro, Messi non è solo un fenomeno sportivo, ma anche un’icona globale attenta al sociale, fondatore della Fundación Leo Messi e ambasciatore UNICEF dal 2010.

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  • Fondo Pensione Aperto Aureo

    costituisce uno strumento previdenziale complementare istituito da BCC Risparmio e Previdenza SGR, la cui regolamentazione è definita dal Decreto Legislativo numero 252 del 5 dicembre 2005.

    Questa forma di risparmio si prefigge l’obiettivo di favorire l’accumulo di un capitale personalizzato nel lungo periodo, integrando così l’erogazione dei trattamenti della previdenza pubblica.

    Le soluzioni di investimento proposte appaiono flessibili e orientate a criteri di natura sociale, ambientale e di governance, i quali risultano strutturati per adattarsi alle specifiche necessità e alla progressione anagrafica di ciascun partecipante alla gestione finanziaria.

    I sottoscrittori mantengono la facoltà di allocare le proprie risorse simultaneamente in molteplici comparti, garantendo in tal modo una diversificazione patrimoniale strategica che posiziona lo strumento tra i principali fondi operanti sul territorio nazionale con oltre un miliardo e mezzo di euro gestiti.

    Il Sistema Aureo si definisce storicamente come un regime monetario fondato sulla convertibilità e sull’ancoraggio della valuta a una quantità fissa e determinata di metallo prezioso.

    In questa configurazione economica la circolazione finanziaria può basarsi direttamente sull’uso dell’oro o sulla garanzia di riscatto parziale o totale dei titoli cartacei emessi dalle istituzioni bancarie centrali.

    L’adozione di tale meccanismo assicura una stabilità strutturale dei tassi di cambio fra le diverse nazioni aderenti, riducendo l’impatto dei fenomeni legati all’inflazione o alla svalutazione monetaria.

    La rigidità del modello funge da correttivo automatico per il contenimento dei deficit commerciali e per il mantenimento degli equilibri macroeconomici complessivi nel contesto degli scambi internazionali.

  • LAURA CHIATTI

    Nasce il 15 luglio 1982 a Castiglione del Lago, in provincia di Perugia

    manifestando fin da giovanissima un profondo interesse sia per la recitazione che per il canto.

    Cresciuta in Umbria, muove i primi passi nel mondo dello spettacolo partecipando a diversi concorsi di bellezza e musicali, tra cui spicca l’esperienza a Miss Italia.

    L’esordio professionale avviene nei primi anni Duemila attraverso la televisione, dove prende parte a fiction di successo come Compagni di scuola e Carabinieri.

    La vera svolta artistica si compie nel 2004 grazie al regista Paolo Sorrentino, che la sceglie per il film L’amico di famiglia, un’interpretazione intensa che la impone con forza all’attenzione della critica cinematografica.

    Da quel momento la sua carriera sul grande schermo decolla definitivamente, portandola a recitare in pellicole iconiche come Ho voglia di te nel 2007, accanto a Riccardo Scamarcio, e Io, loro e Lara nel 2010 sotto la direzione di Carlo Verdone.

    Negli anni successivi consolida la sua popolarità partecipando a produzioni di rilievo, tra cui Manuale d’amore 3, il drammatico Romanzo di una strage, Pane e burlesque e il lungometraggio Netflix Lo spietato.

    Oltre alle doti recitative, dimostra una grande versatilità artistica prestando la sua voce al personaggio di Rapunzel nel celebre film d’animazione Disney del 2010, Rapunzel – L’intreccio della torre.

    Sul piano personale, dal 2014 è legata in matrimonio al collega Marco Bocci, una delle coppie più affiatate e amate dello spettacolo italiano, dalla cui unione sono nati i figli Enea e Pablo.

    Nel 2025 l’attrice sceglie di condividere pubblicamente la propria esperienza con l’ADHD, la dislessia e la disgrafia, un gesto di grande sincerità che le vale una vasta ondata di stima e sostegno da parte del pubblico.

    Sempre nel 2025 viene annunciata come conduttrice del Torino Film Festival, a testimonianza di un percorso artistico in continua evoluzione che la conferma come una delle interpreti più eclettiche della sua generazione.

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  • PARKINSON/I PRIMISSIMI SEGNALI

    PARKINSON/I PRIMISSIMI SEGNALI

    della malattia di Parkinson si manifestano spesso in modo estremamente sfumato e graduale, tanto da essere frequentemente confusi con i normali processi di invecchiamento o con stati di affaticamento generale.

    Nelle fasi iniziali della patologia i sintomi si presentano quasi sempre in modo asimmetrico, interessando un solo lato del corpo prima di estendersi, con il passare del tempo, anche alla parte opposta.

    Uno dei riscontri più precoci e comuni riguarda la progressiva riduzione o la perdita totale dell’olfatto, un disturbo noto clinicamente come iposmia o anosmia.

    Questo sintomo può precedere anche di diversi anni la comparsa dei problemi motori più evidenti e si manifesta con la difficoltà a percepire odori quotidiani e specifici, come quelli del cibo o del caffè.

    Un altro indicatore iniziale si osserva durante la deambulazione, dove si nota una caratteristica tendenza a non far oscillare uno dei due arti superiori.

    Mentre si cammina, il braccio interessato dal disturbo tende a rimanere rigido, semipronato e più vicino al tronco rispetto all’altro, alterando quella naturale armonia motoria che caratterizza il movimento fluido del corpo.

    La scrittura subisce spesso una modificazione molto evidente definita micrografia, un fenomeno per cui le parole tendono a diventare progressivamente più piccole e i caratteri appaiono progressivamente più rimpiccioliti e vicini tra loro man mano che si procede nella stesura di un testo.

    Questo cambiamento grafico è l’espressione diretta di una difficoltà iniziale nel controllo e nella precisione dei movimenti fini delle dita.

    A livello muscolare si può registrare una sensazione diffusa di rigidità o di lieve tensione che inizialmente colpisce l’articolazione della spalla o dell’anca, talvolta scambiata erroneamente per un comune disturbo ortopedico o per una rigidità muscolare passeggera.

    A questa si associa spesso una lieve riduzione dell’espressività facciale, definita amimia, caratterizzata da un ammiccamento meno frequente e da un volto che appare meno reattivo dal punto di vista emotivo.

    I disturbi del sonno rappresentano un ulteriore segnale precoce molto rilevante, in particolare le alterazioni della fase REM note come disturbi del comportamento del sonno REM.

    Chi ne è colpito tende a vivere fisicamente i propri sogni attraverso movimenti bruschi delle braccia e delle gambe, scalciando, parlando ad alta voce o gridando durante il riposo notturno.

    Infine, il classico tremore a riposo, che nell’immaginario comune rappresenta il sintomo principale del Parkinson, si presenta all’inizio solo in una percentuale di casi e si localizza tipicamente a una mano o a un singolo dito, manifestandosi principalmente quando l’arto è rilassato e scomparendo temporaneamente quando si esegue un movimento volontario o finalizzato.

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  • MARTA GASTINI

    MARTA GASTINI

    E’ un’attrice italiana nata ad Alessandria nel 1989.

    La sua carriera si sviluppa sia nel cinema che nella televisione, con importanti esperienze anche a livello internazionale.

    Il suo debutto sul grande schermo avviene nel 2009 nella commedia Io & Marilyn di Leonardo Pieraccioni.

    Poco dopo ottiene una forte visibilità internazionale recitando accanto ad Anthony Hopkins nel thriller horror Il rito del 2011, interpretazione che le vale una candidatura ai Nastri d’argento come miglior attrice non protagonista.

    In seguito lavora con Dario Argento in Dracula 3D e partecipa a diverse produzioni cinematografiche italiane, tra cui Questi giorni di Giuseppe Piccioni, Moglie e marito, Bentornato Presidente! e il recente Zamora del 2023 sotto la regia di Neri Marcorè.

    Sul fronte televisivo è nota soprattutto per il ruolo di Giulia Farnese nella serie televisiva franco-tedesca I Borgia.

    Ha inoltre fatto parte del cast di altre serie e miniserie italiane di successo, come Catturandi – Nel nome del padre, Lampedusa – Dall’orizzonte in poi e la serie Tutta colpa di Freud.

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  • FORMATTARE

    FORMATTARE

    La parola formattare assume significati diversi a seconda del contesto in cui viene utilizzata, ma in linea generale si riferisce all’atto di dare una forma, una struttura o un ordine specifico a qualcosa.

    In informatica, ad esempio, questo termine indica la cancellazione totale di tutti i dati presenti all’interno di un’unità di memoria, come un disco rigido o una chiave USB, al fine di preparare il supporto a ospitare nuovi file, reinizializzando lo spazio disponibile e ripristinando le condizioni di utilizzo iniziali del dispositivo.

    Nell’ambito della videoscrittura e della gestione dei testi, invece, formattare significa modificare l’aspetto visivo di un documento per renderlo più leggibile e organizzato, intervenendo sulla scelta dei caratteri, sulle dimensioni del testo, sull’uso del grassetto, sull’allineamento dei paragrafi e sulla corretta gestione degli spazi vuoti.

    Esiste poi un uso figurato del termine, spesso impiegato nel linguaggio comune, che indica la necessità di fare tabula rasa, resettare i propri pensieri o riorganizzare da zero un progetto o una situazione complessa.

  • VOLTERRA/ALABASTRO

    Rappresenta una delle sintesi più alte tra la geologia del territorio toscano e la millenaria sapienza artigianale dell’uomo.

    Questa pietra calcarea tenera, formatasi circa sei milioni di anni fa nel periodo miocenico, si distingue nettamente dall’alabastro orientale per la sua composizione gessosa di solfato di calcio diidrato.

    La caratteristica principale che lo rende unico nel panorama scultoreo è la sua straordinaria duttilità, unita a una trasparenza lattiginosa che permette alla luce di penetrare la materia, conferendo ai manufatti una parvenza quasi vitale.

    La storia di questo materiale si intreccia indissolubilmente con la civiltà etrusca, che per prima ne intuì le potenzialità plastiche ed estetiche, utilizzandolo per la creazione di urne cinerarie decorate con bassorilievi mitologici.

    I maestri volterrani seppero sviluppare una tecnica estrattiva e di intaglio che ha superato i secoli, attraversando il Rinascimento fino a raggiungere l’apice commerciale e artistico tra il Settecento e l’Ottocento.

    In quel periodo la città si trasformò in una vera e propria officina a cielo aperto, capace di esportare manufatti in tutto il mondo grazie alla versatilità stilistica dei suoi artigiani.

    Oggi la lavorazione dell’alabastro vive una complessa fase di transizione, sospesa tra la salvaguardia di un patrimonio tradizionale unico e la necessità di dialogare con i linguaggi del design contemporaneo.

    La varietà dei filoni estrattivi, dal pregiato “bardiglio” venato al purissimo “scaglione”, offre ancora agli scultori una tavolozza materica di rara suggestione visiva.

    La sfida attuale risiede proprio nel sottrarre questa pietra alla dimensione del souvenir seriale, restituendole quel ruolo di nobile medium espressivo che possiede fin dall’antichità.

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  • Vaisnavismo Gaudiya

    Vaisnavismo Gaudiya

    E’ un movimento monoteista indù nato nel XVI secolo in Bengala, regione storicamente nota come Gauda-desa.

    La corrente si inserisce nell’ampio alveo della Bhakti, la via della devozione amorosa verso la Divinità, e si focalizza sul culto di Krishna, considerato non come un semplice avatar o manifestazione di Vishnu, ma come la Personalità Suprema e la fonte originaria di tutte le emanazioni divine.

