Autore: pierovillani

  • LOUTRAKI

    Loutraki (in greco Λουτράκι) è una nota cittadina costiera greca situata nel Golfo di Corinto, a circa 80 km a ovest di Atene e a brevissima distanza dal Canale di Corinto.

    I punti principali relativi a Loutraki includono:

    Terme e Acque Minerali La città è una delle più antiche e celebri stazioni termali della Grecia. Conosciuta nell’antichità con il nome di Thermai, trae il suo nome moderno dal termine greco loutro (bagno). Le sue sorgenti di acqua minerale e termale, ricche di magnesio, sono apprezzate fin dall’epoca antica per le proprietà terapeutiche e vengono utilizzate sia per la balneoterapia sia come acqua minerale imbottigliata in tutta la Grecia.

    Turismo e Attrazioni Oltre al moderno complesso termale Loutraki Thermal Spa, la località offre un lungo lungomare ricco di caffè e ristoranti, spiagge di ciottoli e uno dei casinò più grandi d’Europa (Club Hotel Casino Loutraki).

    Dintorni di Interesse Storico e Naturale Nelle vicinanze si trovano il Canale di Corinto, il santuario archeologico di Heraion dedicato alla dea Era, la laguna blu di Vouliagmeni e i rilievi dei monti Geraneia, meta di escursioni e trekking.

  • MONZA

    AUTODROMO NAZIONALE

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  • TUDOR

    LA DINASTIA TUDOR

    Ha regnato sull’Inghilterra e sul Galles dal 1485 al 1603, trasformando il paese da regno medievale devastato dalle guerre civili a grande potenza moderna e rinascimentale. Nata al termine della Guerra delle Due Rose con la vittoria di Enrico VII ad Bosworth Field, la casata ha segnato una profonda frattura storica attraverso la Riforma anglicana, la centralizzazione del potere monarchico e uno straordinario fiorire culturale. La linea di successione dei cinque sovrani Tudor comprende: Enrico VII (1485-1509) Fondatore della dinastia, pacificò il regno dopo decenni di lotte tra York e Lancaster, riorganizzò le finanze statali e consolidò il potere regio. Enrico VIII (1509-1547) Celebre per i suoi sei matrimoni e per la rottura con la Chiesa di Roma, promosse l’Atto di Supremazia nel 1534 istituendo la Chiesa d’Inghilterra e ponendosi a capo di essa. Edoardo VI (1547-1553) Figlio di Enrico VIII e Jane Seymour, salì al trono a soli nove anni e morì giovanissimo, consolidando la dottrina protestante nel Paese durante il suo breve regno. Maria I (1553-1558) Figlia di Enrico VIII e Caterina d’Aragona, tentò con la forza di ripristinare il cattolicesimo, guadagnandosi il soprannome di “Maria la Sanguinaria” (Bloody Mary) per le persecuzioni contro i protestanti. Elisabetta I (1558-1603) Ultima sovrana della casata, il suo lungo regno rappresentò l’età d’oro inglese. Sconfisse l’Invincibile Armata spagnola nel 1588, diede impulso all’espansione coloniale e favorì la rinascita teatrale e letteraria guidata da figure come William Shakespeare. Con la morte di Elisabetta I, priva di eredi diretti, la corona passò al cugino Giacomo VI di Scozia, dando inizio alla dinastia Stuart e all’unione personale delle due corone.

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  • GALLES

    CASTELLO DI CARDIFF

    Uno dei complessi storici più affascinanti del Galles situato proprio nel cuore della capitale. La sua struttura racchiude oltre duemila anni di storia, mostrando una straordinaria stratificazione architettonica che va dall’epoca romana al XIX secolo.

    Notizie storiche principali

    La storia del sito comincia attorno al 75 d.C. con la costruzione di un forte romano, i cui resti delle mura esterne sono ancora visibili alla base dell’edificio attuale. Dopo la conquista normanna, verso la fine dell’XI secolo, sulle fondamenta romane venne eretto un primo castello in legno, poi ricostruito in pietra nel XII secolo con il caratteristico mastio circolare (Keep). Nel corso dei secoli la fortezza passò nelle mani di diverse famiglie nobili, finché nel 1766 entrò nei possessi dei Conti di Bute, che trasformarono radicalmente l’area. La svolta decisiva avvenne nella seconda metà dell’Ottocento con il Terzo Marchese di Bute e l’architetto eccentrico William Burges, che trasformarono la struttura medievale in una dimora neo-gotica fiabesca e opulenta. Nel 1947 la famiglia Bute donò il castello e il parco circostante alla città di Cardiff, trasformandolo in una delle principali attrazioni culturali pubbliche del paese.

    Elementi architettonici di rilievo

    Il Mastio Normanno (Normann Keep) domina il centro del cortile su una collinetta artificiale e offre una vista panoramica completa sulla città. Gli Appartamenti Reali (Castle Apartments) rappresentano il capolavoro del neogotico vittoriano, con interni riccamente decorati, soffitti intagliati, vetrate istoriate e marmi pregiati. Tra le stanze più celebri spiccano la Arab Room, caratterizzata da uno sfarzoso soffitto a cassettoni dorato in stile maurosceno, e la Banqueting Hall, monumentale sala da pranzo ricca di affreschi medievaleggianti. La Clock Tower domina il profilo esterno del castello ed ospita raffinati ambienti privati ideati sempre da Burges. I tunnel sotterranei lungo le mura romane furono utilizzati come rifugio antiaereo per migliaia di cittadini durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.

    SU WIKIPEDIA CARDIFF

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  • VESCICA

    QUANDO LA VESCICA

    non riesce a svuotarsi in modo completo o efficace, si verifica una condizione definita in ambito medico come ritenzione urinaria, che può presentarsi in forma acuta oppure cronica.

    La forma acuta si manifesta all’improvviso con l’impossibilità totale di urinare, accompagnata da un forte dolore al basso ventre e da un bisogno urgente e continuo di svuotare la vescica. La forma cronica, invece, si sviluppa gradualmente nel tempo e si riconosce per un flusso d’urina debole o intermittente, una sensazione costante di peso addominale e la necessità di urinare molto frequentemente, anche durante le ore notturne. Le cause sottostanti possono essere di natura ostruttiva, come l’ingrossamento della prostata, le stenosi uretrali o i calcoli, oppure di natura neurologica e muscolare, quando i nervi o le pareti vescicali perdono la capacità di contrarsi correttamente. Se la stasi urinaria persiste senza un adeguato trattamento, il ristagno del liquido aumenta il rischio di infezioni batteriche ricorrenti, favorisce la formazione di calcoli e può provocare un reflusso d’urina verso i reni, compromettendone progressivamente la funzionalità. La gestione di questa condizione richiede una diagnosi medica tempestiva per individuare l’origine esatta del blocco o della debolezza vescicale, impostando la terapia corretta che può spaziare dall’uso di farmaci specifici fino all’inserimento di un catetere o a interventi chirurgici mirati.

  • GIANLUIGI NUZZI

    Ha trasformato l’inchiesta giornalistica sulla curia romana in un vero e proprio fenomeno mediatico di massa, introducendo uno stile narrativo che unisce il rigore delle fonti documentali alla tensione ritmica del thriller giudiziario. La sua operazione informativa ha scardinato la tradizionale riservatezza delle dinamiche vaticane, portando alla luce dossier riservati, bilanci interni e carteggi segreti attraverso un uso sistematico e diretto dei documenti d’archivio. La sua scrittura si muove sempre sul confine tra saggio d’indagine e racconto di tensione, focalizzandosi sui meccanismi di potere, le finanze opache e i conflitti strutturali delle istituzioni ecclesiali moderne. Questa impostazione ha segnato un punto di svolta nel giornalismo d’inchiesta italiano, dimostrando come l’analisi di carte ufficiali e dossier inediti possa diventare materia di forte impatto nell’opinione pubblica contemporanea.

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  • ROBERTA METSOLA

    POLITICA MALTESE

    ed esponente del Partito Popolare Europeo, Roberta Metsola è la Presidentessa del Parlamento Europeo dal gennaio 2022, confermata con un secondo mandato nel luglio 2024. Nata a San Giuliano nel 1979, avvocata specializzata in diritto europeo, è diventata nel 2022 la figura più giovane a guidare l’eurocamera e la terza donna nella storia dell’istituzione dopo Simone Veil e Nicole Fontaine. Nel suo percorso politico si distingue per una linea fermamente europeista, incentrata sul sostegno all’Ucraina, sulla difesa dello Stato di diritto e sul rafforzamento del ruolo dell’Assemblea di Strasburgo negli equilibri dell’Unione.

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  • SAMUEL BECKETT

    HA SCARDINATO LA STRUTTURA CLASSICA DELLA DRAMMATURGIA

    Trasformando il teatro in uno spazio di pura riflessione sull’esistenza.

    Attraverso la riduzione essenziale della trama e della parola, ha abbandonato le convenzioni del realismo per far emergere l’assurdità, la solitudine e l’attesa che caratterizzano la condizione umana.

    Opere come

    Aspettando Godot e Finale di partita

    non raccontano azioni nel senso tradizionale, ma mettono in scena il tempo, il linguaggio che perde efficacia e l’incapacità dell’uomo di trovare un senso definitivo.

    Il suo approccio ha ridefinito i confini della scena contemporanea, influenzando generazioni di drammaturghi e spostando il focus teatrale dall’intreccio narrativo alla dimensione filosofica e interiore.

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  • SRI AUROBINDO

    Al secolo Aurobindo Ghose

    Calcutta, 1872 – Pondicherry, 1950

    E’ stato un filosofo, poeta, mistico e politico indiano, tra le figure più complesse e influenti del Novecento asiatico. La sua figura unisce l’azione politica radicale per l’indipendenza dell’India e una profonda speculazione metafisica basata sull’evoluzione della coscienza.

    Profilo biografico

    Nasce in una famiglia bengalese di cultura occidentalizzata e studia in Inghilterra, a Manchester e Cambridge, acquisendo una solida formazione classica. Rientrato in patria nel 1893, si unisce al movimento nazionalista indiano, diventando uno dei leader dell’ala radicale che rivendica la totale indipendenza dal Regno Unito. Arrestato nel 1908 nel processo per il complotto di Alipore, trascorre un anno in carcere dove attraversa un’intensa esperienza spirituale che ne riorienta la vita. Nel 1910 abbandona l’impegno politico attivo e si stabilisce nella colonia francese di Pondicherry, dove fonda un ashram insieme alla sua collaboratrice spirituale Mirra Alfassa, nota come La Madre.

    Pensiero e Yoga Integrale

    Il nucleo teorico di Sri Aurobindo supera la visione dell’illusorietà del mondo (Maya) tipica di alcune correnti tradizionali, affermando che la materia non è un inganno, ma la manifestazione dello Spirito nel processo evolutivo. L’evoluzione non si arresta all’essere umano attuale: la mente umana è uno stadio intermedio verso l’emergere della Supermente (Supermind), una coscienza sopramentale capace di trasformare la natura terrena e la vita materiale. Il metodo pratico sviluppato a Pondicherry prende il nome di Yoga Integrale (Purna Yoga). A differenza dei percorsi tradizionali orientati al ritiro dal mondo o all’ascesi individuale, lo Yoga Integrale mira alla discesa della forza divina nella materia per spiritualizzare l’esistenza quotidiana e la collettività.

