Autore: pierovillani

  • NEW YORK

    TORRI GEMELLE

    Non erano soltanto il cuore finanziario di Manhattan, ma il simbolo stesso di un’idea di modernità e di potenza che l’America considerava incrollabile. L’undici settembre del duemilauno quell’illusione si è infranta in un istante, trasformando il cielo azzurro di New York nel teatro della più grande ferita collettiva dell’era contemporanea. Il crollo del World Trade Center ha travolto migliaia di vite innocenti e ha cambiato per sempre l’orizzonte fisico e psicologico della città. Da quelle macerie è nata una narrazione tragica che ha travalicato i confini statunitensi, inaugurando una nuova era segnata dalla vulnerabilità, dalla paura e da una profonda ridefinizione dell’identità occidentale. New York ha saputo ricostruire, ma il vuoto lasciato nell’impronta delle torri rimane la traccia indelebile di un trauma che continua a interrogare la storia.

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  • LAGO DI BLED

    E’ una delle destinazioni naturali più suggestive della Slovenia e delle Alpi Giulie, celebre per il suo paesaggio fiabesco incastonato tra boschi rigogliosi e vette imponenti. Al centro del bacino si trova la piccola e iconica isola di Bled, raggiungibile a bordo delle tipiche imbarcazioni in legno chiamate pletna o noleggiando una barca a remi. Sulla sommità della piana si erge la Chiesa dell’Assunzione della Vergine, nota per la sua scalinata monumentale di novantanove scalini e per la celebre campana dei desideri. Su una rocca a picco sul lago domina l’antico Castello di Bled, la cui posizione offre uno sguardo panoramico sull’intero specchio d’acqua e sulle montagne circostanti. L’area circondante si presta a passeggiate lungo il perimetro ad anello di circa sei chilometri, adatte anche a escursioni verso i punti panoramici di Mala Osojnica e Ojstrica.

  • PIERO GUCCIONE

    PITTORE E INCISORE ITALIANO

    tra i più sensibili del secondo Novecento, Piero Guccione (1935–2018) è stato un maestro del colore e della luce, figura di riferimento del celebre “Gruppo di Scicli”. Nato a Scicli e formatosi tra la Sicilia e Roma, dove fu vicino ad artisti come Renato Guttuso e Alberto Sughi, ha sviluppato una poetica figurativa intimista e contemplativa. Le sue opere sono celebri per la rappresentazione poetica e rarefatta dei paesaggi mediterranei, in particolare i mari, i cieli e gli orizzonti siciliani, resi attraverso una pittura fatta di campiture sfumate, atmosfere sospese e una profonda riflessione sul tempo e la natura.

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  • GINO GUIDA

    Pittore e incisore italiano, Gino Guida (1932–2017)

    Esponente di spicco della pittura figurativa e della Nuova Figurazione del secondo Novecento.

    Nato a Napoli e attivo a lungo in ambito nazionale e internazionale, ha sviluppato una ricerca artistica caratterizzata da un linguaggio incisivo, spiccato impegno sociale e una forte tensione drammatica.

    Le sue opere affrontano i temi della condizione umana, della memoria e della società contemporanea attraverso un segno grafico potente, una stesura cromatica vibrante e una continua sperimentazione tra pittura, incisione e grafica d’arte.

    GINO GUIDA

  • GUIDO CREPAX

    Guido Crepax all’anagrafe Guido Crepas

    Milano, 10 maggio 1933 – Milano, 31 luglio 2003. Fumetto d’autore, illustrazione, grafica pubblicitaria e copertine discografiche.

    Icona di riferimento Valentina Rosselli (debuttata nel 1965 su Linus)

    fotografa milanese dal caschetto nero ispirato a Louise Brooks. Valentina è il personaggio manifesto di Crepax, punto di fusione tra erotismo raffinato, psicoanalisi, moda e sogno.

    Stile e innovazione visiva

    Montaggio della tavola

    Ha rivoluzionato la struttura classica della vignetta, introducendo un montaggio scomponente di derivazione cinematografica e grafica.

    Bianco e nero netto

    Uso rigoroso e geometrico del contrasto, con campiture piene, campiture bianche e linee di china precise.

    Ritmo ed erotismo

    Frammentazione dei dettagli (sguardi, labbra, abiti, oggetti di design) come rapidi fotogrammi che costruiscono una narrazione sospesa tra realtà e dimensione onirica.

    Riferimenti culturali

    La sua opera sintetizza le estetiche degli anni Sessanta e Settanta : dal design d’interni alla musica jazz e classica, dalla Swinging London ai grandi adattamenti della letteratura erotica e fantastica (Histoire d’O, Emmanuelle, Dracula, Frankenstein).

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  • LASAGNA BIANCA

    La lasagna bianca rappresenta un alternativa raffinata alla classica versione al ragù dove l assenza del pomodoro permette di valorizzare appieno la delicatezza della besciamella e i profumi degli ingredienti di farcitura. La riuscita ideale del piatto si basa sull equilibrio tra la parte cremosa e le componenti sapide o aromatiche come funghi porcini salsiccia di suino carciofi o verdure di stagione. Per ottenere una consistenza perfetta è fondamentale mantenere la besciamella leggermente più fluida rispetto al solito favorendo così una cottura omogenea della sfoglia all uovo senza rischiare che il piatto si asciughi eccessivamente nel forno. La composizione procede a strati alternati disponendo sul fondo un velo di besciamella per poi stratificare pasta farcitura e un abbondante spolverata di parmigiano reggiano o grana padano. La cottura in forno statico a 180 gradi per circa trenta minuti permette di far fondere armoniosamente gli ingredienti e di creare sulla superficie una doratura croccante e invitante. Lasciar riposare la lasagna per circa dieci minuti prima di servirla consente alla struttura di compattarsi facilitando il taglio delle porzioni senza disperdere i succhi e la cremosità interna.

  • UMBERTO MASTROIANNI

    E’ STATO UNO DEI PIU’ AUTOREVOLI SCULTORI ITALIANI DEL NOVECENTO

    Figura chiave nell’evoluzione dal dinamismo futurista alla materia dell’Arte Informale.

    La sua ricerca artistica ha attraversato l’intero secolo con una coerenza plastica straordinaria, centrata sulla tensione esplosiva della forma e sulla forza epica del materiale.

    •Nato a Fontana Liri nel 1910

    e formatosi tra Roma e Torino, Mastroianni ha superato presto i canoni della scultura classica e figurativa per assimilare la lezione del Futurismo di Umberto Boccioni, rielaborandola in una chiave del tutto personale.

    La svolta informale nel secondo dopoguerra lo porta a concepire la scultura come uno scontro frontale tra spazio e materia, dove il bronzo e l’acciaio vengono spezzati, assemblati e compressi fino a sprigionare un’energia meccanica ed emotiva di grande impatto.

    La sua produzione è legata in modo indissolubile al tema della Resistenza e della memoria civile.

    •Tra i suoi monumenti pubblici più celebri

    spiccano il Monumento al Partigiano a Torino nel Cimitero Generale e il maestoso Monumento alla Resistenza a Cuneo, opere monumentali in cui il bronzo perde ogni funzione celebrativa tradizionale per diventare architettura drammatica della libertà.

    Nel 1989 ha ricevuto a Tokyo il Praemium Imperiale per la scultura, massimo riconoscimento artistico mondiale.

    La sua eredità plastica risiede proprio nella capacità di aver trasformato la materia pesante in un racconto dinamico, dove ogni spigolo e ogni incastro raccontano il conflitto tra l’uomo, la storia e lo spazio.

    MUSEO UMBERTO MASTROIANNI

  • EMMA BONINO

    MORTE

    Emma Bonino è morta l’11 settembre 2026 a Roma, all’età di 78 anni.

    La storica figura del movimento radicale e fondatrice di +Europa si è spenta in una struttura sanitaria romana, a seguito di complicanze legate alle sue precarie condizioni di salute e a recenti problemi respiratori che ne avevano richiesto il ricovero nei giorni precedenti.

    La sua scomparsa segna la fine di un lungo percorso civile e politico

    caratterizzato da storiche battaglie per la tutela dei diritti individuali, il referendum sul divorzio e sull’aborto, il pacifismo e l’europeismo, ruoli durante i quali ha ricoperto la carica di Ministra degli Affari Esteri e Commissaria Europea.

  • SANAE TAKAICHI

    E’ una delle figure più influenti e discusse del panorama politico giapponese contemporaneo. Esponente di punta dell’ala conservatrice del Partito Liberal Democratico, ha ricoperto ruoli di primo piano come Ministra degli Affari Interni e delle Comunicazioni e Ministra per la Sicurezza Economica. Nota per le sue posizioni sovraniste, per l’attenzione ai temi della difesa nazionale e della tecnologia e per l’ispirazione dichiarata alla figura di Margaret Thatcher, è stata più volte candidata alla guida del governo, affermandosi come una delle protagoniste centrali del dibattito politico nipponico.

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  • EMANUELA FANELLI

    Una delle attrice e comiche più eclettiche e apprezzate del cinema e della televisione italiana contemporanea.

    Raggiunta una straordinaria popolarità grazie alle sue affilate parodie nello show “Una pezza di Lundini”, ha saputo alternare con grande naturalezza il registro comico e quello drammatico.

    La consacrazione definitiva è arrivata sul grande schermo con il film “C’è ancora domani” di Paola Cortellesi, interpretazione che le è valsa il David di Donatello come miglior attrice non protagonista.

    ENTRA

  • MACCHINA DA CUCIRE SINGER

    OTTIMO COMPLEMENTO DI ARREDO

    •Una macchina da cucire Singer d’epoca non è soltanto un oggetto funzionale

    ma si rivela un ottimo elemento d’arredo per interni. La combinazione tra il ferro battuto lavorato e il calore del legno della struttura rende questo strumento un pezzo vintage versatile, in grado di dialogare bene sia con ambienti classici che con spazi industriali o moderni.

    •I modi principali per valorizzarla come complemento d’arredo sono diversi.

    Il tavolo con basamento in ghisa rappresenta l’impiego più comune, perfetto come console per l’ingresso, scrittoio d’epoca o mobile d’appoggio per un corridoio o un soggiorno.

    La sola base in ghisa si presta benissimo al riciclo creativo, poiché basta sostituire il piano originale con una lastra di vetro, marmo o legno massello per trasformarla in un tavolo da pranzo rigenerato o in un elegante lavabo per il bagno.

    La sola testa in metallo con le sue tipiche decalcomanie dorate funziona come oggetto scultoreo, ideale da posizionare su una libreria, una mensola o un mobile basso.

    •Per integrarla al meglio nell’arredamento bastano pochi accorgimenti.

    Un’adeguata illuminazione valorizza la texture della ghisa, magari affiancando una lampada dal gusto retro o industriale. Il contrasto visivo si ottiene accostando la struttura scura a pareti chiare o a mattoni a vista. Il bilanciamento degli elementi si ottiene lasciando il piano d’appoggio essenziale, evitando di sovraccaricarlo per far risaltare il fascino e la storia del pezzo originale.

  • TELEGIORNALE

    Un telegiornale si definisce di parte quando

    la copertura informativa abbandona il criterio di neutralità e la ricerca dell’obiettività per favorire sistematicamente una specifica parte politica, economica, ideologica o un gruppo di interesse. Questa condizione non si manifesta quasi mai attraverso una dichiarazione aperta, ma si traduce in scelte editoriali ben precise:

    Selezione delle notizie

    Viene dato ampio spazio a fatti e dati favorevoli alla propria tesi o parte politica, mentre le notizie scomode o le voci critiche vengono ignorate, relegate a brevi accenni o relegate nei margini del telegiornale.

    Gerarchia dell’informazione

    I fatti favorevoli alla propria linea editoriale aprono il telegiornale come notizie di copertina, mentre le notizie contrarie o critiche vengono posizionate in fondo alla scaletta, riducendone la rilevanza percepita.

    Linguaggio e aggettivazione

    L’uso delle parole perde la sua funzione descrittiva e diventa valutativo. Per la parte sostenuta si impiegano termini neutri o celebrativi, mentre per gli avversari si ricorre a un vocabolario denotativo, allusivo o colpevolizzante.

    Spazio e tempo di parola

    Il tempo concesso alle diverse posizioni non è bilanciato. La parte favorita dispone di interviste lunghe, inquadrature curate e possibilità di argomentare, mentre agli avversari vengono riservati brevi estratti fuori contesto o battute di replica impoverite.

    Inquadratura delle immagini e montaggio

    Le immagini di accompagnamento vengono selezionate per influenzare il giudizio: contesti autorevoli, luminosi e ordinati per la propria parte; inquadrature sfavorevoli, momenti di imbarazzo o contesti di disordine per la controparte.

    Uso delle fonti e degli esperti

    Vengono interpellati quasi esclusivamente opinionisti, analisti o esperti che confermano la linea editoriale del telegiornale, presentando il loro punto di vista come una verità oggettiva e condivisa.

  • BARI

    CALZONE DI CIPOLLA BARESE / INGREDIENTI PRINCIPALI

    Il protagonista assoluto è lo sponsorro, la cipolla lunga e dolce tipica della tradizione pugliese, stufata lentamente fino a diventare morbida e succosa. Al ripieno si uniscono le olive nere sott’olio, i capperi dissalati, le acciughe sotto sale per dare sapidità e l’uva passa, che bilancia il gusto creando un perfetto contrasto dolce e salato.

    La Preparazione della Sfoglia

    La pasta esterna, chiamata in gergo “massella”, viene preparata impastando farina di grano duro, olio extravergine d’oliva e vino bianco secco. L’impasto non deve essere troppo alto, ma sottile e friabile, capace di accogliere la ricchezza del ripieno senza appesantirlo.