    Il fondatore e motore spirituale del movimento fu Chaitanya Mahaprabhu, vissuto tra il 1486 e il 1534, il quale viene venerato dai fedeli come l’incarnazione congiunta di Krishna e della sua eterna controparte spirituale, Radha.

    Chaitanya rivoluzionò la pratica religiosa dell’epoca ponendo l’accento sul sankirtana, il canto pubblico e congregazionale dei santi nomi di Dio, in particolare del Maha-Mantra “Hare Krishna, Hare Krishna, Krishna Krishna, Hare Hare / Hare Rama, Hare Rama, Rama Rama, Hare Hare”.

    La dottrina teologica ed epistemologica del movimento venne successivamente sistematizzata dai sei Goswami di Vrindavana, un gruppo di eruditi discepoli scelti da Chaitanya per riscoprire i luoghi sacri legati alla vita terrena di Krishna e per redigere i testi filosofici di riferimento.

    Il pilastro filosofico del Vaisnavismo Gaudiya è espresso dal concetto di Acintya-Bhedabheda-Tattva, che si traduce come “inconcepibile simultanea identità e differenza” tra l’anima individuale e il Signore Supremo.

    Secondo questa visione, le anime condividono la stessa natura qualitativa di Dio, essendo scintille spirituali della sua stessa essenza, ma ne rimangono eternamente distinte dal punto di vista quantitativo e della potenza.

    La meta ultima del praticante non è la fusione impersonale nel tutto, bensì lo sviluppo del prema, l’amore puro disinteressato che permette all’anima di partecipare eternamente ai passatempi spirituali di Krishna nel mondo trascendentale.

    Dopo un periodo di declino nei secoli successivi, il movimento visse una potente rinascita spirituale e intellettuale tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento grazie all’opera di Bhaktivinoda Thakura e di suo figlio Bhaktisiddhanta Sarasvati Prabhupada.

    Quest’ultimo riorganizzò la predicazione fondando il Gaudiya Math e preparando il terreno per la successiva diffusione globale del vaisnavismo in Occidente, avvenuta negli anni Sessanta attraverso la fondazione dell’ISKCON da parte di Bhaktivedanta Swami Prabhupada.

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  • REBECCA STAFFELLI

    E’ una conduttrice radiofonica, presentatrice televisiva e modella italiana, nata a Roma il 22 maggio 1998.

    È una figlia d’arte ben nota al pubblico televisivo, essendo nata dall’unione tra Valerio Staffelli, storico inviato del tg satirico Striscia la Notizia, e Matilde Zarcone, ex showgirl e valletta televisiva degli anni Novanta.

    Il suo percorso professionale si è sviluppato con determinazione sia dietro i microfoni delle emittenti radiofoniche che davanti alle telecamere.

    Nel mondo della radio ha consolidato la sua presenza all’interno del gruppo RadioMediaset.

    Dopo aver condotto per diversi anni il programma serale 105 Night Express su Radio 105, è passata alla conduzione nel palinsesto di R101, dove presenta la trasmissione Belli felici.

    Sul piccolo schermo ha ottenuto una notevole visibilità televisiva partecipando alle recenti edizioni del Grande Fratello su Canale 5.

    All’interno del reality show di Alfonso Signorini ha ricoperto il ruolo di inviata social in studio, con il compito di monitorare il sentiment del web e leggere in diretta i commenti e i meme più rilevanti provenienti dalle piattaforme digitali.

    La sua carriera televisiva vanta anche altre esperienze significative, tra cui la conduzione di eventi musicali estivi come Yoga Radio Estate e la partecipazione a programmi come Amici di Maria De Filippi in veste di rappresentante radiofonica, oltre a piccoli ruoli come attrice in alcuni film per la televisione.

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  • CHIARA FERRAGNI/LA PARABOLA CONTEMPORANEA

    Chiara ha smesso da tempo di essere una semplice cronaca di costume per trasformarsi in un sofisticato caso di studio sulla resilienza dell’immagine.

    Dopo la tempesta mediatica e giudiziaria che ha ridefinito i confini del suo impero digitale la narrazione non si è interrotta ma ha trovato una nuova e più consapevole direzione.

    Oggi il racconto si muove su un binario di calcolata normalizzazione dove il glamour non urla più ma sceglie la via della solidità istituzionale.

    Il recente ritorno sul red carpet del Festival di Cannes con un abito d’archivio firmato Roberto Cavalli e il ruolo di volto globale per la campagna Guess testimoniano la volontà di ricollocare il brand Ferragni all’interno di una cornice di eleganza classica e meno legata all’istantaneità del feed.

    Allo stesso tempo la dimensione privata della sua vita sembra cercare un equilibrio inedito lontano dai fasti del passato e più vicino a una ritrovata quotidianità.

    La recente ufficializzazione della sua nuova relazione e le apparizioni pubbliche più spontanee descrivono il tentativo di ridefinire il concetto stesso di influenza pubblica.

    Non si tratta più di abitare lo spazio digitale con una presenza totalizzante ma di selezionare i frammenti di una rinascita che passa attraverso il lavoro e la ridefinizione dei propri confini personali.

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  • ARCHITETTURA ISLAMICA CONTEMPORANEA

    Moschea Faisal di Islamabad

    non è semplicemente un luogo di culto, ma rappresenta una delle espressioni più audaci dell’architettura islamica contemporanea.

    Disegnata dall’architetto turco Vedat Dalokay e completata nel 1986, questa imponente struttura si distacca radicalmente dalle tradizionali cupole che hanno storicamente definito il paesaggio sacro dell’Islam.

    La sua forma geometrica si ispira direttamente a una tenda beduina nel deserto, fondendo in modo straordinario la sacralità della tradizione nomade con le linee pulite del modernismo internazionale.

    Adagiata ai piedi delle colline Margalla, la moschea si impone nel panorama della capitale pakistana con i suoi quattro minareti slanciati, che richiamano la verticalità della tradizione ottomana ma vengono reinterpretati attraverso superfici lineari e spigoli vivi.

    La scelta di rinunciare alla cupola centrale per fare spazio a una struttura a tenda a otto facce crea un legame visivo immediato con la natura circostante, quasi come se l’edificio fosse un’estensione geometrica delle montagne retrostanti.

    Questo dialogo tra l’opera umana e l’orizzonte naturale conferisce al complesso un senso di solennità assoluta, dove il cemento bianco riflette la luce del sole trasformando la struttura in un faro visibile da ogni angolo della città.

    L’interno della sala di preghiera rivela una spazialità altrettanto rivoluzionaria, dove la vastità del vuoto invita alla contemplazione e al silenzio.

    Le pareti sono decorate con mosaici sofisticati e calligrafie delicate realizzate dal celebre artista pakistano Sadequain, che riescono a mitigare la monumentalità della struttura con la grazia della parola sacra.

    Un gigantesco lampadario dorato, sospeso al centro dello spazio, illumina la sala principale accentuando la sensazione di trovarsi sotto una volta celeste artificiale, concepita per accogliere decine di migliaia di fedeli in un abbraccio collettivo.

    Oggi la Moschea Faisal non è soltanto un simbolo di identità nazionale per il Pakistan, ma è un punto di riferimento cruciale per la riflessione sull’evoluzione dell’estetica sacra.

    Il progetto di Dalokay ha dimostrato che la spiritualità può abitare forme inedite e dialogare con il futuro, senza per questo smarrire la propria radice profonda.

    Resta un’opera concettualmente complessa e visivamente splendida, capace di ridefinire il concetto di monumento nel cuore della modernità asiatica.

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  • TUNISIA/GALLERIE D’ARTE CONTEMPORANEA

    La Marsa e Sidi Bou Said non sono soltanto i custodi di una luce mediterranea che ha ammaliato generazioni di artisti europei nel secolo scorso, ma rappresentano oggi i veri laboratori di una rigenerazione culturale profonda.

    Lungo le scogliere di Sidi Bou Said e tra i viali vibranti di La Marsa, una costellazione di gallerie d’arte contemporanea, spazi espositivi indipendenti e collezionisti lungimiranti sta silenziosamente riscrivendo il racconto estetico della Tunisia contemporanea.

    Questa nuova ondata non si limita a preservare la memoria visiva del paese, ma la interroga e la scompone attraverso i linguaggi della modernità globale.

    Il fenomeno non è puramente decorativo, bensì profondamente strutturale e identitario.

    In questi spazi la pittura, l’installazione e la fotografia diventano gli strumenti per esplorare le complessità di una società sospesa tra la ricchezza delle proprie radici storiche e le tensioni della contemporaneità.

    I collezionisti locali, un tempo orientati verso un collezionismo di stampo tradizionale e orientalista, dimostrano oggi un’attenzione acuta per le voci più radicali e sperimentali della scena artistica, favorendo la nascita di un mercato interno solido e consapevole.

    Ciò che emerge da questa vivace enclave costiera è una narrazione visiva che rifiuta gli stereotipi folcloristici per abbracciare una complessità estetica inedita.

    La Marsa e Sidi Bou Said si configurano così come ponti ideali tra le sponde del Mediterraneo, dove la periferia geografica si trasforma in un centro nevralgico di riflessione critica e innovazione visiva.

    Attraverso la determinazione di galleristi e curatori, Tunisi sta ridefinendo il proprio posizionamento sulla mappa internazionale dell’arte, dimostrando che l’estetica può essere il motore più potente per reinventare l’immaginario di un’intera nazione.

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  • FARAH DIBA

    Rappresenta una delle figure più affascinanti e complesse della storia mediorientale e internazionale del ventesimo secolo.

    Nata a Teheran nel millenovecentotrentotto da una famiglia dell’alta borghesia iraniana compì i suoi studi in Francia dove rimase affascinata dall’architettura e dall’arte occidentale prima che il destino la ponesse al centro della scena geopolitica mondiale.

    Il matrimonio nel millenovecentocinquantanove con lo Scià Mohammad Reza Pahlavi la trasformò non solo nella regina consorte ma nel simbolo stesso di un Iran che cercava disperatamente una sintesi tra la modernizzazione accelerata e le sue millenarie radici culturali.

    Nel millenovecentosessantasette fu incoronata con il titolo inedito di Shahbanu un riconoscimento formale che non era semplicemente onorifico ma che sottolineava il suo ruolo attivo nella transizione sociale del Paese e la legittimava alla reggenza in caso di necessità.

    Il suo impegno principale si manifestò nel campo della cultura e del mecenatismo artistico attraverso una visione illuminata che portò alla nascita del Museo d’Arte Contemporanea di Teheran.

    Sotto la sua direzione la fondazione accumulò una delle collezioni d’arte occidentale moderna più preziose e complete al di fuori dell’Europa e degli Stati Uniti acquistando capolavori che spaziavano dall’impressionismo all’espressionismo astratto in un dialogo costante con la valorizzazione dell’artigianato e della pittura tradizionale persiana.

    Questa stagione di straordinario fervore estetico e di emancipazione sociale fu tuttavia interrotta bruscamente dall’avvento della Rivoluzione Islamica del millenovecentosettantanove che costrinse la famiglia reale all’esilio definitivo.

    La fine del regno e la successiva perdita del consorte e di due figli hanno segnato profondamente la sua biografia trasformandola in una testimone silenziosa e resiliente di un mondo scomparso.