    Opere principali

    La vita divina (The Life Divine): il trattato sistematico della sua metafisica ed evoluzionismo spirituale.

    La sintesi degli yoga (The Synthesis of Yoga): l’esposizione metodologica del suo sistema d’armonizzazione delle diverse vie dello yoga.

    Savitri: un poema epico in versi liberi di straordinaria ampiezza, considerato il suo capolavoro letterario e spirituale.

    Lettere sullo Yoga (Letters on Yoga): un’ampia raccolta di indicazioni pratiche ed epistolari rivolte ai discepoli.

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  • NEW YORK

    TORRI GEMELLE

    Non erano soltanto il cuore finanziario di Manhattan, ma il simbolo stesso di un’idea di modernità e di potenza che l’America considerava incrollabile. L’undici settembre del duemilauno quell’illusione si è infranta in un istante, trasformando il cielo azzurro di New York nel teatro della più grande ferita collettiva dell’era contemporanea. Il crollo del World Trade Center ha travolto migliaia di vite innocenti e ha cambiato per sempre l’orizzonte fisico e psicologico della città. Da quelle macerie è nata una narrazione tragica che ha travalicato i confini statunitensi, inaugurando una nuova era segnata dalla vulnerabilità, dalla paura e da una profonda ridefinizione dell’identità occidentale. New York ha saputo ricostruire, ma il vuoto lasciato nell’impronta delle torri rimane la traccia indelebile di un trauma che continua a interrogare la storia.

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  • LAGO DI BLED

    E’ una delle destinazioni naturali più suggestive della Slovenia e delle Alpi Giulie, celebre per il suo paesaggio fiabesco incastonato tra boschi rigogliosi e vette imponenti. Al centro del bacino si trova la piccola e iconica isola di Bled, raggiungibile a bordo delle tipiche imbarcazioni in legno chiamate pletna o noleggiando una barca a remi. Sulla sommità della piana si erge la Chiesa dell’Assunzione della Vergine, nota per la sua scalinata monumentale di novantanove scalini e per la celebre campana dei desideri. Su una rocca a picco sul lago domina l’antico Castello di Bled, la cui posizione offre uno sguardo panoramico sull’intero specchio d’acqua e sulle montagne circostanti. L’area circondante si presta a passeggiate lungo il perimetro ad anello di circa sei chilometri, adatte anche a escursioni verso i punti panoramici di Mala Osojnica e Ojstrica.

  • PIERO GUCCIONE

    PITTORE E INCISORE ITALIANO

    tra i più sensibili del secondo Novecento, Piero Guccione (1935–2018) è stato un maestro del colore e della luce, figura di riferimento del celebre “Gruppo di Scicli”. Nato a Scicli e formatosi tra la Sicilia e Roma, dove fu vicino ad artisti come Renato Guttuso e Alberto Sughi, ha sviluppato una poetica figurativa intimista e contemplativa. Le sue opere sono celebri per la rappresentazione poetica e rarefatta dei paesaggi mediterranei, in particolare i mari, i cieli e gli orizzonti siciliani, resi attraverso una pittura fatta di campiture sfumate, atmosfere sospese e una profonda riflessione sul tempo e la natura.

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  • GINO GUIDA

    Pittore e incisore italiano, Gino Guida (1932–2017)

    Esponente di spicco della pittura figurativa e della Nuova Figurazione del secondo Novecento.

    Nato a Napoli e attivo a lungo in ambito nazionale e internazionale, ha sviluppato una ricerca artistica caratterizzata da un linguaggio incisivo, spiccato impegno sociale e una forte tensione drammatica.

    Le sue opere affrontano i temi della condizione umana, della memoria e della società contemporanea attraverso un segno grafico potente, una stesura cromatica vibrante e una continua sperimentazione tra pittura, incisione e grafica d’arte.

    GINO GUIDA

  • GUIDO CREPAX

    Guido Crepax all’anagrafe Guido Crepas

    Milano, 10 maggio 1933 – Milano, 31 luglio 2003. Fumetto d’autore, illustrazione, grafica pubblicitaria e copertine discografiche.

    Icona di riferimento Valentina Rosselli (debuttata nel 1965 su Linus)

    fotografa milanese dal caschetto nero ispirato a Louise Brooks. Valentina è il personaggio manifesto di Crepax, punto di fusione tra erotismo raffinato, psicoanalisi, moda e sogno.

    Stile e innovazione visiva

    Montaggio della tavola

    Ha rivoluzionato la struttura classica della vignetta, introducendo un montaggio scomponente di derivazione cinematografica e grafica.

    Bianco e nero netto

    Uso rigoroso e geometrico del contrasto, con campiture piene, campiture bianche e linee di china precise.

    Ritmo ed erotismo

    Frammentazione dei dettagli (sguardi, labbra, abiti, oggetti di design) come rapidi fotogrammi che costruiscono una narrazione sospesa tra realtà e dimensione onirica.

    Riferimenti culturali

    La sua opera sintetizza le estetiche degli anni Sessanta e Settanta : dal design d’interni alla musica jazz e classica, dalla Swinging London ai grandi adattamenti della letteratura erotica e fantastica (Histoire d’O, Emmanuelle, Dracula, Frankenstein).

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  • LASAGNA BIANCA

    La lasagna bianca rappresenta un alternativa raffinata alla classica versione al ragù dove l assenza del pomodoro permette di valorizzare appieno la delicatezza della besciamella e i profumi degli ingredienti di farcitura. La riuscita ideale del piatto si basa sull equilibrio tra la parte cremosa e le componenti sapide o aromatiche come funghi porcini salsiccia di suino carciofi o verdure di stagione. Per ottenere una consistenza perfetta è fondamentale mantenere la besciamella leggermente più fluida rispetto al solito favorendo così una cottura omogenea della sfoglia all uovo senza rischiare che il piatto si asciughi eccessivamente nel forno. La composizione procede a strati alternati disponendo sul fondo un velo di besciamella per poi stratificare pasta farcitura e un abbondante spolverata di parmigiano reggiano o grana padano. La cottura in forno statico a 180 gradi per circa trenta minuti permette di far fondere armoniosamente gli ingredienti e di creare sulla superficie una doratura croccante e invitante. Lasciar riposare la lasagna per circa dieci minuti prima di servirla consente alla struttura di compattarsi facilitando il taglio delle porzioni senza disperdere i succhi e la cremosità interna.

  • UMBERTO MASTROIANNI

    E’ STATO UNO DEI PIU’ AUTOREVOLI SCULTORI ITALIANI DEL NOVECENTO

    Figura chiave nell’evoluzione dal dinamismo futurista alla materia dell’Arte Informale.

    La sua ricerca artistica ha attraversato l’intero secolo con una coerenza plastica straordinaria, centrata sulla tensione esplosiva della forma e sulla forza epica del materiale.

    •Nato a Fontana Liri nel 1910

    e formatosi tra Roma e Torino, Mastroianni ha superato presto i canoni della scultura classica e figurativa per assimilare la lezione del Futurismo di Umberto Boccioni, rielaborandola in una chiave del tutto personale.

    La svolta informale nel secondo dopoguerra lo porta a concepire la scultura come uno scontro frontale tra spazio e materia, dove il bronzo e l’acciaio vengono spezzati, assemblati e compressi fino a sprigionare un’energia meccanica ed emotiva di grande impatto.

    La sua produzione è legata in modo indissolubile al tema della Resistenza e della memoria civile.

    •Tra i suoi monumenti pubblici più celebri

    spiccano il Monumento al Partigiano a Torino nel Cimitero Generale e il maestoso Monumento alla Resistenza a Cuneo, opere monumentali in cui il bronzo perde ogni funzione celebrativa tradizionale per diventare architettura drammatica della libertà.

    Nel 1989 ha ricevuto a Tokyo il Praemium Imperiale per la scultura, massimo riconoscimento artistico mondiale.

    La sua eredità plastica risiede proprio nella capacità di aver trasformato la materia pesante in un racconto dinamico, dove ogni spigolo e ogni incastro raccontano il conflitto tra l’uomo, la storia e lo spazio.

    MUSEO UMBERTO MASTROIANNI

  • EMMA BONINO

    MORTE

    Emma Bonino è morta l’11 settembre 2026 a Roma, all’età di 78 anni.

    La storica figura del movimento radicale e fondatrice di +Europa si è spenta in una struttura sanitaria romana, a seguito di complicanze legate alle sue precarie condizioni di salute e a recenti problemi respiratori che ne avevano richiesto il ricovero nei giorni precedenti.

    La sua scomparsa segna la fine di un lungo percorso civile e politico

    caratterizzato da storiche battaglie per la tutela dei diritti individuali, il referendum sul divorzio e sull’aborto, il pacifismo e l’europeismo, ruoli durante i quali ha ricoperto la carica di Ministra degli Affari Esteri e Commissaria Europea.

  • SANAE TAKAICHI

    E’ una delle figure più influenti e discusse del panorama politico giapponese contemporaneo. Esponente di punta dell’ala conservatrice del Partito Liberal Democratico, ha ricoperto ruoli di primo piano come Ministra degli Affari Interni e delle Comunicazioni e Ministra per la Sicurezza Economica. Nota per le sue posizioni sovraniste, per l’attenzione ai temi della difesa nazionale e della tecnologia e per l’ispirazione dichiarata alla figura di Margaret Thatcher, è stata più volte candidata alla guida del governo, affermandosi come una delle protagoniste centrali del dibattito politico nipponico.

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  • EMANUELA FANELLI

    Una delle attrice e comiche più eclettiche e apprezzate del cinema e della televisione italiana contemporanea.

    Raggiunta una straordinaria popolarità grazie alle sue affilate parodie nello show “Una pezza di Lundini”, ha saputo alternare con grande naturalezza il registro comico e quello drammatico.

    La consacrazione definitiva è arrivata sul grande schermo con il film “C’è ancora domani” di Paola Cortellesi, interpretazione che le è valsa il David di Donatello come miglior attrice non protagonista.

    ENTRA

  • MACCHINA DA CUCIRE SINGER

    OTTIMO COMPLEMENTO DI ARREDO

    •Una macchina da cucire Singer d’epoca non è soltanto un oggetto funzionale

    ma si rivela un ottimo elemento d’arredo per interni. La combinazione tra il ferro battuto lavorato e il calore del legno della struttura rende questo strumento un pezzo vintage versatile, in grado di dialogare bene sia con ambienti classici che con spazi industriali o moderni.

    •I modi principali per valorizzarla come complemento d’arredo sono diversi.

    Il tavolo con basamento in ghisa rappresenta l’impiego più comune, perfetto come console per l’ingresso, scrittoio d’epoca o mobile d’appoggio per un corridoio o un soggiorno.