    La Cottura in Forno

    Il calzone viene chiuso stendendo un secondo disco di pasta sopra il ripieno, sigillando accuratamente i bordi e bucherellando la superficie con i rebbi di una forchetta per far uscire il vapore durante la cottura. Cotto in forno a circa 200°C fino a doratura, offre il meglio di sé se lasciato intiepidire prima di essere tagliato a fette.

  • BIJAN PARVIZYAR

    E IL SUO ECLETTISMO

    Nato a Teheran nel 1936

    in seno a una nobile famiglia persiana e giunto in Italia negli anni Cinquanta, Bijan Parvizyar soprannominato affettuosamente “Il Principe” rappresenta una figura singolare e poliedrica nel panorama dell’antiquariato, del collezionismo e della divulgazione culturale italiana.

    Il suo eclettismo non è un semplice esercizio di stile

    ma una vera e propria cifra esistenziale che intreccia origini orientali, conoscenza accademica, sensibilità estetica e una straordinaria capacità comunicativa.

    La cultura del manufatto tessile

    profondo conoscitore dei tappeti persiani e caucasici, Parvizyar ha saputo trattare l’arte tessile non come mero elemento d’arredo, ma come linguaggio simbolico, storico e pittorico, muovendosi con disinvoltura tra rarità antiche, Kilim, Aubusson e arazzi fiamminghi.

    L’attività galleristica e imprenditoriale

    dalla gestione di gallerie e spazi espositivi fino alla curatela di mostre d’antiquariato a livello nazionale e internazionale, ha costruito un ponte costante tra il mercato dell’arte e la tutela dei manufatti di pregio.

    La divulgazione e il palcoscenico televisivo

    la sua notorietà presso il grande pubblico si è consolidata attraverso la conduzione televisiva su emittenti dedicate all’arte come Telemarket e Arte Investimenti. Con un registro elegante, colto e insieme accessibile, ha saputo trasformare la narrazione del pezzo d’arte in un racconto narrativo di alto profilo esthetico.

    L’apertura all’arte contemporanea

    oltre alla passione per l’antico e per la tradizione d’oriente, la sua ricerca ha continuamente sconfinato nelle dinamiche dell’arte contemporanea, dimostrando uno sguardo curioso e incapace di farsi confinare in una singola epoca o disciplina. In questo intreccio tra alto collezionismo, cultura persiana, mecenatismo e carisma comunicativo risiede il cuore dell’eclettismo di Bijan Parvizyar : la capacità di leggere il valore plastico e figurativo dell’immagine ovunque esso si manifesti.

  • ALDO CITELLI

    BARI

    1928–2005

    è stato una figura poliedrica e carismatica del panorama artistico pugliese del Novecento.

    Nato a Ponte San Pietro (Bergamo)

    si trasferì giovanissimo a Santo Spirito di Bari

    dove visse e lavorò trasformando la sua dimora di via Sardegna in un’autentica casa-museo e punto di riferimento culturale per il territorio.

    Inquadrare Citelli

    significa riconoscerne la profonda versatilità: pur essendosi espresso attraverso diverse tecniche e discipline dalla pittura alla grafica, fino all’architettura d’interni e alla fotografia la sua ricerca informale e astratta rappresenta uno dei nuclei più fertili della sua produzione.

    Ricerca estetica

    le sue composizioni astratte si distinguono per una spiccata sensibilità cromatica e per la costruzione strutturata dello spazio pittorico, suspended tra rigore geometrico ed energia gestuale.

    Presenza sul territorio

    oltre alla propria produzione, Citelli ha svolto un importante ruolo di talent scout e animatore culturale nel barese, promuovendo giovani artisti e mantenendo un dialogo costante con il collezionismo locale.

    La sua opera

    rimane una testimonianza significativa del fermento informale e astratto che ha attraversato la terra di Bari nella seconda metà del secolo scorso.

  • TEMERE

    TEMERE IL PROPRIO VISSUTO

    Significa spesso rimanere imprigionati in un’identità che non ci appartiene più, legandosi a definizioni, errori o ruoli che appartengono unicamente al passato.

    Quando il ricordo diventa una minaccia anziché un terreno di comprensione, si finisce per difendere una forma rigida di se stessi, impedendo a ogni nuova esperienza di trasformare il presente.

    L’identità non è un dato immobile da preservare, ma un processo continuo che si nutre proprio della capacità di rielaborare ciò che è stato senza lasciarsene dominare.

  • FABRIZIO PISCITELLI

    NOTO CON LO PSEUDONIMO DI DIABOLIK

    E’ stato una figura di spicco della tifoseria organizzata romana e del crimine locale.

    Nato a Roma nel 1966

    ha guidato per decenni gli Irriducibili, lo storico gruppo ultras della Lazio, esercitando un forte controllo sulle dinamiche della Curva Nord.

    Parallelamente alle attività del tifo

    le forze dell’ordine e la magistratura lo hanno coinvolto in numerose inchieste sul traffico internazionale di stupefacenti e sui legami con la criminalità organizzata.

    La sua figura

    è rimasta al centro della cronaca fino al 7 agosto 2019, giorno in cui è stato ucciso in un agguato all’interno del parco degli Acquedotti a Roma.

  • FERNANDO FARULLI

    Fernando Farulli (Firenze, 1923 – Firenze, 1997) è stato un importante pittore e incisore italiano, tra i principali esponenti del realismo figurativo della seconda metà del Novecento. La sua produzione si distingue per una forte tensione civile e sociale, nutrita da un profondo impegno ideologico e da una costante attenzione alle dinamiche del mondo del lavoro.

    Il linguaggio espressivo

    Il percorso figurativo di Farulli si sviluppa attraverso una sintesi potente tra costruttivismo, espressionismo e ricerca cromatica. I temi centrali riguardano i cantieri navali, le fabbriche, le periferie industriali e la condizione operaia, restituiti non attraverso una mera cronaca visiva, ma con una struttura geometrica solida e campiture di colore intense. Nelle sue opere il paesaggio urbano ed industriale assume una dimensione quasi monumentale, dove l’elemento umano si fonda con l’architettura delle macchine e dello spazio produttivo.

    Percorso artistico e attività didattica

    Formatosi all’Accademia di Belle Arti di Firenze, Farulli ha affiancato alla pittura una densa attività didattica e culturale. È stato docente e direttore dell’Accademia di Belle Arti di Firenze, contribuendo alla formazione di diverse generazioni di artisti. Ha partecipato a importanti rassegne espositive nazionali e internazionali, tra cui la Biennale di Venezia e la Quadriennale di Roma, consolidando la propria presenza nel panorama dell’arte italiana contemporanea.

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  • FRANCO FORTINI

    UNA FIGURA LUCIDA

    ha rappresentato una delle figure più lucide, rigorose e inflessibili del panorama culturale italiano del Novecento, e il ricordo delle sue lezioni riconduce immediatamente a una straordinaria idea di pedagogia critica. Il suo insegnamento non è mai stato una semplice trasmissione di nozioni o un’esposizione accademica fine a se stessa. Entrare in aula con Fortini significava accettare un confronto serrato e privo di mediazioni consolatorie con il testo letterario, la storia e la responsabilità politica dell’intellettuale. Nelle sue lezioni universitarie e nei suoi interventi pubblici, la poesia e la critica si trasformavano in strumenti di anatomia sociale. Ogni parola veniva vagliata con una precisione chirurgica, smontata e ricollocata nel suo contesto storico ed ideologico per svelarne le contraddizioni implicite. La forza del suo magistero risiedeva proprio nella capacità di scuotere le certezze del lettore e dello studente, rifiutando ogni forma di retorica facile, di conformismo o di compiacimento estetizzante. Leggere o ascoltare Fortini voleva dire imparare a dubitare, a esercitare una vigilanza costante sui linguaggi del potere e sul ruolo stesso della cultura all’interno dei processi di trasformazione della società. Le sue lezioni rimangono ancora oggi un punto di riferimento fondamentale per chiunque intenda la letteratura non come una fuga dalla realtà, ma come uno spazio privilegiato di interrogazione e di resistenza etica.

    FRANCO FORTINI

  • LAGO PAMVOTIDA

    (LAGO DI IOANNINA)

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  • JANNIS KOUNELLIS

    Pireo, 1936 – Roma, 2017)

    Uno dei massimi esponenti dell’Arte Povera e tra le figure più influenti del secondo Novecento.

    Trasferitosi a Roma nel 1956 per studiare all’Accademia di Belle Arti, l’artista greco ha stabilito in Italia il centro propulsore della sua ricerca radicale.

    La sua opera si distingue per il superamento della pittura tradizionale attraverso l’uso di materiali fisici, industriali e primari. Ferro, carbone, sacchi di iuta, pietre, legni, terra e persino elementi vivi — celebre la sua mostra del 1969 alla Galleria L’Attico di Roma con dodici cavalli vivi legati alle pareti — sono diventati il suo linguaggio visivo.

    Attraverso questi elementi carichi di memoria collettiva e valore simbolico, Kounellis ha esplorato la tensione tra natura e cultura, l’energia della materia, la frammentazione della storia e la dimensione drammatica dell’esistenza umana.

    JANNIS KOUNELLIS

  • DUBLINO

    GALLERIA D’ARTE MODERNA DI DUBLINO

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  • FRAGILITA’

    QUANDO SI PRIVA DI QUALCOSA A CHI POSSIEDE GIA’ POCHISSIMO

    È una dinamica antica quanto il potere, ma che si rinnova sempre con una crudeltà disarmante. Quando si priva di qualcosa chi possiede già pochissimo, non si sta quasi mai cercando di ottenere quel bene materiale: si sta esercitando una forma di sopraffazione pura. In molte strutture sociali e burocratiche, o semplicemente nei rapporti di forza interpersonali, togliere l’ultimo baluardo a chi stenta a rimanere a galla serve a ribadire le distanze. È il meccanismo in cui chi domina dimostra a se stesso di avere il controllo totale, riducendo l’altro a una condizione di assoluta vulnerabilità. Quando una persona non ha più nulla da perdere tranne quel minimo frammento di dignità o di sussistenza, sottrargli anche quello diventa un gesto di deliberata affermazione di dominio. C’è poi una componente sottile di cinismo: si colpisce chi non ha gli strumenti per difendersi, per fare voce grossa, per accedere a tutele o per far valere i propri diritti. La fragilità altrui viene vista non come un motivo di rispetto o di cautela, ma come un punto di minor resistenza dove infierire a costo zero. È la manifestazione più amara della miseria umana, perché sposta il baricentro dal bisogno reale al puro piacere del sopruso. Quando sottrarre l’essenziale all’altro diviene un’azione abituale o persino rivendicata, si consuma la frattura definitiva con qualsiasi forma di empatia.

  • PASSATO

    PAURA DEL PASSATO

    Non nasce da ciò che è stato, ma dall’ombra che quegli eventi continuano a proiettare sul presente. Il tempo trascorso tende a congelarsi nella memoria under forma di monito, trasformando un errore, una perdita o un trauma in una sentenza definitiva. In questo processo, la mente smette di considerare il passato come un semplice dato storico e lo eleva a modello rigido per il futuro, alimentando il timore che ciò che ha ferito una volta sia destinato a ripetersi inevitabilmente. Temere il proprio vissuto significa spesso restare prigionieri di un’identità superata. Si tende a valutare le proprie capacità attuali con gli stessi strumenti o con la stessa fragilità del momento in cui si è subito l’evento originale. In realtà, la memoria seleziona e rielabora, ingigantendo la minaccia e oscurando la crescita personale e la consapevolezza maturate nel tempo intercorso. Il superamento di questa angoscia richiede uno spostamento di prospettiva: il passato cessa di essere una minaccia nel momento in cui lo si riconosce per ciò che è realmente, ossia un repertorio di fatti conclusi che non possiedono più alcuna forza d’azione autonoma sul presente, se non quella che la mente continua ad accordare loro.

  • SALERNO

    VIVACE

    È una città di mare dinamica e moderna situata nel cuore della Campania, incastonata tra la Costiera Amalfitana e la piana del Sele. La sua vita urbana si sviluppa lungo un elegante lungomare e nel suggestivo centro storico medievale, che accoglie visitatori con locali, botteghe artigiane e un’atmosfera sempre animata. Storicamente famosa per la Scuola Medica Salernitana, prima e importantissima istituzione medica dell’Occidente medievale, la città unisce :

    • un ricco patrimonio monumentale con il Duomo romanico di San Matteo

    • il Castello di Arechi che domina il golfo dall’alto

    • i Giardini della Minerva, antico orto botanico legato alla medicina tradizionale Negli ultimi decenni la città ha conosciuto una forte spinta di rinnovamento urbanistico e culturale, diventando un polo d’attrazione grazie a :

    • eventi di richiamo internazionale come le Luci d’Artista nel periodo invernale • opere di architettura contemporanea come la Stazione Marittima firmata da Zaha Hadid

    • una vita notturna e universitaria viva che anima piazze e vicoli in ogni stagione Salerno rappresenta inoltre un punto strategico per esplorare le meraviglie circostanti, offrendo un rapido collegamento verso :

    • i borghi iconici della Costiera Amalfitana come Positano e Amalfi

    • i templi dorici del parco archeologico di Paestum

    • le coste incontaminate e i sentieri naturali del Cilento In sintesi Salerno è una destinazione accogliente e piena di energia, capace di coniugare storia millenaria, grande vivacità culturale e scenari marini di rara bellezza.