    Oggi Farah Diba vive tra la Francia e gli Stati Uniti continuando a rappresentare un punto di riferimento culturale e un simbolo di eleganza intellettuale che sopravvive ai drammatici mutamenti storici del suo Paese d’origine.

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  • ISLAMABAD/MAGICA

    ISLAMABAD/MAGICA

    si estende su una griglia geometrica ai piedi delle colline Margalla, dove l’ordine urbanistico razionale rompe definitivamente la vivace frammentazione caotica tipica delle altre storiche metropoli pakistane.

    La capitale

    è strutturata in settori indipendenti e autosufficienti, ciascuno dotato di proprie aree commerciali chiamate markaz, che garantiscono una vivibilità bilanciata e armoniosa tra ampi viali alberati e zone residenziali immerse nel verde.

    L’architettura

    civile si fonde con la natura circostante in un dialogo continuo, trovando il suo culmine visivo nella maestosa Moschea Faisal, un’opera straordinaria che sfida i canoni classici con le sue linee affilate e la totale assenza di cupole tradizionali.

    Salendo

    verso il punto panoramico di Daman-e-Koh, lo sguardo abbraccia l’intera pianta urbana fino a raggiungere il lago Rawal, rivelando un paesaggio geometrico dove l’edificato non prevarica mai l’elemento boschivo dell’altopiano.

    Rispetto

    alla frenesia storica e densa della vicina Rawalpindi, questa capitale appare come un esperimento riuscito di modernità silenziosa e riflessiva, costantemente sospesa tra il rigore geometrico delle istituzioni e la pace profonda dei parchi pubblici.

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  • SAVELLETRI

    CRAZY PIZZA

    FLAVIO BRIATORE

    Turismo di elite

    Il fenomeno del turismo d’élite ridisegna i confini geografici della Puglia e trasforma borghi un tempo legati solo alla tradizione marittima in capitali del lusso globale.

    L’apertura del nuovo Crazy Pizza a Savelletri

    affacciato sul porticciolo, sancisce definitivamente l’ingresso di questo tratto di costa adriatica nel circuito esclusivo delle destinazioni internazionali, accostandola a icone storiche come Capri e Porto Cervo.

    La metamorfosi di questa frazione fasanese

    riflette una strategia di posizionamento che punta dichiaratamente a un target elevato, dove l’esclusività dell’offerta giustifica prezzi commisurati a standard globali e dove il registro del tutto esaurito diventa la norma ben prima dell’inizio formale della stagione.

    Le dinamiche attrattive del territorio

    non rispondono più soltanto alle logiche del turismo stagionale o paesaggistico, ma si integrano in un sistema di accoglienza glamour in cui la ristorazione scenografica e l’intrattenimento di lusso fungono da catalizzatori per flussi finanziari e celebrità internazionali.

    Questo modello di sviluppo economico solleva riflessioni profonde sull’evoluzione delle identità locali e sulla sostenibilità di un mercato che tende a ricalcare i canoni consolidati delle più note località balneari del Mediterraneo, proiettando la regione verso una dimensione estetica e commerciale profondamente rinnovata.

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  • VERTIGINE POSTURALE FOBICA

    VERTIGINE POSTURALE FOBICA

    Descritta per la prima volta negli anni ottanta dal neurologo tedesco Thomas Brandt, rappresenta una delle cause più frequenti di vertigine cronica, specialmente tra i soggetti giovani e di mezza età.

    Questa condizione non è legata a una lesione organica dell’orecchio interno o del sistema nervoso centrale, ma si configura come un disturbo funzionale in cui il meccanismo di controllo dell’equilibrio si ritrova improvvisamente alterato.

    Il quadro clinico tipico si manifesta con una sensazione costante di instabilità, di sbandamento o di cammino “sulle uova”, spesso accompagnata da brevi attacchi di vertigine soggettiva che insorgono in situazioni ambientali specifiche, come spazi aperti, luoghi affollati, ponti o lunghi corridoi.

    La diagnosi si basa sull’esclusione di patologie vestibolari o neurologiche sottostanti e sul riscontro di una discrepanza tra la gravità dei sintomi riferiti dal paziente e la sostanziale normalità dei test clinici e strumentali dell’equilibrio.

    L’approccio terapeutico più efficace è di tipo multidisciplinare, combinando una corretta informazione del paziente sul carattere benigno del disturbo, cicli di riabilitazione vestibolare per ricalibrare i riflessi posturali e, se necessario, un supporto psicoterapeutico cognitivo-comportamentale per scardinare i meccanismi d’ansia e di evitamento che alimentano la vertigine.

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  • ROMA/GALLERIA GEORGE LESTER

    E’ stata una realtà espositiva privata di rilievo nel panorama culturale di Roma, attiva principalmente durante i primi anni Sessanta.

    In via Mario de’ Fiori una via situata nel cuore del centro storico romano, a brevissima distanza da Piazza di Spagna, un’area che in quel decennio rappresentava uno dei fulcri cruciali per l’incontro tra l’avanguardia artistica italiana e internazionale.

    La galleria è passata alla storia dell’arte soprattutto per aver ospitato nel luglio del 1961 la prima mostra personale in assoluto di un giovanissimo Robert Smithson, allora ventitreenne, molto prima che diventasse uno dei massimi esponenti della Land Art mondiale.

    Quella mostra romana presentava una serie di opere a tema religioso e spirituale influenzate dal pensiero bizantino e dal cattolicesimo, segnando un momento di profonda riflessione e transizione nel percorso dell’artista americano.

    Oltre all’esposizione storica di Smithson la programmazione della galleria si distinse per una spiccata apertura internazionale e per l’attenzione verso le nuove tendenze dell’astrazione e della sperimentazione grafica, ospitando mostre di rilievo come quelle dell’artista giapponese Nobuya Abe o degli italiani Giustino Vaglieri, introdotto in catalogo da Emilio Tadini nel 1962, e Claudio Olivieri.

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  • CECILIA GATTO TROCCHI

    Antropologa e scrittrice italiana, ha dedicato gran parte della sua ricerca allo studio dei processi culturali, demo-antropologici e rituali

    con un particolare interesse per la dimensione sciamanica e magica delle culture tradizionali. 

    La sua opera si contraddistingue per una lettura profondamente fenomenologica ed estetica del rituale, che si manifesta come espressione e aspirazione della realtà magica nei popoli.

    La ricerca di Gatto Trocchi

    si muove nella direzione dell’armonia, del mistero e della profondità simbolica del fuoco, della fiamma e del falò, intesi come elementi sacri capaci di rivelare il segreto dell’anima e dell’essere. 

    Ella interpreta la magia non solo come un fenomeno antropologico, ma come un’esperienza esistenziale che attraversa il sogno e l’inverosimile, elementi costitutivi della cultura e della letteratura .

    L’approccio

    di Cecilia Gatto Trocchi si distingue per una chiave di lettura che unisce storia, estetica e fenomenologia: l’antropologia dell’anima, in cui l’anima stessa diventa metafisica, raccordando la conoscenza alla coscienza. 

    La sua interpretazione non rimane confinata allo studio accademico ma si spinge verso un coinvolgimento diretto con i fenomeni esoterici, lo spiritismo e le sette, ambiti nei quali si è inserita anche con osservazione partecipante, vivendo esperienze in prima persona e testimoniando percorsi pseudoiniziatici e manipolatori .

    Nelle sue analisi letterarie

    Gatto Trocchi rileva una presenza decisa di influenze esoteriche in autori come Alessandro Manzoni, Gabriele D’Annunzio e Luigi Capuana. 

    In particolare, allontana Capuana dalla sua tradizionale collocazione verista, ponendolo in relazione con la cultura dello spiritismo, e interpreta il Decadentismo come un contesto permeato da occulto e magia, elementi ricorrenti anche nello spirito sciamanico della sensualità e dell’alchimia estetica .

    Un pilastro della sua riflessione è la nozione di rituale magico come un “caposaldo” che esprime la forza e la potenza immutabile della cultura magica nei popoli. 

    Gatto Trocchi si differenzia

    da altri studiosi come Ernesto De Martino, proponendo invece autori come Lévi-Strauss e Marcel Mauss per interpretare la cultura magico-rituale in una prospettiva demo-etno-antropologica innovativa e meno tradizionale .

    In sintesi

    il modello sciamanico e rituale nella ricerca di Cecilia Gatto Trocchi si configura come un viaggio attraverso le selve dei sogni e delle tradizioni, dove il magico si coniuga con l’estetico e l’esperienziale, e dove il rituale è la chiave di accesso a una realtà simbolica che supera la mera spiegazione scientifica per divenire esperienza viva e trasformativa.


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  • Cavo USB-C

    Cavo USB-C

    La tecnologia contemporanea ci ha abituati a una standardizzazione apparente, una rassicurante uniformità visiva che spesso nasconde complessità profonde e asimmetrie funzionali.

    Il cavo USB-C rappresenta perfettamente questo paradosso, poiché dietro una forma geometrica identica e simmetrica si cela un ecosistema di prestazioni radicalmente differenti, dove la velocità di ricarica non è mai un dato scontato ma il risultato di variabili strutturali precise.

    Troppo spesso si attribuisce l’efficienza di una ricarica rapida esclusivamente alla potenza del blocco alimentatore o alla capacità del dispositivo ricevente, trascurando l’elemento lineare di mediazione, ovvero il cavo stesso.

    In realtà l’infrastruttura interna di un filo determina in modo vincolante il flusso energetico, poiché la fisica dei materiali e i protocolli logici integrati agiscono come un vero filtro selettivo.

    Il primo elemento di differenziazione risiede nella sezione e nella qualità dei conduttori interni in rame, misurati secondo lo standard del calibro dei fili, dove un diametro inferiore offre una resistenza elettrica maggiore.

    Una resistenza elevata non solo disperde l’energia sotto forma di calore ma riduce drasticamente la tensione che raggiunge il dispositivo, costringendo il sistema a una ricarica lenta e inefficiente per ragioni di pura sicurezza termica.

    Un ulteriore livello di complessità è introdotto dalla presenza dei chip di tracciamento e negoziazione energetica, noti come E-marker, integrati direttamente all’interno dei connettori dei cavi più performanti.

    Questi microcircuiti dialogano attivamente con l’alimentatore e lo smartphone per validare il passaggio di correnti superiori ai 3 Ampere, sbloccando le potenze più elevate previste dai moderni protocolli di ricarica.

    Senza questo riconoscimento digitale intelligente, il sistema si attesta prudenzialmente su livelli energetici minimi e standardizzati, rendendo inutile anche il caricabatterie più sofisticato.

    La lunghezza stessa del supporto rappresenta un ostacolo geometrico e strutturale intrinseco alla conducibilità, poiché all’aumentare della distanza percorsa dalla corrente aumentano proporzionalmente la resistenza complessiva e le relative cadute di potenziale.

    I cavi progettati per garantire prestazioni massime devono bilanciare l’estensione lineare con un irrigidimento e un ispessimento dei materiali interni, elementi che ne giustificano la diversità costruttiva e i costi differenti sul mercato.

    Comprendere che la ricarica rapida non è un attributo del singolo accessorio ma una catena sinergica di elementi significa superare l’illusione della pura compatibilità estetica per calarsi nella logica della funzionalità tecnica.

    Il cavo non è più un semplice conduttore passivo ma un componente attivo e determinante, la cui scelta definisce il confine tra un’efficienza ottimale e una lentezza anacronistica.

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  • Banca Patrimoni Sella & C.

    Banca Patrimoni Sella & C.