    La sola base in ghisa si presta benissimo al riciclo creativo, poiché basta sostituire il piano originale con una lastra di vetro, marmo o legno massello per trasformarla in un tavolo da pranzo rigenerato o in un elegante lavabo per il bagno.

    La sola testa in metallo con le sue tipiche decalcomanie dorate funziona come oggetto scultoreo, ideale da posizionare su una libreria, una mensola o un mobile basso.

    •Per integrarla al meglio nell’arredamento bastano pochi accorgimenti.

    Un’adeguata illuminazione valorizza la texture della ghisa, magari affiancando una lampada dal gusto retro o industriale. Il contrasto visivo si ottiene accostando la struttura scura a pareti chiare o a mattoni a vista. Il bilanciamento degli elementi si ottiene lasciando il piano d’appoggio essenziale, evitando di sovraccaricarlo per far risaltare il fascino e la storia del pezzo originale.

  • TELEGIORNALE

    Un telegiornale si definisce di parte quando

    la copertura informativa abbandona il criterio di neutralità e la ricerca dell’obiettività per favorire sistematicamente una specifica parte politica, economica, ideologica o un gruppo di interesse. Questa condizione non si manifesta quasi mai attraverso una dichiarazione aperta, ma si traduce in scelte editoriali ben precise:

    Selezione delle notizie

    Viene dato ampio spazio a fatti e dati favorevoli alla propria tesi o parte politica, mentre le notizie scomode o le voci critiche vengono ignorate, relegate a brevi accenni o relegate nei margini del telegiornale.

    Gerarchia dell’informazione

    I fatti favorevoli alla propria linea editoriale aprono il telegiornale come notizie di copertina, mentre le notizie contrarie o critiche vengono posizionate in fondo alla scaletta, riducendone la rilevanza percepita.

    Linguaggio e aggettivazione

    L’uso delle parole perde la sua funzione descrittiva e diventa valutativo. Per la parte sostenuta si impiegano termini neutri o celebrativi, mentre per gli avversari si ricorre a un vocabolario denotativo, allusivo o colpevolizzante.

    Spazio e tempo di parola

    Il tempo concesso alle diverse posizioni non è bilanciato. La parte favorita dispone di interviste lunghe, inquadrature curate e possibilità di argomentare, mentre agli avversari vengono riservati brevi estratti fuori contesto o battute di replica impoverite.

    Inquadratura delle immagini e montaggio

    Le immagini di accompagnamento vengono selezionate per influenzare il giudizio: contesti autorevoli, luminosi e ordinati per la propria parte; inquadrature sfavorevoli, momenti di imbarazzo o contesti di disordine per la controparte.

    Uso delle fonti e degli esperti

    Vengono interpellati quasi esclusivamente opinionisti, analisti o esperti che confermano la linea editoriale del telegiornale, presentando il loro punto di vista come una verità oggettiva e condivisa.

  • BARI

    CALZONE DI CIPOLLA BARESE / INGREDIENTI PRINCIPALI

    Il protagonista assoluto è lo sponsorro, la cipolla lunga e dolce tipica della tradizione pugliese, stufata lentamente fino a diventare morbida e succosa. Al ripieno si uniscono le olive nere sott’olio, i capperi dissalati, le acciughe sotto sale per dare sapidità e l’uva passa, che bilancia il gusto creando un perfetto contrasto dolce e salato.

    La Preparazione della Sfoglia

    La pasta esterna, chiamata in gergo “massella”, viene preparata impastando farina di grano duro, olio extravergine d’oliva e vino bianco secco. L’impasto non deve essere troppo alto, ma sottile e friabile, capace di accogliere la ricchezza del ripieno senza appesantirlo.

    La Cottura in Forno

    Il calzone viene chiuso stendendo un secondo disco di pasta sopra il ripieno, sigillando accuratamente i bordi e bucherellando la superficie con i rebbi di una forchetta per far uscire il vapore durante la cottura. Cotto in forno a circa 200°C fino a doratura, offre il meglio di sé se lasciato intiepidire prima di essere tagliato a fette.

  • BIJAN PARVIZYAR

    E IL SUO ECLETTISMO

    Nato a Teheran nel 1936

    in seno a una nobile famiglia persiana e giunto in Italia negli anni Cinquanta, Bijan Parvizyar soprannominato affettuosamente “Il Principe” rappresenta una figura singolare e poliedrica nel panorama dell’antiquariato, del collezionismo e della divulgazione culturale italiana.

    Il suo eclettismo non è un semplice esercizio di stile

    ma una vera e propria cifra esistenziale che intreccia origini orientali, conoscenza accademica, sensibilità estetica e una straordinaria capacità comunicativa.

    La cultura del manufatto tessile

    profondo conoscitore dei tappeti persiani e caucasici, Parvizyar ha saputo trattare l’arte tessile non come mero elemento d’arredo, ma come linguaggio simbolico, storico e pittorico, muovendosi con disinvoltura tra rarità antiche, Kilim, Aubusson e arazzi fiamminghi.

    L’attività galleristica e imprenditoriale

    dalla gestione di gallerie e spazi espositivi fino alla curatela di mostre d’antiquariato a livello nazionale e internazionale, ha costruito un ponte costante tra il mercato dell’arte e la tutela dei manufatti di pregio.

    La divulgazione e il palcoscenico televisivo

    la sua notorietà presso il grande pubblico si è consolidata attraverso la conduzione televisiva su emittenti dedicate all’arte come Telemarket e Arte Investimenti. Con un registro elegante, colto e insieme accessibile, ha saputo trasformare la narrazione del pezzo d’arte in un racconto narrativo di alto profilo esthetico.

    L’apertura all’arte contemporanea

    oltre alla passione per l’antico e per la tradizione d’oriente, la sua ricerca ha continuamente sconfinato nelle dinamiche dell’arte contemporanea, dimostrando uno sguardo curioso e incapace di farsi confinare in una singola epoca o disciplina. In questo intreccio tra alto collezionismo, cultura persiana, mecenatismo e carisma comunicativo risiede il cuore dell’eclettismo di Bijan Parvizyar : la capacità di leggere il valore plastico e figurativo dell’immagine ovunque esso si manifesti.

  • ALDO CITELLI

    BARI

    1928–2005

    è stato una figura poliedrica e carismatica del panorama artistico pugliese del Novecento.

    Nato a Ponte San Pietro (Bergamo)

    si trasferì giovanissimo a Santo Spirito di Bari

    dove visse e lavorò trasformando la sua dimora di via Sardegna in un’autentica casa-museo e punto di riferimento culturale per il territorio.

    Inquadrare Citelli

    significa riconoscerne la profonda versatilità: pur essendosi espresso attraverso diverse tecniche e discipline dalla pittura alla grafica, fino all’architettura d’interni e alla fotografia la sua ricerca informale e astratta rappresenta uno dei nuclei più fertili della sua produzione.

    Ricerca estetica

    le sue composizioni astratte si distinguono per una spiccata sensibilità cromatica e per la costruzione strutturata dello spazio pittorico, suspended tra rigore geometrico ed energia gestuale.

    Presenza sul territorio

    oltre alla propria produzione, Citelli ha svolto un importante ruolo di talent scout e animatore culturale nel barese, promuovendo giovani artisti e mantenendo un dialogo costante con il collezionismo locale.

    La sua opera

    rimane una testimonianza significativa del fermento informale e astratto che ha attraversato la terra di Bari nella seconda metà del secolo scorso.

  • TEMERE

    TEMERE IL PROPRIO VISSUTO

    Significa spesso rimanere imprigionati in un’identità che non ci appartiene più, legandosi a definizioni, errori o ruoli che appartengono unicamente al passato.

    Quando il ricordo diventa una minaccia anziché un terreno di comprensione, si finisce per difendere una forma rigida di se stessi, impedendo a ogni nuova esperienza di trasformare il presente.

    L’identità non è un dato immobile da preservare, ma un processo continuo che si nutre proprio della capacità di rielaborare ciò che è stato senza lasciarsene dominare.

  • FABRIZIO PISCITELLI

    NOTO CON LO PSEUDONIMO DI DIABOLIK

    E’ stato una figura di spicco della tifoseria organizzata romana e del crimine locale.

    Nato a Roma nel 1966

    ha guidato per decenni gli Irriducibili, lo storico gruppo ultras della Lazio, esercitando un forte controllo sulle dinamiche della Curva Nord.

    Parallelamente alle attività del tifo

    le forze dell’ordine e la magistratura lo hanno coinvolto in numerose inchieste sul traffico internazionale di stupefacenti e sui legami con la criminalità organizzata.

    La sua figura

    è rimasta al centro della cronaca fino al 7 agosto 2019, giorno in cui è stato ucciso in un agguato all’interno del parco degli Acquedotti a Roma.

  • FERNANDO FARULLI

    Fernando Farulli (Firenze, 1923 – Firenze, 1997) è stato un importante pittore e incisore italiano, tra i principali esponenti del realismo figurativo della seconda metà del Novecento. La sua produzione si distingue per una forte tensione civile e sociale, nutrita da un profondo impegno ideologico e da una costante attenzione alle dinamiche del mondo del lavoro.

    Il linguaggio espressivo

    Il percorso figurativo di Farulli si sviluppa attraverso una sintesi potente tra costruttivismo, espressionismo e ricerca cromatica. I temi centrali riguardano i cantieri navali, le fabbriche, le periferie industriali e la condizione operaia, restituiti non attraverso una mera cronaca visiva, ma con una struttura geometrica solida e campiture di colore intense. Nelle sue opere il paesaggio urbano ed industriale assume una dimensione quasi monumentale, dove l’elemento umano si fonda con l’architettura delle macchine e dello spazio produttivo.

    Percorso artistico e attività didattica

    Formatosi all’Accademia di Belle Arti di Firenze, Farulli ha affiancato alla pittura una densa attività didattica e culturale. È stato docente e direttore dell’Accademia di Belle Arti di Firenze, contribuendo alla formazione di diverse generazioni di artisti. Ha partecipato a importanti rassegne espositive nazionali e internazionali, tra cui la Biennale di Venezia e la Quadriennale di Roma, consolidando la propria presenza nel panorama dell’arte italiana contemporanea.

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  • FRANCO FORTINI

    UNA FIGURA LUCIDA

    ha rappresentato una delle figure più lucide, rigorose e inflessibili del panorama culturale italiano del Novecento, e il ricordo delle sue lezioni riconduce immediatamente a una straordinaria idea di pedagogia critica. Il suo insegnamento non è mai stato una semplice trasmissione di nozioni o un’esposizione accademica fine a se stessa. Entrare in aula con Fortini significava accettare un confronto serrato e privo di mediazioni consolatorie con il testo letterario, la storia e la responsabilità politica dell’intellettuale. Nelle sue lezioni universitarie e nei suoi interventi pubblici, la poesia e la critica si trasformavano in strumenti di anatomia sociale. Ogni parola veniva vagliata con una precisione chirurgica, smontata e ricollocata nel suo contesto storico ed ideologico per svelarne le contraddizioni implicite. La forza del suo magistero risiedeva proprio nella capacità di scuotere le certezze del lettore e dello studente, rifiutando ogni forma di retorica facile, di conformismo o di compiacimento estetizzante. Leggere o ascoltare Fortini voleva dire imparare a dubitare, a esercitare una vigilanza costante sui linguaggi del potere e sul ruolo stesso della cultura all’interno dei processi di trasformazione della società. Le sue lezioni rimangono ancora oggi un punto di riferimento fondamentale per chiunque intenda la letteratura non come una fuga dalla realtà, ma come uno spazio privilegiato di interrogazione e di resistenza etica.