  • VIVERE LA CORSICA

    GUIDA AL SUO STILE DI VITA

    Non andate in Corsica solo per vedere il mare. Andateci per capire come si vive ancora su un’isola mediterranea autentica.

    Ecco cosa troverete

    IL RITMO : LENTU MA VERU

    Dimenticate l’orologio. Qui la giornata segue il sole e il vento.

    Mattina (7:00 – 10:00) Nei villaggi dell’entroterra come Pigna, Sant’Antonino o Zonza, la vita inizia al bar del paese. Caffè, discussione del tempo, in lingua corsa. I pastori portano le bestie al pascolo. È il momento migliore per camminare.

    Pomeriggio

    Chiusura. Dalle 12:30 alle 15:00 molti negozi, soprattutto all’interno, chiudono. È l’ora del pranzo in famiglia. Al mare, è l’ora della siesta sotto i pini marittimi.

    Sera

    L’aperitivo è un rito. Dalle 18:00 sulle piazze di Calvi, Ile-Rousse, Bonifacio o Ajaccio. Si beve un vino di Patrimonio o un Cap Corse, si assaggia la charcuterie. Si sta fuori fino a tardi.

    Consiglio da guida

    Non programmate troppo. Lasciate spazio all’imprevisto. Una strada chiusa per le capre, un vecchio che vi invita a vedere la sua cantina.

    DENTRO TERRA vs COSTA : DUE CORSICHE

    Se cercate la Corsica cartolina

    Costa sud-est (Palombaggia, Santa Giulia), Calvi, Capo Corso. Mare turchese, spiagge bianche, paesini di pescatori.

    Se cercate la Corsica vera

    Andate a Corte, capitale storica nel cuore dell’isola.

    A La Restonica, con le sue gole e i laghi alpini.

    Nella Castagniccia, la regione delle mille chiese barocche e delle foreste di castagni. Qui la gente vive ancora di pastorizia, di castagne, di miele di maquis.

    Potete fare il bagno e un’escursione a 2000 metri nello stesso giorno. È normale qui.

    COSA SI MANGIA, COME SI VIVE

    La cucina corsa è cucina di montagna con vista mare.

    Da non perdere

    Brocciu

    il formaggio fresco nazionale. Provatelo con la marmellata o nel fiadone (torta)

    Charcuterie Nustrale

    lonzu, coppa, prisuttu e soprattutto figatellu (da cuocere)

    Farina di castagne

    assaggiate la pulenda, il pane di castagne

    Vini

    Patrimonio per i rossi, Ajaccio e Sartène per i bianchi

    I mercati

    quello di Ajaccio la mattina, quello di L’Ile-Rousse, o i piccoli mercati dei produttori nei villaggi. Comprate direttamente da loro.

    CULTURA VIVA

    La Corsica non è un museo.

    La lingua corsa

    è ovunque: sui cartelli, a scuola, nelle canzoni. Salutate con “Bonghjornu”.

    La Paghjella

    il canto polifonico maschile, Patrimonio UNESCO. Se vedete un concerto in una chiesa, entrate. È un’esperienza spirituale, non turistica.

    Le feste di paese

    a ogni santo la sua festa, con processioni, canti e tavolate enormi.

    Regola d’oro per il visitatore

    Rispetto. I corsi sono fieri e accoglienti, ma amano chi rispetta la loro terra. Non raccogliete piante del maquis, non lasciate rifiuti, non fate rumore inutile nei villaggi. Chiedete prima di fotografare.

    In breve

    la vita in Corsica è semplice, dura e bellissima. È fatta di pietra, vento, maiali allo stato brado, mare che toglie il fiato e montagne che vi fanno sentire piccoli.

    Se volete capirla

    fermatevi più di 3 giorni nello stesso posto.

  • EMILIO VEDOVA

    TORNA A DIALOGARE CON GLI SPAZI DELLA SUA VENEZIA

    imponendo una presenza che non si limita a occupare la materia, ma la scuote nel profondo. Visitare la Fondazione Vedova significa immergersi in una tensione plastica e pittorica dove il segno rifiuta ogni forma di compromesso geometrico. Il ciclo “Scontro di situazioni” incarna una vera e propria architettura del conflitto, in cui le campiture scure si urtano ed esplodono sulla tela con una forza primordiale. Non c’è spazio per la contemplazione pacifica, ma solo per la partecipazione emotiva di fronte a un’energia che tenta costantemente di rompere i confini del quadro. Con i “Plurimi” l’opera d’arte spezza definitivamente le catene della bidimensionalità per farsi corpo nello spazio dell’osservatore. I pannelli in legno incernierati, graffiati dal colore e dalla materia strutturata, invadono l’ambiente circostante e costringono chi guarda a ridefinire continuamente il proprio punto di vista. Questa esposizione testimonia una ricerca etica ed estetica che continua a interrogare il nostro presente attraverso la violenza e la grazia del linguaggio informale. Una tappa fondamentale per chiunque voglia comprendere il senso profondo dell’arte come gesto politico, azione fisica e continua trasformazione.

    ALTRO SU EMILIO VEDOVA

    Fondazione Vedova

  • LAGO DI IOANNINA

    IL LAGO PAMVOTIDA

    chiamato anche

    LAGO DI IOANNINA

    o in greco Limni Pamvotida / Pambotis

    è il lago più grande dell’Epiro in Grecia nord-occidentale.

    Si trova ai piedi del Monte Mitsikeli a 470 m s.l.m., nella conca di Ioannina. La città di Ioannina lo chiude a ovest.

    Dimensioni

    • Superficie 19,4 km²

    • Lunghezza 7,9 km, larghezza 5,4 km

    • Profondità media 4,5 m, massima 11 m

    • Coordinate: 39°39′45″N 20°53′06″E

    È uno dei laghi più antichi del mondo Secondo l’ente di gestione è uno dei più antichi a livello mondiale e il secondo più antico d’Europa dopo il lago di Ocrida, con un’età che supera i 5 milioni di anni, formatosi per movimenti del rilievo che hanno creato una conca interna. È un lago poco profondo, di origine tettonica e carsica, con acque ferme e canneti. Per questo è un ecosistema molto sensibile, inserito nella Rete Europea Natura 2000 per gli habitat e le specie rare di flora e fauna che ospita. Negli ultimi decenni ha subito un forte deterioramento a causa dell’inquinamento antropogenico – immissione di acque reflue e nutrienti agricoli e abbassamento della falda per prelievi idrici.

    Al centro c’è la sua particolarità :

    l’Isola di Giannina

    l’unica isola lacustre abitata in Grecia, con i suoi monasteri bizantini del XIII-XVI secolo.

  • RABAT

    TORRE MOHAMMED VI

    E’ IL NUOVO SIMBOLO DI RABAT

    anche se tecnicamente si trova a Salé, sull’altra sponda del fiume Bouregreg, proprio al confine con la capitale.

    Ecco i punti chiave

    Dati principali

    Altezza

    250 metri, 55 piani – è l’edificio più alto del Marocco e il terzo più alto d’Africa. Alcune schede riportano 220m per i 40 piani abitabili, ma l’altezza totale con la guglia è 250m.

    Superficie

    102.800 m²

    Costruzione

    2017-2023, inaugurazione ufficiale prevista nel 2024

    Costo

    3,5 miliardi di dirham (circa 350 milioni di euro)

    Architetti

    lo spagnolo Rafael de la-Hoz e lo studio marocchino CHB Cabinet Hakim Benjelloun

    Stile

    moderno all’esterno, ispirazione marocchina per gli interni. La forma è stata pensata per assomigliare a un razzo sulla rampa di lancio, visibile da 50 km di distanza.

    Cos’è e a cosa serve:

    È il punto culminante dello sviluppo della Valle del Bouregreg e parte centrale del programma “Rabat Città della Luce, Capitale Marocchina della Cultura”.

    È un edificio multifunzionale

    • auditorium da 350 posti

    • negozi al piano terra

    • uffici nei primi 12 piani

    • parte residenziale

    • hotel di lusso ai piani superiori – è stato firmato un contratto con Waldorf Astoria (Hilton) per gestire l’hotel panoramico

    Sostenibilità

    La facciata sud

    è completamente attrezzata con 3.350 m² di pannelli solari fotovoltaici, con sistemi di recupero dell’acqua piovana e riciclaggio delle acque reflue incorporati nel progetto.

    Dalla cima

    a 250m di altezza sulle rive del Bouregreg, hai una vista a 360° su Rabat, Salé e l’Oceano Atlantico.

    TORRE MOHAMMED VI

  • VINCENZO GAETANIELLO

    Biografia. Nasce nel 1935 a Pomigliano d’Arco. Vive e lavora a Roma. Artista visivo e scultore, membro dell’Accademia Nazionale di San Luca dal 1999. Studia con lo scultore L. Gelli, a sua volta allievo di L. Andreotti, presso l’Istituto d’Arte di Napoli dove in seguito è docente di lavorazione della pietra e disegno dal vero. Fondamentali per la sua formazione, a Napoli, gli incontri con V. Pratolini e P. Ricci. A Roma, sostenuto da A. Trombadori e presentato da V. Pratolini, espone per la prima volta alla Capannina dei Porfiri nel 1957, frequenta poi D. Micacchi, D. Morosini, A. Del Guercio e lo studio di P. Fazzini. Dal 1965 al 1968 fa parte del Collettivo Il Girasole. È stato per diversi anni titolare della cattedra di Decorazione Plastica all’Accademia di Belle Arti di Roma.

    •Mostre e attività

    Ha partecipato alle Quadriennali di Roma (1960, 1965, 1972), al X Premio Spoleto, alla Biennale di Alessandria d’Egitto (1971), al Premio Nazionale del Fiorino a Palazzo Strozzi a Firenze (1971), alla Biennale di Scultura a Padova (1971) e alla Biennale di Milano (1993). Ha tenuto personali a Roma, alla Galleria La Nuova Pesa e alla Galleria Il Gabbiano, e a Milano alla Galleria 32, dove nel 1967 è presentato in catalogo da R. Guttuso.

    Opere pubbliche

    •Cancello per la Cappella Secci a Terni, con vetrata di R. Guttuso su progetto dell’architetto M. Ridolfi (1972)

    •Statua per Piazza Primavera a Pomigliano D’Arco (1998)

    •Scultura in bronzo per il monumento commemorativo a Salvo D’Acquisto a Pomigliano d’Arco (2000)

    •Tra il 2002 e il 2003 progetta e realizza una scultura per Alberto Sordi

    Dal marzo 2003 lavora ai disegni e alle sculture per la personale presso la Fondazione Crocetti di Roma nel 2010 e poi a Teramo nella sala “Carino Gambacorta” della Banca di Teramo.

    Riconoscimenti

    •Primo premio alla Quadriennale di Roma (1965)

    •Premio Internazionale Budapest per la piccola scultura (1978)

    •Premio Presidente della Repubblica per la Scultura (1986) su designazione dell’Accademia Nazionale di San Luca

  • PIERO GUCCIONE

    BIOGRAFIA

    Piero Guccione (Scicli, 5 maggio 1935 – Modica, 6 ottobre 2018)

    E’ stato un pittore, incisore e illustratore italiano.

    Origini e formazione

    Nasce il 5 maggio 1935 a Scicli, piccola città della fascia sud-orientale della Sicilia, in provincia di Ragusa.

    Terzogenito di una famiglia della piccola borghesia, il padre era un sarto.

    Frequenta per un anno la Scuola d’arte di Comiso, quindi l’Istituto d’arte di Catania, dove si diploma nel 1954.

    Nell’ottobre del 1954, dopo la morte del padre, si trasferisce a Roma dove s’iscrive all’Accademia di Belle Arti che frequenta solo per un mese.

    Vive in pensionato a San Francesco a Ripa, lavorando come grafico.

    Anni ’60 – ’70

    Dal 1958 al 1969 partecipa alle missioni paleontologiche nel deserto del Sahara libico, con l’équipe del paletnologo Fabrizio Mori, per il rilevamento di pitture rupestri.

    Il 23 aprile 1960 tiene la sua prima mostra personale alla Galleria Elmo di Roma, in via Margutta, presentata dal critico Duilio Morosini.

    Nel 1962 compare, nel ruolo di sé stesso, nel film I giorni contati di Elio Petri.

    Dal 1962 al 1964 fa parte del gruppo Il pro e il contro, con Attardi, Calabria, Farulli, Guerreschi, Gianquinto e Vespignani.

    Nel 1966 prima partecipazione alla Biennale Internazionale d’Arte di Venezia, dove sarà invitato altre cinque volte, nel 1972, 1978, 1982, 1988 e 2011.

    Nello stesso anno diventa assistente di Renato Guttuso all’Accademia di Belle Arti di Roma e poi titolare di cattedra fino al 1969.

    Ritorno in Sicilia

    Nel 1979 tiene la cattedra di pittura all’Accademia di Belle Arti di Catania e nello stesso anno torna a vivere in Sicilia, in una campagna (Contrada Quartarella), tra Scicli e Modica dove trascorrerà tutto il resto della sua vita.

    Assieme a Franco Sarnari diventa punto di riferimento del Gruppo di Scicli.

    Carriera internazionale e riconoscimenti

    Nel 1984 l’Hirshhorn Museum di Washington lo invita alla mostra Drawings 1974-84.

    Nel 1985 è invitato dal Metropolitan Museum of Art di New York per un’antologica di grafica.

    Nel 1995 è nominato Accademico di San Luca.

    Nel 1999 riceve dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri il Premio Speciale per la Cultura.

    Nel 2004 Carlo Azeglio Ciampi gli conferisce la medaglia d’oro alla Presidenza della Repubblica come benemerito dell’arte e della cultura.