    Rappresenta oggi un punto di riferimento imprescindibile nel panorama del private banking italiano unendo la solidità di una tradizione ultra-centenaria alla capacità di anticipare le complesse dinamiche dei mercati contemporanei.

    L’istituto si distingue per un approccio sartoriale alla gestione del risparmio, dove la tutela del patrimonio familiare e aziendale non si limita alla semplice ottimizzazione finanziaria, ma si estende a una visione olistica e lungimirante del passaggio generazionale.

    Attraverso una fitta rete di professionisti e una profonda cultura del servizio, la banca ha saputo costruire un ecosistema di fiducia che va oltre la consulenza tradizionale, integrando l’analisi dei mercati globali con una vicinanza autentica alle esigenze reali dei propri clienti.

    La combinazione tra l’indipendenza decisionale e l’appartenenza a un gruppo storico permette di navigare le incertezze economiche con una stabilità rara, trasformando la gestione patrimoniale in un’opera di precisione strategica e di costante valorizzazione delle risorse.

  • MARISA SANTAMARIA VILLANI

    MARISA SANTAMARIA VILLANI

    Notevole spessore culturale nel panorama dell’insegnamento e della conservazione della memoria storica pugliese.

    La sua lunga carriera come docente di lettere ha lasciato un’impronta indelebile nella formazione di intere generazioni, unendo la passione per la letteratura a un impegno civile costante.

    La sua attività si è sempre intrecciata con il fermento intellettuale del territorio di Conversano e della provincia di Bari.

    Il suo approccio didattico non si è mai limitato alla semplice trasmissione del sapere accademico, ma ha sempre cercato di stimolare nei giovani una coscienza critica e un forte legame con le radici culturali locali.

    Oltre all’insegnamento, la sua figura è riconosciuta per la capacità di tessere relazioni significative all’interno di importanti circoli culturali, favorendo il dialogo tra diverse espressioni artistiche e letterarie.

    La pensione ha semplicemente trasferito questa sua naturale vocazione educativa dalla cattedra alla vita sociale, dove continua a essere un punto di riferimento intellettuale e una custode di memorie storiche preziose.

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  • Anca

    Anca

    Dolore e rigidità’

    rappresentano una condizione complessa che può incidere profondamente sulla fluidità dei movimenti quotidiani.

    La struttura di questa articolazione fondamentale per il sostegno del peso corporeo, può essere interessata da diverse patologie che richiedono un’attenta valutazione diagnostica.

    Spesso l’origine del disturbo risiede nell’artrosi, un processo degenerativo della cartilagine che provoca un progressivo attrito tra le superfici ossee.

    In altri contesti il problema può derivare da tendiniti, borsiti o da un conflitto femoro-acetabolare, condizioni che limitano l’ampiezza del movimento e generano un fastidio localizzato sia nella zona inguinale sia lateralmente.

    Per comprendere la natura specifica della sofferenza articolare e impostare un percorso terapeutico corretto, è sempre indispensabile consultare uno specialista ortopedico.

    Un esame clinico approfondito, supportato da indagini radiologiche o risonanze magnetiche, permette di individuare le cause esatte e di pianificare l’approccio più idoneo, che può variare dalla fisioterapia mirata fino, nei casi più avanzati, a soluzioni di tipo chirurgico.

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  • PIERO VILLANI/ARTE ASTRATTA E SPIRITUALITA’

    PIERO VILLANI/ARTE ASTRATTA E SPIRITUALITA’

    Il percorso di Piero Villani, che ha sempre rappresentato un terreno di ricerca incredibilmente fertile, si intreccia con l’esperienza filosofica e pratica degli Hare Krishna, in un’incessante ricerca dell’assoluto.

    Questa vicinanza non va intesa come una formale conversione religiosa, bensì come un profondo e intimo attraversamento di una disciplina ascetica che ha lasciato un’impronta indelebile sulla sua percezione del mondo e, di riflesso, sulla sua stessa urgenza creativa.

    L’immersione nei ritmi, nei canti e nella meditazione della coscienza di Krishna ha offerto all’artista un prezioso filtro per decodificare il reale e per spogliare la materia del superfluo, guidandolo verso una comprensione più profonda della vibrazione interiore.

    La pratica del mantra e la rigorosa disciplina quotidiana

    vissute in quel contesto si sono rivelate una vera e propria ascesi dello sguardo, un esercizio di purificazione visiva e mentale che ha trovato una perfetta corrispondenza formale nella sua pittura.

    La ricerca geometrica e la modulazione della luce sulla tela sono diventate, in questo modo, lo specchio di quel silenzio interiore e di quella devozione scoperti durante l’esperienza spirituale.

    Per Piero Villani, il rigore delle forme astratte non è mai freddo calcolo geometrico, ma un tentativo di tradurre visivamente un’armonia cosmica e una trascendenza che fuggono la frammentazione caotica della vita quotidiana.

    Questo frammento di vita vissuta si inserisce così nel bagaglio dell’artista non come un elemento isolato, ma come una chiave di lettura essenziale per comprenderne la maturità intellettuale e la profondità analitica.

    L’esperienza presso gli Hare Krishna ha depositato nel suo animo una spiccata attitudine alla contemplazione e al distacco, elementi che continuano a fluire tanto nelle sue riflessioni teoriche quanto nella sua produzione estetica, trasformando l’atto del dipingere in un autentico rituale di connessione con il sacro.

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  • MONOPOLI/IL FENOMENO DELLA LONGEVITÀ

    MONOPOLI/IL FENOMENO DELLA LONGEVITÀ

    non rappresenta soltanto un dato statistico degno di nota, ma si configura come un vero e proprio saggio antropologico a cielo aperto.

    Attualmente la comunità adriatica vanta diciannove cittadini ultracentenari, una cifra destinata ad aumentare entro la fine dell’anno con l’ingresso di altri sei residenti nel club dei centenari.

    Questa concentrazione di esistenze ultracentenarie, tra cui si contano quattordici donne, trasforma la città in un laboratorio naturale dove il respiro del mare e i ritmi della quotidianità sembrano sospendere il corso ordinario del tempo.

    Simbolo vivente di questa eccezionale condizione è Cosimo Aprile, conosciuto da tutti con il soprannome storico di Gèghèniddè, che ha recentemente festeggiato il traguardo dei centosei anni.

    Ex commerciante di tessuti nella centralissima piazza Manzoni, la sua figura incarna la continuità storica e la vitalità di una comunità che non isola il proprio passato, ma lo mantiene integrato nel tessuto vivo del presente.

    La consegna di una pergamena celebrativa da parte delle istituzioni locali non è che l’atto formale di un riconoscimento quotidiano, tributato a chi ha attraversato un secolo di mutamenti conservando una lucidità e una fede incrollabili.

    L’analisi di questo primato monopolitano solleva interrogativi profondi sul rapporto tra ambiente, alimentazione e stili di vita nelle dinamiche dell’invecchiamento attivo.

    Non si tratta unicamente di una combinazione di fattori genetici favorevoli, ma di un ecosistema urbano e relazionale che protegge e valorizza l’anziano come custode di una memoria collettiva imprescindibile.

    In un’epoca caratterizzata dalla frammentazione dei legami sociali e dalla velocità dei consumi, la resistenza di questi patriarchi offre una prospettiva capovolta, dove la durata dell’esistenza diventa la misura della qualità del vivere condiviso.

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  • Focaccia

    FOCACCIA ALLA BARESE

    La tradizione gastronomica pugliese si trova oggi ad affrontare una sfida legata ai rincari, eppure l’identità culinaria resiste radicata nelle abitudini quotidiane.

    La focaccia barese, simbolo indiscusso dello street food locale e patrimonio culturale condiviso, sta registrando un progressivo aumento dei prezzi che tocca da vicino consumatori e panificatori.

    I dati attuali evidenziano come una singola ruota di focaccia possa ormai raggiungere il costo di dodici euro, mentre un semplice trancio viene venduto anche a quattro euro.

    Questo incremento si inserisce in una dinamica più ampia di inflazione e aumento delle materie prime, che costringe le attività artigianali a rivedere i propri listini per far fronte alle spese di gestione.

    Nonostante la crescita dei prezzi possa apparire disincentivante, il legame con questo alimento fondamentale non accenna a indebolirsi.

    Nessuno sembra intenzionato a rinunciare a un rito che unisce generazioni, dimostrando come il valore antropologico del cibo riesca spesso a prevalere sulle pure logiche economiche di mercato.

  • TIZIANO FERRO

    TIZIANO FERRO

    Ritorna negli stadi italiani per celebrare i venticinque anni di una carriera folgorante, inaugurata nel lontano duemilauno dal successo planetario di Xdono.

    Il palcoscenico, che un tempo rappresentava un territorio di ansia e sacralità estrema, si trasforma oggi in una zona di decompressione, un rifugio in cui l’artista accoglie soltanto chi desidera ascoltare la sua evoluzione umana e artistica.

    Questo viaggio dal vivo si carica di una forte urgenza espressiva, segnata dalla distanza geografica e personale di chi oggi dichiara di vivere in America con la sensazione profonda di un rifugiato.

    La dimensione live si spoglia delle vecchie acrobazie aeree del passato per fare spazio a un’imponente architettura tecnologica, dominata dal colore e da una narrazione visiva strabordante.

    Sul palco non troverà spazio l’intelligenza artificiale, ma ci sarà una forte apertura verso le nuove generazioni della musica italiana.

    Nelle tappe più attese sono già confermate le presenze di Lazza, Shiva e Ditonellapiaga a Milano, mentre Roma ospiterà le voci di Giorgia e Ariete, confermando la volontà del cantautore di creare ponti generazionali che la discografia italiana aveva spesso ignorato in passato.

    Il tour non è solo la celebrazione di un repertorio storico, ma anche il riflesso di una quotidianità complessa e protetta.

    Tiziano Ferro affronta gli stadi portando con sé una struttura di supporto emotivo che include una psicoterapeuta e la presenza costante dei suoi due figli, Margherita e Andreas.

    Questo ritorno alle origini musicali, culminato anche nella recente reinterpretazione di Xdono insieme a Lazza, si configura come un bilancio profondo tra i successi della carriera e le ferite private di un matrimonio giunto al capolinea, ponendo le basi per un racconto che proseguirà anche dopo i concerti attraverso un progetto cinematografico.

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  • ZEUDI ARAYA

    ZEUDI ARAYA

    La sua scomparsa

    segna la fine di un’epoca cinematografica complessa in cui la bellezza esotica si è fusa con una profonda determinazione imprenditoriale.

    L’attrice e produttrice eritrea, naturalizzata italiana, si è spenta a Roma all’età di settantacinque anni, dopo aver affrontato con estrema dignità una lunga malattia che l’ha portata via lo scorso ventiquattro maggio.

    La notizia della sua morte è stata diffusa solo a ridosso delle esequie, per esplicita volontà del figlio Michelangelo Spano, il quale ha chiesto il massimo rispetto per una riservatezza che ha contraddistinto anche gli ultimi anni della vita dell’artista.

    Nata a Decamerè nel 1951, Zeudi Araya era giunta in Italia all’inizio degli anni Settanta, diventando rapidamente un’icona assoluta grazie a pellicole che esploravano le nuove frontiere del cinema erotico e d’autore di quel decennio.

    La sua presenza scenica, definita da una grazia magnetica e da un’espressività intensa, aveva saputo superare i cliché superficiali dell’epoca, imponendosi all’attenzione della critica e del grande pubblico per una naturalezza interpretativa non comune.