    FRANCO FORTINI

  • LAGO PAMVOTIDA

    (LAGO DI IOANNINA)

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  • JANNIS KOUNELLIS

    Pireo, 1936 – Roma, 2017)

    Uno dei massimi esponenti dell’Arte Povera e tra le figure più influenti del secondo Novecento.

    Trasferitosi a Roma nel 1956 per studiare all’Accademia di Belle Arti, l’artista greco ha stabilito in Italia il centro propulsore della sua ricerca radicale.

    La sua opera si distingue per il superamento della pittura tradizionale attraverso l’uso di materiali fisici, industriali e primari. Ferro, carbone, sacchi di iuta, pietre, legni, terra e persino elementi vivi — celebre la sua mostra del 1969 alla Galleria L’Attico di Roma con dodici cavalli vivi legati alle pareti — sono diventati il suo linguaggio visivo.

    Attraverso questi elementi carichi di memoria collettiva e valore simbolico, Kounellis ha esplorato la tensione tra natura e cultura, l’energia della materia, la frammentazione della storia e la dimensione drammatica dell’esistenza umana.

    JANNIS KOUNELLIS

  • DUBLINO

    GALLERIA D’ARTE MODERNA DI DUBLINO

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  • FRAGILITA’

    QUANDO SI PRIVA DI QUALCOSA A CHI POSSIEDE GIA’ POCHISSIMO

    È una dinamica antica quanto il potere, ma che si rinnova sempre con una crudeltà disarmante. Quando si priva di qualcosa chi possiede già pochissimo, non si sta quasi mai cercando di ottenere quel bene materiale: si sta esercitando una forma di sopraffazione pura. In molte strutture sociali e burocratiche, o semplicemente nei rapporti di forza interpersonali, togliere l’ultimo baluardo a chi stenta a rimanere a galla serve a ribadire le distanze. È il meccanismo in cui chi domina dimostra a se stesso di avere il controllo totale, riducendo l’altro a una condizione di assoluta vulnerabilità. Quando una persona non ha più nulla da perdere tranne quel minimo frammento di dignità o di sussistenza, sottrargli anche quello diventa un gesto di deliberata affermazione di dominio. C’è poi una componente sottile di cinismo: si colpisce chi non ha gli strumenti per difendersi, per fare voce grossa, per accedere a tutele o per far valere i propri diritti. La fragilità altrui viene vista non come un motivo di rispetto o di cautela, ma come un punto di minor resistenza dove infierire a costo zero. È la manifestazione più amara della miseria umana, perché sposta il baricentro dal bisogno reale al puro piacere del sopruso. Quando sottrarre l’essenziale all’altro diviene un’azione abituale o persino rivendicata, si consuma la frattura definitiva con qualsiasi forma di empatia.

  • PASSATO

    PAURA DEL PASSATO

    Non nasce da ciò che è stato, ma dall’ombra che quegli eventi continuano a proiettare sul presente. Il tempo trascorso tende a congelarsi nella memoria under forma di monito, trasformando un errore, una perdita o un trauma in una sentenza definitiva. In questo processo, la mente smette di considerare il passato come un semplice dato storico e lo eleva a modello rigido per il futuro, alimentando il timore che ciò che ha ferito una volta sia destinato a ripetersi inevitabilmente. Temere il proprio vissuto significa spesso restare prigionieri di un’identità superata. Si tende a valutare le proprie capacità attuali con gli stessi strumenti o con la stessa fragilità del momento in cui si è subito l’evento originale. In realtà, la memoria seleziona e rielabora, ingigantendo la minaccia e oscurando la crescita personale e la consapevolezza maturate nel tempo intercorso. Il superamento di questa angoscia richiede uno spostamento di prospettiva: il passato cessa di essere una minaccia nel momento in cui lo si riconosce per ciò che è realmente, ossia un repertorio di fatti conclusi che non possiedono più alcuna forza d’azione autonoma sul presente, se non quella che la mente continua ad accordare loro.

  • SALERNO

    VIVACE

    È una città di mare dinamica e moderna situata nel cuore della Campania, incastonata tra la Costiera Amalfitana e la piana del Sele. La sua vita urbana si sviluppa lungo un elegante lungomare e nel suggestivo centro storico medievale, che accoglie visitatori con locali, botteghe artigiane e un’atmosfera sempre animata. Storicamente famosa per la Scuola Medica Salernitana, prima e importantissima istituzione medica dell’Occidente medievale, la città unisce :

    • un ricco patrimonio monumentale con il Duomo romanico di San Matteo

    • il Castello di Arechi che domina il golfo dall’alto

    • i Giardini della Minerva, antico orto botanico legato alla medicina tradizionale Negli ultimi decenni la città ha conosciuto una forte spinta di rinnovamento urbanistico e culturale, diventando un polo d’attrazione grazie a :

    • eventi di richiamo internazionale come le Luci d’Artista nel periodo invernale • opere di architettura contemporanea come la Stazione Marittima firmata da Zaha Hadid

    • una vita notturna e universitaria viva che anima piazze e vicoli in ogni stagione Salerno rappresenta inoltre un punto strategico per esplorare le meraviglie circostanti, offrendo un rapido collegamento verso :

    • i borghi iconici della Costiera Amalfitana come Positano e Amalfi

    • i templi dorici del parco archeologico di Paestum

    • le coste incontaminate e i sentieri naturali del Cilento In sintesi Salerno è una destinazione accogliente e piena di energia, capace di coniugare storia millenaria, grande vivacità culturale e scenari marini di rara bellezza.

  • VIVERE LA CORSICA

    GUIDA AL SUO STILE DI VITA

    Non andate in Corsica solo per vedere il mare. Andateci per capire come si vive ancora su un’isola mediterranea autentica.

    Ecco cosa troverete

    IL RITMO : LENTU MA VERU

    Dimenticate l’orologio. Qui la giornata segue il sole e il vento.

    Mattina (7:00 – 10:00) Nei villaggi dell’entroterra come Pigna, Sant’Antonino o Zonza, la vita inizia al bar del paese. Caffè, discussione del tempo, in lingua corsa. I pastori portano le bestie al pascolo. È il momento migliore per camminare.

    Pomeriggio

    Chiusura. Dalle 12:30 alle 15:00 molti negozi, soprattutto all’interno, chiudono. È l’ora del pranzo in famiglia. Al mare, è l’ora della siesta sotto i pini marittimi.

    Sera

    L’aperitivo è un rito. Dalle 18:00 sulle piazze di Calvi, Ile-Rousse, Bonifacio o Ajaccio. Si beve un vino di Patrimonio o un Cap Corse, si assaggia la charcuterie. Si sta fuori fino a tardi.

    Consiglio da guida

    Non programmate troppo. Lasciate spazio all’imprevisto. Una strada chiusa per le capre, un vecchio che vi invita a vedere la sua cantina.

    DENTRO TERRA vs COSTA : DUE CORSICHE

    Se cercate la Corsica cartolina

    Costa sud-est (Palombaggia, Santa Giulia), Calvi, Capo Corso. Mare turchese, spiagge bianche, paesini di pescatori.

    Se cercate la Corsica vera

    Andate a Corte, capitale storica nel cuore dell’isola.

    A La Restonica, con le sue gole e i laghi alpini.

    Nella Castagniccia, la regione delle mille chiese barocche e delle foreste di castagni. Qui la gente vive ancora di pastorizia, di castagne, di miele di maquis.

    Potete fare il bagno e un’escursione a 2000 metri nello stesso giorno. È normale qui.

    COSA SI MANGIA, COME SI VIVE

    La cucina corsa è cucina di montagna con vista mare.

    Da non perdere

    Brocciu

    il formaggio fresco nazionale. Provatelo con la marmellata o nel fiadone (torta)

    Charcuterie Nustrale

    lonzu, coppa, prisuttu e soprattutto figatellu (da cuocere)

    Farina di castagne

    assaggiate la pulenda, il pane di castagne

    Vini

    Patrimonio per i rossi, Ajaccio e Sartène per i bianchi

    I mercati

    quello di Ajaccio la mattina, quello di L’Ile-Rousse, o i piccoli mercati dei produttori nei villaggi. Comprate direttamente da loro.

    CULTURA VIVA

    La Corsica non è un museo.

    La lingua corsa

    è ovunque: sui cartelli, a scuola, nelle canzoni. Salutate con “Bonghjornu”.

    La Paghjella

    il canto polifonico maschile, Patrimonio UNESCO. Se vedete un concerto in una chiesa, entrate. È un’esperienza spirituale, non turistica.

    Le feste di paese

    a ogni santo la sua festa, con processioni, canti e tavolate enormi.

    Regola d’oro per il visitatore

    Rispetto. I corsi sono fieri e accoglienti, ma amano chi rispetta la loro terra. Non raccogliete piante del maquis, non lasciate rifiuti, non fate rumore inutile nei villaggi. Chiedete prima di fotografare.

    In breve

    la vita in Corsica è semplice, dura e bellissima. È fatta di pietra, vento, maiali allo stato brado, mare che toglie il fiato e montagne che vi fanno sentire piccoli.

    Se volete capirla

    fermatevi più di 3 giorni nello stesso posto.

  • EMILIO VEDOVA

    TORNA A DIALOGARE CON GLI SPAZI DELLA SUA VENEZIA

    imponendo una presenza che non si limita a occupare la materia, ma la scuote nel profondo. Visitare la Fondazione Vedova significa immergersi in una tensione plastica e pittorica dove il segno rifiuta ogni forma di compromesso geometrico. Il ciclo “Scontro di situazioni” incarna una vera e propria architettura del conflitto, in cui le campiture scure si urtano ed esplodono sulla tela con una forza primordiale. Non c’è spazio per la contemplazione pacifica, ma solo per la partecipazione emotiva di fronte a un’energia che tenta costantemente di rompere i confini del quadro. Con i “Plurimi” l’opera d’arte spezza definitivamente le catene della bidimensionalità per farsi corpo nello spazio dell’osservatore. I pannelli in legno incernierati, graffiati dal colore e dalla materia strutturata, invadono l’ambiente circostante e costringono chi guarda a ridefinire continuamente il proprio punto di vista. Questa esposizione testimonia una ricerca etica ed estetica che continua a interrogare il nostro presente attraverso la violenza e la grazia del linguaggio informale. Una tappa fondamentale per chiunque voglia comprendere il senso profondo dell’arte come gesto politico, azione fisica e continua trasformazione.