    Nel 2006 Palazzo Madama a Roma, sede del Senato, accoglie la grande tela Il nero e l’azzurro.

    Nel 2008 le città di Milano e Roma lo celebrano con antologiche a Palazzo Reale e alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna.

    Il 5 maggio 2018 è costituito a Roma l’Archivio Piero Guccione presieduto dalla figlia Paola Guccione.

    Si spegne il 6 ottobre 2018, a ottantatré anni, nella sua casa-studio di Quartarella nella campagna modicana.

    Dal 2021 le sue ceneri sono conservate nel cimitero monumentale di Scicli.

    PIERO GUCCIONE

  • ROMA

    NUOVA FIGURAZIONE ROMANA

    Non è un movimento con manifesto, è un clima.

    Nasce a Roma tra il 1960 e il 1963 come risposta esistenziale e politica alla crisi dell’Informale e all’arrivo della Pop americana.

    Il suo atto di nascita ufficiale è il gruppo :

    “Il pro e il Contro”

    fondato nel 1963 da :

    Renzo Vespignani

    Gianfranco Ferroni

    Ennio Calabria

    Giuseppe Guerreschi

    PIERO GUCCIONE

    Alberto Gianquinto

    critici :

    Dario Micacchi

    Antonio Del Guercio

    Duilio Morosini

    Tutti ruotavano intorno alla

    Galleria Il Fante di Spade

    di Mario Roncaglia in via del Babuino e alla Galleria La Nuova Pesa – luoghi che diventeranno l’Archivio della Scuola Romana. Cosa li univa?

    Il ritorno alla figura, ma senza retorica

    Non il realismo socialista di Guttuso, non il Novecento. Una figura ferita, espressionista, a volte quasi sfigurata. Vespignani nel suo Autoritratto del 1966 è l’esempio perfetto: un tono “dolorosamente poetico” e di “sofferta inquietudine”.

    La realtà come impegno

    Periferie, baracche, fabbriche, lager, interni claustrofobici dello studio. Ferroni dal 1962-64 costruisce lo spazio attraverso “presenze che vengono dalla memoria autobiografica, dalla memoria storica, immagini che emergono dagli abissi di orrore dei lager nazisti” e dai “fantasmi che popolano la mente del pittore”.

    Controcorrente

    Nel 1968 alla Biennale di Venezia, mentre la contestazione esplode, Ferroni espone i suoi quadri girati contro il muro. Gli altri li girarono per un giorno, lui per tutta la durata della mostra. È il gesto simbolo della Nuova Figurazione : non spettacolo, ma testimonianza.

    Da lì si allarga la genealogia che la critica chiama :

    Figurazione anni ’60 e ’70:

    Maestri di riferimento

    Fausto Pirandello

    Alberto Ziveri e soprattutto

    Renato Guttuso.

    Prima linea romana : oltre al gruppo fondatore

    Titina Maselli

    Bruno Canova

    Franco Sarnari

    Vincenzo Gaetaniello.

    Filiazioni Enzo Guaricci, che si forma nella seconda metà degli anni Sessanta “nel solco della Nuova Figurazione Romana, anche grazie all’apprezzamento e alla vicinanza del maestro Renzo Vespignani”. E Carlo Roselli che espone nel 1973 alla Galleria N.F.1 (Nuova Figurazione 1) in via Margutta.

    In sostanza

    se la Scuola Romana degli anni ’30 era lirica e intimista, la Nuova Figurazione romana è urbana, dura, politica. Usa il disegno classico, il chiaroscuro, l’acquaforte – Ferroni diventerà uno dei maestri indiscussi dell’incisione italiana – per raccontare l’alienazione dell’uomo nella metropoli.

  • IL GRUPPO

    LIBERTÀ-REALTÀ

    è stato un gruppo figurativo romano nato a cavallo tra il 1960 e il 1961, uno degli ultimi tentativi organizzati di difendere la figurazione contro l’egemonia dell’Informale.

    Chi e quando

    Fondato a Roma nel 1960 da 8 giovani pittori allora poco più che ventenni :

    • Marcello Confetti
    • Paolo Ganna
    • Piero Guccione
    • Gino Guida
    • Carlo Quattrucci
    • Pino Reggiani
    • Aldo Turchiaro
    • Pasquale Verrusio

    Il critico di riferimento del gruppo è stato Antonio Del Guercio, storico dell’arte legato al PCI e teorico di un realismo impegnato. Secondo alcune fonti la data di nascita viene indicata come 1961, ma la costituzione formale è del 1960.

    L’idea

    Il manifesto, scritto con una forte dichiarazione d’intenti politici e sociali, proponeva : una nuova figurazione in contrasto con la nozione dell’astrattismo come ‘unica espressione valida di un operare moderno’ In pratica, erano contro l’idea – allora dominante nelle gallerie, nei premi e alla Quadriennale – che solo l’Informale e l’astrattismo fossero moderni. Rivendicavano il diritto alla figura, al racconto, alla realtà, ma senza tornare al neorealismo di maniera degli anni ’50. La parola “Libertà” stava per libertà espressiva del pittore di fronte ai dogmi critici, “Realtà” per il legame con l’uomo e la storia. Si inseriscono quindi in quella linea che poi la storia dell’arte chiamerà Nuova Figurazione romana, insieme a Vespignani, Attardi, Ferroni, Calabria.

    L’unica mostra

    Il gruppo ha avuto vita brevissima e ha realizzato una sola mostra collettiva :

    Gennaio 1961, Galleria Stagni di Roma Fu, contro ogni aspettativa, un successo nazionale. La mostra attirò l’attenzione di critici importanti come Lionello Venturi, che all’epoca era poco incline alle istanze figurative. Dopo quella mostra il gruppo si scioglie. Ognuno prosegue per strade molto diverse: Guccione verso una pittura luminosa e metafisica siciliana, Quattrucci verso un realismo lirico, Turchiaro verso una figurazione favolistica, Verrusio verso un espressionismo politico, ecc.

  • ENKRATEIA

    IL POTERE DI RESTARE

    ἐγκράτεια

    Una parola greca che non significa controllo. Significa governo. Etimologicamente è composta da en – dentro, e kratos – potere, dominio, forza. La stessa radice di democrazia e aristocrazia. Non è quindi la negazione di una forza, è l’affermazione di un potere. Il potere su ciò che è dentro. Nella Grecia classica, l’enkrateia veniva distinta con precisione dalla sophrosyne. La sophrosyne è armonia. È lo stato di chi ha desideri già accordati, già in equilibrio. È grazia naturale. L’enkrateia è lotta. È lo stato di chi sente desideri forti, disordinati, contrari alla ragione, e li vince. Non perché non li sente, ma proprio perché li sente. Per questo Senofonte fa di Socrate l’uomo enkratic per eccellenza. Per Socrate, l’enkrateia non è una virtù tra le altre. È il fondamento. Senza di essa, nessuna libertà è possibile. Chi non governa se stesso sarà inevitabilmente governato da altro: dal corpo, dalla fame, dalla paura, dal bisogno di approvazione. Aristotele, nell’Etica Nicomachea, chiarisce il punto: l’uomo virtuoso non è più tentato. L’uomo enkratic lo è, eccome, e resta. L’enkrateia non è il traguardo, è la palestra. È l’esercizio quotidiano che rende possibile la virtù. Gli Stoici la trasformano in disciplina centrale. Enkrateia non significa mortificare il piacere perché il piacere è male. Significa impedire che qualsiasi cosa esterna tenga il timone. La sensazione arriva, l’impulso si presenta. Semplicemente, non gli si obbedisce. Secoli dopo, Paolo di Tarso inserisce enkrateia come ultimo dei frutti dello Spirito, in Galati 5:23. Nelle traduzioni diventa “dominio di sé” o “temperanza”. È l’ultima parola della lista, come a dire che senza di essa le altre non reggono. Oggi l’enkrateia può essere letta su tre livelli :

    Come capacità di dire no Non mangiare, non comprare, non cliccare, non rispondere subito. Interrompere l’automatismo.

    Come capacità di restare Restare davanti all’opera che non funziona, alla pratica noiosa, al lavoro lungo. L’enkrateia non è solo astinenza, è perseveranza.

    Come forma politica interiore Diventare una polis di una sola persona. Autogoverno. Darsi una legge e rispettarla.

    Per chi fa arte, è una virtù materiale. Non si tratta di spegnere le passioni per diventare freddi e perfetti. Si tratta di dominarle abbastanza perché smettano di essere padrone e tornino ad essere materiale. Colore, energia, tensione. L’enkrateia non rende impeccabili. Rende liberi di scegliere a cosa dire sì.

  • CALMA

    COLTIVARE LA CALMA NON E’ UN ATTO DI PASSIVITÀ O DI DEBOLEZZA

    La passività è un ritiro. È l’energia che cede, che non trova più la forza di rispondere e si adatta per esaurimento. La calma è l’opposto : è energia contenuta, tenuta in forma. Non è assenza di conflitto, ma capacità di abitarlo senza esserne deformati. Non è silenzio per paura di parlare, ma silenzio scelto perché la parola, quando arriverà, abbia peso. A livello umano, richiede più forza mantenere la lucidità nel rumore che aggiungersi al rumore. La reazione è automatica, immediata, economica. La calma è una costruzione volontaria. È l’intervallo tra lo stimolo e la risposta che viene difeso, allargato, reso abitabile. Per questo è stata spesso confusa con debolezza. Una cultura che misura il valore sull’intensità e sulla velocità fatica a riconoscere il potere del gesto misurato. L’urlo sembra sempre più convinto del sussurro, l’urgenza più importante della pazienza. Eppure ogni azione precisa nasce da lì. La mano ferma del chirurgo, la decisione nitida nel caos, il tratto esatto sulla tela bianca. Nessuna di queste cose è indifferenza. È padronanza. Gli antichi la chiamavano enkrateia : non repressione, ma governo di sé. Non spegnere il fuoco, ma imparare a tenerlo acceso senza bruciare la casa. La calma, in questo senso, non è dolcezza. È una forma di resistenza.

  • FENOMENOLOGIA DEL VISIBILE SENZA PRIVATO

    È la condizione in cui il visibile ha smesso di essere una parte del reale ed è diventato il suo criterio di esistenza. Ciò che non appare, non è. Ciò che non è tracciabile, registrabile, condivisibile, è considerato non avvenuto.

    LA STRUTTURA

    Nella fenomenologia classica il visibile implica sempre un invisibile. Ogni apparizione ha un retro, un’ombra, una riserva. Il privato era quella riserva ontologica: lo spazio in cui l’esperienza poteva rimanere incompleta, ambigua, non ancora formata per l’esterno. Nel regime attuale questa struttura si rovescia. Il retro viene illuminato preventivamente. L’invisibile non è più condizione del visibile, ma suo difetto da correggere. Si afferma un imperativo di trasparenza integrale. Il modello non è più il teatro con palcoscenico e quinte ma lo schermo. Sul teatro si sale. Sullo schermo si è costantemente dentro.

    I dispositivi

    Conversione dell’intimità in contenuto Il privato cessa di essere ciò che è privo di valore pubblico e diventa la materia prima più pregiata dell’economia dell’attenzione. Affetti, crisi, corpo, domesticità vengono estratti e messi in circolazione come contenuti.

    Esternalizzazione della memoria La memoria interna è opaca, selettiva, soggetta a oblio. L’archivio digitale è totale, indicizzabile, richiamabile. Il privato non può più contare sull’oblio naturale come protezione. Viene ricordato dall’esterno.

    Dissoluzione dell’architettura del privato La distinzione moderna tra facciata pubblica e interno domestico viene meno. Lo spazio domestico è attraversato da dispositivi di ripresa, trasmissione e ascolto. La casa non è più un ritiro, ma un nodo della rete.

    Inversione morale del pudore La rivendicazione di opacità viene percepita non come diritto, ma come sospetto. Chi non si mostra viene letto come inautentico, come se nascondesse una colpa. La trasparenza viene equiparata a onestà.

    Gli effetti

    Sull’interiorità L’interiorità richiede un tempo di latenza, uno spazio non esposto allo sguardo altrui in cui il pensiero possa restare contraddittorio e informe. Senza quella latenza, il pensiero si appiattisce in enunciato immediatamente comunicabile. Perde profondità a favore di leggibilità.

    Sull’alterità L’altro totalmente visibile cessa di essere altro. Viene consumato. Il desiderio, l’immaginazione, l’interpretazione vivono di distanza e di velo. La visibilità totale produce un regime pornografico in senso filosofico: mostra tutto e, mostrandolo, annulla la tensione conoscitiva.

    Sull’opera Quando il processo creativo deve essere reso visibile mentre accade, l’opera perde il suo statuto di apparizione separata. Viene sostituita dalla performance continua della propria produzione.

    In sintesi la fenomenologia del visibile senza privato non è semplicemente una società più controllata. È una società in cui è stata rimossa la condizione stessa del nascondimento fertile, e con essa la possibilità del segreto, della trasformazione silenziosa e dell’apparizione come evento.

  • HARGHEISA

    SOMALILAND

    HARGHEISA SU WIKIPEDIA

  • LA SATURAZIONE

    Descrive l’intensità e la purezza di un colore all’interno della teoria cromatica e delle immagini digitali. Quando la saturazione è elevata il pigmento risulta puro e concentrato, rendendo la tinta particolarmente viva e brillante. Diminuendo questo valore il colore perde gradualmente la sua carica iniziale per fare spazio a una componente grigia sempre più evidente. A livelli intermedi la percezione visiva restituisce un aspetto naturale ed equilibrato, adatto alla rappresentazione della realtà quotidiana. Con una saturazione molto bassa i toni diventano morbidi e smorzati, assumendo sfumature delicate come quelle tipiche dei colori a pastello. Raggiungendo lo zero assoluto ogni traccia di colore scompare del tutto, trasformando l’immagine in una pura scala di grigi. Nel campo dell’ottica e della tecnologia digitale questo parametro definisce la presenza di una specifica frequenza luminosa rispetto alla luce bianca. Modificare la saturazione permette di variare l’impatto cromatico senza modificare la tinta di base e senza alterare la luminosità complessiva.