    La sua traiettoria esistenziale e professionale ha tuttavia trovato la vera maturazione dietro le quinte, dove la transizione da musa davanti alla macchina da presa a produttrice cinematografica ha rivelato uno spiccato intuito culturale.

    La vicinanza ai grandi interpreti e ai meccanismi dell’industria visiva le ha permesso di contribuire in modo significativo alla realizzazione di progetti complessi, dimostrando che l’estetica della presenza può evolversi in una rigorosa gestione del pensiero creativo.

    I funerali si svolgeranno nei prossimi giorni in forma strettamente privata, lasciando alla memoria collettiva il ricordo di una figura che ha attraversato le stagioni del nostro cinema con un’eleganza rara, mantenuta intatta fino all’ultimo istante.

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  • ROSA CANINA

    ROSA CANINA

    Rappresenta uno degli archetipi più affascinanti della flora spontanea mediterranea e continentale.

    Questa pianta perenne, appartenente alla famiglia delle Rosaceae, si manifesta nei paesaggi collinari e nei margini boschivi come un arbusto spinoso dall’apparente fragilità, ma dotato di una resilienza straordinaria.

    La sua fioritura primaverile offre petali sfumati dal bianco al rosa pallido, un’eleganza sobria che contrasta nettamente con la robustezza dei suoi rami arcuati e protettivi.

    Il vero fulcro d’interesse di questo arbusto si rivela tuttavia in autunno, quando i fiori lasciano il posto ai cinorrodi.

    Questi falsi frutti, caratterizzati da un colore rosso brillante e da una consistenza coriacea, racchiudono una concentrazione eccezionale di vitamina C, storicamente impiegata nella tradizione erboristica per sostenere le difese immunitarie e contrastare gli stati di affaticamento.

    La metamorfosi stagionale della rosa canina incarna una sintesi perfetta tra estetica spontanea e virtù terapeutiche, rimanendo un simbolo immutabile di come la natura selvatica custodisca risposte essenziali per il benessere umano.

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  • ROMA/PALAZZO LANCELLOTTI AI CORONARI

    Sorge nel cuore del Rione Ponte a Roma, affacciandosi sull’omonima piazza e sulla storica via dei Coronari, un’area che conserva intatta l’atmosfera della transizione tra Rinascimento e Barocco.

    La configurazione attuale della dimora risale alla fine del Cinquecento, quando Scipione Lancellotti ne affidò la costruzione a Francesco da Volterra.

    I lavori vennero successivamente completati da Carlo Maderno nei primi anni del Seicento, definendo una struttura monumentale che si sviluppa attorno a un cortile interno di grande suggestione.

    Questo spazio aperto custodisce una preziosa collezione di antichità classiche, comprendente rilievi, sarcofagi e sculture romane inserite direttamente nelle pareti e sotto i portici, concepite come elemento di rappresentazione del prestigio familiare.

    Gli interni custodiscono cicli decorativi di straordinario rilievo per la pittura del Seicento romano, con sale affrescate da maestri del calibro del Guercino e di Agostino Tassi, i quali collaborarono alle volte di alcune sale al pianterreno, e di Giovanni Lanfranco, autore di scene allegoriche celebrate per la loro ariosità.

    Il palazzo divenne anche un importante centro culturale della città, ospitando dal 1650 le adunanze dell’Accademia degli Infecondi, istituzione fondata da Filippo Lancellotti.

    Un episodio celebre lega l’edificio alla storia risorgimentale.

    Il 20 settembre 1870, in segno di ferma protesta contro l’ingresso delle truppe italiane a Roma e la fine dello Stato Pontificio, i principi Lancellotti sbarrarono il grande portone d’ingresso, un gesto simbolico a cui i sostenitori del nuovo Regno d’Italia risposero tracciando in rosso sulla colonna sinistra del portale l’acronimo V.V.E., ovvero Viva Vittorio Emanuele, sigla ancora parzialmente visibile.

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  • Mohammed bin Salman

    Mohammed bin Salman

    Rappresenta una delle figure più centrali e complesse nel panorama geopolitico contemporaneo incarnando una transizione cruciale per il Regno dell’Arabia Saudita.

    La sua figura si muove costantemente sul delicato crinale che separa la modernizzazione strutturale dal mantenimento del potere tradizionale, un dualismo che ridefinisce non solo il volto interno del Paese ma anche i suoi equilibri con l’Occidente e il resto del mondo arabo.

    Attraverso il monumentale progetto di “Vision 2030”, egli ha avviato una transizione economica senza precedenti, focalizzata sul superamento della dipendenza storica dal petrolio, promuovendo investimenti massicci in tecnologia, turismo globale e infrastrutture futuristiche come il progetto Neom.

    Questo slancio riformatore si è tradotto anche in significative aperture sul piano dei diritti sociali, come la storica concessione del diritto di guida alle donne e la parziale liberalizzazione dei costumi, che hanno profondamente modificato il tessuto quotidiano della società saudita.

    Tuttavia, questa spinta verso il futuro coesiste con una gestione del potere centralizzata, in cui la stabilità politica e la sicurezza interna vengono anteposte a qualsiasi forma di dissenso, delineando un modello di sviluppo economico accelerato che prescinde dalle dinamiche democratiche occidentali.

    In ambito internazionale, la sua leadership si caratterizza per una pragmatica ricerca di centralità geopolitica, muovendosi con indipendenza tra le storiche alleanze e le nuove potenze emergenti, in un continuo sforzo di accreditare il Regno non più solo come gigante energetico, ma come perno culturale e finanziario della nuova era globale.

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  • Isola di Saseno

    Isola di Saseno

    Emerge dalle acque come un frammento di pietra e di storia sospeso tra l’Adriatico e lo Ionio.

    Questo lembo di terra custodisce il fascino aspro delle rotte adriatiche e la memoria stratificata del Novecento.

    La sua silhouette rocciosa definisce il limite naturale della baia di Valona ed evoca un passato di isolamento geopolitico e di presidio militare che ne ha preservato la natura selvaggia.

    Per decenni l’accesso a questa fortezza naturale è stato precluso al mondo esterno.

    Oggi l’isola rivela ai rari visitatori una vegetazione mediterranea incontaminata che si aggrappa alle scogliere e si specchia in un mare cristallino.

    I resti delle installazioni militari e i vecchi bunker abbandonati convivono con il silenzio della natura e raccontano il Novecento.

    La sua vicinanza alle coste pugliesi rende questo luogo una presenza familiare e remota allo stesso tempo.

    Saseno resta un avamposto di pietra che conserva intatta la sua atmosfera di frontiera marina e di mistero archeologico e naturale.

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  • Villa Vrindavana/San Casciano Val di Pesa

    Villa Vrindavana/San Casciano Val di Pesa

  • DATTILOSCOPIA

    DATTILOSCOPIA

    Rappresenta uno dei pilastri fondamentali delle scienze forensi e dell’identificazione personale.

    Il suo principio si fonda sullo studio dei dermatoglifi, ovvero i rilievi carnosi e i solchi che disegnano la superficie dei polpastrelli, lasciando un’impronta unica per ciascun individuo.

    La forza metodologica di questa disciplina risiede in tre caratteristiche biologiche essenziali.

    L’immutabilità, poiché i disegni si formano durante lo sviluppo fetale e non cambiano nel corso della vita.

    La perennità, dato che persistono anche dopo la morte fino alla decomposizione dei tessuti.

    L’individualità, che garantisce l’assoluta unicità del disegno, non esistendo due impronte identiche nemmeno tra gemelli omozigoti.

    Il sistema di classificazione si basa sull’osservazione di figure geometriche ricorrenti, come archi, cappi e vortici, arricchite dai cosiddetti punti caratteristici o minuzie.

    Questi dettagli infinitesimali, come le biforcazioni delle linee o i punti isolati, permettono il confronto geometrico indispensabile per stabilire un’identità certa.

    Nata nella seconda metà dell’Ottocento grazie agli studi pionieristici di figure come William Herschel, Francis Galton e Juan Vucetich, la disciplina ha vissuto una profonda evoluzione tecnologica.

    Oggi i sistemi manuali di catalogazione sono stati sostituiti dalle banche dati digitali AFIS, algoritmi complessi capaci di scansionare e confrontare milioni di record in pochi istanti.

    L’analisi dattiloscopica conserva un valore scientifico assoluto nel panorama investigativo contemporaneo.

    Essa si affianca alle moderne tecniche del DNA, mantenendo intatta la propria autorevolezza grazie alla rapidità di riscontro e all’oggettività del dato morfologico.

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  • Basilea/Museo Tinguely

    Basilea/Museo Tinguely

    sorge sulle sponde del Reno come un imponente scrigno metallico e vetrato, progettato dall’architetto ticinese Mario Botta.

    Al suo interno l’edificio

    custodisce la più grande collezione al mondo di opere di Jean Tinguely, straordinario pioniere dell’arte cinetica del ventesimo secolo.

    La visita si trasforma

    in un’esperienza multisensoriale unica, dove le monumentali sculture semoventi prendono vita attraverso il movimento, il ritmo e il suono, ridefinendo il rapporto classico tra l’osservatore e l’oggetto d’arte. Le macchine ironiche e dissacranti dell’artista svizzero dialogano costantemente con le grandi vetrate che si affacciano sul fiume, creando un movimento continuo tra lo spazio espositivo e il paesaggio circostante.

    Accanto alla collezione permanente

    il museo ospita regolarmente mostre temporanee dedicate a compagni di strada di Tinguely e ad artisti contemporanei che esplorano le infinite possibilità del movimento e della percezione visiva.

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  • PARCO NAZIONALE DEL DURMITOR

    Situato nel nord-ovest del Montenegro, rappresenta una delle riserve naturali più imponenti e geometricamente perfette dei Balcani.

    Istituito nel 1952

    e proclamato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 1980, il parco si estende su un vasto altopiano carsico scolpito dall’azione millenaria dei ghiacciai e delle acque sotterranee.

    Il cuore del massiccio è dominato dal Bobotov Kuk

    la vetta più alta che raggiunge i 2.523 metri di altitudine, circondata da circa cinquanta picchi che superano i duemila metri.Tra queste formazioni rocciose si adagiano diciotto laghi glaciali, ribattezzati poeticamente dagli abitanti del luogo “occhi della montagna”, tra cui spicca per intensità cromatica il Lago Nero.

    Il margine settentrionale del parco è segnato dal profondo solco del canyon del fiume Tara, che con i suoi 1.300 metri di profondità costituisce la gola più profonda d’Europa, un tempio naturale dove la roccia nuda dialoga costantemente con il verde denso delle foreste di pini neri secolari.

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  • MONTENEGRO

    TERRA DI CONTRASTI

    Si rivela allo sguardo come una terra di contrasti verticali drammatici ed eleganti, dove la roccia aspra dei Balcani si tufferà direttamente nell’azzurro profondo del Mar Adriatico.

    Questo piccolo Stato

    racchiude in una superficie ridotta una complessità geografica e culturale straordinaria, capace di alternare la solarità mediterranea delle sue coste all’oscurità misteriosa e solenne delle sue montagne interne, da cui trae il nome storico.

    La costa montenegrina

    è una successione di insenature spettacolari e borghi storici in pietra, tra cui spicca la spettacolare baia di Cattaro, un vero e proprio fiordo mediterraneo dove la storia veneziana ha lasciato un’impronta indelebile nelle architetture e nelle fortificazioni che si arrampicano sulla roccia nuda.

    Poco più a sud, le spiagge sabbiose e le cittadine fortificate come Budva offrono un contrasto dinamico, sospeso tra il richiamo del turismo internazionale e la persistenza di antiche radici marinare.