    ALTRO SU EMILIO VEDOVA

    Fondazione Vedova

  • LAGO DI IOANNINA

    IL LAGO PAMVOTIDA

    chiamato anche

    LAGO DI IOANNINA

    o in greco Limni Pamvotida / Pambotis

    è il lago più grande dell’Epiro in Grecia nord-occidentale.

    Si trova ai piedi del Monte Mitsikeli a 470 m s.l.m., nella conca di Ioannina. La città di Ioannina lo chiude a ovest.

    Dimensioni

    • Superficie 19,4 km²

    • Lunghezza 7,9 km, larghezza 5,4 km

    • Profondità media 4,5 m, massima 11 m

    • Coordinate: 39°39′45″N 20°53′06″E

    È uno dei laghi più antichi del mondo Secondo l’ente di gestione è uno dei più antichi a livello mondiale e il secondo più antico d’Europa dopo il lago di Ocrida, con un’età che supera i 5 milioni di anni, formatosi per movimenti del rilievo che hanno creato una conca interna. È un lago poco profondo, di origine tettonica e carsica, con acque ferme e canneti. Per questo è un ecosistema molto sensibile, inserito nella Rete Europea Natura 2000 per gli habitat e le specie rare di flora e fauna che ospita. Negli ultimi decenni ha subito un forte deterioramento a causa dell’inquinamento antropogenico – immissione di acque reflue e nutrienti agricoli e abbassamento della falda per prelievi idrici.

    Al centro c’è la sua particolarità :

    l’Isola di Giannina

    l’unica isola lacustre abitata in Grecia, con i suoi monasteri bizantini del XIII-XVI secolo.

  • RABAT

    TORRE MOHAMMED VI

    E’ IL NUOVO SIMBOLO DI RABAT

    anche se tecnicamente si trova a Salé, sull’altra sponda del fiume Bouregreg, proprio al confine con la capitale.

    Ecco i punti chiave

    Dati principali

    Altezza

    250 metri, 55 piani – è l’edificio più alto del Marocco e il terzo più alto d’Africa. Alcune schede riportano 220m per i 40 piani abitabili, ma l’altezza totale con la guglia è 250m.

    Superficie

    102.800 m²

    Costruzione

    2017-2023, inaugurazione ufficiale prevista nel 2024

    Costo

    3,5 miliardi di dirham (circa 350 milioni di euro)

    Architetti

    lo spagnolo Rafael de la-Hoz e lo studio marocchino CHB Cabinet Hakim Benjelloun

    Stile

    moderno all’esterno, ispirazione marocchina per gli interni. La forma è stata pensata per assomigliare a un razzo sulla rampa di lancio, visibile da 50 km di distanza.

    Cos’è e a cosa serve:

    È il punto culminante dello sviluppo della Valle del Bouregreg e parte centrale del programma “Rabat Città della Luce, Capitale Marocchina della Cultura”.

    È un edificio multifunzionale

    • auditorium da 350 posti

    • negozi al piano terra

    • uffici nei primi 12 piani

    • parte residenziale

    • hotel di lusso ai piani superiori – è stato firmato un contratto con Waldorf Astoria (Hilton) per gestire l’hotel panoramico

    Sostenibilità

    La facciata sud

    è completamente attrezzata con 3.350 m² di pannelli solari fotovoltaici, con sistemi di recupero dell’acqua piovana e riciclaggio delle acque reflue incorporati nel progetto.

    Dalla cima

    a 250m di altezza sulle rive del Bouregreg, hai una vista a 360° su Rabat, Salé e l’Oceano Atlantico.

    TORRE MOHAMMED VI

  • VINCENZO GAETANIELLO

    Biografia. Nasce nel 1935 a Pomigliano d’Arco. Vive e lavora a Roma. Artista visivo e scultore, membro dell’Accademia Nazionale di San Luca dal 1999. Studia con lo scultore L. Gelli, a sua volta allievo di L. Andreotti, presso l’Istituto d’Arte di Napoli dove in seguito è docente di lavorazione della pietra e disegno dal vero. Fondamentali per la sua formazione, a Napoli, gli incontri con V. Pratolini e P. Ricci. A Roma, sostenuto da A. Trombadori e presentato da V. Pratolini, espone per la prima volta alla Capannina dei Porfiri nel 1957, frequenta poi D. Micacchi, D. Morosini, A. Del Guercio e lo studio di P. Fazzini. Dal 1965 al 1968 fa parte del Collettivo Il Girasole. È stato per diversi anni titolare della cattedra di Decorazione Plastica all’Accademia di Belle Arti di Roma.

    •Mostre e attività

    Ha partecipato alle Quadriennali di Roma (1960, 1965, 1972), al X Premio Spoleto, alla Biennale di Alessandria d’Egitto (1971), al Premio Nazionale del Fiorino a Palazzo Strozzi a Firenze (1971), alla Biennale di Scultura a Padova (1971) e alla Biennale di Milano (1993). Ha tenuto personali a Roma, alla Galleria La Nuova Pesa e alla Galleria Il Gabbiano, e a Milano alla Galleria 32, dove nel 1967 è presentato in catalogo da R. Guttuso.

    Opere pubbliche

    •Cancello per la Cappella Secci a Terni, con vetrata di R. Guttuso su progetto dell’architetto M. Ridolfi (1972)

    •Statua per Piazza Primavera a Pomigliano D’Arco (1998)

    •Scultura in bronzo per il monumento commemorativo a Salvo D’Acquisto a Pomigliano d’Arco (2000)

    •Tra il 2002 e il 2003 progetta e realizza una scultura per Alberto Sordi

    Dal marzo 2003 lavora ai disegni e alle sculture per la personale presso la Fondazione Crocetti di Roma nel 2010 e poi a Teramo nella sala “Carino Gambacorta” della Banca di Teramo.

    Riconoscimenti

    •Primo premio alla Quadriennale di Roma (1965)

    •Premio Internazionale Budapest per la piccola scultura (1978)

    •Premio Presidente della Repubblica per la Scultura (1986) su designazione dell’Accademia Nazionale di San Luca

  • PIERO GUCCIONE

    BIOGRAFIA

    Piero Guccione (Scicli, 5 maggio 1935 – Modica, 6 ottobre 2018)

    E’ stato un pittore, incisore e illustratore italiano.

    Origini e formazione

    Nasce il 5 maggio 1935 a Scicli, piccola città della fascia sud-orientale della Sicilia, in provincia di Ragusa.

    Terzogenito di una famiglia della piccola borghesia, il padre era un sarto.

    Frequenta per un anno la Scuola d’arte di Comiso, quindi l’Istituto d’arte di Catania, dove si diploma nel 1954.

    Nell’ottobre del 1954, dopo la morte del padre, si trasferisce a Roma dove s’iscrive all’Accademia di Belle Arti che frequenta solo per un mese.

    Vive in pensionato a San Francesco a Ripa, lavorando come grafico.

    Anni ’60 – ’70

    Dal 1958 al 1969 partecipa alle missioni paleontologiche nel deserto del Sahara libico, con l’équipe del paletnologo Fabrizio Mori, per il rilevamento di pitture rupestri.

    Il 23 aprile 1960 tiene la sua prima mostra personale alla Galleria Elmo di Roma, in via Margutta, presentata dal critico Duilio Morosini.

    Nel 1962 compare, nel ruolo di sé stesso, nel film I giorni contati di Elio Petri.

    Dal 1962 al 1964 fa parte del gruppo Il pro e il contro, con Attardi, Calabria, Farulli, Guerreschi, Gianquinto e Vespignani.

    Nel 1966 prima partecipazione alla Biennale Internazionale d’Arte di Venezia, dove sarà invitato altre cinque volte, nel 1972, 1978, 1982, 1988 e 2011.

    Nello stesso anno diventa assistente di Renato Guttuso all’Accademia di Belle Arti di Roma e poi titolare di cattedra fino al 1969.

    Ritorno in Sicilia

    Nel 1979 tiene la cattedra di pittura all’Accademia di Belle Arti di Catania e nello stesso anno torna a vivere in Sicilia, in una campagna (Contrada Quartarella), tra Scicli e Modica dove trascorrerà tutto il resto della sua vita.

    Assieme a Franco Sarnari diventa punto di riferimento del Gruppo di Scicli.

    Carriera internazionale e riconoscimenti

    Nel 1984 l’Hirshhorn Museum di Washington lo invita alla mostra Drawings 1974-84.

    Nel 1985 è invitato dal Metropolitan Museum of Art di New York per un’antologica di grafica.

    Nel 1995 è nominato Accademico di San Luca.

    Nel 1999 riceve dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri il Premio Speciale per la Cultura.

    Nel 2004 Carlo Azeglio Ciampi gli conferisce la medaglia d’oro alla Presidenza della Repubblica come benemerito dell’arte e della cultura.

    Nel 2006 Palazzo Madama a Roma, sede del Senato, accoglie la grande tela Il nero e l’azzurro.

    Nel 2008 le città di Milano e Roma lo celebrano con antologiche a Palazzo Reale e alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna.

    Il 5 maggio 2018 è costituito a Roma l’Archivio Piero Guccione presieduto dalla figlia Paola Guccione.

    Si spegne il 6 ottobre 2018, a ottantatré anni, nella sua casa-studio di Quartarella nella campagna modicana.

    Dal 2021 le sue ceneri sono conservate nel cimitero monumentale di Scicli.

    PIERO GUCCIONE

  • ROMA

    NUOVA FIGURAZIONE ROMANA

    Non è un movimento con manifesto, è un clima.

    Nasce a Roma tra il 1960 e il 1963 come risposta esistenziale e politica alla crisi dell’Informale e all’arrivo della Pop americana.

    Il suo atto di nascita ufficiale è il gruppo :

    “Il pro e il Contro”

    fondato nel 1963 da :

    Renzo Vespignani

    Gianfranco Ferroni

    Ennio Calabria

    Giuseppe Guerreschi

    PIERO GUCCIONE

    Alberto Gianquinto

    critici :

    Dario Micacchi

    Antonio Del Guercio

    Duilio Morosini

    Tutti ruotavano intorno alla

    Galleria Il Fante di Spade

    di Mario Roncaglia in via del Babuino e alla Galleria La Nuova Pesa – luoghi che diventeranno l’Archivio della Scuola Romana. Cosa li univa?

    Il ritorno alla figura, ma senza retorica

    Non il realismo socialista di Guttuso, non il Novecento. Una figura ferita, espressionista, a volte quasi sfigurata. Vespignani nel suo Autoritratto del 1966 è l’esempio perfetto: un tono “dolorosamente poetico” e di “sofferta inquietudine”.

    La realtà come impegno

    Periferie, baracche, fabbriche, lager, interni claustrofobici dello studio. Ferroni dal 1962-64 costruisce lo spazio attraverso “presenze che vengono dalla memoria autobiografica, dalla memoria storica, immagini che emergono dagli abissi di orrore dei lager nazisti” e dai “fantasmi che popolano la mente del pittore”.