  • BELET UEN

    Beledweyne

    BELET UEN SU WIKIPEDIA

  • WHITNEY MUSEUM

    ENTRA

    ENTRA Manhattan

    ENTRA Meatpacking District

  • ISCHIA

    COSA VEDERE

    E’ un’isola vulcanica che unisce mare, giardini rigogliosi, antichi borghi di pescatori e secolari sorgenti termali.

    LUOGHI ICONICI

    Ischia Ponte e Castello Aragonese

    Il Castello Aragonese è il simbolo dell’isola. Sorge su un isolotto di roccia ed è collegato a Ischia Ponte da un ponte lungo 220 metri. Al suo interno ospita una cittadella con chiese, un antico monastero e panoramicissimi terrazzi. Sotto la fortezza si estende il borgo antico di Ischia Ponte, con vicoli storici e ristoranti sul mare.

    I Giardini La Mortella sono un parco botanico creato da Susana Walton, ricco di piante tropicali, fontane e scorci sul mare.

    La Chiesa del Soccorso è una caratteristica chiesetta bianca situata su un promontorio a picco sul mare, celebre per la vista sul tramonto.

    I parchi e le sorgenti termali

    Il Parco Negombo, situato nella baia di San Montano a Lacco Ameno, offre piscine termali immerse nella natura e una spiaggia riservata.

    La Fonte di Nitrodi è una tra le più antiche strutture termali conosciute, apprezzata per le sue acque minerali curative.

    La Baia di Sorgeto è una caletta ad accesso libero dove le sorgenti calde sgorgano direttamente in mare.

    Il Sud e il Monte Epomeo

    I Maronti è la spiaggia più estesa dell’isola, caratterizzata da sabbia scura vulcanica.

    Sant’Angelo è un borgo interamente pedonale situato su un istmo, con case colorate e un’atmosfera tranquilla.

    Il Monte Epomeo rappresenta la vetta più alta dell’isola (789 metri), raggiungibile con un sentiero panoramico.

    ITINERARIO DI 3 GIORNI

    Giorno 1 Ischia Porto, Castello Aragonese e serata a Ischia Ponte.

    Giorno 2 Giardini La Mortella, spiaggia di Citara, tramonto alla Chiesa del Soccorso e cena a Sant’Angelo.

    Giorno 3 Relax termale a Negombo o Nitrodi e pomeriggio ai Maronti o alla Baia di Sorgeto.

  • MICHELE SILENZI

    nato nel 1986, è un saggista, curatore editoriale e manager culturale italiano. Dopo aver studiato filosofia a Roma e finanza internazionale alla Fudan University di Shanghai, ha iniziato la sua carriera professionale lavorando nell’investment banking presso istituti come JPMorgan e Banca IMI tra Milano e Londra. Abbandonato il settore finanziario per dedicarsi all’editoria e alla pubblicistica, è divenuto direttore editoriale della casa editrice Liberilibri. È autore del saggio-ibrido Mover. Odissea contemporanea (Liberilibri, 2014) e de L’uomo indifferenziato (Rubbettino, 2021). Ha curato e tradotto per il pubblico italiano importanti testi di pensiero politico e sociale, tra cui le Lettere di Yonathan Netanyahu e Contro l’empatia. Una difesa della razionalità del filosofo Paul Bloom. Svolge un’intensa attività di pubblicista collaborando regolarmente con varie testate e riviste culturali, tra le quali Il Foglio, Huffington Post e Formiche.

  • UPPER CASUAL

    ABBIGLIAMENTO UPPER CASUAL

    noto anche come smart casual o business casual elevato è uno stile versatile che coniuga il comfort informale con un’eleganza sobria e curata. Si colloca esattamente a metà strada tra l’abbigliamento del tempo libero e il rigore del guardaroba formale.

    Principi Fondamentali

    Sartorialità e Comfort I capi sono ben strutturati ma non rigidi, realizzati in tessuti di qualità come lana pettinata, cotone a fibra lunga, lino, cashmere o camoscio.

    Sobrietà dei Colori Dominano le tonalità neutre (blu notte, grigio antracite o chiaro, beige, tortora, bianco e ottanio) con tocchi di colore moderati.

    Dettaglio e Misura La vestibilità è impeccabile, senza essere né troppo stretta né over. I dettagli sono minimali e raffinati.

    Elementi Chiave del Guardaroba

    Per l’Uomo

    Giacche Blazer destrutturati in lana, luppolo, jersey o cotone.

    Camicie e Maglieria Camicie in cotone con collo morbidamente strutturato, polo in maglia di raso o cotone mercerizzato, pullover a collo alto o girocollo in cashmere finissimo.

    Pantaloni Chino sartoriali in cotone o lana leggera, pantaloni con doppia pence o modello drawstring elegante. I jeans sono ammessi solo se scuri, lavaggio uniforme e taglio classico.

    Calzature Loafer in pelle o camoscio, derby destrutturate, monkie strap o sneaker luxury in pelle dalla linea essenziale e pulita.

    Per la Donna

    Giacche e Soprabiti Blazer taglio maschile o doppiopetto in tessuti pregiati, trench fluidi.

    Sotto-giacca Camicie in seta o viscosa, top essenziali, maglieria sottile in cashmere o lana vergine.

    Pantaloni e Gonne Pantaloni a sigaretta o a gamba larga con piega centrale, gonne a tubino o plissettate di lunghezza midi.

    Calzature Moccasini raffinati, ballerine a punta, slingback o sneaker in pelle dal design essenziale.

    Quando Utilizzarlo

    Questo stile è particolarmente adatto per contesti di lavoro informali ma autorevoli, incontri culturali, mostre d’arte, cene al ristorante o per viaggiare con ordine e comodità.

  • CHELSEA

    NEW YORK

    Il Distretto dell’Arte Globale di Altissimo Livello / Chelsea è sinonimo del mondo dell’arte

    Situato sul lato ovest di Manhattan, tra la West 14th Street e la West 29th Street, il quartiere ospita una delle più alte concentrazioni di gallerie d’arte al mondo, affermandosi come hub per collezionisti, curatori e appassionati. L’area è un tesoro di arte contemporanea, con gallerie che espongono di tutto, da installazioni d’avanguardia a dipinti classici.

    Un’architettura al servizio dell’arte

    Il distretto nasce dalla riconversione di un’area industriale. Magazzini e loft con pianta open-space, soffitti altissimi e grandi finestre industriali sono stati trasformati in spazi espositivi multi-livello, ideali per configurazioni di sfilate, installazioni su larga scala ed esposizioni scenografiche. Questa struttura consente di ospitare opere monumentali che difficilmente troverebbero spazio altrove. Oggi il quartiere conta più di 200 venue che vanno dagli spazi indipendenti alle grandi istituzioni artistiche, con alcune stime che arrivano a oltre 400 gallerie nell’area che ruotano le mostre ogni 5-6 settimane. Passeggiare nel distretto delle gallerie di Chelsea può essere percepito come un tour artistico globale, con pezzi contemporanei provenienti da New York e da tutto il mondo.

    Le attività e le gallerie di riferimento

    Chelsea è conosciuta per le sue gallerie d’arte contemporanea di livello mondiale che espongono l’arte più costosa, provocatoria e progressiva.

    Tra le gallerie di riferimento :

    Gagosian Gallery nota per esporre i principali artisti contemporanei.

    David Zwirner Gallery un caposaldo della scena artistica di Chelsea.

    Hauser & Wirth galleria e dealer internazionale che ha recentemente firmato un contratto di locazione per l’intero edificio di 38.000 piedi quadrati al 548 West 22nd Street.

    Luhring Augustine fondata nel 1985, focalizzata sulla rappresentazione di un gruppo internazionale di pittori, scultori, fotografi e artisti multimediali.

    Pace, Mendes Wood DM, Gazelli Art House rappresentano la nuova ondata di gallerie internazionali che scelgono Chelsea per le loro sedi americane, con inaugurazioni che uniscono pittura post-bellica, computer art pionieristica e arte digitale contemporanea.

    Cosa si fa a Chelsea

    Gallery Hopping L’attività principale. Le gallerie sono gratuite e aperte al pubblico, solitamente dal martedì al sabato, dalle 10 alle 18. Il giovedì sera è tradizionalmente dedicato ai vernissage.

    Tour Curati Il distretto è considerato la scena artistica più eccitante del mondo, sede del meglio della pittura, scultura e altro contemporaneo. Vengono organizzati tour di due ore focalizzati sulle mostre che incarnano le prospettive più nuove sull’arte contemporanea.

    La High Line L’ex ferrovia sopraelevata trasformata in parco urbano lineare attraversa Chelsea. È una passeggiata tra installazioni site-specific, giardini pensili e scorci sulle gallerie e sull’Hudson.

    Chelsea Market e Art Spaces Oltre alle gallerie, l’area ospita spazi per eventi, venue per la moda e il design e l’estensione del sistema Agora, nato nel 1984 come piattaforma per gli artisti per esporre e interagire con la comunità.

    In termini di geografia del mercato dell’arte globale, il quartiere di Chelsea a New York è considerato l’apice del sistema delle fiere e delle gallerie internazionali.

    CHELSEA/MANHATTAN ENTRA

  • RISERVA NATURALE REGIONALE GUIDATA

    PUNTA ADERCI / VASTO (CH)

    È un’area protetta istituita nel 1998 con L.R. n.9, interamente nel Comune di Vasto. Si estende per circa 285 ettari (quasi 400 con il SIC IT7140108 Punta Aderci – Punta della Penna) con circa 6 km di litorale, dalla spiaggia di Punta Penna, vicino al porto di Vasto, fino alla foce del fiume Sinello. Il paesaggio è un mosaico di ambienti : ampie spiagge di sabbia e ciottoli, dune costiere, falesie rocciose, pinete, macchia mediterranea e campagne tradizionali con vigneti, oliveti e campi di graminacee. Al centro si eleva il promontorio di Punta Aderci, 26 m s.l.m., elemento morfologico dominante che struttura l’intero sistema costiero e offre una vista a 360° sulla riserva, fino al Parco Nazionale della Maiella e, al tramonto, al Gran Sasso. Il litorale vede l’alternarsi di baie, calette e falesie. Le spiagge, da nord a sud, sono : Torre Sinello, Mottagrossa, Punta Aderci (con l’omonimo trabocco della Costa dei Trabocchi), dei Libertini e di Punta Penna. La si attraversa a piedi o in bicicletta lungo un sentiero di circa 7 km che sovrasta le spiagge, più un sentiero panoramico di 3 km presso Mottagrossa tra pinete e scogliere. Vegetazione tipica di costa sabbiosa: ravastrello, ammofila, calcatreppola marina, euforbia delle spiagge, papavero giallo, mirto, giglio di mare, finocchio spinoso e ginestra. Fauna simbolo: il fratino, più falchi, cormorani e uccelli marini. Tutte le spiagge sono libere, senza servizi balneari, Bandiera Blu.

  • TRANI

    PALAZZO LAMBERT GIA’ PALAGANO

    Siamo nel cuore della città vecchia, in Piazza Portanova (oggi Piazza Plebiscito) punto strategico e porta della città medievale.

    La storia

    Costruito nel 1420 dalla famiglia Palagano, di origini nobiliari normanne, in un momento di grande ripresa economica sotto gli Aragonesi. È uno dei palazzi simbolo del Quattrocento tranese, insieme a Palazzo Caccetta e Palazzo Vischi. Della struttura originaria oggi rimane poco, perché il palazzo rischiava il crollo. Fu salvato e ristrutturato da Ferdinando Lambert, che lo acquistò e vi si ritirò negli ultimi anni della sua vita. Da qui il doppio nome: Lambert già Palagano.

    Cosa vedere

    Dell’architettura originale del ‘400 sono rimasti:

    Il portale principale in conci disposti a raggiera intorno ad un arco acuto, riquadrato da cornice semplice

    Lo stemma della famiglia Palagano che sormonta il portale

    La cornice marcapiano

    Dettaglio curioso: sulla parte destra del portale, tra questo palazzo e il vicino Palazzo Maggiolla, è incastrata nella parete una colonna frammentaria con capitello e più in basso una lastra di sarcofago murata con Agnus Dei racchiuso in un medaglione, affiancato dagli stemmi dei Palagano. È facilmente raggiungibile a piedi dalla Cattedrale di Trani e dal Porto, ed è inserito tra i palazzi storici del centro – XV secolo.

  • PARAMARIBO

    SURINAME


    cosa sapere sulla capitale del Suriname

    Paramaribo è la capitale del Suriname, in Sud America.

    Si trova sul fiume Suriname, a pochi chilometri dall’Oceano Atlantico, e conta circa 290.000 abitanti — quasi metà della popolazione di tutto il paese.

    Perché è famosa

    Il centro storico di Paramaribo è Patrimonio dell’Umanità UNESCO dal 2002.

    Il motivo è semplice : è uno dei pochi centri coloniali olandesi rimasti quasi interamente in legno.

    Case bianche con persiane scure, strade dritte, chiese e moschee una accanto all’altra.

    Una fusione di culture olandese, creola, indiana, giavanese, cinese e maroon.