    Allontanandosi di pochi chilometri dal litorale, il paesaggio cambia radicalmente per lasciare spazio a un entroterra selvaggio e monumentale, dominato da massicci calcarei e foreste primordiali.

    Il Parco Nazionale del Durmitor

    con i suoi laghi glaciali e il profondo canyon del fiume Tara, rappresenta il cuore pulsante di una natura incontaminata, dove il tempo sembra essersi fermato e dove le tradizioni pastorali resistono al mutare delle epoche.

    La capitale Podgorica

    e la storica Cetinje incarnano le due anime istituzionali e spirituali del Paese, la prima proiettata verso la modernità e la ricostruzione post-bellica, la seconda custode della memoria dinastica, dei monasteri ortodossi e dell’orgoglio di un popolo che ha sempre difeso la propria indipendenza.

    In questo equilibrio tra il richiamo del mare e la severità della montagna, il Montenegro continua a definire la propria identità contemporanea, oscillando sapientemente tra un passato di fiera resistenza e un futuro di apertura internazionale.

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  • MADRID/MUSEO DEL PRADO

    è uno dei musei più prestigiosi e visitati al mondo, situato a Madrid, in Spagna.

    È famoso per la sua straordinaria collezione di opere d’arte, in particolare di pittura europea dal XII al XX secolo, e rappresenta un punto di riferimento imprescindibile per gli amanti dell’arte.

    L’edificio

    fu voluto da Carlo III di Spagna come Gabinete de Historia Natural, parte del progetto di riurbanizzazione del Salón del Prado.

    L’architetto Juan de Villanueva

    fu incaricato della progettazione nel 1786, creando uno dei capolavori del neoclassicismo spagnolo.

    Durante la guerra d’indipendenza spagnola

    l’edificio fu quasi distrutto, ma venne recuperato grazie all’intervento di Ferdinando VII e della regina Maria Isabella di Braganza.

    Nel 1819 fu inaugurato come Museo Real de Pinturas

    L’edificio presenta un corpo centrale con gallerie laterali, una facciata monumentale e numerosi elementi architettonici di pregio, come colonne tuscaniche e ioniche, rotonde interne e portici.

    Il Prado, insieme al Museo Thyssen-Bornemisza e al Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía costituisce il cosiddetto Triangolo d’oro dell’arte di Madrid, riconosciuto come Patrimonio dell’Umanità UNESCO nel 2021.

    Il Museo del Prado ospita capolavori dei più grandi maestri italiani, spagnoli e fiamminghi.

    Ecco alcuni degli artisti più rappresentativi e le loro opere esposte.

    Tra gli artisti spagnoli

    spicca Diego Velázquez, con capolavori assoluti come Las Meninas del 1656, La resa di Breda dipinta tra il 1634 e il 1635, il Cristo crocifisso del 1631 e l’Adorazione dei Magi del 1619.

    Davanti all’ingresso principale del museo

    si trova anche una statua dedicata a questo grande maestro, realizzata da Aniceto Marinas e inaugurata nel 1899.

    Un altro protagonista indiscusso

    è Francisco Goya, di cui si possono ammirare La famiglia di Carlo IV del biennio 1800-1801, Il 3 maggio 1808 realizzato nel 1814, le celebri tele La maja vestida e La maja desnuda del 1800, e la drammatica opera Saturno che devora i suoi figli, risalente al periodo tra il 1819 e il 1823.

    La scuola spagnola

    è magistralmente rappresentata anche da El Greco, con la Trinità eseguita tra il 1577 e il 1579, La crocefissione del periodo 1597-1600 e la Pentecoste, databile intorno al 1600.

    La sezione degli artisti italiani è eccezionalmente ricca e include Raffaello Sanzio, presente con la Sacra Famiglia con l’agnello del 1507 circa e il Ritratto di cardinale degli anni 1510-1511.

    Tiziano è rappresentato dalla splendida Danae del 1545-1546 e da Venere e Adone del 1554 circa, mentre di Caravaggio si può ammirare il celebre Davide e Golia, dipinto tra il 1597 e il 1598.

    La pittura rinascimentale italiana

    conta anche sul Beato Angelico con la sua Annunciazione del 1435 circa, su Andrea Mantegna con la Morte della Vergine del 1462, e su Botticelli, autore delle tre tavole della serie di Nastagio degli Onesti realizzate nel 1483.

    Per quanto riguarda la scuola fiamminga

    spiccano Hieronymus Bosch, noto in Spagna come El Bosco, con il monumentale e visionario trittico Il giardino delle delizie del 1480-1490, e Peter Paul Rubens con il celebre dipinto Le tre Grazie, eseguito tra il 1630 e il 1635.

    Il museo ha ospitato nel corso degli anni numerose cerimonie e omaggi internazionali, sottolineando il suo ruolo centrale nella cultura europea.

    La struttura si trova

    in Paseo del Prado a Madrid, e per ricevere aggiornamenti in tempo reale su orari di apertura e tariffe dei biglietti si consiglia di consultare il sito ufficiale.

    Il Museo del Prado rimane una tappa obbligata per chi visita Madrid e desidera immergersi nella storia dell’arte europea, ammirando da vicino capolavori unici e inestimabili.

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  • Craic

    Craic

    E’ l’anima stessa della socialità in Irlanda e rappresenta qualcosa di molto più profondo di una semplice traduzione letterale.

    Non esiste una parola unica in italiano per definirlo, poiché racchiude in sé il divertimento, la conversazione brillante, le risate, la buona compagnia e quell’atmosfera calda e accogliente che si respira tipicamente nei pub irlandesi.

    È un termine che definisce uno stato d’animo collettivo, un modo di vivere il tempo libero basato sulla spontaneità e sulla condivisione di storie e battute.

    Curiosamente la parola ha radici storiche particolari, dato che deriva dall’inglese medioevolari crak, che significava originariamente conversazione rumorosa o vanto.

    Il termine è stato poi preso in prestito dalla lingua gaelica irlandese, dove è stato graficamente adattato in craic intorno alla metà del ventesimo secolo, per poi tornare stabilmente nell’inglese d’Irlanda con un significato totalmente nuovo e identitario.

    Oggi è una vera e propria scala di misura dell’andamento di una serata o di un incontro sociale.

    Nelle conversazioni quotidiane questa espressione viene declinata in vari modi a seconda dell’intensità dell’esperienza.
    Si può chiedere What’s the craic? per sapere semplicemente come vanno le cose o quali siano le novità del momento.

    Se una serata è stata piacevole si dirà che è stata good craic, mentre il livello massimo si raggiunge con il mighty craic o il savage craic, espressioni che descrivono momenti memorabili di puro divertimento, musica e racconti memorabili.

  • Bungalow

    Bungalow

    E’ un tipo di abitazione indipendente

    generalmente di piccole dimensioni, sviluppata su un unico piano e spesso dotata di una veranda frontale.

    L’origine del termine

    risale alla regione indiana del Bengala, dove la parola hindi bangla indicava le tradizionali case locali edificate interamente in legno e bambù.

    Durante il periodo coloniale

    i britannici riadattarono questa struttura per costruire residenze estive fresche e facilmente ventilate, caratterizzate da tetti spioventi e ampi porticati utili per proteggersi dal sole tropicale.

    Nel corso del Novecento

    questa tipologia architettonica si è diffusa ampiamente nel mondo occidentale, diventando particolarmente celebre negli Stati Uniti attraverso lo stile California bungalow.

    Oggi, nell’immaginario comune europeo

    la parola descrive soprattutto le strutture ricettive tipiche dei campeggi e dei villaggi turistici, situate in contesti naturali o marittimi e concepite per ospitare i viaggiatori durante le vacanze.

  • PIERFRANCESCO BORGHESE

    PIERFRANCESCO BORGHESE

    Rappresenta una figura singolare nel panorama dell’architettura italiana, capace di unire la solida formazione accademica a una sensibilità cosmopolita legata alle sue origini storiche.

    Il suo nome è strettamente connesso a interventi di grande prestigio istituzionale e culturale, caratterizzati da un rigore formale che dialoga costantemente con la modernità e il rispetto del contesto storico.

    Il suo progetto più celebre e rilevante a livello internazionale resta la progettazione della Residenza dell’Ambasciata d’Italia a Tokyo, realizzata all’inizio degli anni Sessanta in collaborazione con l’architetto giapponese Masachika Murata.

    In questa opera, l’architettura lineare e geometrica tipica del modernismo del dopoguerra si integra in modo straordinario con il millenario giardino storico circostante, creando un ponte visivo e concettuale tra la cultura occidentale e l’estetica orientale.

    Gli interni originari di quella struttura vennero curati da Chiara Briganti, definendo uno spazio di rappresentanza dal valore intramontabile.

    Oltre all’attività professionale legata alle grandi commesse, la sua figura si distingue per l’impegno profuso nella tutela e nella valorizzazione del patrimonio architettonico di famiglia. In tempi più recenti, insieme alla moglie Grazia, ha promosso e guidato l’impegnativo restauro del Castello Borghese di Pratica di Mare e del borgo annesso.

    Questo intervento ha saputo preservare la fisionomia cinquecentesca del complesso, storicamente legato alla figura di Antonio da Sangallo il Giovane, restituendo centralità a un luogo che già nella seconda metà del Novecento era divenuto un punto di riferimento per l’ambiente culturale, artistico e cinematografico italiano.

    Pvl

  • CONVERSANO/Food&Fruit/Tavola calda di asporto di grande qualita’

    Food&Fruit

    L’evoluzione del commercio di prossimità trova una delle sue espressioni più felici e autentiche nel cuore di Conversano, dove la passione per la terra incontra l’arte della tavola.

    FOOD&FRUIT

    Via Monopoli 104

    70014 Conversano Ba

    Tel. 331 7015027

    Servizio a domicilio

    Aperto la domenica mattina

    Non è semplicemente una nuova insegna che si affaccia sulla scena cittadina, ma il coronamento di una visione imprenditoriale e umana che porta la firma di Giovanni Pomo.

    Palermitano d.o.c. nell’anima e nelle radici

    Conversanese d’adozione ormai da molti anni, Giovanni ha saputo innestare la straordinaria cultura gastronomica della sua terra d’origine nel tessuto sociale e commerciale della città pugliese.

    La storia di questo successo

    affonda le radici in un percorso fatto di dedizione e ascolto costante del territorio.

    Già titolare e conduttore di uno storico negozio di “Frutta&Verdura”

    particolarmente frequentato e apprezzato, Giovanni ha saputo costruire nel tempo un rapporto di profonda fiducia con la propria clientela.

    Attraverso scelte mirate

    una cura maniacale per il dettaglio e una selezione rigorosa delle materie prime, quell’iniziale bottega di quartiere è stata elevata al rango di vera e propria eccellenza, diventando un punto di riferimento insostituibile per i residenti che vi trovano una qualità della merce sempre superiore.

    La vera stoffa dell’imprenditore

    si riconosce tuttavia nella capacità di non accontentarsi mai e di saper intercettare i desideri latenti della comunità.

    Spinto dalla volontà di fare di più

    per il proprio quartiere, Giovanni ha intuito la necessità di integrare l’offerta ortofrutticola con un servizio di ristorazione rapido ma di altissimo livello.

    Nasce così l’idea

    di infondere un tocco magico alla struttura esistente, trasformandola in una realtà ibrida e modernissima dove i colori della terra si sposano con i profumi avvolgenti di una tavola calda fornitissima.