    Controcorrente

    Nel 1968 alla Biennale di Venezia, mentre la contestazione esplode, Ferroni espone i suoi quadri girati contro il muro. Gli altri li girarono per un giorno, lui per tutta la durata della mostra. È il gesto simbolo della Nuova Figurazione : non spettacolo, ma testimonianza.

    Da lì si allarga la genealogia che la critica chiama :

    Figurazione anni ’60 e ’70:

    Maestri di riferimento

    Fausto Pirandello

    Alberto Ziveri e soprattutto

    Renato Guttuso.

    Prima linea romana : oltre al gruppo fondatore

    Titina Maselli

    Bruno Canova

    Franco Sarnari

    Vincenzo Gaetaniello.

    Filiazioni Enzo Guaricci, che si forma nella seconda metà degli anni Sessanta “nel solco della Nuova Figurazione Romana, anche grazie all’apprezzamento e alla vicinanza del maestro Renzo Vespignani”. E Carlo Roselli che espone nel 1973 alla Galleria N.F.1 (Nuova Figurazione 1) in via Margutta.

    In sostanza

    se la Scuola Romana degli anni ’30 era lirica e intimista, la Nuova Figurazione romana è urbana, dura, politica. Usa il disegno classico, il chiaroscuro, l’acquaforte – Ferroni diventerà uno dei maestri indiscussi dell’incisione italiana – per raccontare l’alienazione dell’uomo nella metropoli.

  • IL GRUPPO

    LIBERTÀ-REALTÀ

    è stato un gruppo figurativo romano nato a cavallo tra il 1960 e il 1961, uno degli ultimi tentativi organizzati di difendere la figurazione contro l’egemonia dell’Informale.

    Chi e quando

    Fondato a Roma nel 1960 da 8 giovani pittori allora poco più che ventenni :

    • Marcello Confetti
    • Paolo Ganna
    • Piero Guccione
    • Gino Guida
    • Carlo Quattrucci
    • Pino Reggiani
    • Aldo Turchiaro
    • Pasquale Verrusio

    Il critico di riferimento del gruppo è stato Antonio Del Guercio, storico dell’arte legato al PCI e teorico di un realismo impegnato. Secondo alcune fonti la data di nascita viene indicata come 1961, ma la costituzione formale è del 1960.

    L’idea

    Il manifesto, scritto con una forte dichiarazione d’intenti politici e sociali, proponeva : una nuova figurazione in contrasto con la nozione dell’astrattismo come ‘unica espressione valida di un operare moderno’ In pratica, erano contro l’idea – allora dominante nelle gallerie, nei premi e alla Quadriennale – che solo l’Informale e l’astrattismo fossero moderni. Rivendicavano il diritto alla figura, al racconto, alla realtà, ma senza tornare al neorealismo di maniera degli anni ’50. La parola “Libertà” stava per libertà espressiva del pittore di fronte ai dogmi critici, “Realtà” per il legame con l’uomo e la storia. Si inseriscono quindi in quella linea che poi la storia dell’arte chiamerà Nuova Figurazione romana, insieme a Vespignani, Attardi, Ferroni, Calabria.

    L’unica mostra

    Il gruppo ha avuto vita brevissima e ha realizzato una sola mostra collettiva :

    Gennaio 1961, Galleria Stagni di Roma Fu, contro ogni aspettativa, un successo nazionale. La mostra attirò l’attenzione di critici importanti come Lionello Venturi, che all’epoca era poco incline alle istanze figurative. Dopo quella mostra il gruppo si scioglie. Ognuno prosegue per strade molto diverse: Guccione verso una pittura luminosa e metafisica siciliana, Quattrucci verso un realismo lirico, Turchiaro verso una figurazione favolistica, Verrusio verso un espressionismo politico, ecc.

  • ENKRATEIA

    IL POTERE DI RESTARE

    ἐγκράτεια

    Una parola greca che non significa controllo. Significa governo. Etimologicamente è composta da en – dentro, e kratos – potere, dominio, forza. La stessa radice di democrazia e aristocrazia. Non è quindi la negazione di una forza, è l’affermazione di un potere. Il potere su ciò che è dentro. Nella Grecia classica, l’enkrateia veniva distinta con precisione dalla sophrosyne. La sophrosyne è armonia. È lo stato di chi ha desideri già accordati, già in equilibrio. È grazia naturale. L’enkrateia è lotta. È lo stato di chi sente desideri forti, disordinati, contrari alla ragione, e li vince. Non perché non li sente, ma proprio perché li sente. Per questo Senofonte fa di Socrate l’uomo enkratic per eccellenza. Per Socrate, l’enkrateia non è una virtù tra le altre. È il fondamento. Senza di essa, nessuna libertà è possibile. Chi non governa se stesso sarà inevitabilmente governato da altro: dal corpo, dalla fame, dalla paura, dal bisogno di approvazione. Aristotele, nell’Etica Nicomachea, chiarisce il punto: l’uomo virtuoso non è più tentato. L’uomo enkratic lo è, eccome, e resta. L’enkrateia non è il traguardo, è la palestra. È l’esercizio quotidiano che rende possibile la virtù. Gli Stoici la trasformano in disciplina centrale. Enkrateia non significa mortificare il piacere perché il piacere è male. Significa impedire che qualsiasi cosa esterna tenga il timone. La sensazione arriva, l’impulso si presenta. Semplicemente, non gli si obbedisce. Secoli dopo, Paolo di Tarso inserisce enkrateia come ultimo dei frutti dello Spirito, in Galati 5:23. Nelle traduzioni diventa “dominio di sé” o “temperanza”. È l’ultima parola della lista, come a dire che senza di essa le altre non reggono. Oggi l’enkrateia può essere letta su tre livelli :

    Come capacità di dire no Non mangiare, non comprare, non cliccare, non rispondere subito. Interrompere l’automatismo.

    Come capacità di restare Restare davanti all’opera che non funziona, alla pratica noiosa, al lavoro lungo. L’enkrateia non è solo astinenza, è perseveranza.

    Come forma politica interiore Diventare una polis di una sola persona. Autogoverno. Darsi una legge e rispettarla.

    Per chi fa arte, è una virtù materiale. Non si tratta di spegnere le passioni per diventare freddi e perfetti. Si tratta di dominarle abbastanza perché smettano di essere padrone e tornino ad essere materiale. Colore, energia, tensione. L’enkrateia non rende impeccabili. Rende liberi di scegliere a cosa dire sì.

  • CALMA

    COLTIVARE LA CALMA NON E’ UN ATTO DI PASSIVITÀ O DI DEBOLEZZA

    La passività è un ritiro. È l’energia che cede, che non trova più la forza di rispondere e si adatta per esaurimento. La calma è l’opposto : è energia contenuta, tenuta in forma. Non è assenza di conflitto, ma capacità di abitarlo senza esserne deformati. Non è silenzio per paura di parlare, ma silenzio scelto perché la parola, quando arriverà, abbia peso. A livello umano, richiede più forza mantenere la lucidità nel rumore che aggiungersi al rumore. La reazione è automatica, immediata, economica. La calma è una costruzione volontaria. È l’intervallo tra lo stimolo e la risposta che viene difeso, allargato, reso abitabile. Per questo è stata spesso confusa con debolezza. Una cultura che misura il valore sull’intensità e sulla velocità fatica a riconoscere il potere del gesto misurato. L’urlo sembra sempre più convinto del sussurro, l’urgenza più importante della pazienza. Eppure ogni azione precisa nasce da lì. La mano ferma del chirurgo, la decisione nitida nel caos, il tratto esatto sulla tela bianca. Nessuna di queste cose è indifferenza. È padronanza. Gli antichi la chiamavano enkrateia : non repressione, ma governo di sé. Non spegnere il fuoco, ma imparare a tenerlo acceso senza bruciare la casa. La calma, in questo senso, non è dolcezza. È una forma di resistenza.

  • FENOMENOLOGIA DEL VISIBILE SENZA PRIVATO

    È la condizione in cui il visibile ha smesso di essere una parte del reale ed è diventato il suo criterio di esistenza. Ciò che non appare, non è. Ciò che non è tracciabile, registrabile, condivisibile, è considerato non avvenuto.

    LA STRUTTURA

    Nella fenomenologia classica il visibile implica sempre un invisibile. Ogni apparizione ha un retro, un’ombra, una riserva. Il privato era quella riserva ontologica: lo spazio in cui l’esperienza poteva rimanere incompleta, ambigua, non ancora formata per l’esterno. Nel regime attuale questa struttura si rovescia. Il retro viene illuminato preventivamente. L’invisibile non è più condizione del visibile, ma suo difetto da correggere. Si afferma un imperativo di trasparenza integrale. Il modello non è più il teatro con palcoscenico e quinte ma lo schermo. Sul teatro si sale. Sullo schermo si è costantemente dentro.

    I dispositivi

    Conversione dell’intimità in contenuto Il privato cessa di essere ciò che è privo di valore pubblico e diventa la materia prima più pregiata dell’economia dell’attenzione. Affetti, crisi, corpo, domesticità vengono estratti e messi in circolazione come contenuti.

    Esternalizzazione della memoria La memoria interna è opaca, selettiva, soggetta a oblio. L’archivio digitale è totale, indicizzabile, richiamabile. Il privato non può più contare sull’oblio naturale come protezione. Viene ricordato dall’esterno.

    Dissoluzione dell’architettura del privato La distinzione moderna tra facciata pubblica e interno domestico viene meno. Lo spazio domestico è attraversato da dispositivi di ripresa, trasmissione e ascolto. La casa non è più un ritiro, ma un nodo della rete.

    Inversione morale del pudore La rivendicazione di opacità viene percepita non come diritto, ma come sospetto. Chi non si mostra viene letto come inautentico, come se nascondesse una colpa. La trasparenza viene equiparata a onestà.

    Gli effetti

    Sull’interiorità L’interiorità richiede un tempo di latenza, uno spazio non esposto allo sguardo altrui in cui il pensiero possa restare contraddittorio e informe. Senza quella latenza, il pensiero si appiattisce in enunciato immediatamente comunicabile. Perde profondità a favore di leggibilità.

    Sull’alterità L’altro totalmente visibile cessa di essere altro. Viene consumato. Il desiderio, l’immaginazione, l’interpretazione vivono di distanza e di velo. La visibilità totale produce un regime pornografico in senso filosofico: mostra tutto e, mostrandolo, annulla la tensione conoscitiva.

    Sull’opera Quando il processo creativo deve essere reso visibile mentre accade, l’opera perde il suo statuto di apparizione separata. Viene sostituita dalla performance continua della propria produzione.

    In sintesi la fenomenologia del visibile senza privato non è semplicemente una società più controllata. È una società in cui è stata rimossa la condizione stessa del nascondimento fertile, e con essa la possibilità del segreto, della trasformazione silenziosa e dell’apparizione come evento.