    Cosa vedere

    Centro Storico

    Considerato una delle attrazioni più popolari del paese.

    Da girare a piedi.

    L’architettura è tutta coloniale olandese, ma con influenze locali.

    Non aspettatevi monumenti enormi, è più l’insieme a colpire.

    Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo

    Nel cuore della città, è uno dei monumenti più noti e imponenti.

    È la più grande cattedrale in legno del Sud America, costruita completamente in cedro del Suriname.

    Esterno gotico, interno caldo e tutto in legno.

    Fort Zeelandia

    Sulla riva del fiume, all’ombra di alberi di mogano.

    Era la prima fortezza della colonia, fondata nel 1661.

    Oggi è museo: racconta la storia della colonizzazione, della schiavitù e della diversità etnica del Suriname.

    Dalla terrazza c’è una bella vista sul fiume.

    Waterkant
    La strada lungo il fiume.

    È il cuore della città: edifici storici, bancarelle, bar.

    Parte da Piazza Indipendenza (Onafhankelijkheidsplein).

    Moschea e Tempio Indù
    A pochi metri di distanza l’una dall’altra : la Moschea Keizerstraat e il tempio indù Arya Dewaker.

    È la foto simbolo di Paramaribo.

    Palmentuin e dintorni

    Il giardino delle palme dietro il palazzo presidenziale, il mercato centrale, e per chi ha tempo il Parco Naturale Peperpot — una vecchia piantagione di caffè e cacao raggiungibile in bici da Paramaribo.

    Info utili

    Lingua : olandese ufficiale, ma si parla molto l’inglese e lo Sranan Tongo.

    Clima : tropicale, caldo e umido tutto l’anno.

    La stagione meno piovosa va da agosto a novembre.

    Fuso orario : UTC-3, 5 ore indietro rispetto all’Italia.

    Valuta : Dollaro del Suriname (SRD).

    È una capitale piccola, si visita bene in due o tre giorni a piedi e non ha l’aria caotica di altre capitali sudamericane. Più tranquilla, più a misura d’uomo.

    Pvl

  • PONTA DA PIEDADE

    LAGOS

    ALGARVE

    PORTOGALLO

    Ponta da Piedade è il simbolo di Lagos — scogliere dorate alte fino a 20 metri, archi naturali, faraglioni e grotte nascoste. Va vista sia dall’alto che dal mare, e vale davvero fare entrambe le cose.

    Ponta da Piedade, Lagos, scogliere, belvedere e tour in barca
    Il monumento naturale Il punto principale è le rocce scolpite con le scalinate che scendono fino al mare. La luce migliore per le foto è al mattino presto o poco prima del tramonto, lassù c’è quasi sempre vento. Proprio accanto c’è il faro segna il belvedere da dove partono quasi tutti. È il punto della classica cartolina.

    Come visitarla a piedi Parti da la passerella in legno collega spiagge e punti panoramici senza la scarpinata ripida. È una passeggiata facile e ti regala prospettive sugli archi che non vedi dal parcheggio.

    Dal mare l’esperienza vera Per entrare dentro le grotte serve una barca piccola. L’operatore più storico in zona è alla Marina di Lagos fanno tour guidati di 1h15 su barche da 9 persone e anche tour in kayak per gruppi piccoli. La caletta proprio sotto le scogliere e ci arrivi dalle scale scavate nella roccia. Perfetta per un tuffo dopo il belvedere, ma a metà giornata si riempie. Consiglio, fai la passerella al mattino, il giro in barca a metà giornata quando l’acqua si illumina dentro le grotte, e torna al faro per il tramonto. Metti scarpe adatte, le scale sono ripide e scivolose.

  • VILLA EPHRUSSI DE ROTHSCHILD

    TRA NIZZA E MONACO

    È uno dei posti più spettacolari di tutta la Costa Azzurra — il palazzo rosa pallido in cima a Cap Ferrat.

    Cos’è

    Villa Ephrussi de Rothschild

    detta anche Villa Île-de-France, si trova a :

    1 Av. Ephrussi de Rothschild, Saint-Jean-Cap-Ferrat, tra Nizza e Monaco. È stata progettata dall’architetto Aaron Messiah e costruita tra il 1905 e il 1912 dalla Baronessa Béatrice Ephrussi de Rothschild per ospitare la sua collezione di oltre 5.000 opere d’arte mosaici, arazzi Gobelins, Maestri Antichi, porcellane e mobili d’epoca. Nel 1935 la baronessa l’ha lasciata all’Académie des Beaux-Arts dell’Institut de France. Fuori è una villa italiana Belle Époque color rosa, dentro ogni sala è un mondo diverso — salone veneziano, salotto Luigi XVI, ecc. Tutto è rimasto come quando ci viveva lei.

    I 9 giardini — il vero motivo per andarci

    Il fascino della villa sta non solo nella collezione ma nei giardini creati sulla roccia brulla. Situata tra Nizza e Monaco, domina il Mediterraneo ed è circondata da nove giardini tematici :

    Francese il grande giardino formale con le fontane musicali davanti alla facciata

    Spagnolo, Fiorentino, Giardino di Sèvres, Lapidario, Giapponese, Esotico, Provenzale e il Roseto

    Dedica almeno mezza giornata. Un’ora o due non bastano per apprezzarla davvero.

    Info pratiche

    Indirizzo : 1 Av. Ephrussi de Rothschild, 06230 Saint-Jean-Cap-Ferrat

    Orari : Febbraio-giugno / settembre-ottobre 10.00-18.00, luglio-agosto 10.00-19.00. In inverno apre 10-18 nei weekend e 14-18 nei giorni feriali.

    Biglietti : Intero circa €17, ridotto €12 per 7-18 anni, studenti under 25, disoccupati. Esiste biglietto congiunto con Villa Kérylos a €20.

    Consigli : Foto permesse ovunque (no treppiedi dentro), i percorsi dei giardini sono quasi tutti accessibili. C’è una sala da tè nell’ex sala da pranzo con terrazza sul mare. In estate fanno Les Nocturnes aperture serali a lume di candela.

    Pvl

  • MARSIGLIA

    BOUILLABAISSE

    LA GRANDE ZUPPA DI PESCE

    Non è una zuppa di pesce qualunque, è quasi un rito. Nasce come piatto povero dei pescatori provenzali. A fine giornata prendevano i pesci di scoglio che non riuscivano a vendere al mercato – scorfani, gallinelle, gronghi, rana pescatrice – troppo spinosi o brutti per i clienti ricchi, e li buttavano a bollire in acqua di mare con olio d’oliva, pomodori, zafferano e aglio. Il nome viene da bouille-abaisse, cioè “bolle e abbassa” la fiamma.

    Come è fatta davvero : La ricetta tradizionale di Marsiglia è protetta da una carta del 1980 e prevede regole precise :

    Il pesce almeno 4 varietà di pesci di scoglio del Mediterraneo. Fondamentali lo scorfano rosso, la gallinella, il grongo, il san Pietro. Niente pesci nobili tipo branzino, niente cozze o vongole.

    Il fondo soffritto di cipolla, pomodoro, aglio, finocchio, bouquet garni, scorza d’arancia amara, e tanto zafferano, che le dà il colore oro-arancio.

    La cottura pesci e patate bolliti velocemente e forte, non una lunga stufatura.

    Come si serve

    È in due tempi, ed è questo che la rende diversa dalla nostra zuppa di pesce o dal cacciucco :

    • Prima ti portano il brodo, filtrato, in cui inzuppi crostini di pane strofinati all’aglio con la rouille, una maionese piccante allo zafferano, aglio e peperoncino.

    • Poi ti portano i pesci interi a parte, da sfilettare al tavolo.

    • Se te la servono già tutta mescolata in un unico piatto come un minestrone, non è bouillabaisse marsigliese.

    • Ha un profumo molto intenso di mare, iodio, zafferano e finocchio.

    È ricca, saporita, ma non cremosa.

  • CEDRO CANDITO

    Una delle preparazioni più antiche della pasticceria italiana. Non è limone è il cedro vero, quello grosso, bitorzoluto, profumatissimo, che trovi da gennaio a marzo. Ha tantissima albedo (la parte bianca) e pochissima polpa. Candito diventa traslucido, profumato di agrume e fiori, dolce ma con una nota amarognola che lo rende perfetto per bilanciare i dolci.

    A cosa serve

    a cubetti nel :

    panettone

    pandoro

    colomba

    cassata siciliana

    plumcake allo yogurt

    a fettine sottili come decorazione per :

    torte

    biscotti

    cioccolatini

    anche in salato : risotti, spaghetti con gamberi e finferli, c’è chi taglia la scorza a julienne e la cuoce nello sciroppo fino ad assorbimento.

    È lunga ma semplice :

    Ingredienti :

    • 1 kg di scorze di cedro (1 cedro grande da negozio di specialità)

    • 750g zucchero + 400ml acqua (oppure: stesso peso di zucchero delle scorze)

    • 2 cucchiai di zucchero per cospargere

    Procedimento :

    Pulisci lava il cedro, taglialo a metà, spremilo, togli la polpa con un cucchiaio e taglia la scorza con la parte bianca a spicchi di 5mm.

    Togli l’amaro metti gli spicchi in pentola coperti d’acqua, porta a bollore, scola. Ripeti altre 2 volte.

    Candisci pesa gli spicchi, mettili in pentola con lo stesso peso di zucchero, aggiungi acqua e succo di cedro.

    Fai sobbollire 1 ora – 1 ora e mezza coperto a fuoco basso, finché lo sciroppo è quasi evaporato.

    Asciuga scola su una griglia, poi passa in teglia con carta forno, cospargi di zucchero e asciuga in forno ventilato a 60°C per circa 3 ore con lo sportello socchiuso con un mestolo di legno. Lascia raffreddare.

    Trucco filtra lo sciroppo avanzato, allungalo con acqua frizzante, diventa una bibita al cedro buonissima. Si conserva in barattolo di vetro, al buio, per mesi. Ho cercato nei cataloghi online per te, in questo momento “cedro candito” e “frutta candita” non risultano disponibili come prodotto shoppabile.

    Cosa cercare in zona Tremezzo chiedi in pasticceria, nei negozi di specialità o da Migros ben fornita è dove si trova più facilmente in stagione

    online cerca come :

    • cedro candito a cubetti

    • scorza di cedro candita” o

    • candied citron peel

    spesso è di produttori siciliani o calabresi

  • SOMALIA

    E’ il paese più a est dell’Africa, proprio sulla punta di quello che si chiama :

    CORNO D’AFRICA

    Le basi

    Nome ufficiale Repubblica Federale di Somalia

    Superficie circa 637.540 kmq, poco meno del Texas. È composta dall’ex Territorio fiduciario italiano a sud e dall’ex protettorato britannico del Somaliland a nord

    Popolazione circa 17-18 milioni nel 2026 (14,3 milioni nel 2016). La stragrande maggioranza sono somali, divisi nei due grandi gruppi Samaale e Sab

    Capitale Mogadiscio

    Geografia terra semi-arida, pianeggiante al sud, montuosa al nord con montagne oltre i 2.000 metri, e con la costa più lunga di tutta l’Africa continentale oltre 3.000 km tra Golfo di Aden e Oceano Indiano . È divisa in 18 regioni amministrative ed è diventata famosa, nel bene e nel male, anche come leader nelle telecomunicazioni wireless in Africa dopo il crollo dello stato

    Persone e cultura

    Lingue somalo e arabo ufficiali, ma si parlano ancora inglese e italiano

    Religione quasi totalmente musulmana sunnita

    Cultura profondamente orale poesia, gabay, storie e canzoni sono centrali. La pastorizia (cammelli, capre) resta il cuore dell’economia e dell’identità.

    Cibo riso, pasta (eredità italiana), carne di capra, canjeero (pane piatto simile alla nostra crespella), tè speziato.

    Storia in breve

    Antica costa commerciale abitata da popoli cuscitici → sultanati medievali → colonizzazione italiana e britannica → indipendenza il 26 giugno (nord) e 1° luglio 1960 (sud), giorno in cui si sono uniti → dittatura di 21 anni di Siad Barre, caduta nel 1991 → guerra civile e collasso dello stato → lenta ricostruzione federale dal 2012 in poi.

    Cosa sta succedendo ora — 2026

    La situazione è ancora molto fragile :

    Sicurezza il governo federale combatte da vent’anni l’insurrezione di al-Shabaab, gruppo legato ad al-Qaeda che controlla vaste aree rurali nel sud e centro e che tassa e bombarda anche a Mogadiscio. Una missione di pace dell’Unione Africana di quasi 12.000 uomini sostiene il governo, ma la sua continuazione è a rischio.

    Politica il mandato del presidente Hassan Sheikh Mohamud è terminato ufficialmente il 15 maggio 2026, senza una data per le nuove elezioni fissata, il che crea molta incertezza. Il sistema federale scricchiola : lo stato del South West ha sospeso ogni cooperazione con Mogadiscio nel 2026 accusandola di armare milizie e ci sono stati scontri armati a Baidoa e nella capitale stessa tra esercito e milizie legate all’opposizione.

    Emergenza umanitaria siccità durissima. Più di un terzo della popolazione affronta fame acuta, con prezzi dell’acqua alle stelle e bestiame che muore. L’ONU avverte che i segnali sono simili al 2022 quando si sfiorò la carestia, ma questa volta i fondi umanitari sono molto più bassi. Nonostante tutto, la Somalia è conosciuta anche per la sua resilienza : spirito imprenditoriale fortissimo, una diaspora enorme — anche qui in Italia, soprattutto a Roma, Firenze e Torino — e una scena culturale vivace.