    Per tradurre questo sogno in una solida realtà culinaria

    la condivisione d’intenti e la scelta dei collaboratori si sono rivelate dinamiche fondamentali.

    Il progetto ha preso vita

    grazie al coinvolgimento di Mary, che cura la gestione e l’accoglienza della Tavola Calda con attenzione e precisione, e di Massimo, un cuoco autodidatta dal talento straordinario che esprime dietro i fornelli una sapienza e una passione rare.

    Questa sinergia perfetta

    ha permesso di regalare a Conversano una struttura completa, capace di rispondere alle esigenze della vita contemporanea senza mai scendere a compromessi con la freschezza e la genuinità dei sapori.

    Per garantire la massima efficienza e preservare l’integrità delle preparazioni

    la formula organizzativa di Food&Fruit punta con decisione sul servizio da asporto e sulla consegna a domicilio.

    Il menu propone i grandi classici della tradizione

    piatti pronti capaci di confortare il palato e risolvere con gusto il pranzo o la cena dei cittadini.

    Il vero elemento distintivo che firma l’unicità dell’offerta

    è però l’omaggio goloso alle origini siciliane del titolare, rappresentato da arancini artigianali dalla doratura perfetta e da cannoli siciliani preparati secondo la regola d’arte.

    L’entusiasmo sollevato da questa inaugurazione

    si respira quotidianamente osservando il flusso continuo e il vivace via vai di persone che popola l’attività a ogni ora del giorno.

    La dedizione totale della squadra

    si riflette anche nella scelta di rimanere operativi la domenica, garantendo alla clientela un punto di riferimento costante anche nei giorni di festa.

    Food&Fruit si impone così non solo come un’attività commerciale di successo

    ma come un autentico presidio di quartiere dove la qualità si sposa con la cultura dell’ospitalità.

    Pvl

  • CAPALBIO/PALAZZO COLLACCHIONI

    sorge nel cuore medievale di Capalbio

    addossato alla maestosa Rocca Aldobrandesca, di cui costituisce storicamente l’ampliamento signorile.

    Questa imponente struttura rinascimentale domina il profilo del borgo

    toscano, offrendo una vista straordinaria che spazia sulle colline della Maremma fino a raggiungere la linea del mare. L’edificio si sviluppa su più piani e conserva l’eleganza sobria delle grandi dimore patrizie del territorio.

    Al suo interno

    le sale monumentali custodiscono decorazioni d’epoca e arredi storici che testimoniano l’importanza del palazzo come centro di potere locale e dimora della famiglia da cui prende il nome. Il vero gioiello custodito all’interno di Palazzo Collacchioni è il celebre pianoforte Conrad Graf, uno strumento d’epoca di eccezionale valore storico e musicale. Su questa tastiera amava comporre e suonare il maestro Giacomo Puccini, che frequentava assiduamente la zona di Capalbio per le sue battute di caccia e per trovare ispirazione nella quiete della natura maremmana.

    Oggi il palazzo, insieme alla rocca

    è un fulcro culturale per il borgo, ospitando mostre d’arte, eventi e visite guidate che permettono di percorrere i camminamenti di ronda e riscoprire la memoria storica del territorio.

    Pvl

  • Freediving

    Conosciuto in italiano come immersione in apnea, è la pratica di scendere sotto la superficie dell’acqua trattenendo il respiro senza l’ausilio di apparati di respirazione artificiali.

    Questa disciplina si fonda interamente sulla capacità fisiologica e mentale del subacqueo di gestire l’ossigeno a disposizione, sfruttando meccanismi ancestrali come il riflesso d’immersione dei mammiferi.

    Non si tratta semplicemente di una sfida fisica legata al tempo o alla profondità, ma di una vera e propria ricerca di armonia e di controllo interiore, dove la mente gioca un ruolo cruciale nel mantenere la calma assoluta per ridurre al minimo il consumo di energia.

    Nel tempo il freediving si è evoluto da tecnica di sussistenza legata alla pesca e alla raccolta di perle in un’attività sportiva complessa e strutturata.

    Oggi comprende diverse specialità agonistiche che si dividono principalmente tra prove in piscina, incentrate sulla massima distanza percorsa in orizzontale o sul tempo di apnea statica, e prove in mare aperto, focalizzate sulla profondità verticale da raggiungere lungo un cavo guida.

    La bellezza di questa pratica risiede proprio nella sensazione di assoluta libertà e di fusione con l’ambiente marino, un’esperienza che richiede un allenamento rigoroso basato sulla respirazione, sulla compensazione dell’orecchio medio e sulla consapevolezza del proprio corpo.

    Pvl

  • Essere partecipi

    Ma consapevoli della complessità e dei fallimenti.

    L’esperienza di abitare il proprio tempo richiede un delicato equilibrio tra l’urgenza dell’azione e la lucidità dello sguardo.

    Essere partecipi significa immergersi nel flusso degli eventi storici e sociali senza il filtro protettivo del distacco cinico.

    Significa scegliere l’impegno e accettare la responsabilità di una presenza attiva che non si sottrae alle dinamiche del presente.

    Tuttavia questa adesione non può essere cieca o ingenua.

    La consapevolezza della complessità impone il riconoscimento che la realtà non si piega facilmente a formule lineari o a soluzioni immediate.

    Ogni scelta si scontra con una rete fitta di variabili interconnesse, dove le buone intenzioni non garantiscono esiti lineari.

    In questo scenario il fallimento cessa di essere un’interruzione d’instabilità per rivelarsi una componente intrinseca del percorso strutturale.

    Riconoscere la possibilità della sconfitta, o analizzare i crolli passati, non equivale a scivolare nella rassegnazione o nell’immobilismo.

    Al contrario, è proprio questa coscienza tragica e matura che conferisce spessore all’azione, trasformando la partecipazione da un impulso momentaneo a una postura intellettuale ed esistenziale rigorosa.

  • GIULIA OTTORINI

    Nata a Bologna nel settembre del 2002, ha raggiunto una grande popolarità sui social media, in particolare su TikTok dove ha conquistato milioni di follower inizialmente grazie alla sua attività di ballerina, venendo spesso definita “la regina del twerking”.

    Oltre alla sua massiccia presenza su piattaforme come Instagram e OnlyFans, il suo nome è legato alla cronaca rosa per le passate relazioni e frequentazioni con personaggi noti della scena musicale rap e trap italiana, tra cui il trapper Mambolosco.

    La sua figura è finita spesso al centro del dibattito pubblico e mediatico per la tendenza a mostrare uno stile di vita particolarmente sfarzoso, caratterizzato da video in cui documentava spese decisamente elevate in pochissimi giorni.

    Proprio a causa della natura dei suoi guadagni legati alle attività digitali e alla gestione delle sue piattaforme, nel 2024 è stata inclusa in una serie di accertamenti condotti dalla Guardia di Finanza di Bologna sul tema dell’evasione fiscale, insieme ad altri noti creatori di contenuti e influencer italiani.

    Pvl

  • Pauline Clance

    Pauline Clance

    Occupa un posto fondamentale nella psicologia clinica contemporanea per aver saputo dare un nome a un’ombra che abita spesso le menti più brillanti.

    Insieme alla collega Suzanne Imes, nel 1978 ha formulato per la prima volta il concetto di “Sindrome dell’impostore”, o più precisamente Impostor Phenomenon.

    Il nucleo della sua intuizione risiede in quel radicato senso di inadeguatezza che colpisce individui paradossalmente di grande successo.

    Chi ne fa esperienza vive nel costante timore di essere smascherato, attribuendo i propri traguardi al caso, alla fortuna o a un errore di valutazione altrui, piuttosto che alle reali e comprovate capacità personali.

    L’approccio di Pauline Clance non si è limitato alla sola diagnosi teorica. Attraverso lo sviluppo della Clance Impostor Phenomenon Scale, uno strumento di misurazione ancora oggi ampiamente utilizzato nella ricerca psicologica, ha fornito una mappa analitica per esplorare la profondità di questo disagio interiore.

    La sua opera ha aperto la strada a una comprensione più sfaccettata delle dinamiche legate all’autostima, svelando come il successo esterno non sempre coincida con una reale e pacificata percezione del proprio valore.

  • GAIA SAPONARO

    Gaia Saponaro

    E’ la moglie del ministro della Difesa Guido Crosetto.

    Nata in Puglia, proviene da una famiglia benestante e ha un percorso di studi solido, che comprende due lauree e un Master in Business Administration.

    La sua carriera professionale si è sviluppata principalmente nel settore del management alberghiero e della ristorazione di alto livello.

    Ha lavorato per prestigiose catene internazionali, come Marriott e Jk Place, occupandosi della direzione Food & Beverage, e ha ricoperto incarichi manageriali a Roma.

    La relazione con Guido Crosetto è iniziata intorno al 2005.

    La coppia, che è sempre stata molto riservata e ha vissuto il legame lontano dai riflettori della cronaca rosa, si è successivamente sposata e ha avuto due figli.

    Pvl

  • DECOLLAGE

    E una tecnica artistica che si sviluppa a partire dagli anni Cinquanta del Novecento, configurandosi come l’esatto opposto del collage classico.

    Se nel collage l’artista sovrappone strati di materiali diversi su una superficie, nel décollage il processo creativo avviene per sottrazione, strappando parti di immagini preesistenti per rivelare ciò che si trova al di sotto.

    Questo linguaggio espressivo trova la sua massima espressione all’interno del movimento del Nouveau Réalisme, dove gli artisti iniziano a considerare i manifesti pubblicitari stradali come veri e propri reperti della società dei consumi.

    Mimmo Rotella, insieme ad autori come Raymond Hains e Jacques Villeglé, elegge la strada a proprio studio, prelevando dai muri urbani i cartelloni deteriorati dalle intemperie e dal tempo per poi reinterpretarli in studio attraverso ulteriori strappi e lacerazioni spontanee.

    Il risultato visivo è una stratificazione caotica e affascinante di frammenti di volti, lettere tipografiche e accostamenti cromatici imprevedibili.

    Attraverso questo gesto distruttivo e rigenerativo, il décollage trasforma il detrito urbano e l’effimero della comunicazione pubblicitaria in una riflessione profonda sulla memoria collettiva e sul logorio della modernità.

  • Quando si cucinano i funghi cardoncelli coltivati

    Quando si cucinano i funghi cardoncelli coltivati

    la spezia o meglio l’erba aromatica per eccellenza è senza dubbio il prezzemolo fresco tritato finemente.

    La tradizione culinaria pugliese che valorizza al massimo questo fungo così carnoso esige quasi sempre l’abbinamento con l’aglio e un pizzico di peperoncino se si gradisce una nota piccante.

    Molti chef e appassionati amano aggiungere anche del timo fresco specialmente durante la cottura in padella con l’olio extravergine d’oliva poiché le sue note terrose si sposano magnificamente con la consistenza e il sapore delicato del cardoncello coltivato.

    Un’altra opzione eccellente è la nepetella chiamata anche mentuccia che dona un profumo tipico dei funghi trifolati alla romana ma senza sovrastare l’aroma proprio del fungo.

    Pvl

  • ROMA/VIA DEI CORONARI

    incarna l’essenza stessa della stratificazione urbana e storica di Roma, snodandosi come un asse rettilineo perfetto nel cuore del rione Ponte.

    La sua fisionomia attuale evoca la grande ristrutturazione quattrocentesca voluta da papa Sisto IV, concepita per agevolare il flusso dei pellegrini che dai quartieri centrali si dirigevano verso il Vaticano attraverso il vicino ponte Sant’Angelo.