  • HARGHEISA

    SOMALILAND

    HARGHEISA SU WIKIPEDIA

  • LA SATURAZIONE

    Descrive l’intensità e la purezza di un colore all’interno della teoria cromatica e delle immagini digitali. Quando la saturazione è elevata il pigmento risulta puro e concentrato, rendendo la tinta particolarmente viva e brillante. Diminuendo questo valore il colore perde gradualmente la sua carica iniziale per fare spazio a una componente grigia sempre più evidente. A livelli intermedi la percezione visiva restituisce un aspetto naturale ed equilibrato, adatto alla rappresentazione della realtà quotidiana. Con una saturazione molto bassa i toni diventano morbidi e smorzati, assumendo sfumature delicate come quelle tipiche dei colori a pastello. Raggiungendo lo zero assoluto ogni traccia di colore scompare del tutto, trasformando l’immagine in una pura scala di grigi. Nel campo dell’ottica e della tecnologia digitale questo parametro definisce la presenza di una specifica frequenza luminosa rispetto alla luce bianca. Modificare la saturazione permette di variare l’impatto cromatico senza modificare la tinta di base e senza alterare la luminosità complessiva.

  • BELET UEN

    Beledweyne

    BELET UEN SU WIKIPEDIA

  • WHITNEY MUSEUM

    ENTRA

    ENTRA Manhattan

    ENTRA Meatpacking District

  • ISCHIA

    COSA VEDERE

    E’ un’isola vulcanica che unisce mare, giardini rigogliosi, antichi borghi di pescatori e secolari sorgenti termali.

    LUOGHI ICONICI

    Ischia Ponte e Castello Aragonese

    Il Castello Aragonese è il simbolo dell’isola. Sorge su un isolotto di roccia ed è collegato a Ischia Ponte da un ponte lungo 220 metri. Al suo interno ospita una cittadella con chiese, un antico monastero e panoramicissimi terrazzi. Sotto la fortezza si estende il borgo antico di Ischia Ponte, con vicoli storici e ristoranti sul mare.

    I Giardini La Mortella sono un parco botanico creato da Susana Walton, ricco di piante tropicali, fontane e scorci sul mare.

    La Chiesa del Soccorso è una caratteristica chiesetta bianca situata su un promontorio a picco sul mare, celebre per la vista sul tramonto.

    I parchi e le sorgenti termali

    Il Parco Negombo, situato nella baia di San Montano a Lacco Ameno, offre piscine termali immerse nella natura e una spiaggia riservata.

    La Fonte di Nitrodi è una tra le più antiche strutture termali conosciute, apprezzata per le sue acque minerali curative.

    La Baia di Sorgeto è una caletta ad accesso libero dove le sorgenti calde sgorgano direttamente in mare.

    Il Sud e il Monte Epomeo

    I Maronti è la spiaggia più estesa dell’isola, caratterizzata da sabbia scura vulcanica.

    Sant’Angelo è un borgo interamente pedonale situato su un istmo, con case colorate e un’atmosfera tranquilla.

    Il Monte Epomeo rappresenta la vetta più alta dell’isola (789 metri), raggiungibile con un sentiero panoramico.

    ITINERARIO DI 3 GIORNI

    Giorno 1 Ischia Porto, Castello Aragonese e serata a Ischia Ponte.

    Giorno 2 Giardini La Mortella, spiaggia di Citara, tramonto alla Chiesa del Soccorso e cena a Sant’Angelo.

    Giorno 3 Relax termale a Negombo o Nitrodi e pomeriggio ai Maronti o alla Baia di Sorgeto.

  • MICHELE SILENZI

    nato nel 1986, è un saggista, curatore editoriale e manager culturale italiano. Dopo aver studiato filosofia a Roma e finanza internazionale alla Fudan University di Shanghai, ha iniziato la sua carriera professionale lavorando nell’investment banking presso istituti come JPMorgan e Banca IMI tra Milano e Londra. Abbandonato il settore finanziario per dedicarsi all’editoria e alla pubblicistica, è divenuto direttore editoriale della casa editrice Liberilibri. È autore del saggio-ibrido Mover. Odissea contemporanea (Liberilibri, 2014) e de L’uomo indifferenziato (Rubbettino, 2021). Ha curato e tradotto per il pubblico italiano importanti testi di pensiero politico e sociale, tra cui le Lettere di Yonathan Netanyahu e Contro l’empatia. Una difesa della razionalità del filosofo Paul Bloom. Svolge un’intensa attività di pubblicista collaborando regolarmente con varie testate e riviste culturali, tra le quali Il Foglio, Huffington Post e Formiche.

  • UPPER CASUAL

    ABBIGLIAMENTO UPPER CASUAL

    noto anche come smart casual o business casual elevato è uno stile versatile che coniuga il comfort informale con un’eleganza sobria e curata. Si colloca esattamente a metà strada tra l’abbigliamento del tempo libero e il rigore del guardaroba formale.

    Principi Fondamentali

    Sartorialità e Comfort I capi sono ben strutturati ma non rigidi, realizzati in tessuti di qualità come lana pettinata, cotone a fibra lunga, lino, cashmere o camoscio.

    Sobrietà dei Colori Dominano le tonalità neutre (blu notte, grigio antracite o chiaro, beige, tortora, bianco e ottanio) con tocchi di colore moderati.

    Dettaglio e Misura La vestibilità è impeccabile, senza essere né troppo stretta né over. I dettagli sono minimali e raffinati.

    Elementi Chiave del Guardaroba

    Per l’Uomo

    Giacche Blazer destrutturati in lana, luppolo, jersey o cotone.

    Camicie e Maglieria Camicie in cotone con collo morbidamente strutturato, polo in maglia di raso o cotone mercerizzato, pullover a collo alto o girocollo in cashmere finissimo.

    Pantaloni Chino sartoriali in cotone o lana leggera, pantaloni con doppia pence o modello drawstring elegante. I jeans sono ammessi solo se scuri, lavaggio uniforme e taglio classico.

    Calzature Loafer in pelle o camoscio, derby destrutturate, monkie strap o sneaker luxury in pelle dalla linea essenziale e pulita.

    Per la Donna

    Giacche e Soprabiti Blazer taglio maschile o doppiopetto in tessuti pregiati, trench fluidi.

    Sotto-giacca Camicie in seta o viscosa, top essenziali, maglieria sottile in cashmere o lana vergine.

    Pantaloni e Gonne Pantaloni a sigaretta o a gamba larga con piega centrale, gonne a tubino o plissettate di lunghezza midi.

    Calzature Moccasini raffinati, ballerine a punta, slingback o sneaker in pelle dal design essenziale.

    Quando Utilizzarlo

    Questo stile è particolarmente adatto per contesti di lavoro informali ma autorevoli, incontri culturali, mostre d’arte, cene al ristorante o per viaggiare con ordine e comodità.

  • CHELSEA

    NEW YORK

    Il Distretto dell’Arte Globale di Altissimo Livello / Chelsea è sinonimo del mondo dell’arte

    Situato sul lato ovest di Manhattan, tra la West 14th Street e la West 29th Street, il quartiere ospita una delle più alte concentrazioni di gallerie d’arte al mondo, affermandosi come hub per collezionisti, curatori e appassionati. L’area è un tesoro di arte contemporanea, con gallerie che espongono di tutto, da installazioni d’avanguardia a dipinti classici.

    Un’architettura al servizio dell’arte

    Il distretto nasce dalla riconversione di un’area industriale. Magazzini e loft con pianta open-space, soffitti altissimi e grandi finestre industriali sono stati trasformati in spazi espositivi multi-livello, ideali per configurazioni di sfilate, installazioni su larga scala ed esposizioni scenografiche. Questa struttura consente di ospitare opere monumentali che difficilmente troverebbero spazio altrove. Oggi il quartiere conta più di 200 venue che vanno dagli spazi indipendenti alle grandi istituzioni artistiche, con alcune stime che arrivano a oltre 400 gallerie nell’area che ruotano le mostre ogni 5-6 settimane. Passeggiare nel distretto delle gallerie di Chelsea può essere percepito come un tour artistico globale, con pezzi contemporanei provenienti da New York e da tutto il mondo.

    Le attività e le gallerie di riferimento

    Chelsea è conosciuta per le sue gallerie d’arte contemporanea di livello mondiale che espongono l’arte più costosa, provocatoria e progressiva.

    Tra le gallerie di riferimento :

    Gagosian Gallery nota per esporre i principali artisti contemporanei.

    David Zwirner Gallery un caposaldo della scena artistica di Chelsea.

    Hauser & Wirth galleria e dealer internazionale che ha recentemente firmato un contratto di locazione per l’intero edificio di 38.000 piedi quadrati al 548 West 22nd Street.

    Luhring Augustine fondata nel 1985, focalizzata sulla rappresentazione di un gruppo internazionale di pittori, scultori, fotografi e artisti multimediali.

    Pace, Mendes Wood DM, Gazelli Art House rappresentano la nuova ondata di gallerie internazionali che scelgono Chelsea per le loro sedi americane, con inaugurazioni che uniscono pittura post-bellica, computer art pionieristica e arte digitale contemporanea.

    Cosa si fa a Chelsea

    Gallery Hopping L’attività principale. Le gallerie sono gratuite e aperte al pubblico, solitamente dal martedì al sabato, dalle 10 alle 18. Il giovedì sera è tradizionalmente dedicato ai vernissage.

    Tour Curati Il distretto è considerato la scena artistica più eccitante del mondo, sede del meglio della pittura, scultura e altro contemporaneo. Vengono organizzati tour di due ore focalizzati sulle mostre che incarnano le prospettive più nuove sull’arte contemporanea.

    La High Line L’ex ferrovia sopraelevata trasformata in parco urbano lineare attraversa Chelsea. È una passeggiata tra installazioni site-specific, giardini pensili e scorci sulle gallerie e sull’Hudson.

    Chelsea Market e Art Spaces Oltre alle gallerie, l’area ospita spazi per eventi, venue per la moda e il design e l’estensione del sistema Agora, nato nel 1984 come piattaforma per gli artisti per esporre e interagire con la comunità.

    In termini di geografia del mercato dell’arte globale, il quartiere di Chelsea a New York è considerato l’apice del sistema delle fiere e delle gallerie internazionali.