  • SPAGHETTI

    CARBONARA MOLTO CREMOSA / IL SEGRETO E’ LA TEMPERATURA

    SPAGHETTI ALLA CARBONARA

    Per una carbonara davvero cremosa il segreto non è la panna, è la temperatura. Devi creare un’emulsione stabile tra tuorli, pecorino e acqua di cottura.

    Ecco come la fanno a Roma

    La ricetta base per 2 persone

    Ingredienti:

    • 200g di rigatoni o spaghetti

    • 120g di guanciale

    • 3 tuorli + 1 uovo intero (l’uovo intero aiuta la cremosità senza farla impazzire)

    • 50g Pecorino Romano DOP grattugiato finissimo

    • 20g Parmigiano Reggiano (opzionale, addolcisce e rende più stabile)

    • Pepe nero in abbondanza

    • Sale grosso per l’acqua

    Il metodo per non sbagliare mai

    Prepara la crema a freddo In una ciotola capiente sbatti i tuorli e l’uovo con una forchetta, non con la frusta. Aggiungi tutto il pecorino, metà del parmigiano se lo usi, e una macinata generosa di pepe. Deve diventare una pasta densa, quasi una crema pasticcera. Mettila da parte. L’errore classico è aggiungere il formaggio dopo. Se lo grattugi fine e lo amalgami subito ai tuorli, non farà grumi.

    Guanciale perfetto Taglia il guanciale a listarelle spesse 1 cm. Mettilo in padella FREDDA, poi accendi a fuoco medio. Così il grasso si scioglie lentamente e diventa trasparente e croccante fuori. Non serve olio. Quando è dorato, spegni e tieni il suo grasso, è oro.

    Cottura della pasta Acqua poco salata, perché pecorino e guanciale sono già sapidi. Scola la pasta 2 minuti prima del tempo indicato, direttamente nella padella con il guanciale. Tieni da parte almeno 2 mestoli di acqua di cottura, ricca di amido. Fai risottare la pasta in padella per 1 minuto aggiungendo un mestolino d’acqua. Deve sfrigolare e creare un fondo cremoso.

    Il momento decisivo : mantecatura fuori dal fuoco Questo è tutto. Togli la padella dal fuoco. Aspetta 30 secondi, deve smettere di sfrigolare. La padella deve essere calda ma non bollente, intorno ai 65-70 gradi. Versa la crema di uova sulla pasta e inizia a mescolare veloce con un cucchiaio di legno o una pinza. Se la vedi troppo densa, aggiungi un cucchiaio di acqua di cottura alla volta. Se la vedi troppo liquida, aggiungi altro pecorino. Il calore residuo della pasta cuocerà i tuorli quel tanto che basta per renderli vellutati, senza strapazzarli.

    Trucco dei ristoratori se hai paura, fai a bagnomaria. Metti la ciotola con la crema sopra la pentola dove hai cotto la pasta, con 2 dita d’acqua bollente sotto. Mescola finché non vela il cucchiaio, poi butta dentro la pasta.

    regole per la super cremosità

    Mai uova fredde di frigo Tirale fuori 30 minuti prima. Un tuorlo freddo si straccia subito.

    Niente albume da solo, o poca panna L’albume in eccesso rende tutto gommoso. La panna copre il sapore e impedisce l’emulsione vera.

    Acqua di cottura = amido È quello che lega tutto. Senza, la crema si separa e diventa frittata. Con troppa, diventa minestra. Vai a cucchiai. Servi subito in piatti caldi, con un’ultima grattugiata di pecorino e pepe pestato al momento. Se aspetti 3 minuti, non è più cremosa.

  • FOCACCIA DI PALERMO

    PER ECCELLENZA IDENTIFICA LO SFINCIONE

    autentico pilastro dello street food siciliano e sintesi perfetta della cucina popolare palermitana. Il termine deriva dal greco sphongos o dall’arabo isfang, che significano spugna, e descrive l’impasto alto, soffice e alveolato a base di farina di grano duro e lievito madre. Il condimento tradizionale non prevede la mozzarella ma una salsa ricca a base di pomodoro, molta cipolla stufata, acciughe salate, origano e caciocavallo ragusano a cubetti, completata da una generosa spolverata di mollica di pane tostata che cattura i succhi in cottura. Esiste inoltre una declinazione storica fondamentale legata al concetto di focaccia nel capoluogo siciliano. La focaccia con la milza, meglio conosciuta come pane ca meusa, impiega una pagnottella morbida ricoperta di sesamo (la vastedda o focaccia) imbottita con milza e polmone di vitello soffritti nello strutto, servita nella versione “schietta” con una spruzzata di limone oppure “maritata” con aggiunta di caciocavallo o ricotta fresca. Entrambe le preparazioni raccontano la secolare stratificazione culturale di Palermo, dove la panificazione di strada unisce la lavorazione del grano duro ai sapori forti e decisi della tradizione contadina e marinara.

  • ANTONIO DEL DONNO

    Benevento, 27 novembre 1927 – Benevento, 19 novembre 2020

    è stato pittore e scultore.

    Chi era

    Formatosi come geometra, poi al Liceo Artistico e all’Accademia di Belle Arti di Napoli, è stato professore di Educazione Artistica a Benevento.

    Tra il 1960 e il 1970 frequenta quotidianamente la galleria di Lucio Amelio a Napoli insieme all’amico Domenico Paladino.

    Svolta fondamentale per lui è la Biennale di Venezia del 1964, dove scopre Robert Rauschenberg.

    Da lì prende ispirazione da :

    Rauschenberg, Tàpies, Vedova, Schifano, Warhol : pittura gestuale violenta, uso di oggetti, riporto fotografico, rifiuto di ogni accademismo.

    Il linguaggio

    Lavora come un artigiano, manipola ferro e legno. Le sue serie più famose sono :

    I Vangeli (dal 1972)

    tavole di legno recuperate, incollate con cerniere in ferro, con versetti del Vangelo stampati a fuoco, di forte simbologia ammonitrice

    I Contenitori di luce, le Tagliole

    Le opere più recenti, che criticano ironicamente il consumismo e il mondo della pubblicità

    La sua prima personale è nel 1962 alla Pinacoteca Provinciale di Benevento.

    Riconoscimenti e musei

    Definito nel 2018 da RAI3 tra i 100 artisti più importanti al mondo, nel 2019 è stato nominato Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana.

    Le sue opere sono in collezioni pubbliche ovunque :

    In Italia :

    Santa Croce del Sannio – Polo Museale a lui intitolato, Anagni (MACA), Prato Museo Pecci, Pieve di Cento, Torino GAM, Palermo

    All’estero :

    Musei Vaticani, National Gallery di Atene, Musée de Grenoble, LACMA di Los Angeles, MAM di Rio, Hara Museum di Tokyo, e anche al MoMA di New York

    Su di lui hanno scritto Achille Bonito Oliva, Mirella Bentivoglio, Filiberto Menna, Enrico Crispolti.

    Pvl

  • TANCREDI PARMEGGIANI

    BIOGRAFIA COMPLETA

    Nome d’arte : TANCREDI

    Feltre (BL), 25 settembre 1927 – Roma, 27 settembre 1964

    •Infanzia a Feltre e Belluno

    Nasce a Feltre, ha due fratelli più piccoli. Trascorre i primi anni a Bologna disegnando fin da bambino, poi torna a Feltre dopo la morte precoce del padre e la malattia della madre. Il cugino, l’avvocato Ettore Pietriboni, prende in carico i bambini e affida Tancredi e il fratello Romano all’Istituto salesiano Sperti di Belluno. Dopo l’infanzia a Belluno, nel 1943 interrompe gli studi classici per la pittura. È il pittore Romano Conversano a prepararlo per l’ammissione al Liceo artistico di Venezia, che frequenta irregolarmente per un anno.

    •Formazione a Venezia

    Nel 1946 si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Venezia, Scuola Libera del Nudo tenuta da Armando Pizzinato.

    •Conosce

    Guido Cadorin e Virgilio Guidi e stringe amicizia con Emilio Vedova già conosciuto tra i partigiani attivi nel bellunese durante la Seconda Guerra Mondiale.

    Alla fine del 1947 va a Parigi per studiare le avanguardie europee, ma viene rimpatriato con foglio di via obbligatorio.

    Tra il 1948 e il 1949 vive tra Feltre e Venezia e nel maggio 1949 tiene la prima personale alla Galleria Sandri di Venezia con presentazione in catalogo di Virgilio Guidi.

    Lo stile di quegli anni è influenzato dal primitivismo di :

    Gino Rossi, Van Gogh e De Pisis

    ma già orientato verso l’astratto-geometrico.

    •Roma, Spazialismo e Peggy Guggenheim

    Nel 1950 soggiorna a Roma, si lega al gruppo Age d’Or, incontra :

    Turcato, Dorazio e Perilli

    Ispirato dai Pollock visti alla Biennale di Venezia del 1948, abbandona la geometria per uno stile più libero e informale.

    Partecipa nel 1951 alla 1ª Mostra dell’Arte Astratta Italiana alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. Ritorna a Venezia e incontra Peggy Guggenheim. Lei resta affascinata dal suo talento, gli fornisce uno studio a Palazzo Venier dove abita, ne acquista le opere e lo fa entrare in contatto con artisti e critici stranieri. Espone i suoi lavori nel suo palazzo e promuove le sue opere negli Stati Uniti con donazioni in diversi musei, tra cui il MoMA. È stato l’unico artista, dopo Jackson Pollock, con il quale Peggy stringe un contratto, promuovendone l’opera nei grandi musei. Nel 1952 vince il Premio Graziano per la pittura. Nello stesso anno, insieme a Burri, Fontana e altri, sottoscrive il Manifesto dello Spazialismo, movimento fondato a Milano nel 1947 da Lucio Fontana.

    •Diventa intimo amico del gallerista Carlo Cardazzo.

    Espone nel 1952, 1953, 1956 e 1959 alla Galleria del Cavallino di Venezia, che avrà un ruolo fondamentale nella sua carriera avvicinandolo a Fontana e agli spazialisti milanesi. Nel 1953 è alla Galleria del Naviglio a Milano con presentazione di Peggy Guggenheim e Virgilio Guidi, invitato alla mostra Italia-Francia a Torino dove espone accanto a Hans Hartung. Nel 1954 partecipa a Tendances Actuelles alla Kunsthalle di Berna con Georges Mathieu, Pollock, Wols e Tobey.

    •Carriera internazionale

    A seguito di un flirt con Pegeen, figlia di Peggy, il 1955 inizia con la definitiva separazione da Peggy Guggenheim e la partenza per Parigi, dove espone alla Galerie Stadler.

    A Parigi conosce :

    Dubuffet, Asger Jorn, Karel Appel.

    Negli anni seguenti espone alla Saidenberg Gallery di New York, alla Hanover Gallery di Londra, alla Galleria Selecta di Roma e partecipa al Carnegie International di Pittsburgh. Nel 1958 si sposa con la pittrice norvegese Tove Dietrichson. Tra il 1958 e fine 1959 condivide uno studio a Palazzo Carminati, sede della Fondazione Bevilacqua La Masa, con l’amico Davide Orler. Documentato da tele dipinte al recto dall’uno e al verso dall’altro. Nel 1959 espone alla Galleria dell’Ariete a Milano e ritorna a Parigi, dove a dicembre nasce la figlia Elisabetta. A Parigi entra in contatto con i surrealisti Victor Brauner, Jean-Jacques Lebel e Alain Jouffroy, conosce Alberto Giacometti e vede le mostre del gruppo CoBrA e di Yves Klein. Nella primavera del 1960 torna a Milano e collabora stabilmente con la Galleria dell’Ariete. Si reca in Norvegia ed espone alla mostra Anti-Procès alla Galleria del Canale di Venezia. Nel 1962, dopo un viaggio in Svezia, espone alla Galleria veneziana del Canale e alla Galleria Levi di Milano, riceve il Premio Marzotto a Valdagno. Alla fine dell’anno ha una crisi nervosa e viene ricoverato a Villa Tigli di Monza con diagnosi di schizofrenia paranoide.

    •Gli ultimi anni

    Soggiorna brevemente a Roma nel 1963 e, poco dopo la nascita del figlio Alessandro, ritorna a Venezia dalla sorella, subendo un nuovo ricovero. Dopo un breve viaggio in Svezia con la moglie, ritorna a Roma ospite del fratello. Prende alloggio in un piccolo albergo in Campo de’ Fiori. Qui, all’alba del 27 settembre 1964, due giorni dopo il suo 37º compleanno, si toglie la vita gettandosi nel Tevere. Il suo cadavere viene ripescato il 1º ottobre. All’inizio del 1964 era stato invitato alla Biennale di Venezia dove espone Omaggio a Gauguin, Composizione e Matti, che per provocazione valutò un miliardo di sterline. È sepolto a Feltre. La raccolta ufficiale delle sue opere è il catalogo Tancredi: i dipinti e gli scritti di Marisa Dalai Emiliani, Edizioni Allemandi.

  • FAVARO VENETO

    SONO TUTTI LI

    A Venezia non c’è una grande comunità come a Roma o Milano, ma ci sono due storie diverse.

    I Sinti di Favaro – gli italiani Sono il nucleo storico. Sono Sinti italiani, di cognome Harvati, cittadini italiani. Stanno a Favaro Veneto, in via Vallenari, dal 1968. All’inizio era un terreno occupato, poi è diventato il “campo nomadi” ufficiale del Comune. Per decenni erano circa 150 persone, 3 grandi famiglie allargate. Lavoravano soprattutto con la raccolta del ferro e rottami per Veritas. Vengono chiamati “nomadi” ma in realtà sono stanziali da più di 50 anni – come dice una ricerca del Comune: difficile definirli ancora nomadi. Nel 1999 il Comune di Venezia ha presentato un progetto per superare il campo e costruire un “villaggio” / “area residenziale di comunità” con casette vere per loro, proprio in via Vallenari, usando fondi dei Contratti di Quartiere. È stato uno dei primi tentativi in Italia di chiudere i campi.