    Questa vocazione logistica e devozionale ha impresso alla via non solo un’impronta urbanistica definita, ma ha anche generato il toponimo stesso, legato indissolubilmente ai “coronari”, gli artigiani e i commercianti che lungo questo tracciato vendevano rosari, sacre immagini e oggetti di culto ai viandanti.

    La passeggiata lungo i suoi cinquecento metri rivela un tessuto architettonico di straordinaria densità estetica, dove i prospetti rinascimentali si alternano a vestigia medievali e inserti barocchi.

    Tra le quinte murarie emergono complessi monumentali come il maestoso palazzo Lancellotti ai Coronari e il cinquecentesco palazzo del Drago, ma anche architetture private cariche di memoria storica come la quattrocentesca casa di Fiammetta, legata alla figura di Fiammetta Michaelis.

    Ogni angolo custodisce tracce d’epoca, dalle iscrizioni latine sui portali del palazzo dell’antico Monte di Pietà fino alle caratteristiche edicole sacre, tra cui spicca la celebre Immagine di Ponte, mirabile edicola cinquecentesca che incornicia un dipinto mariano di Perin del Vaga.

    Nel corso del Novecento la via ha saputo ridefinire la propria identità, trasformandosi nel fulcro dell’antiquariato romano e accogliendo gallerie colme di arredi d’epoca, stampe antiche e preziosi reperti storici.

    Sebbene i recenti mutamenti commerciali abbiano parzialmente alterato quella storica vocazione artigianale a favore di nuove forme di commercio e accoglienza, via dei Coronari conserva intatto il suo fascino silenzioso e raffinato.

    Camminare sui suoi sampietrini, tra i vicoli strettissimi che vi si innestano e le improvvise aperture delle piazzette, offre ancora oggi una delle più limpide e intense suggestioni della Roma storica.

    Pvl

  • ARREDARE

    L’arredamento in stile giapponese si fonda su una filosofia millenaria che trasforma lo spazio domestico in un rifugio di pace e meditazione.

    Al centro di questa estetica si trova il concetto di vuoto inteso non come assenza o privazione ma come spazio vitale che permette all’energia e alla luce di fluire liberamente.

    Eliminare il superfluo diventa quindi il primo gesto fondamentale per abbracciare questo stile che predilige la qualità spirituale degli oggetti alla loro quantità materiale.

    La scelta dei materiali si orienta rigorosamente verso elementi naturali che richiamano la terra e la foresta profonda.

    Il legno chiaro come il frassino o il pino si unisce alla leggerezza del bambù e alla delicatezza della carta di riso utilizzata per i tradizionali pannelli scorrevoli Shoji.

    Questi divisori geometrici sostituiscono le pareti interne permettendo una ridefinizione fluida degli ambienti e filtrando la luce solare in un bagliore morbido e soffuso che cancella le ombre troppo nette.

    I mobili si sviluppano secondo una linea orizzontale molto bassa che ridefinisce completamente il rapporto con il pavimento e con la gravità.

    Il cuore della zona giorno è spesso costituito dai Tatami, le tradizionali stuoie in paglia di riso intrecciata che offrono una superficie elastica e profumata su cui camminare rigorosamente a piedi scalzi.

    Sopra di essi trovano posto tavoli bassi per la cerimonia del tè e cuscini di seduta chiamati Zabuton, mentre nella zona notte il classico letto cede il passo al Futon, il materasso arrotolabile che di giorno scompare per restituire lo spazio alla stanza.

    La tavolozza cromatica rifiuta i contrasti violenti o le tonalità artificiali per accogliere le sfumature della natura più silenziosa.

    I toni predominanti sono quelli del beige, del bianco crema, del grigio pietra e del marrone corteccia, interrotti soltanto da rari tocchi di verde muschio o di nero profondo che servono a calibrare l’equilibrio visivo dell’ambiente.

    Ogni colore ha il compito di favorire la distensione mentale e di connettere lo sguardo con i ritmi delle stagioni esterne.

    L’arredo giapponese contemporaneo si fonde spesso con il minimalismo occidentale dando vita alla tendenza nota come stile Japandi.

    Questa unione conserva il rigore e la purezza asiatica ma introduce elementi di calore tipici del design scandinavo creando ambienti accoglienti e funzionali.
    In entrambi i casi l’obiettivo finale rimane la creazione di un tempio domestico dove il silenzio visivo favorisce la riflessione interiore e la riconquista del proprio tempo.

    Pvl

  • Grounding

    Grounding

    o radicamento, rappresenta una tecnica psicofisiologica fondamentale per contrastare gli stati di ansia acuta, gli attacchi di panico e i momenti di dissociazione emotiva.

    Questa pratica si basa sul principio di riportare l’attenzione cosciente al momento presente e al corpo, interrompendo il circuito chiuso dei pensieri ansiogeni e delle alterazioni percettive dello spazio circostante.

    Attraverso stimoli sensoriali diretti, il grounding ristabilisce un canale di comunicazione con la realtà fisica, inviando al sistema nervoso segnali espliciti di sicurezza e di stabilità biologica.

    L’esercizio più diffuso è la regola del 5-4-3-2-1, che impone di identificare nell’ambiente cinque cose visibili, quattro da toccare, tre da udire, due da odorare e una da gustare, riattivando così la corteccia prefrontale.

    Sentire il peso del proprio corpo sulla sedia o la pianta dei piedi premuta contro il pavimento costituisce l’atto cardine di questa disciplina, che trasforma la percezione del luogo da minaccia astratta a base solida.

    Il grounding, conosciuto anche come earthing

    è una pratica che consiste nel mettere il corpo a diretto contatto con la superficie della Terra.

    L’idea fondamentale si basa sul principio chimico-fisico del trasferimento di cariche elettriche.

    La superficie terrestre possiede una costante carica elettrica negativa, ricca di elettroni liberi.

    Quando entriamo in contatto fisico con il suolo, questi elettroni vengono assorbiti dal nostro corpo, neutralizzando i radicali liberi e riducendo l’infiammazione cellulare.

    Dove si pratica

    Il grounding si può praticare in qualsiasi luogo in cui sia possibile stabilire una connessione diretta con elementi naturali conduttivi.

    Spiagge di mare

    La sabbia bagnata e l’acqua salata sono tra i migliori conduttori naturali in assoluto, grazie all’elevata presenza di sali minerali che facilitano il flusso degli elettroni.

    Prati e campi

    L’erba fresca e la terra nuda, specialmente se leggermente umide, rappresentano il canale più comune e accessibile per connettersi al terreno.

    Boschi e foreste

    Camminare sul sottobosco umido, tra foglie e terra, amplifica l’effetto beneficiando anche dell’atmosfera ricca di ossigeno.

    Acque naturali

    Immergersi in laghi, fiumi o nel mare permette un contatto completo e uniforme della pelle con l’elemento naturale.

    Superfici domestiche specifiche

    È possibile praticare il grounding anche in ambienti chiusi utilizzando appositi tappetini, lenzuola o calzini conduttivi collegati alla presa di terra dell’impianto elettrico domestico.

    Bisogna considerare che materiali come l’asfalto, il cemento sigillato, il legno lavorato e la plastica isolano il corpo dal flusso elettrico terrestre, rendendo nulla la pratica.

    Quando si pratica

    Non esiste un orario rigido, ma la scelta del momento dipende dagli obiettivi personali e dallo stile di vita.

    Al mattino presto

    Praticare il grounding appena svegli aiuta a regolare il cortisolo, il cosiddetto ormone dello stress, favorendo un risveglio più lucido e una migliore sincronizzazione del ritmo circadiano.

    Dopo un lungo viaggio in aereo

    Questa tecnica è ampiamente utilizzata per contrastare gli effetti del jet lag e l’accumulo di cariche elettrostatiche dovuto al volo ad alte quote.

    In momenti di forte stress o ansia

    Il contatto con la terra stimola il sistema nervoso parasimpatico, rallentando il battito cardiaco e inducendo una sensazione immediata di calma.

    La sera prima di coricarsi

    Aiuta a scaricare le tensioni accumulate durante la giornata, facilitando l’addormentamento e migliorando la qualità del sonno profondo.

    Per quanto riguarda la durata, la ricerca scientifica preliminare suggerisce che sono sufficienti dai 20 ai 30 minuti consecutivi al giorno per iniziare a riscontrare benefici significativi sui livelli di infiammazione e sulla circolazione sanguigna.

    Se si pratica (Chi e perché)

    La pratica è indicata per chiunque cerchi un metodo naturale per supportare il proprio benessere, ma non deve mai sostituire le terapie mediche convenzionali.

    Viene scelta principalmente da chi soffre di dolori cronici, disturbi del sonno, stati d’ansia prolungati o da atleti che cercano di accelerare i tempi di recupero muscolare dopo allenamenti intensi.
    Esistono tuttavia alcune precauzioni da considerare prima di iniziare.

    Camminare a piedi nudi all’aperto espone al rischio di ferite causate da oggetti taglienti nascosti nel terreno, morsi di insetti o infezioni cutanee se il suolo è contaminato.

    Chi soffre di neuropatie periferiche, che riducono la sensibilità dei piedi, deve prestare particolare attenzione per evitare lesioni involontarie.

    Inoltre, chi utilizza dispositivi medici come i pacemaker dovrebbe consultare il medico prima di utilizzare i dispositivi di grounding artificiali da interno, per assicurarsi che non vi siano interferenze con l’impianto elettrico della casa.

    Pvl

  • Marco Lisei

    E’ un politico e avvocato italiano, nato a Bologna il 15 marzo 1977.

    Esercita la professione forense dal 2007, dopo essersi laureato in giurisprudenza presso l’Università di Bologna.

    La sua attività istituzionale si è sviluppata principalmente sul territorio emiliano, dove ha ricoperto il ruolo di consigliere comunale a Bologna dal 2011 al 2020 e, successivamente, quello di consigliere regionale in Emilia-Romagna fino al 2022.

    Attualmente ricopre la carica di senatore della Repubblica per il partito Fratelli d’Italia, ruolo a cui è stato eletto nel settembre del 2022.

    All’interno delle dinamiche parlamentari della XIX legislatura, riveste un ruolo di rilievo come membro della Commissione Affari Costituzionali e della Commissione di vigilanza Rai, oltre a presiedere la Commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza sanitaria da Covid-19.

  • CLAUDIO CERASA

    CLAUDIO CERASA

    E’ un giornalista e saggista italiano.

    Nasce a Palermo nel 1982 e si laurea in Scienze della comunicazione.

    Inizia il proprio percorso professionale collaborando con testate come Capital e La Gazzetta dello Sport.

    Nel 2005 entra a far parte della redazione del quotidiano Il Foglio.

    All’interno del giornale fondato da Giuliano Ferrara ricopre diversi ruoli, diventando prima caporedattore e poi assumendo la direzione della testata nel gennaio del 2015, succedendo proprio al fondatore.

    Oltre all’attività giornalistica e alla direzione del quotidiano, Cerasa partecipa come opinionista a vari programmi televisivi di approfondimento politico ed è autore di diversi saggi incentrati sulle dinamiche della politica italiana e sulla sociologia del potere contemporaneo.

    Tra le sue pubblicazioni si ricordano volumi dedicati all’analisi della destra e della sinistra in Italia, all’urbanistica politica della capitale e alla critica dei meccanismi della comunicazione di massa e dei sistemi giudiziari.

    Pvl