    CHELSEA/MANHATTAN ENTRA

  • RISERVA NATURALE REGIONALE GUIDATA

    PUNTA ADERCI / VASTO (CH)

    È un’area protetta istituita nel 1998 con L.R. n.9, interamente nel Comune di Vasto. Si estende per circa 285 ettari (quasi 400 con il SIC IT7140108 Punta Aderci – Punta della Penna) con circa 6 km di litorale, dalla spiaggia di Punta Penna, vicino al porto di Vasto, fino alla foce del fiume Sinello. Il paesaggio è un mosaico di ambienti : ampie spiagge di sabbia e ciottoli, dune costiere, falesie rocciose, pinete, macchia mediterranea e campagne tradizionali con vigneti, oliveti e campi di graminacee. Al centro si eleva il promontorio di Punta Aderci, 26 m s.l.m., elemento morfologico dominante che struttura l’intero sistema costiero e offre una vista a 360° sulla riserva, fino al Parco Nazionale della Maiella e, al tramonto, al Gran Sasso. Il litorale vede l’alternarsi di baie, calette e falesie. Le spiagge, da nord a sud, sono : Torre Sinello, Mottagrossa, Punta Aderci (con l’omonimo trabocco della Costa dei Trabocchi), dei Libertini e di Punta Penna. La si attraversa a piedi o in bicicletta lungo un sentiero di circa 7 km che sovrasta le spiagge, più un sentiero panoramico di 3 km presso Mottagrossa tra pinete e scogliere. Vegetazione tipica di costa sabbiosa: ravastrello, ammofila, calcatreppola marina, euforbia delle spiagge, papavero giallo, mirto, giglio di mare, finocchio spinoso e ginestra. Fauna simbolo: il fratino, più falchi, cormorani e uccelli marini. Tutte le spiagge sono libere, senza servizi balneari, Bandiera Blu.

  • TRANI

    PALAZZO LAMBERT GIA’ PALAGANO

    Siamo nel cuore della città vecchia, in Piazza Portanova (oggi Piazza Plebiscito) punto strategico e porta della città medievale.

    La storia

    Costruito nel 1420 dalla famiglia Palagano, di origini nobiliari normanne, in un momento di grande ripresa economica sotto gli Aragonesi. È uno dei palazzi simbolo del Quattrocento tranese, insieme a Palazzo Caccetta e Palazzo Vischi. Della struttura originaria oggi rimane poco, perché il palazzo rischiava il crollo. Fu salvato e ristrutturato da Ferdinando Lambert, che lo acquistò e vi si ritirò negli ultimi anni della sua vita. Da qui il doppio nome: Lambert già Palagano.

    Cosa vedere

    Dell’architettura originale del ‘400 sono rimasti:

    Il portale principale in conci disposti a raggiera intorno ad un arco acuto, riquadrato da cornice semplice

    Lo stemma della famiglia Palagano che sormonta il portale

    La cornice marcapiano

    Dettaglio curioso: sulla parte destra del portale, tra questo palazzo e il vicino Palazzo Maggiolla, è incastrata nella parete una colonna frammentaria con capitello e più in basso una lastra di sarcofago murata con Agnus Dei racchiuso in un medaglione, affiancato dagli stemmi dei Palagano. È facilmente raggiungibile a piedi dalla Cattedrale di Trani e dal Porto, ed è inserito tra i palazzi storici del centro – XV secolo.

  • PARAMARIBO

    SURINAME


    cosa sapere sulla capitale del Suriname

    Paramaribo è la capitale del Suriname, in Sud America.

    Si trova sul fiume Suriname, a pochi chilometri dall’Oceano Atlantico, e conta circa 290.000 abitanti — quasi metà della popolazione di tutto il paese.

    Perché è famosa

    Il centro storico di Paramaribo è Patrimonio dell’Umanità UNESCO dal 2002.

    Il motivo è semplice : è uno dei pochi centri coloniali olandesi rimasti quasi interamente in legno.

    Case bianche con persiane scure, strade dritte, chiese e moschee una accanto all’altra.

    Una fusione di culture olandese, creola, indiana, giavanese, cinese e maroon.

    Cosa vedere

    Centro Storico

    Considerato una delle attrazioni più popolari del paese.

    Da girare a piedi.

    L’architettura è tutta coloniale olandese, ma con influenze locali.

    Non aspettatevi monumenti enormi, è più l’insieme a colpire.

    Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo

    Nel cuore della città, è uno dei monumenti più noti e imponenti.

    È la più grande cattedrale in legno del Sud America, costruita completamente in cedro del Suriname.

    Esterno gotico, interno caldo e tutto in legno.

    Fort Zeelandia

    Sulla riva del fiume, all’ombra di alberi di mogano.

    Era la prima fortezza della colonia, fondata nel 1661.

    Oggi è museo: racconta la storia della colonizzazione, della schiavitù e della diversità etnica del Suriname.

    Dalla terrazza c’è una bella vista sul fiume.

    Waterkant
    La strada lungo il fiume.

    È il cuore della città: edifici storici, bancarelle, bar.

    Parte da Piazza Indipendenza (Onafhankelijkheidsplein).

    Moschea e Tempio Indù
    A pochi metri di distanza l’una dall’altra : la Moschea Keizerstraat e il tempio indù Arya Dewaker.

    È la foto simbolo di Paramaribo.

    Palmentuin e dintorni

    Il giardino delle palme dietro il palazzo presidenziale, il mercato centrale, e per chi ha tempo il Parco Naturale Peperpot — una vecchia piantagione di caffè e cacao raggiungibile in bici da Paramaribo.

    Info utili

    Lingua : olandese ufficiale, ma si parla molto l’inglese e lo Sranan Tongo.

    Clima : tropicale, caldo e umido tutto l’anno.

    La stagione meno piovosa va da agosto a novembre.

    Fuso orario : UTC-3, 5 ore indietro rispetto all’Italia.

    Valuta : Dollaro del Suriname (SRD).

    È una capitale piccola, si visita bene in due o tre giorni a piedi e non ha l’aria caotica di altre capitali sudamericane. Più tranquilla, più a misura d’uomo.

    Pvl

  • PONTA DA PIEDADE

    LAGOS

    ALGARVE

    PORTOGALLO

    Ponta da Piedade è il simbolo di Lagos — scogliere dorate alte fino a 20 metri, archi naturali, faraglioni e grotte nascoste. Va vista sia dall’alto che dal mare, e vale davvero fare entrambe le cose.

    Ponta da Piedade, Lagos, scogliere, belvedere e tour in barca
    Il monumento naturale Il punto principale è le rocce scolpite con le scalinate che scendono fino al mare. La luce migliore per le foto è al mattino presto o poco prima del tramonto, lassù c’è quasi sempre vento. Proprio accanto c’è il faro segna il belvedere da dove partono quasi tutti. È il punto della classica cartolina.

    Come visitarla a piedi Parti da la passerella in legno collega spiagge e punti panoramici senza la scarpinata ripida. È una passeggiata facile e ti regala prospettive sugli archi che non vedi dal parcheggio.

    Dal mare l’esperienza vera Per entrare dentro le grotte serve una barca piccola. L’operatore più storico in zona è alla Marina di Lagos fanno tour guidati di 1h15 su barche da 9 persone e anche tour in kayak per gruppi piccoli. La caletta proprio sotto le scogliere e ci arrivi dalle scale scavate nella roccia. Perfetta per un tuffo dopo il belvedere, ma a metà giornata si riempie. Consiglio, fai la passerella al mattino, il giro in barca a metà giornata quando l’acqua si illumina dentro le grotte, e torna al faro per il tramonto. Metti scarpe adatte, le scale sono ripide e scivolose.

  • VILLA EPHRUSSI DE ROTHSCHILD

    TRA NIZZA E MONACO

    È uno dei posti più spettacolari di tutta la Costa Azzurra — il palazzo rosa pallido in cima a Cap Ferrat.

    Cos’è

    Villa Ephrussi de Rothschild

    detta anche Villa Île-de-France, si trova a :

    1 Av. Ephrussi de Rothschild, Saint-Jean-Cap-Ferrat, tra Nizza e Monaco. È stata progettata dall’architetto Aaron Messiah e costruita tra il 1905 e il 1912 dalla Baronessa Béatrice Ephrussi de Rothschild per ospitare la sua collezione di oltre 5.000 opere d’arte mosaici, arazzi Gobelins, Maestri Antichi, porcellane e mobili d’epoca. Nel 1935 la baronessa l’ha lasciata all’Académie des Beaux-Arts dell’Institut de France. Fuori è una villa italiana Belle Époque color rosa, dentro ogni sala è un mondo diverso — salone veneziano, salotto Luigi XVI, ecc. Tutto è rimasto come quando ci viveva lei.

    I 9 giardini — il vero motivo per andarci

    Il fascino della villa sta non solo nella collezione ma nei giardini creati sulla roccia brulla. Situata tra Nizza e Monaco, domina il Mediterraneo ed è circondata da nove giardini tematici :

    Francese il grande giardino formale con le fontane musicali davanti alla facciata

    Spagnolo, Fiorentino, Giardino di Sèvres, Lapidario, Giapponese, Esotico, Provenzale e il Roseto

    Dedica almeno mezza giornata. Un’ora o due non bastano per apprezzarla davvero.

    Info pratiche

    Indirizzo : 1 Av. Ephrussi de Rothschild, 06230 Saint-Jean-Cap-Ferrat

    Orari : Febbraio-giugno / settembre-ottobre 10.00-18.00, luglio-agosto 10.00-19.00. In inverno apre 10-18 nei weekend e 14-18 nei giorni feriali.

    Biglietti : Intero circa €17, ridotto €12 per 7-18 anni, studenti under 25, disoccupati. Esiste biglietto congiunto con Villa Kérylos a €20.

    Consigli : Foto permesse ovunque (no treppiedi dentro), i percorsi dei giardini sono quasi tutti accessibili. C’è una sala da tè nell’ex sala da pranzo con terrazza sul mare. In estate fanno Les Nocturnes aperture serali a lume di candela.

    Pvl

  • MARSIGLIA

    BOUILLABAISSE

    LA GRANDE ZUPPA DI PESCE

    Non è una zuppa di pesce qualunque, è quasi un rito. Nasce come piatto povero dei pescatori provenzali. A fine giornata prendevano i pesci di scoglio che non riuscivano a vendere al mercato – scorfani, gallinelle, gronghi, rana pescatrice – troppo spinosi o brutti per i clienti ricchi, e li buttavano a bollire in acqua di mare con olio d’oliva, pomodori, zafferano e aglio. Il nome viene da bouille-abaisse, cioè “bolle e abbassa” la fiamma.

    Come è fatta davvero : La ricetta tradizionale di Marsiglia è protetta da una carta del 1980 e prevede regole precise :

    Il pesce almeno 4 varietà di pesci di scoglio del Mediterraneo. Fondamentali lo scorfano rosso, la gallinella, il grongo, il san Pietro. Niente pesci nobili tipo branzino, niente cozze o vongole.

    Il fondo soffritto di cipolla, pomodoro, aglio, finocchio, bouquet garni, scorza d’arancia amara, e tanto zafferano, che le dà il colore oro-arancio.

    La cottura pesci e patate bolliti velocemente e forte, non una lunga stufatura.

    Come si serve

    È in due tempi, ed è questo che la rende diversa dalla nostra zuppa di pesce o dal cacciucco :

    • Prima ti portano il brodo, filtrato, in cui inzuppi crostini di pane strofinati all’aglio con la rouille, una maionese piccante allo zafferano, aglio e peperoncino.

    • Poi ti portano i pesci interi a parte, da sfilettare al tavolo.

    • Se te la servono già tutta mescolata in un unico piatto come un minestrone, non è bouillabaisse marsigliese.

    • Ha un profumo molto intenso di mare, iodio, zafferano e finocchio.

    È ricca, saporita, ma non cremosa.