    I Rom arrivati dalla ex Jugoslavia Negli anni ’90, dopo le guerre nei Balcani, sono arrivati a Mestre e Marghera molte famiglie Rom. A un certo punto Venezia è stata la città che più di tutte ha usato le aree attrezzate per sistemare queste famiglie – si parla di circa 1.000 persone in diversi insediamenti nell’area metropolitana. Oggi la situazione è molto più frammentata. Non ci sono più grandi campi visibili come una volta in centro storico – la legge regionale del Veneto è stata tra le poche a riconoscere che la maggior parte non sono nomadi. La maggior parte vive in terraferma, tra Mestre, Favaro, Marghera, in alloggi comunali, villaggi attrezzati o case private, non a Venezia isole. Se ti interessa, c’è un libro fatto proprio sulla zona: “E per patria una lingua segreta” – è una mappa con interviste ai Rom e Sinti del veneziano e agli operatori che ci lavorano.

  • GIULIO TURCATO

    Mantova 1912 – Roma 1995

    SUPERFICI LUNARI

    sono il ciclo più famoso di Giulio Turcato e nascono tra il 1964 e il 1971.

    È il momento in cui Turcato, dopo gli anni caldi dell’Informale, va “raffreddando” la pittura.

    Cosa sono, molto semplicemente

    Non sono quadri dipinti come se fossero la luna. Sono quadri fatti con la luna.

    Affascinato dalla corsa allo spazio americana e dall’allunaggio, Turcato cercava un materiale che fosse già lunare di suo.

    Lo trova in una fabbrica di materassi a Roma :

    La gommapiuma, schiuma di poliuretano

    Prendeva proprio lo scarto di produzione, la “crosta” superficiale della schiuma, piena di crateri lasciati dal gas iniettato per farla espandere.

    Lui stesso diceva che “la sua crosta grossolana è piena di avvisi nuovi e meravigliosi”.

    Quella pelle bucherellata è già una superficie lunare. Lui interviene pochissimo:

    Supporto

    gommapiuma su telaio in legno, a volte enorme (160×300 cm), a volte tonda, a volte sagomata.

    Tecnica

    olio e tecnica mista direttamente sulla gommapiuma

    Colore

    quasi sempre monocromo – argento, bianco, nero, e il suo famosissimo blu di Prussia, con dentro pagliuzze di alluminio per dare l’effetto scintillante, e crateri dipinti di bianco (litopone) o arancio/rosso.

    Il risultato sono, come dice la critica, “gelide e affascinanti Superfici lunari” – campi monocromi punteggiati da crateri e rilievi che sembrano mappe astronomiche.

    Le presenta per la prima volta nel 1964 e nel 1966 le porta alla Biennale di Venezia, dove diventano il suo marchio.

  • LIMES ONTOLOGICO

    CONFINE DELL’ESSERE

    Limes in latino vuol dire confine, muro, frontiera. Ontologico viene da ontologia, cioè lo studio dell’essere, di ciò che esiste.

    Quindi il limes ontologico è

    la linea invalicabile tra ciò che È e ciò che NON È

    o tra due modi diversi di essere.

    È il punto in cui una cosa smette di essere sé stessa.

    Ti faccio 3 esempi per capirlo al volo

    Tra essere e nulla

    Perché c’è qualcosa invece di niente? Il limes ontologico è il muro tra il qualcosa e il niente assoluto.

    Tra un ente e un altro

    Tu sei tu, io sono io. C’è un limes ontologico tra noi due che ci rende due esseri distinti, non uno solo. Stessa cosa tra una sedia e l’idea di sedia.

    Tra possibile e reale

    Un unicorno nella tua testa è possibile. Un cavallo davanti a te è reale. Il limes ontologico è il confine che separa i due modi di esistere.

    In pratica, quando un filosofo dice “qui c’è un limes ontologico”, sta dicendo:

    “Qui non è solo una differenza di grado o di opinione. Qui siamo davanti a due realtà che appartengono a piani diversi, e non puoi passarci sopra come se niente fosse.”

    Pvl

  • ESPRESSIONISTI ASTRATTI ITALIANI

    L’espressionismo astratto in Italia non ha avuto un nome unico come in America – da noi si è chiamato astratto-concreto e poi è confluito nell’Informale. Il nucleo storico è uno solo :

    Il Gruppo degli Otto – 1952 – Biennale di Venezia

    Nascono dalla spaccatura del Fronte Nuovo delle Arti (figurativi vs astrattisti nel 1950). Il critico Lionello Venturi li riunisce e scrive : “essi non sono e non vogliono essere astrattisti; non sono e non vogliono essere realisti”. Volevano superare sia il realismo sociale che l’astrattismo geometrico freddo, portando in Italia quello che in America stavano facendo Pollock e de Kooning. Sono 8, e sono i tuoi espressionisti astratti italiani per eccellenza:

    Afro Basaldella (Afro) – Udine 1912 / Zurigo 1976. Il più internazionale, volerà a New York con personali da Catherine Viviano, amico di Arshile Gorky.

    Renato Birolli – Verona 1905 / Milano 1959. Da Corrente al lirismo astratto, pennellate cariche, quasi bruciate.

    Antonio Corpora – Tunisi 1909 / Roma 2004. Colori mediterranei, astrazione luminosa.

    Mattia Moreni – Pavia 1920 / Brisighella 1999. Materia densa, quasi scultorea.

    Ennio Morlotti – Lecco 1910 / Milano 1992. Paesaggi che diventano grumi di materia.

    Giuseppe Santomaso – Venezia 1907 / 1990. Veneziano, il più raffinato – passa dalle Lettere a Braque a una calligrafia astratta.

    Giulio Turcato – Mantova 1912 / Roma 1995. Segni, superfici lunari, comete.

    Emilio Vedova – Venezia 1919 / 2006. L’altro grande veneziano. Gesto violento, nero, scontro. Il più vicino all’Action Painting americana.

    Gli altri due cerchi fondamentali

    Gruppo Forma 1 (1947, Roma) :

    Piero Dorazio

    Achille Perilli

    Giulio Turcato

    Carla Accardi

    Antonio Sanfilippo

    Mino Guerrini

    Più geometrico all’inizio, poi Dorazio diventa uno dei più puri lirico-astratti italiani.

    Gruppo degli Originari dell’Informale (anni ’50):
    Alberto Burri sacchi, combustioni, materia che è gesto.

    Lucio Fontana i tagli, che sono gesto espressionista puro.

    Toti Scialoja, Gastone Novelli, Achille Perilli (seconda fase)

    Vedova alla Fondazione Vedova vai a vedere i cicli : Scontro di situazioni e Plurimi

    Santomaso a Ca’ Pesaro

    Morlotti e Afro alla Collezione Peggy Guggenheim hanno entrambi sale permanenti.

  • PASTA CON MIX DI AGLIO E CIPOLLA

    Preparare un primo piatto con un soffritto misto di aglio e cipolla è un’ottima scelta per chi cerca un gusto ricco, armonioso e avvolgente. Mentre nella cucina tradizionale italiana i due ingredienti vengono spesso usati in alternativa, la loro unione crea un equilibrio perfetto : la dolcezza profonda della cipolla bilancia la nota pungente ed aromatica dell’aglio. Il segreto per la riuscita di questo piatto risiede interamente nella gestione della cottura e della temperatura del soffritto.

    Ingredienti per 4 persone

    • Spaghetti, rigatoni o linguine: 320 g

    • Cipolla bianca o dorata: 1 media

    • Spicchi d’aglio: 2

    • Olio extravergine d’oliva: 4-5 cucchiai

    • Peperoncino fresco o essiccato (opzionale): q.b.

    • Prezzemolo fresco tritato: un mazzetto

    • Formaggio grattugiato (Pecorino Romano o Parmigiano Reggiano): q.b.

    • Sale fino e sale grosso per l’acqua: q.b.

    Procedimento

    Preparazione degli odori Trita finemente la cipolla per favorire una cottura omogenea. Sbuccia gli spicchi d’aglio e scegli se schiacciarli leggermente (se preferisci rimuoverli a fine cottura) oppure tritarli finemente per integrarli completamente nel condimento.

    Cottura del soffritto In una padella ampia versa l’olio extravergine d’oliva e aggiungi subito la cipolla tritata a freddo. Accendi il fuoco a fiamma molto bassa e lascia appassire la cipolla per circa 5-7 minuti, finché non diventa trasparente e morbida. Aggiungi l’aglio (ed eventualmente il peperoncino) solo a metà cottura della cipolla. Questo passaggio è fondamentale: l’aglio cuoce molto più velocemente e, se inserito all’inizio, rischierebbe di bruciare e diventare amaro.

    Mantecatura con acqua di cottura Aggiungi un mestolino di acqua calda presa dalla pentola della pasta al soffritto in padella. Questo arresta la frittura intensa, crea un’emulsione cremoso-dorata e permette alla cipolla di stufarsi fino a sfaldarsi dolcemente.

    Cottura della pasta Cuoci la pasta in abbondante acqua salata e scolala molto al dente, tenendo da parte una tazza di acqua di cottura.

    Mantecatura finale Salta la pasta nella padella con il fondo di aglio e cipolla per un paio di minuti a fuoco vivo, aggiungendo un goccio d’acqua di cottura per formare una crema naturale grazie agli amidi rilasciati.

    Servizio Spegni il fuoco, completa con abbondante prezzemolo fresco tritato e, a piacere, una spolverata di pecorino o parmigiano prima di servire immediatamente. Per una variante ancora più ricca, è possibile aggiungere al soffritto iniziale qualche filetto di alice sott’olio, che si scioglierà completamente donando una profonda nota sapida.

  • DOLENJSKA

    IN ITALIANO BASSA CARNIOLA

    E’ il sud-est della Slovenia, la regione intorno a Novo Mesto. Immaginala come colline morbide e verdi, tutte vigneti, piccoli villaggi e boschi, tagliata dal fiume Krka che fa curve lente. Non è montagna, non è mare : è campagna profonda.

    È famosa per tre cose

    Il vino

    Qui si fa il Cviček, un rosso leggero, un po’ acidulo, che si beve fresco, quasi come un rosato. Ogni collina ha la sua piccola cantina familiare e le zidanice — le casette di legno dove si conserva il vino.

    Le terme

    Acqua calda che esce da 1658. Dolenjske Toplice e Šmarješke Toplice sono le due stazioni storiche, immerse nel bosco. Posti tranquilli, non grandi resort rumorosi.

    I castelli sull’acqua

    Il più iconico è Otočec, l’unico castello d’acqua della Slovenia: sta su una piccola isola in mezzo alla Krka, tutto circondato da alberi. È una regione lenta, molto autentica. Niente folla, cucina di fattoria, gente che ti fa assaggiare il vino in cantina. Perfetta per un weekend da Venezia se vuoi staccare dal turismo classico.

  • OGGI RABAT

    Capitale amministrativa del Marocco

    vive un momento di straordinaria effervescenza. La città ha saputo affiancare al suo ruolo di centro politico un’anima dinamica, colta e proiettata nel futuro, mantenendo intatto l’equilibrio tra il ritmo tranquillo dell’Oceano Atlantico e l’eredità storica. I tratti che definiscono la vita quotidiana e la scena attuale a Rabat si articolano su differenti livelli.

    Il riconoscimento culturale: Capitale Mondiale del Libro UNESCO 2026

    La città è animata da una ricca programmazione culturale, grazie alla designazione da parte dell’UNESCO come Capitale Mondiale del Libro 2026. Piazze, biblioteche, spazi espositivi e le rive del fiume Bou Regreg ospitano reading all’aperto, festival letterari, workshop e fiera editoriale. La vita intellettuale raggruppa accademici, studenti e artisti in un’atmosfera di grande fermento.

    L’urbanistica e i simboli della modernità

    Il panorama urbano di Rabat è in forte evoluzione, segnato dal completamento del Grand Théâtre de Rabat (opera futuristica dello studio Zaha Hadid) e dalla imponente Torre Mohammed VI, il grattacielo più alto dell’Africa occidentale visibile da tutta la baia. La città si muove in modo sostenibile: l’efficiente rete di tram elettrici collega fluidamente il centro alla vicina città di Salé, rendendo gli spostamenti quotidiani per lavoro e studio moderni e scorrevoli.

    Il ritmo della vita tra Medina e Oceano

    A differenza del caos frenetico di Marrakech o Casablanca, la vita a Rabat conserva un ritmo rilassato :

    In mattinata Le strade del quartiere coloniale Ville Nouvelle e i viali alberati di viale Mohammed V si popolano per le attività lavorative e il rito del caffè nei bar all’aperto.

    Nel pomeriggio La Medina e la suggestiva Kasbah degli Udayas (con le sue viuzze bianche e blu) restano meta di passeggiate informali, artigianato locale e pause tè nei giardini andalusi.

    Verso il tramonto La vita si sposta verso la Marina del Bou Regreg e la spiaggia, dove i residenti si dedicano alla passeggiata serale, allo sport all’aperto o al surf sulle onde atlantiche. Rabat si distingue oggi come una capitale elegante e vivibile, capace di fondere il rigore istituzionale e la memoria storica con un’apertura internazionale moderna, artistica e culturale.